Indice degli argomenti Toggle Finestra da tetto, lucernario e abbaino: le differenzeTipologie di apertura: bilico, vasistas, laterale, motorizzata Come scegliere l’apertura in base all’altezza di installazioneMateriali del telaio: legno, PVC, alluminioLe prestazioni che contano e come si leggono in scheda tecnicaTrasmittanza termica Uw e valori limite per zona climaticaTenuta all’acqua, permeabilità all’aria, resistenza al ventoIsolamento acustico e controllo solareFinestre per tetti piani e coperture a bassa pendenzaCondensa e infiltrazioni: cause ricorrenti e prevenzioneLa posa: raccordi, barriere e norma UNI 11673Quanta luce serve davvero: rapporto aeroilluminante e UNI EN 17037Il requisito cogenteChe cosa ha cambiato il Salva CasaL’approccio prestazionale della UNI EN 17037Il quadro autorizzativo: quale titolo edilizio serveVincoli paesaggistici, immobili tutelati e zone sismicheCondominio: cosa prevede il Codice civileDetrazioni fiscali 2026 per le finestre da tettoFAQ Finestre da tettoQuali permessi servono per aprire una nuova finestra da tetto?Qual è la differenza tra apertura a bilico e a vasistas?Come si calcola la dimensione corretta della finestra?Meglio PVC, legno o alluminio?Quanto costa installare una finestra da tetto?Come si prevengono condensa e infiltrazioni?Quali caratteristiche deve avere il vetro?Come si illumina un tetto piano?Le finestre da tetto rientrano nelle detrazioni 2026? Sottotetti e mansarde rappresentano una quota rilevante del recupero residenziale: volumi già esistenti, riconvertibili senza consumo di suolo, ma penalizzati da altezze ridotte e da un’illuminazione naturale quasi sempre insufficiente. L’apertura di finestre in copertura è l’intervento che incide di più su questa condizione. Un’apertura complanare alla falda inquadra una porzione di volta celeste più ampia rispetto a un serramento verticale di pari superficie e distribuisce la luce in modo più uniforme sul piano di utilizzo. La UNI EN 17037 recepisce questa differenza adottando criteri di verifica distinti per le aperture verticali e per quelle orizzontali o inclinate. La scelta del serramento riguarda poi il meccanismo di apertura, il materiale del telaio, le prestazioni del pacchetto vetrato e la qualità del giunto di posa, che in copertura è il punto più esposto a infiltrazioni e condensa. A monte di tutto resta il quadro autorizzativo, più articolato di quanto si tenda a considerare. Finestra da tetto, lucernario e abbaino: le differenze Nel linguaggio corrente i tre termini vengono usati come sinonimi, ma indicano soluzioni che si distinguono per geometria, prestazioni e, aspetto che pesa sui tempi e sui costi dell’intervento, per il titolo edilizio richiesto. Lucernario e finestra da tetto condividono la stessa geometria: sono aperture complanari alla falda, inserite nello spessore della copertura senza alterarne il profilo. La distinzione fra i due termini è di natura prestazionale e commerciale, non normativa. La norma di prodotto UNI EN 14351-1 li tratta infatti come un’unica famiglia, indicata come “finestre da tetto/lucernari“, e li assoggetta allo stesso obbligo di marcatura CE e di Dichiarazione di Prestazione. Immagine generata con IA Storicamente il lucernario nasce per illuminare volumi non abitabili, dai magazzini ai sottotetti destinati a deposito, e per consentire l’accesso alla copertura. In molte realizzazioni meno recenti si tratta di un elemento vetrato con telaio privo di taglio termico, che assolve la funzione di far entrare luce senza contribuire al bilancio energetico dell’involucro. La finestra da tetto di produzione attuale è invece un serramento a tutti gli effetti, con prestazioni dichiarate di trasmittanza termica, permeabilità all’aria, tenuta all’acqua e resistenza al carico del vento, e con sistemi di raccordo studiati per il manto di copertura su cui viene installata. È la condizione necessaria perché il sottotetto possa essere trasformato in ambiente abitabile. L’abbaino appartiene a un’altra categoria costruttiva. Non è complanare alla falda ma sporge rispetto al piano di copertura, ha superficie vetrata verticale ed è dotato di manto e struttura propri. Ne deriva una conseguenza rilevante sul piano autorizzativo: l’abbaino modifica la sagoma e il prospetto dell’edificio e genera volume, trattandosi di struttura chiusa e dotata di copertura. La giurisprudenza amministrativa lo riconduce per questo all’art. 10, comma 1, lett. c) del DPR 380/2001, con conseguente necessità del permesso di costruire, come affermato fra le altre dal Consiglio di Stato, sez. VI, con la sentenza 3558 del 16 luglio 2015. L’intervento è inoltre soggetto al rispetto delle distanze fra fabbricati. Una precisazione terminologica ricorrente riguarda l’uso del nome di un marchio commerciale come sinonimo di finestra da tetto. Si tratta di un’estensione impropria, diffusa per ragioni di notorietà del produttore, che in un capitolato o in una relazione tecnica va evitata a favore della denominazione corretta. Elemento Geometria Funzione prevalente Prestazioni dichiarate Incidenza sul titolo edilizio Lucernario Complanare alla falda Illuminazione di volumi non abitabili, accesso alla copertura Soggetto a UNI EN 14351-1; nelle versioni datate spesso privo