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A cura di:La Redazione Indice degli argomenti Toggle Il 94% dei Comuni a rischio frane, alluvioni o erosione Investimenti, burocrazia da snellire e una pianificazione chiara Come abbiamo visto anche con la recente alluvione in Emilia Romagna, quello del dissesto idrogeologico è un problema molto serio nel nostro paese, legato sia alla fragilità geomorfologica che all’intervento antropico. Un problema che impatta sia sull’ambiente che sull’economia. Il Centro Studio del CNI, a partire dal numero di richieste di finanziamento (7.811) da parte degli Enti Locali sulla piattaforma RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo), ha valutato che per risolvere questo dramma sono necessari 26,58 miliardi di euro per gli interventi di prevenzione, messa in sicurezza e contrasto ad eventi alluvionali e franosi. Il 94% dei Comuni a rischio frane, alluvioni o erosione E’ altissima la % di Comuni a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera: parliamo del 94%. Ed è altissimo il conto ambientale, economico e in termini di vite perse: i dati del CNR Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, ci dicono infatti che tra il 1971 e il 2020 ci sono stati 1.630 morti per frana o inondazione ed oltre 320.000 evacuati e senzatetto. In Italia, come rilevano i dati dell’Ispra, sono 6,8 milioni gli abitanti che vivono in zone a rischio alluvionale medio e 2,4 milioni ad alto rischio, ovvero il 15% della popolazione e in queste aree sono edificati 2,1 milioni di edifici, il 15% del totale. Le regioni esposte a maggiore rischio sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria. Considerando quanto successo un paio di settimane fa, è significativo che secondo la cartografia realizzata dall’Ispra, l’Emilia-Romagna risulta a rischio medio. Aree allagabili per scenario di pericolosità da alluvione media. Fonte Ispra Sono invece ad alto rischio frane 1,3 milioni di abitanti e 565.000 edifici. C’è poi il tema del consumo di suolo e della cementificazione: il suolo consumato pro-capite è aumentato anche nell’ultimo anno e, rispetto a una media europea del 4%, in Italia la copertura artificiale del suolo tocca il 7,13% della superficie totale, con il conseguente dramma dell’impermeabilizzazione del terreno, aggravato dall’aumento degli eventi metereologici estremi. Investimenti, burocrazia da snellire e una pianificazione chiara Negli ultimi 20 anni complessivamente sono stati spesi 6,6 miliardi di euro per 6.063 interventi per un valore medio di poco superiore a 300 milioni di euro. Una cifra decisamente inferiore ai 27 miliardi di euro che, dall’analisi del CNI, andrebbero investiti nelle 8000 opere necessarie per contrastare in modo efficace il problema del dissesto idrogeologico. Le risorse in realtà, soprattutto nel breve periodo, non mancano: il Piano Nazionale per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico (ProteggItalia) varato nel 2019 ha infatti stanziato per interventi di messa in sicurezza 14,3 miliardi di euro per il periodo tra il 2019 ed il 2030. A questi si aggiungono i a 2,4 miliardi di euro stanziati dal PNRR nell’ambito della Missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” proprio per la riduzione del rischio idrogeologico. Quello che secondo il CNI manca è una “programmazione efficace di un piano di prevenzione del rischio idrogeologico”, considerando, appunto, che il 94% dei Comuni è a rischio e dunque bisognerebbe pianificare con continuità e attenzione le opere da realizzare, di monitoraggio, prevenzione e messa in sicurezza. Un altro problema è legato alla complessa burocrazia e alla modalità di gestione delle risorse. In Italia, secondo l’analisi fatta nel 2021 dalla Corte dei Conti, la realizzazione di un’opera di mitigazione richiede un tempo medio di 4,8 anni, di cui circa la metà nella fase di progettazione e 7 mesi per l’affidamento. Inoltre spesso gli interventi vengono realizzati in risposta a un’emergenza e non per prevenire e mettere in sicurezza il territorio. “Scontiamo anche – sottolinea Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI – una carenza di figure tecniche presso gli Enti deputati a progettare opere di salvaguardia del territori”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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