Efficienza energetica degli edifici residenziali: ripresa e resilienza, il rischio di un’occasione persa

La Corte dei conti europea rileva che i fondi RRF destinati all’efficienza energetica degli edifici residenziali hanno prodotto risultati limitati. Secondo l’audit, i 43 miliardi di euro previsti dagli Stati membri hanno finanziato soprattutto interventi di media entità, con carenze nel monitoraggio dei risparmi energetici e nel rapporto costi-efficacia.

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Efficienza energetica degli edifici residenziali: ripresa e resilienza, il rischio di un’occasione persa

L’occasione offerta dal Recovery Fund per accelerare l’efficienza energetica degli edifici residenziali, responsabili di circa un quarto dei consumi energetici dell’UE, è stata sfruttata solo in parte. Gli interventi finanziati finora attraverso una quota del fondo destinato alla ripresa post Covid “hanno prodotto solo modesti risparmi energetici” e rischiano di non consentire il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici dell’Unione.

È questa la conclusione che emerge dalla relazione della Corte dei conti europea dedicata a verificare se i 43 miliardi di euro del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility – RRF), che gli Stati membri prevedevano di destinare direttamente a misure per l’efficienza energetica degli edifici residenziali, abbiano contribuito all’obiettivo in modo efficace ed efficiente.

L’audit evidenzia tre criticità principali: carenze nella progettazione delle misure, debolezze nel monitoraggio dei risultati e limiti nella valutazione del rapporto costi-efficacia. Le informazioni disponibili sul risparmio energetico, secondo la Corte, “non erano affidabili, comparabili o sufficientemente dettagliate” e non hanno consentito un adeguato monitoraggio dell’efficacia degli interventi.

Misure poco selettive e assenza di priorità per gli interventi più efficaci

Da anni l’Unione europea e gli Stati membri lavorano per migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali e, in generale, del patrimonio edilizio. In passato i finanziamenti europei per questo obiettivo erano forniti soprattutto attraverso i fondi della politica di coesione. L’RRF ha rappresentato una nuova opportunità, anche per la dimensione delle risorse disponibili: i 43 miliardi di euro destinati direttamente alle misure sugli edifici residenziali corrispondono a circa l’8% del totale dei fondi RRF e al 17% del contributo agli obiettivi climatici ed energetici.

Efficienza energetica degli edifici residenziali, i dati della relazione della Corte dei conti europea

Per valutare l’efficacia di questi investimenti, la Corte ha analizzato quattro Stati membri: Belgio, Cipro, Italia e Lituania.

I risultati finora ottenuti sono stati limitati. Sulla base delle informazioni incluse nell’RRF Scoreboard, la Corte ha rilevato che, entro la fine della seconda metà del 2025, le misure finanziate dal dispositivo avevano apportato solo piccoli contributi al risparmio energetico nei Paesi esaminati: 3,125% a Cipro, 0,273% in Belgio, 0,275% in Italia e 0,139% in Lituania.

Secondo la Corte, uno dei problemi riguarda il modo in cui sono stati selezionati i progetti. Negli Stati membri analizzati, le misure sono state spesso attuate sulla base di criteri di ammissibilità, finanziando i progetti eleggibili fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

I criteri di selezione “spesso non erano molto selettivi” e non erano sufficientemente orientati a privilegiare gli interventi con il maggiore risparmio energetico atteso. Inoltre, non garantivano necessariamente che il sostegno fosse indirizzato verso gli edifici con le peggiori prestazioni energetiche o verso le famiglie con maggiori necessità economiche.

Il limite strutturale: poche ristrutturazioni profonde

Secondo la Corte, gli interventi di ristrutturazione profonda sono quelli con il maggiore potenziale di riduzione dei consumi energetici, ma il RRF non è stato progettato per favorirli in modo esplicito.

Prima dell’avvio del dispositivo, la Commissione europea aveva sottolineato l’importanza di raggiungere un patrimonio edilizio altamente efficiente anche attraverso interventi profondi. Tuttavia, il regolamento RRF “non faceva alcun riferimento” alle ristrutturazioni profonde.

Efficienza energetica degli edifici residenziali: ripresa e resilienza, il rischio di un’occasione persa

La Corte rileva inoltre che solo uno dei 27 Stati membri, la Romania, aveva associato una misura a un obiettivo che faceva esplicito riferimento a questo tipo di intervento.

La maggior parte delle misure di efficienza energetica negli edifici residenziali finanziate dal RRF richiedeva invece interventi di media profondità: queste ristrutturazioni rappresentavano l’83% dei costi stimati delle misure. Per il restante 17% non era richiesto alcun livello minimo di risparmio energetico.

Secondo la Corte, questo approccio può creare due problemi. Da un lato, interventi di media intensità possono mantenere gli edifici su livelli energetici insufficienti per anni, rendendo successive ristrutturazioni più difficili e costose. Dall’altro, possono non rappresentare la soluzione più efficace per la decarbonizzazione nel lungo periodo.