di taglio termico Non altera sagoma né volume Finestra da tetto Complanare alla falda Illuminazione e ventilazione di ambienti abitabili Marcatura CE secondo UNI EN 14351-1 con DoP: Uw, permeabilità all’aria, tenuta all’acqua, resistenza al vento Non altera sagoma né volume Abbaino Struttura sporgente rispetto alla falda, con vetrata verticale e manto proprio Illuminazione e recupero di altezza utile Il serramento verticale ricade nella stessa norma di prodotto; la struttura segue le regole dell’involucro opaco Modifica sagoma e prospetto e genera volume: permesso di costruire (art. 10, c. 1, lett. c, DPR 380/2001) Tipologie di apertura: bilico, vasistas, laterale, motorizzata Il meccanismo di apertura è il primo criterio di selezione, perché condiziona la quota di installazione, la gestione quotidiana del serramento e la possibilità di pulire il vetro esterno dall’interno. Le soluzioni disponibili sono sostanzialmente quattro, a cui si aggiungono le versioni a doppia apertura. L’apertura a bilico prevede la rotazione dell’anta attorno a un asse orizzontale posto in posizione mediana. Nella configurazione più diffusa la barra di manovra si trova sul lato superiore del serramento, condizione che consente di installare la finestra anche a quote elevate senza rinunciare al comando manuale. La rotazione completa dell’anta permette di ruotare il battente e bloccarlo in posizione di pulizia, operazione che rende accessibile la faccia esterna del vetro senza intervenire dalla copertura. È la soluzione più ricorrente nelle mansarde con falda alta. L‘apertura a vasistas, che nel linguaggio dei serramenti da tetto indica il battente incernierato sul lato superiore e apribile verso l’esterno, libera completamente il vano. Non essendoci l’anta a intercettare il campo visivo, la vista verso l’esterno resta continua e il passaggio in copertura è agevole. La manovra avviene però dal lato inferiore del serramento, quindi la finestra deve essere installata a una quota raggiungibile. L’angolo di apertura è inoltre limitato dai dispositivi di ritenuta. Le versioni a doppia apertura combinano i due movimenti sullo stesso serramento, con selezione del modo da parte dell’utente. Consentono di usare il vasistas per l’affaccio e l’accesso al tetto e il bilico per la pulizia, ma comportano una meccanica più complessa e un costo superiore. La PPP-V preSelect MAX di FAKRO è un serramento in PVC con doppia modalità di apertura, selezionabile fra bilico e vasistas. Il PVC non assorbe acqua, non richiede verniciatura e resiste all’azione di sostanze acide o corrosive, condizione che ne favorisce l’impiego negli ambienti a elevata umidità. PPP-V preSelect MAX: FAKRO ha equipaggiato questo serramento con il sistema di fissaggio delle cerniere topSafe, che permette una maggiore resistenza contro l’effrazione L’apertura laterale riproduce il funzionamento di un serramento verticale, con cerniera su un lato dell’infisso. È poco diffusa nell’uso residenziale corrente e trova impiego soprattutto come uscita di sicurezza in copertura o come accesso per la manutenzione degli impianti installati sul tetto. La movimentazione motorizzata si applica a tutte le tipologie precedenti e diventa la scelta obbligata quando il serramento è fuori portata. L’attuatore elettrico consente l’apertura e la chiusura da comando remoto o da applicazione, e il sensore pioggia richiude automaticamente l’anta in caso di precipitazione. La motorizzazione rende praticabile la ventilazione notturna estiva, strategia efficace per smaltire il calore accumulato in un volume sottotetto senza ricorrere alla climatizzazione. Tipologia Movimento Posizione del comando Punti di forza Limiti Bilico Rotazione su asse orizzontale mediano Barra di manovra superiore Installabile a quote elevate; pulizia del vetro esterno dall’interno L’anta aperta occupa parte del vano e del volume interno Vasistas Cerniera superiore, apertura verso l’esterno Maniglia sul lato inferiore Vano libero, vista continua, accesso agevole alla copertura Richiede quota di installazione bassa; angolo di apertura limitato Doppia apertura Bilico e vasistas selezionabili Variabile secondo il modo attivo Flessibilità d’uso su un solo serramento Meccanica più articolata, costo superiore Laterale Cerniera su un lato dell’infisso Maniglia sul lato opposto Uscita in copertura e manutenzione degli impianti Diffusione limitata nell’uso residenziale Motorizzata Attuatore elettrico su bilico o vasistas Comando remoto, app, integrazione con sistemi di automazione Serramenti fuori portata; sensore pioggia; ventilazione notturna programmata Alimentazione elettrica dedicata e manutenzione dell’attuatore Come scegliere l’apertura in base all’altezza di installazione La quota di posa del serramento rispetto al pavimento finito determina quale meccanismo risulta praticabile e quale no. Le istruzioni di posa dei principali produttori convergono su un intervallo di riferimento per il bordo inferiore compreso fra 90 e 120 centimetri, misura che consente l’affaccio da seduti senza che il parapetto visivo interferisca con la linea dello sguardo. Per il bordo superiore l’indicazione ricorrente si colloca intorno ai 200-220 centimetri, quota che mantiene raggiungibile la barra di manovra