Isole di calore, il calcestruzzo chiaro abbassa fino a 5 °C la temperatura delle superfici urbane

Nel 2026 abbiamo avuto il mese di giugno più caldo mai registrato in Europa occidentale. Nelle città il calore si concentra sulle superfici scure e impermeabili, e la scelta dei materiali di pavimentazione diventa sempre più importante. Uno studio condotto a Torino ha misurato di quanto la sostituzione dell’asfalto con pavimentazioni in calcestruzzo chiaro riduca la temperatura superficiale e l’intensità dell’isola di calore. Federbeton rilancia il tema, richiamando l’attenzione su albedo, drenaggio e manutenzione.

A cura di:

Isole di calore, il calcestruzzo chiaro abbassa fino a 5 °C la temperatura delle superfici urbane

Il mese di giugno appena trascorso è stato il più caldo mai registrato in Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale: lo certifica il bollettino del Copernicus Climate Change Service (C3S), il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea implementato dall’ECMWF. Nella regione dell’Europa occidentale la temperatura media dell’aria in superficie ha raggiunto 20,74 °C, ovvero 3,05 °C sopra la media 1991-2020, superando il precedente record del giugno 2025. L‘ondata di calore ha prodotto conseguenze sanitarie rilevanti e aggravato le condizioni di siccità in diverse aree del continente.

Nelle città il fenomeno si amplifica. Strade, piazze e parcheggi occupano una quota consistente della superficie urbana e sono realizzati in larga parte con materiali scuri e impermeabili, che assorbono radiazione solare durante il giorno e la restituiscono sotto forma di calore nelle ore serali e notturne, con il noto fenomeno delle isole di calore.

Su questo fronte Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, ricorda che la scelta del materiale delle pavimentazioni incide sulla capacità della città di affrontare le ondate di calore.

Lo studio di Torino: albedo, SRI e temperatura superficiale

L’analisi di Federbeton parte da una ricerca pubblicata a febbraio 2026 sulla rivista Sustainability da un gruppo del Politecnico di Torino con l’Università di Modena e Reggio Emilia (High Albedo Interlocking Concrete Block Pavement for Urban Heat Island Mitigation). Lo studio analizza tre parcheggi del centro cittadino — via D’Annunzio, corso Ferrucci e via Martini Mauri — riqualificati nel 2024 sostituendo l’asfalto esistente con masselli autobloccanti in calcestruzzo ad alta riflettanza (ICBP, interlocking concrete block pavement). A questi si affianca un campo prova allestito sulla copertura piana del Dipartimento Energia, dove i campioni sono stati misurati in condizioni ambientali omogenee.

Il percorso di misura parte dal materiale e arriva alla scala urbana: prima la caratterizzazione in laboratorio dei campioni, poi i rilievi in campo con albedometro condotti secondo la norma ASTM E1918-21, infine l’elaborazione delle immagini Sentinel-2 e Landsat 8-9, da cui sono state ricavate la land surface temperature (LST) e l’intensità dell’isola di calore superficiale (SUHII).
Le misure in situ hanno registrato per i masselli in calcestruzzo un’albedo media di circa 0,20, contro valori compresi tra 0,08 e 0,12 per le superfici in asfalto. Sul campo prova in copertura i valori salgono fino a 0,29 per il grigio chiaro. Dal confronto delle immagini satellitari tra l’estate 2023, prima dell’intervento, e l’estate 2025, l’albedo media e l’indice di riflessione solare (SRI) delle aree riqualificate crescono di oltre il 30%, mentre l’intensità dell’isola di calore superficiale si riduce del 15%. La temperatura superficiale media scende tra 4,4 e 5,2 °C.

Gli autori segnalano un elemento di cautela metodologica: i pixel satellitari dei parcheggi restituiscono una superficie mista, che comprende anche i veicoli in sosta. I valori telerilevati descrivono quindi il comportamento termico complessivo dell’area, non del solo materiale.

Invecchiamento e manutenzione incidono sulle prestazioni

Per quanto riguarda la durata delle prestazioni, nel sito di via Martini Mauri l’albedo dei masselli tricolore posati da più tempo è scesa a 0,11, un valore vicino a quello dell’asfalto, per effetto dell’invecchiamento superficiale e dello sporco depositato. Le stesse misure in condizioni di superficie bagnata mostrano un calo sensibile della riflettanza. Il beneficio dipende dunque dalla scelta del materiale in fase di progetto e dalla manutenzione ordinaria nel tempo.

Vale la pena collocare questi valori nel quadro normativo. I Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (DM 23 giugno 2022 n. 256), al criterio 2.3.3 dedicato alla riduzione dell’effetto isola di calore estiva, richiedono per le superfici pavimentate, le strade carrabili e le aree di sosta un SRI pari almeno a 29. I protocolli volontari come LEED fissano soglie più severe, con una riflettanza solare minima di 0,33 per le superfici hardscape, che deve restare superiore a 0,28 dopo tre anni. Le pavimentazioni analizzate a Torino migliorano sensibilmente rispetto all’asfalto, ma restano al di sotto di questi riferimenti. Va considerato anche il costo: nello studio il costo dei masselli posati è indicato tra 30 e 55 €/m², contro i 15-30 €/m² dell’asfalto, il che rende ragionevole concentrare l’intervento su parcheggi, piazze e percorsi pedonali piuttosto che estenderlo all’intera rete viaria.

