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Confrestauro e il futuro del patrimonio: la scelta di fare rete

Nata nel 2023, Confrestauro ha costruito in tre anni una rete che connette restauratori, progettisti, architetti, ingegneri, imprese e produttori di materiali, con istituzioni, scuole di restauro, cluster europei e investitori internazionaliAlberto Rui, Presidente dell’associazione, ne racconta la strategia, gli accordi più recenti — dall’intesa con il Venetian Innovation Cluster a quella con l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero — e la visione sul futuro del patrimonio edilizio italiano: tra burocrazia da semplificare, tecnologie da integrare e capitali esteri da attrarre.

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Chiesa della Badia Fiorentina, una delle più antiche di Firenze
Chiesa della Badia Fiorentina, una delle più antiche di Firenze

Il restauro e la conservazione del patrimonio storico italiano stanno attraversando una fase di trasformazione profonda. Da un lato, nuove tecnologie — dal rilievo digitale alla riproduzione fedele di opere d’arte — aprono possibilità inedite di intervento e valorizzazione. Dall’altro, burocrazia, frammentazione della proprietà e scarsità di risorse strutturate continuano a limitare la capacità del settore di esprimere il proprio potenziale economico e culturale.

In questo contesto si muove Confrestauro, l’associazione italiana fondata nella primavera del 2023 con sede a Roma, che in poco più di tre anni ha costruito una rete trasversale di 250 associati — architetti, ingegneri, restauratori, imprese specializzate, produttori di materiali e scuole di restauro — e avviato una serie di accordi strategici con istituzioni, cluster europei, enti ecclesiastici e realtà del real estate internazionale.

Alberto Rui Presidente Confrestauro
Alberto Rui

Di presente, futuro e strategie abbiamo parlato con il Presidente Alberto Rui.

Una rete trasversale in un settore abituato a lavorare per comparti

Confrestauro, spiega Rui, nasce con un’ambizione precisa: superare la logica delle associazioni mono-categoria.

«Non rappresentiamo un’unica categoria ma quattro: gli studi di progettazione, le imprese che restaurano con qualificazioni OG2 e S2A, le aziende di produzione di materiali e tecnologie, e le principali scuole di restauro italiane — dalla Scuola di Botticino all’Istituto Spinelli. Una copertura trasversale come questa in Italia non esisteva».

Confrestauro e il futuro del patrimonio: «Fare rete non è una scelta, è una necessità» Intervista al presidente Alberto RUI

Tenere insieme realtà così eterogenee non è semplice. Ogni componente porta visioni e priorità diverse, e il passaggio da una cultura professionale tradizionalmente autoreferenziale a una logica di sistema richiede tempo e lavoro.

«Ho puntato sul cambio di mentalità», dice Rui. «L’aggregazione e la rete possono giovare a tutti. I rapporti che si creano tra restauratori e imprese, per esempio, sono fondamentali: le imprese hanno bisogno di restauratori qualificati, e i restauratori hanno bisogno di lavorare».

Un ruolo particolare, in questa architettura, lo svolgono i progettisti. «Li chiamo i direttori d’orchestra», spiega il Presidente. «Sono quelli che gestiscono le commesse e possono, se soddisfatti del sistema, attivare collaborazioni all’interno della rete».

È intorno a questa logica che si è sviluppata la strategia degli accordi con soggetti esterni all’associazione: enti con patrimonio, istituzioni con capacità di finanziamento, realtà internazionali con accesso a committenti di alto profilo.

Il modello: accordi nazionali, declinazione regionale

Il meccanismo che Confrestauro sta costruendo è pensato per essere replicabile: ogni accordo siglato a livello nazionale viene poi trasferito alle strutture regionali dell’associazione, che lo attivano localmente attraverso i propri referenti. «Sto cercando di creare in ogni regione una Confrestauro che segua il modello nazionale attraverso i referenti locali», spiega Rui. “Stesso modello, stessa logica, declinata nei diversi contesti territoriali».

Accordi strategici: dal Venetian Innovation Cluster ai beni ecclesiastici

L’accordo con il Venetian Innovation Cluster, siglato ad Aprile al Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, è quello con la proiezione europea più evidente. Il Cluster è registrato nell’European Cluster Collaboration Platform, coordina il Meta-Cluster Europeo per le Industrie Culturali e Creative e conta una rete di oltre 800 imprese in Italia.
«Quando abbiamo chiuso l’accordo, Sergio Calò — direttore generale del Cluster — aveva appena vinto un bando europeo per la valorizzazione del patrimonio con tecnologia avanzata, racconta Rui. Le opportunità esistono, bisogna però avere strutture capaci di intercettare queste opportunità».

Alberto Rui e Sergio Calò, firma accordo con Venetian Cluster
Il momento della firma dell’accordo tra Alberto Rui e Sergio Calò

Proprio per farlo in modo sistematico, Confrestauro sta costruendo una cabina di regia interna — operativa entro luglio 2026 — dedicata al monitoraggio dei bandi di fondazioni e istituzioni europee, specifici sulla valorizzazione del patrimonio. 

Sul versante del patrimonio ecclesiastico, l’accordo quadro con l’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) affronta una questione concreta: gli Istituti Diocesani distribuiti su tutto il territorio nazionale gestiscono un patrimonio immobiliare di rilevante valore storico e culturale, spesso difficile da mantenere.