di un serramento a bilico e che, insieme, amplia la porzione di volta celeste inquadrata. La UNI EN 17037 individua la vista verso l’esterno come uno dei quattro aspetti da valutare nella progettazione dell’illuminazione naturale, accanto alla disponibilità di luce, all’esposizione alla radiazione solare diretta e alla protezione dall’abbagliamento. Una finestra collocata troppo in alto soddisfa il rapporto aeroilluminante ma penalizza la relazione visiva con l’esterno, che in un sottotetto abitato incide sulla percezione dello spazio. Sul meccanismo, la regola operativa discende dalla posizione del comando. Con il vasistas la maniglia è in basso e la finestra deve restare a portata di mano, quindi la soluzione è indicata per falde con imposta bassa o per posizioni prossime al piano di calpestio. Con il bilico la barra è in alto e la quota può salire, fino al limite oltre il quale la manovra manuale diventa scomoda e conviene passare alla motorizzazione. Incide anche la pendenza della falda. A parità di superficie vetrata, una copertura poco inclinata restituisce una porzione di cielo più ridotta e una vista più compressa, per cui le indicazioni dei produttori suggeriscono di allungare il serramento man mano che la pendenza diminuisce, così da mantenere costanti sia l’affaccio sia la profondità di penetrazione della luce. Un’ultima verifica riguarda la sicurezza del vetro. La UNI 7697 tratta come vetrate inclinate anche quelle che risultano inclinate a serramento aperto e, per le installazioni con lato inferiore posto a più di quattro metri dal piano di calpestio o dal suolo esterno verso cui il battente sporge, prescrive l’impiego di vetro stratificato di sicurezza sulla lastra interessata. La quota si misura a vetrata chiusa. È una condizione che ricorre nelle mansarde su edifici alti e che va verificata in fase di scelta del pacchetto vetrato, non a posa avvenuta. Materiali del telaio: legno, PVC, alluminio In copertura il telaio lavora in condizioni più severe rispetto a un serramento verticale. Sul lato esterno è esposto alla pioggia battente, al carico della neve, alla radiazione ultravioletta e a escursioni termiche che su una falda esposta a sud possono superare i cinquanta gradi fra notte e giorno. Sul lato interno riceve l’aria più calda e umida dell’ambiente, che per stratificazione si accumula proprio sotto la copertura. La scelta del materiale è dunque molto importante. Va fatta una doverosa precisazione: nelle finestre da tetto di produzione corrente il materiale visibile dall’esterno non è quello del telaio. Il profilo strutturale, in legno o in PVC, è protetto da un rivestimento esterno in alluminio o in acciaio preverniciato, che assolve la funzione di schermo verso gli agenti atmosferici. Quando si parla di finestra da tetto in legno o in PVC ci si riferisce dunque al profilo interno, quello che determina le prestazioni termiche e che resta a vista nell’ambiente. Il legno è la soluzione storicamente più diffusa e resta la più impiegata nelle mansarde a destinazione residenziale. Si utilizzano essenze di conifera, in genere pino, selezionate per assenza di nodi e sottoposte a impregnazione in autoclave, con finitura a più mani di vernice. Sul piano termico è il materiale con la conducibilità più bassa fra quelli impiegati: la UNI EN ISO 10077-2, nell’edizione 2012, attribuisce al legno tenero un valore di riferimento di 0,13 W/mK. La manutenzione riguarda la sola faccia interna, dato che quella esterna è protetta dal rivestimento metallico, e consiste nel ripristino periodico della finitura. Nei locali con produzione di vapore continuativa, come bagni e cucine ricavati in sottotetto, il legno non sempre è la miglior scelta. Il PVC trova impiego proprio in quegli ambienti. Non assorbe acqua, non richiede verniciatura e resiste all’azione di sostanze acide o corrosive. Il valore di conducibilità di riferimento è 0,17 W/mK, quindi di poco superiore a quello del legno tenero, mentre la rigidezza inferiore impone profili pluricamera e, nei formati maggiori, rinforzi interni. Il coefficiente di dilatazione termica è sensibilmente più alto di quello del legno, aspetto che in copertura viene gestito attraverso la geometria dei profili e il rivestimento esterno. L’alluminio come materiale strutturale del telaio è il meno performante sul piano termico: la UNI EN ISO 10077-2 gli attribuisce, per convenzione di calcolo, una conducibilità di 160 W/mK, contro gli 0,13 W/mK del legno tenero. Lo scarto sul serramento finito è molto più contenuto di quanto il confronto fra i materiali lasci intendere, perché la geometria dei profili e l’interruzione della continuità metallica attraverso il taglio termico ne recuperano gran parte: un telaio in alluminio a taglio termico si attesta su valori di Uf dell’ordine dei 3 W/m²K, un telaio in legno di spessore corrente fra 1,4 e 2,0. Resta il fatto che nelle finestre da tetto per uso residenziale l’alluminio compare quasi sempre come rivestimento esterno del profilo in legno o in PVC. Telai interamente in lega leggera si incontrano soprattutto nei lucernari per coperture piane e nelle applicazioni non residenziali. Il materiale del telaio è solo uno dei fattori che determinano la trasmittanza del serramento. Un telaio