Cool pavements, drenaggio e casi applicativi

Una superficie chiara riflette una quota maggiore della radiazione solare incidente invece di accumularla, si mantiene più fresca e rilascia meno calore nell’aria circostante. Il calcestruzzo si presta a questo impiego per il colore naturalmente chiaro della matrice cementizia e per la possibilità di modularne finitura e granulometria.

Aggiungiamo che i vuoti interconnessi lasciano infiltrare l’acqua meteorica nel sottofondo, limitano l’impermeabilizzazione del suolo e favoriscono il raffrescamento evaporativo. È la logica della città spugna, che orienta sia la scelta delle soluzioni drenanti per le pavimentazioni sia il dimensionamento dei pavimenti drenanti carrabili nelle aree soggette a traffico veicolare.

La letteratura internazionale sui cool pavements ne documenta i vantaggi: ad Atene, nell’ambito di un intervento di riqualificazione urbana, l’installazione di pavimentazioni ad alta riflettanza ha prodotto una riduzione della temperatura superficiale fino a 12 °C, con benefici misurabili anche sulla temperatura dell’aria.

Piazza del Carmine a Firenze

Tra gli esempi italiani citati da Federbeton figura la riqualificazione di piazza del Carmine, nell’Oltrarno fiorentino, completata nel 2018. L’intervento ha combinato due soluzioni: calcestruzzo architettonico nella carreggiata perimetrale, dove servivano maggiore resistenza all’usura da transito e una finitura chiara di qualità estetica adeguata al contesto storico, e calcestruzzo drenante nelle aree pedonali interne, per consentire l’infiltrazione naturale dell’acqua piovana. Una scelta che unisce durabilità delle infrastrutture, qualità dello spazio pubblico e adattamento climatico.

«Le città sono chiamate sempre più ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico, senza rinunciare alla qualità degli spazi urbani e alla sicurezza delle infrastrutture — dichiara Nicola Zampella, direttore generale di Federbeton —. In questo percorso la filiera del cemento e del calcestruzzo è impegnata nello sviluppo di materiali sempre più sostenibili e performanti: i calcestruzzi ad alta riflettanza rappresentano una soluzione concreta e già disponibile per le amministrazioni, capace di contribuire alla mitigazione delle isole di calore e di rendere le città più vivibili e sostenibili».

I benefici attesi interessano la riduzione delle temperature negli spazi pubblici e il conseguente miglioramento del comfort per chi li attraversa, la minore richiesta di raffrescamento negli edifici affacciati su quelle superfici, con la relativa riduzione dei consumi elettrici e delle emissioni associate, e infine una gestione più efficiente delle acque meteoriche nelle configurazioni drenanti.

FAQ isole di calore e calcestruzzo chiaro

Che cos’è l’isola di calore urbana?

È il fenomeno per cui le aree urbane registrano temperature superiori rispetto alle zone rurali circostanti. Dipende in larga parte dalla sostituzione delle superfici naturali con materiali artificiali a bassa riflettanza, che assorbono radiazione solare durante il giorno e la rilasciano lentamente di notte, e dalla ridotta presenza di vegetazione e superfici permeabili. Si distingue tra isola di calore superficiale, misurata sulla temperatura delle superfici, e isola di calore atmosferica, riferita alla temperatura dell’aria.

Di quanto il calcestruzzo chiaro riduce la temperatura delle superfici urbane?

Nello studio condotto a Torino su tre parcheggi riqualificati nel 2024, la sostituzione dell’asfalto con masselli autobloccanti in calcestruzzo ad alta riflettanza ha prodotto una riduzione media della temperatura superficiale compresa tra 4,4 e 5,2 °C, con un calo del 15% dell’intensità dell’isola di calore superficiale. In altri contesti internazionali, con pavimentazioni ad alta riflettanza, sono state misurate riduzioni fino a 12 °C.

Che differenza c’è tra albedo e SRI?

L’albedo esprime la frazione di radiazione solare incidente riflessa da una superficie e assume valori compresi tra 0 e 1. L’SRI (Solar Reflectance Index) combina invece riflettanza solare ed emissività termica in un indice normalizzato, che descrive quanto una superficie tende a mantenersi fresca sotto irraggiamento solare. L’albedo è una proprietà della superficie nello stato in cui si trova; l’SRI caratterizza il materiale ed è il parametro richiamato dai CAM e dai protocolli di certificazione.

Quale SRI richiedono i CAM per le pavimentazioni esterne?

Il DM 23 giugno 2022 n. 256, al criterio 2.3.3, prevede che le superfici pavimentate, le pavimentazioni di strade carrabili e le aree destinate a parcheggio o allo stazionamento dei veicoli abbiano un indice SRI di almeno 29. Per le coperture i valori richiesti sono più elevati e variano in funzione della pendenza.

Le pavimentazioni chiare mantengono le prestazioni nel tempo?

No, non automaticamente. Le misure in campo mostrano che invecchiamento, deposito di sporco e presenza di umidità superficiale riducono in modo sensibile l’albedo: nel caso torinese una pavimentazione posata da più tempo è scesa a 0,11, un valore prossimo a quello dell’asfalto. Mantenere il beneficio richiede quindi criteri di selezione dei materiali in fase progettuale e un piano di manutenzione e pulizia periodica.

Consiglia questa notizia ai tuoi amici

Commenta questa notizia



Categoria notizia

DAL MONDO PROFESSIONALE

Le ultime notizie sull’argomento