I lavori di restauro nella Chiesa della Beata Vergine a Bernezzo (CN)
I lavori di restauro nella Chiesa della Beata Vergine a Bernezzo (CN)

Confrestauro si propone come partner operativo, con competenze specialistiche, rete di professionisti e procedure consolidate per l’analisi degli immobili, la definizione delle priorità di intervento e il supporto allo sviluppo di percorsi di restauro e rifunzionalizzazione.

«Affianchiamo gli enti diocesani in percorsi che coniughino tutela, qualità del restauro e sostenibilità nel lungo periodo», ha dichiarato Rui, «valorizzando il patrimonio come risorsa culturale e sociale per i territori».

La sostenibilità come driver trasversale

Il protocollo quinquennale siglato con INBAR ETS — l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, attivo da oltre trentacinque anni nella promozione di una cultura dell’abitare sostenibile — introduce nel perimetro di Confrestauro una dimensione che il restauro tradizionale ha spesso tenuto separata: quella dell’efficienza energetica, dei criteri ambientali minimi, della progettazione bioclimatica.

«Il restauro oggi non può più essere considerato una disciplina isolata», ha affermato Rui. «Deve dialogare con progettazione sostenibile, ricerca scientifica e cultura dell’abitare. Conservazione, innovazione e responsabilità ambientale devono procedere insieme.»

Il tema è rilevante anche sul piano normativo: i CAM per l’edilizia, la Direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD) e il suo recepimento nazionale pongono questioni concrete per chi interviene su edifici vincolati. Confrestauro sta lavorando su questi temi insieme a INBAR e a GBC Italia — Green Building Council Italia — con cui esistono contatti diretti, anche in vista di appuntamenti specifici dedicati alla ricostruzione e alla sostenibilità nelle aree colpite da eventi sismici.

Digitalizzazione, tecnologia e formazione: tre sfide aperte

Sul fronte delle tecnologie digitali applicate al patrimonio, Rui esprime una posizione chiara: la digitalizzazione deve integrare il restauro manuale, non sostituirlo. Tra i casi concreti che cita, spicca quello di Arius Technology, società canadese tesserata in Confrestauro, che ha sviluppato — con un brevetto condiviso con Canon — una tecnologia per la scannerizzazione di affreschi e tele con riproduzione a fedeltà identica all’originale. «Questa tecnologia potrebbe risolvere situazioni in cui non è possibile spostare opere d’arte: si produce una copia identica, senza ricorrere all’esportazione del bene originale», spiega Rui. «Ho toccato con mano quello che riescono a fare: sono unici al mondo in questo».

Il tema della governance dei dati — chi possiede i modelli digitali prodotti sul patrimonio, con quali standard, con quale accesso nel tempo — rimane per ora aperto a livello di sistema. È uno dei nodi su cui le reti come il Venetian Cluster potrebbero svolgere un ruolo di coordinamento, ma che richiede anche un intervento normativo e istituzionale più strutturato.

Confrestauro e il futuro del patrimonio: l'importanza degli accordi strategici. Intervista al presidente Alberto RUI
Sul versante della formazione, il quadro è in evoluzione. Le scuole di restauro — alcune delle più importanti sono già partner di Confrestauro — stanno intensificando il lavoro di attrazione delle nuove generazioni. «Le scuole hanno capito che il patrimonio, il recupero e il restauro è un mestiere con un’enorme componente di soddisfazione», dice Rui. «E’ duro, ma meno di quanto si creda, e di enorme soddisfazione: sei in cantiere, sì, ma metti le mani su edifici che hanno un valore storico straordinario.»

Un dato che emerge chiaramente dal racconto è la passione con cui alcuni giovani descrivono il proprio lavoro di restauro— dettaglio che dice qualcosa sull’identità di un mestiere che, quando è insegnato bene, trasmette consapevolezza oltre che tecnica. Gli ITS post-diploma stanno diventando un percorso alternativo all’università, più orientato alla pratica di cantiere: un segnale che l’offerta formativa si sta adattando alla domanda reale.

Il patrimonio come asset economico: burocrazia, investitori esteri

La visione di Rui sul ruolo economico del patrimonio storico italiano è ambiziosa e concreta al tempo stesso. «Fra dieci anni in Italia vivremo sempre più di turismo e sistema del patrimonio. E’ importante far capire questo e cambiare la mentalità».

Ma perché ciò avvenga, servono due condizioni che oggi mancano. La prima è una riduzione della burocrazia: «Se avessimo meno burocrazia avremmo più investitori in Italia», afferma Rui senza esitazione. La seconda è un sistema capace di attrarre e incanalare capitali esteri privati, oggi dispersi o scoraggiati dall’assenza di asset sicuri e strutturati su cui investire. Confrestauro sta lavorando anche su questo fronte, con relazioni già avviate con fondazioni private estere, realtà di real estate internazionale come Sotheby’s e investitori provenienti da mercati inaspettati.

Nei prossimi tre anni, l’associazione punta a consolidare la presenza regionale in Italia e ad avviare una proiezione internazionale strutturata. Un accordo con quaranta aziende di restauro spagnole è in fase di chiusura, primo segnale di una rete che ambisce a diventare europeo-mediterranea. «Il mio obiettivo», sintetizza Rui, «è creare un sistema che funzioni davvero: accordi che si traducono in lavoro, opportunità che si redistribuiscono nella rete, competenze che si mettono al servizio del patrimonio.»

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