in PVC con vetrocamera tripla e canalina a bordo caldo può restituire un Uw migliore di un telaio in legno con vetrocamera doppia: il confronto va fatto sul valore dichiarato in Dichiarazione di Prestazione, non sulla famiglia di materiale. Tabella comparativa dei materiali Legno tenero PVC Alluminio Conducibilità termica di riferimento (UNI EN ISO 10077-2:2012) 0,13 W/mK 0,17 W/mK 160 W/mK Ruolo nel serramento da tetto Profilo strutturale interno Profilo strutturale interno Rivestimento esterno; telaio strutturale in applicazioni per coperture piane e non residenziali Comportamento in ambienti a elevata umidità Richiede attenzione: possibile assorbimento di umidità sulla faccia interna Non assorbe acqua; indicato per bagni e cucine in sottotetto Non assorbe acqua; richiede taglio termico per contenere la condensa superficiale Manutenzione Ripristino periodico della finitura sulla sola faccia interna Pulizia ordinaria; nessuna verniciatura Pulizia ordinaria Elemento da verificare in scheda tecnica Uw dichiarato in DoP secondo UNI EN 14351-1, calcolato secondo UNI EN ISO 10077-1 I valori di conducibilità termica sono quelli tabulati dalla UNI EN ISO 10077-2 per i materiali dei telai e servono al confronto fra materiali, non alla determinazione della prestazione del serramento finito. Un esempio di applicazione del legno in copertura è la FTP-V di FAKRO, serramento a bilico con cerniere collocate a metà altezza e rotazione del battente fino a 180°. FTP-V di FAKRO – Img @motkovo La configurazione consente di bloccare l’anta in posizione di pulizia e di intervenire sulla faccia esterna del vetro dall’interno, senza accedere al manto. Il telaio è realizzato in legno di pino selezionato privo di nodi, impregnato sottovuoto e rifinito con due mani di vernice acrilica. Il serramento integra il sistema di ventilazione V40, che mantiene un ricambio d’aria anche ad anta chiusa, e il sistema topSafe di rinforzo strutturale contro i tentativi di effrazione. Il controllo dell’irraggiamento e della privacy è affidato agli accessori di schermatura, interni ed esterni, dalle tende oscuranti alle plissettate. Le prestazioni che contano e come si leggono in scheda tecnica Il documento da cui partire è la Dichiarazione di Prestazione. La UNI EN 14351-1, che come si è visto include le finestre da tetto e i lucernari nel proprio campo di applicazione, obbliga il fabbricante a dichiarare una serie di caratteristiche misurate secondo metodi di prova normalizzati. Sono quelle a consentire il confronto fra prodotti diversi e a sostenere la verifica del progettista, mentre le descrizioni commerciali non sono comparabili fra loro. Nelle applicazioni in copertura quattro famiglie di prestazioni meritano attenzione particolare, perché il serramento lavora su un piano inclinato, riceve acqua battente in modo diretto e separa l’ambiente interno dalla porzione di involucro più esposta alla radiazione solare. Trasmittanza termica Uw e valori limite per zona climatica La trasmittanza termica del serramento, indicata con Uw e espressa in W/m²K, quantifica il flusso di calore che attraversa un metro quadrato di finestra per ogni grado di differenza fra temperatura interna ed esterna. Il valore si determina secondo la UNI EN ISO 10077-1 combinando tre contributi: la trasmittanza del telaio Uf, quella del pacchetto vetrato Ug e la trasmittanza termica lineica ψ dovuta all’effetto di bordo del distanziatore, ciascuno pesato sulla rispettiva superficie. L’errore più frequente nella lettura dei preventivi consiste nel confrontare il valore Ug del vetro invece della Uw del serramento. Il vetro presenta sempre prestazioni migliori del serramento completo, perché la Uw incorpora il telaio, che è la parte meno isolante. I valori limite di legge e i requisiti per l’accesso alle detrazioni si riferiscono alla Uw. Nelle finestre da tetto si aggiunge una condizione specifica. La Uw dichiarata è riferita a un determinato formato e, in molti casi, a uno specifico raccordo di installazione, che è l’elemento di collegamento fra serramento e manto di copertura. Un serramento installato con un raccordo diverso da quello di riferimento restituisce un valore differente. Il confronto fra prodotti è valido solo a parità di dimensione e di configurazione di posa, e la scheda tecnica va letta anche in questa parte. Per l’accesso all’Ecobonus i valori limite sono quelli della Tabella 1 dell’Allegato E del DM 6 agosto 2020, calcolati secondo la UNI EN ISO 10077-1 e differenziati per zona climatica ai sensi del DPR 412/1993. La zona si determina sul singolo Comune e non sul capoluogo di provincia. Trasmittanza termica massima dei serramenti per l’accesso alle detrazioni, per zona climatica Zona climatica Uw massima ammessa (W/m²K) Capoluoghi di riferimento A 2,60 Lampedusa e Linosa, Porto Empedocle B 2,60 Palermo, Catania, Trapani, Reggio Calabria C 1,75 Napoli, Bari, Cagliari D 1,67 Roma, Firenze, Genova E 1,30 Milano, Torino, Bologna F 1,00 Cuneo, Belluno Fonte: DM 6 agosto 2020, Allegato E, Tabella 1, punto iv (GU Serie generale n. 246 del 5 ottobre 2020). Valori riferiti alla sostituzione di finestre comprensive di infissi, calcolati secondo la UNI EN ISO 10077-1. Il decreto non distingue fra serramenti verticali e