La Corte osserva inoltre che gli interventi più semplici, come la sostituzione delle finestre o l’installazione di pannelli solari, risultano più richiesti rispetto ai lavori strutturali necessari per ottenere maggiori miglioramenti energetici.

Monitoraggio insufficiente dei risultati energetici

Un’altra criticità riguarda la verifica degli effetti prodotti dagli investimenti.

Secondo la Corte, la maggior parte delle misure finanziate dall’UE si concentra sulle realizzazioni (output), come il numero di abitazioni ristrutturate o la superficie interessata dagli interventi, mentre poche misure misurano i risultati effettivi, come la riduzione dei consumi energetici.

Su 111 misure di ristrutturazione esaminate, solo tre includevano obiettivi specifici di risparmio energetico.

Anche gli Attestati di prestazione energetica (APE), utilizzati dagli Stati membri per stimare i risparmi ottenuti, presentano secondo la Corte limiti significativi. Pur essendo incoraggiati dalla Commissione come strumento di calcolo, gli APE contengono informazioni che “non sono sufficientemente affidabili, comparabili o dettagliate” per consentire un monitoraggio efficace dei risultati.

Il rapporto costi-efficacia e il caso italiano del Superbonus

La relazione evidenzia anche la mancanza di un monitoraggio sistematico del rapporto tra costi sostenuti e risparmi energetici ottenuti.

In questo contesto, la Corte utilizza il Superbonus italiano come principale caso di studio per evidenziare le criticità nella valutazione del rapporto costi-efficacia.

Secondo la Corte, la misura, finanziata con risorse nazionali e del RRF, non è stata in linea con i principi di una sana gestione finanziaria e ha rappresentato un utilizzo inefficiente delle risorse europee.

La Corte motiva il giudizio osservando che:

“La misura di ristrutturazione italiana è di gran lunga la misura più costosa e meno conveniente per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici residenziali, poiché richiede quasi 10 euro per risparmiare 1 kWh”.

Le raccomandazioni della Corte

Per migliorare l’efficacia dei futuri programmi, la Corte raccomanda alla Commissione europea di orientare maggiormente gli interventi verso le ristrutturazioni profonde, introdurre indicatori basati sui risultati effettivi di risparmio energetico e rafforzare il monitoraggio del rapporto costi-efficacia degli investimenti.

FAQ Efficienza energetica degli edifici residenziali

Cos’è il Dispositivo per la ripresa e la resilienza?

Fulcro di NextGenerationEU, il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), uno strumento destinato a fornire sovvenzioni e prestiti a sostegno delle riforme e degli investimenti negli Stati membri dell’UE.

Il dispositivo è entrato in vigore a febbraio 2021. Finanzia le riforme e gli investimenti degli Stati membri, dall’inizio della pandemia nel febbraio 2020 fino alla fine di dicembre 2026.

Come ricorda la Commissione UE:

“Gli Stati membri presentano i loro piani per la ripresa e la resilienza alla Commissione europea, indicando le riforme e gli investimenti previsti da attuare entro la fine del 2026, con l’obiettivo di ricevere finanziamenti fino alla dotazione concordata.”

Quanto destina il Recovery and Resilience Facility a migliorare l’efficienza energetica degli edifici residenziali?

L’Unione Europea è consapevole dell’impatto notevole degli edifici e della necessità di ridurre notevolmente consumi ed emissioni. Nel 2023, gli edifici residenziali rappresentavano il 26% del consumo energetico nell’UE. La riduzione di questa percentuale è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi energetici europei. L’UE e i suoi Stati membri si impegnano da molti anni per migliorare l’efficienza energetica del patrimonio edilizio. In passato, i finanziamenti dell’UE provenivano principalmente dai fondi della politica di coesione. Dal 2021, il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) prevede che una quota significativa dei finanziamenti (37%) sia destinata agli obiettivi climatici ed energetici. Inoltre, la Commissione ha incluso nella sua proposta di bilancio UE 2028-2034 l’opzione di continuare a finanziare le ristrutturazioni.

Cosa si intende con ristrutturazioni profonde?

Le ristrutturazioni profonde sono definiti gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportano un risparmio energetico molto significativo (in genere superiore al 60%).
Se l’obiettivo dell’UE è trasformare il patrimonio edilizio residenziale in un parco altamente efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzato entro il 2050, per raggiungere tale traguardo, la direttiva EPBD richiama esplicitamente la necessità di aumentare le “ristrutturazioni profonde”, un concetto già definito dalla Commissione nella Raccomandazione (UE) 2019/786.
Su questa base, nell’ottobre 2020 la Commissione ha presentato la strategia “Renovation Wave”, finalizzata ad accelerare gli interventi sul patrimonio edilizio e a promuovere in particolare gli interventi di deep renovation. La Commissione ha evidenziato come, all’epoca, il tasso annuo medio di ristrutturazioni profonde nell’UE fosse ancora fermo allo 0,2%.

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