finestre da tetto: i limiti si applicano a entrambi. La zona climatica è stabilita dall’Allegato A del DPR 412/1993 sulla base dei gradi giorno ed è riferita al singolo Comune, non alla provincia: i capoluoghi indicati hanno valore di esempio. Il Bonus casa fa riferimento invece alla Tabella 4 dell’Appendice B del decreto requisiti minimi, con valori meno stringenti. Su questo fronte si registra la novità più recente: il DM 28 ottobre 2025, in vigore dal 3 giugno 2026, ha aggiornato integralmente gli allegati del DM 26 giugno 2015, lasciando sostanzialmente invariate le tabelle sulle chiusure trasparenti con l’eccezione della zona climatica F. Per i titoli abilitativi richiesti entro il 2 giugno 2026 continua ad applicarsi l’Allegato 1 del decreto del 2015. Tenuta all’acqua, permeabilità all’aria, resistenza al vento Queste tre caratteristiche costituiscono il nucleo della marcatura CE e sono quelle che determinano il comportamento del serramento nelle condizioni reali di esercizio. In copertura pesano più che in facciata, perché il piano inclinato riceve la pioggia in modo diretto e perché l’acqua che scorre lungo la falda converge sul perimetro dell’apertura. Prestazione Metodo di prova Classificazione Che cosa esprime Permeabilità all’aria UNI EN 1026 UNI EN 12207, classi da 1 a 4 Quantità d’aria che filtra attraverso il serramento chiuso a una data pressione. La classe 4 è la più performante Tenuta all’acqua UNI EN 1027 UNI EN 12208, classi crescenti con distinzione fra provini esposti e non esposti Pressione alla quale inizia la penetrazione d’acqua sotto irrorazione continua Resistenza al carico del vento UNI EN 12211 UNI EN 12210, classi da 1 a 5 per la pressione e classi A, B, C per la deformazione frontale Capacità del serramento di sopportare la pressione del vento senza deformazioni eccessive né perdita di funzionalità Va tenuto presente che nessuna di queste classi descrive il comportamento del sistema installato. La prova di laboratorio verifica il serramento, non il collegamento fra serramento e copertura, che è il punto in cui si manifesta la quasi totalità delle infiltrazioni. Il raccordo va scelto in funzione del manto effettivo, distinguendo fra tegole, coppi, lastre piane, lamiera grecata e membrane. Isolamento acustico e controllo solare Sul fronte acustico il parametro dichiarato è il potere fonoisolante ponderato Rw, espresso in decibel e determinato secondo la UNI EN ISO 717-1 a partire dalle misure di laboratorio condotte secondo la serie UNI EN ISO 10140. Il valore descrive la prestazione del solo serramento in condizioni di prova e non coincide con quella dell’involucro realizzato, che in Italia si verifica in opera attraverso l’isolamento acustico standardizzato di facciata D2m,nT,w. Per gli edifici adibiti a residenza il DPCM 5 dicembre 1997 fissa per questo indice un valore non inferiore a 40 dB. Le finestre da tetto presentano inoltre un fenomeno che non riguarda i serramenti verticali, cioè il rumore generato dall’impatto della pioggia sulla superficie vetrata. La percezione dipende dallo spessore e dalla stratificazione delle lastre, oltre che dalla presenza di schermature esterne, che riducono l’effetto in misura apprezzabile. Alcuni produttori dichiarano il dato in scheda tecnica; quando manca, vale la pena richiederlo, soprattutto se l’ambiente è destinato al riposo o al lavoro. Il controllo solare assume in mansarda un peso maggiore che negli altri ambienti dell’edificio. La superficie disperdente coincide in larga parte con la falda, che d’estate riceve una radiazione incidente più elevata rispetto a una parete verticale di pari orientamento, e il volume sottostante ha una capacità termica ridotta. Il parametro di riferimento è il fattore solare del vetro, indicato con g e determinato secondo la UNI EN 410, che esprime la frazione di energia solare incidente trasmessa all’interno. Il vetro selettivo da solo non basta. La schermatura esterna resta la soluzione più efficace, perché intercetta la radiazione prima che raggiunga la lastra, mentre una tenda interna agisce quando il calore è già entrato. Il parametro normativo è il fattore di trasmissione solare totale del sistema vetro più schermatura, che il decreto requisiti minimi prescrive per i componenti finestrati orientati da est a ovest passando per sud. Il DM 28 ottobre 2025 ne ha aggiornato il calcolo, rinviando alle UNI EN ISO 52022-1, UNI EN ISO 52022-3 e UNI EN 14501 e collocando i valori limite nella Tabella 8 dell’Appendice B. Finestre per tetti piani e coperture a bassa pendenza Sulle coperture piane o a pendenza minima il serramento da falda non è utilizzabile, perché l’acqua non defluisce per gravità lungo il piano del vetro. Esistono per questo linee di prodotto dedicate, disponibili in versione fissa o motorizzata, che illuminano anche le porzioni più interne dell’edificio, dove la luce laterale non arriva. La finitura esterna incide qui più che altrove, perché determina il comportamento in presenza di acqua stagnante. Il vetro curvo favorisce il deflusso e limita l’accumulo di sporco; il vetro piano temprato con trattamento autopulente riduce la frequenza degli interventi di manutenzione; la cupola, trasparente o opalina, rappresenta la soluzione più diffusa nelle applicazioni con esigenze prevalentemente illuminotecniche. Il nodo progettuale resta la tenuta all’acqua in assenza di pendenza, che dipende dal raccordo con la membrana impermeabilizzante più che dal serramento. Per queste coperture FAKRO propone il modello DRF, che unisce l’illuminazione dei vani sottostanti alla funzione di accesso al tetto. La movimentazione del battente è affidata a cerniere che ne consentono la rotazione fino a 80° e a un sistema a pistoni che riduce lo sforzo di manovra e mantiene l’anta in posizione aperta, evitandone la chiusura accidentale. La finestra per tetti piatti FAKRO DRF presenta una particolare costruzione che assicura la massima sicurezza durante le operazioni di uscita ed entrata dal tetto, consentendo al contempo l’illuminazione dei vani sottostanti Condensa e infiltrazioni: cause ricorrenti e prevenzione Le due patologie più frequenti nelle finestre da tetto hanno origini distinte e vanno affrontate separatamente, anche se si manifestano spesso nello stesso punto. Le infiltrazioni derivano quasi sempre dal raccordo fra serramento e manto di copertura, non dal serramento. L’acqua che scorre lungo la falda converge sul perimetro dell’apertura e trova nel bordo superiore il punto di maggiore sollecitazione. Un raccordo non specifico per il manto effettivo, o posato senza rispettare le sovrapposizioni previste dal produttore, produce un percorso preferenziale che nessuna classe di tenuta all’acqua del serramento può compensare. La condensa ha invece natura termoigrometrica. In mansarda l’aria più calda e umida si accumula per stratificazione sotto la copertura, e la superficie vetrata è in genere l’elemento più freddo dell’involucro: quando la sua temperatura superficiale scende sotto il punto di rugiada, il vapore condensa. Il fenomeno si concentra sul giunto di posa, dove il ponte termico fra telaio e struttura della falda abbassa ulteriormente la temperatura. La verifica di riferimento è la UNI EN ISO 13788, che stabilisce i metodi per accertare l’assenza di rischio di formazione di muffe e di condensazioni interstiziali. Le contromisure agiscono su tre fronti: isolamento del giunto di posa per contenere il ponte termico, prestazioni del pacchetto vetrato per alzare la temperatura superficiale interna, ricambio d’aria per abbassare l’umidità relativa. Su quest’ultimo punto incidono le griglie di ventilazione integrate nel serramento, che mantengono un flusso anche ad anta chiusa, e nei recuperi più impegnativi l’installazione di un sistema di ventilazione meccanica controllata. La posa: raccordi, barriere e norma UNI 11673 Il criterio che governa l’esecuzione è la continuità dei due strati funzionali. Verso l’esterno deve restare continuo lo strato di tenuta all’acqua, che il raccordo collega al manto senza interruzioni; verso l’interno deve restare continua la barriera al vapore, risvoltata sul telaio e sigillata con nastri specifici. È l’interruzione di quest’ultima a produrre la condensa interstiziale nello spessore del pacchetto di copertura, con danni che emergono a distanza di tempo e che si manifestano lontano dal punto di origine. Il raccordo va scelto in funzione del manto reale, distinguendo fra tegole, coppi, lastre piane, lamiera grecata e membrane, e in funzione della pendenza. Nelle installazioni multiple contano anche gli interassi minimi fra serramenti affiancati, che i produttori indicano nelle istruzioni di posa. Sul piano normativo il riferimento è la serie UNI 11673 sulla posa in opera dei serramenti, che definisce i requisiti e i criteri di verifica della progettazione del giunto, i criteri di verifica dell’esecuzione e i requisiti di conoscenza, abilità e competenza del posatore. È il presupposto della cosiddetta posa certificata: un serramento con prestazioni dichiarate elevate, installato senza controllo del giunto, restituisce in opera una prestazione sensibilmente inferiore a quella di targa. Quanta luce serve davvero: rapporto aeroilluminante e UNI EN 17037 Sul dimensionamento delle superfici vetrate convivono in Italia due impostazioni distinte. Quella cogente, di natura prescrittiva, risale a un decreto del 1975 e ragiona per rapporti geometrici. Quella volontaria, di natura prestazionale, è contenuta in una norma tecnica europea recepita nel 2019 e aggiornata nel 2022, e ragiona per livelli di illuminamento effettivamente raggiunti. La prima stabilisce cosa è ammissibile, la seconda cosa è confortevole, e in una mansarda non sempre le due risposte convergono. Il requisito cogente Il riferimento è l’articolo 5 del DM Sanità 5 luglio 1975, che per ciascun locale di abitazione richiede un fattore medio di luce diurna non inferiore al 2 per cento e, comunque, una superficie finestrata apribile non inferiore a un ottavo della superficie di pavimento. Il parametro principale è il fattore medio di luce diurna, mentre il rapporto di un ottavo interviene come clausola di chiusura: un locale che soddisfa la proporzione geometrica ma non raggiunge il 2 per cento non è conforme. Vale la pena precisare che il rapporto si calcola sulla superficie finestrata apribile, non sulla superficie vetrata né sulla dimensione del foro nel pacchetto di copertura. Nelle finestre da tetto la differenza fra i tre valori non è trascurabile, perché il telaio e il controtelaio sottraggono una quota rilevante del foro. I regolamenti edilizi comunali possono inoltre introdurre criteri specifici per le aperture in falda e le leggi regionali sul recupero abitativo dei sottotetti fissano in diversi casi requisiti propri: la verifica va condotta sul quadro locale, non solo su quello nazionale. Che cosa ha cambiato il Salva Casa Il DL 69/2024, convertito con modificazioni dalla L. 105/2024, ha inserito nell’articolo 24 del DPR 380/2001 i commi 5-bis, 5-ter e 5-quater. Il progettista abilitato può asseverare la conformità del progetto alle norme igienico-sanitarie per locali con altezza minima interna inferiore a 2,70 metri fino al limite di 2,40 metri, e per alloggi monostanza con superficie inferiore a 28 metri quadrati fino al limite di 20 per una persona, e inferiore a 38 fino al limite di 28 per due persone. La disciplina riguarda i soli edifici esistenti. Il punto da chiarire è che il comma 5-bis opera “fermo restando il rispetto degli altri requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente“. La deroga riguarda quindi altezze e superfici, non il rapporto aeroilluminante, che resta quello del decreto del 1975. Il comma 5-ter aggiunge che l’asseverazione può essere resa solo se è soddisfatto il requisito di adattabilità previsto dal DM 236/1989 e se ricorre almeno una fra due condizioni: che i locali siano situati in edifici sottoposti a interventi di recupero edilizio e di miglioramento delle caratteristiche igienico-sanitarie, oppure che venga contestualmente presentato un progetto di ristrutturazione con soluzioni alternative idonee a garantire condizioni adeguate in relazione al numero degli occupanti. Fra queste soluzioni la norma cita espressamente la possibilità di un’adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione e dalla tipologia delle finestre e dai riscontri d’aria trasversali. L’approccio prestazionale della UNI EN 17037 La UNI EN 17037, recepimento della norma europea sull’illuminazione naturale degli edifici, non fissa rapporti geometrici ma verifica quattro aspetti: la disponibilità di luce naturale, la vista verso l’esterno, l’esposizione alla radiazione solare diretta e la protezione dall’abbagliamento. Per la disponibilità di luce la norma individua tre livelli di raccomandazione, definiti da una coppia di valori: un illuminamento obiettivo, da raggiungere su una frazione del piano di riferimento, e un illuminamento minimo, da garantire sul 95 per cento dello stesso piano. Entrambi devono essere soddisfatti per almeno metà delle ore di luce diurna dell’anno. Livelli di raccomandazione per la disponibilità di luce naturale secondo la UNI EN 17037 Livello Illuminamento obiettivo Illuminamento minimo (95% del piano) Minimo 300 lx 100 lx Medio 500 lx 300 lx Elevato 750 lx 500 lx I valori devono essere soddisfatti per almeno metà delle ore di luce diurna dell’anno. Per le aperture verticali l’illuminamento obiettivo va raggiunto sul 50 per cento del piano di riferimento; per le aperture orizzontali o inclinate, quindi anche per le finestre da tetto, la norma richiede che sia raggiunto sul 95 per cento. La differenza fra il 50 e il 95 per cento interessa direttamente chi progetta una mansarda. La norma riconosce alle aperture in falda una capacità distributiva superiore e alza di conseguenza il livello della verifica: da un serramento in copertura si attende una prestazione uniforme sull’intero ambiente, non concentrata in prossimità dell’apertura. La UNI EN 17037 non è cogente in Italia e non sostituisce il requisito del 1975. Viene però adottata come riferimento nei protocolli volontari di sostenibilità, nei capitolati di committenze qualificate e nelle verifiche di comfort visivo, ed è il documento da richiamare quando si vuole dimensionare per il benessere degli occupanti e non per la sola conformità amministrativa. Il quadro autorizzativo: quale titolo edilizio serve L’apertura di una finestra in falda comporta una modifica del prospetto e non rientra quindi nell’edilizia libera. La qualificazione dell’intervento, però, non è unica e dipende dalle caratteristiche del caso concreto. Il DL 69/2024, convertito dalla L. 105/2024, ha riscritto l’articolo 3, comma 1, lettera b) del DPR 380/2001, includendo nella manutenzione straordinaria le modifiche ai prospetti di edifici legittimamente realizzati necessarie per mantenere o acquisire l’agibilità dell’edificio, ovvero per l’accesso allo stesso, a tre condizioni: che non pregiudichino il decoro architettonico, che l’intervento sia conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente e che non riguardi immobili sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Ricorrendo questi presupposti, il titolo è la SCIA prevista dall’articolo 22, comma 1, lettera a). Fuori da queste condizioni l’intervento si qualifica come ristrutturazione edilizia ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera d). Nella forma cosiddetta leggera resta assoggettato a SCIA; quando ricorrono le ipotesi dell’articolo 10, comma 1, lettera c), serve il permesso di costruire o, in alternativa, la SCIA dell’articolo 23. È il caso tipico dell’abbaino, che alterando la sagoma e generando volume si colloca stabilmente in quest’ultima categoria. La manutenzione straordinaria che non incrementa il carico urbanistico non comporta oneri, ma quando l’apertura si inserisce in un recupero abitativo del sottotetto con mutamento della destinazione d’uso il contributo previsto dall’articolo 16 del DPR 380/2001 è di norma dovuto, secondo le modalità stabilite dalla legge regionale. La materia del recupero dei sottotetti è infatti disciplinata a livello regionale, e il Salva Casa è intervenuto anche sull’articolo 2-bis del Testo unico proprio sul rapporto fra disciplina statale e leggi regionali. La verifica preliminare va condotta sul regolamento edilizio comunale e sulla normativa della propria Regione, non solo sul quadro nazionale. Vincoli paesaggistici, immobili tutelati e zone sismiche In area sottoposta a vincolo paesaggistico il regime è definito dal DPR 31/2017. La voce A.2 dell’Allegato A esclude dall’autorizzazione la realizzazione o la modifica di aperture esterne e di finestre a tetto, a condizione che gli interventi rispettino le caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture esistenti, oltre agli eventuali piani del colore comunali, e che non riguardino beni tutelati né immobili dichiarati di notevole interesse pubblico. Quando queste condizioni non ricorrono si applica il procedimento semplificato. La voce B.4 dell’Allegato B menziona espressamente la realizzazione di finestre a tetto, lucernari e abbaini fra gli interventi sulle coperture che alterano l’aspetto esteriore dell’edificio, mentre la voce B.2 riguarda le aperture su beni vincolati. La procedura semplificata si conclude entro sessanta giorni e l’autorizzazione ha efficacia quinquennale. Un’avvertenza che il DPR 31/2017 non risolve: sugli immobili tutelati ai sensi della Parte II del Codice dei beni culturali non esiste alcuna forma di semplificazione. Qualunque intervento richiede l’autorizzazione espressa della Soprintendenza, senza possibilità di silenzio-assenso. Va inoltre verificato che il piano paesaggistico regionale non detti prescrizioni puntuali più restrittive, che prevalgono anche sugli interventi elencati nell’Allegato A. Quando l’apertura comporta il taglio di elementi strutturali della copertura, come travi o arcarecci, si aggiungono gli adempimenti per le costruzioni in zona sismica previsti dagli articoli 93 e 94 del DPR 380/2001. Condominio: cosa prevede il Codice civile Il tetto rientra fra le parti comuni elencate dall’articolo 1117 del Codice civile, salvo titolo contrario. L’uso da parte del singolo condomino è disciplinato dall’articolo 1102, che consente di servirsi della cosa comune purché non se ne alteri la destinazione e non si impedisca agli altri condomini di farne pari uso. L’articolo 1122, nella formulazione introdotta dalla L. 220/2012, vieta inoltre le opere che rechino danno alle parti comuni o pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio, e impone al condomino di darne preventiva notizia all’amministratore, che ne riferisce all’assemblea. Il regolamento condominiale contrattuale può poi contenere limitazioni ulteriori, opponibili ai singoli. Detrazioni fiscali 2026 per le finestre da tetto Per le spese sostenute nel 2026 la detrazione IRPEF si applica nella misura del 50 per cento per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale dal titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, e del 36 per cento negli altri casi. Il recupero avviene in dieci quote annuali di pari importo. Dal 2027 le aliquote scendono rispettivamente al 36 e al 30 per cento. La sostituzione o l’installazione di una finestra da tetto può essere ricondotta a due percorsi alternativi, non cumulabili sullo stesso intervento. Ecobonus e Bonus casa a confronto per i serramenti, anno d’imposta 2026 Ecobonus Bonus casa Riferimento normativo Art. 14 DL 63/2013 Art. 16-bis TUIR Aliquota 2026 50% abitazione principale, 36% altri immobili 50% abitazione principale, 36% altri immobili Massimale 60.000 € di detrazione per unità immobiliare 96.000 € di spesa agevolabile per unità immobiliare Requisito tecnico Uw non superiore ai limiti dell’Allegato E del DM 6 agosto 2020, differenziati per zona climatica Intervento riconducibile alla manutenzione straordinaria o alla ristrutturazione Condizione preliminare Sostituzione di elementi esistenti; la Uw ante intervento deve superare il limite di zona Ammessa anche la nuova apertura, se inquadrata in un titolo edilizio idoneo Aliquote e ripartizione secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate per l’anno d’imposta 2026. I massimali sono espressi con due logiche diverse: nell’Ecobonus il tetto riguarda la detrazione, nel Bonus casa la spesa su cui calcolarla. La distinzione più rilevante per chi apre una finestra da tetto ex novo riguarda l’ultima riga. L’Ecobonus presuppone la sostituzione di un serramento preesistente che delimita il volume riscaldato, mentre la nuova apertura trova collocazione nel Bonus casa, all’interno dell’intervento edilizio che la legittima. Sul piano degli adempimenti, il pagamento va effettuato con bonifico bancario o postale recante causale, codice fiscale del beneficiario e partita IVA del destinatario. Per gli interventi di risparmio energetico è prevista la trasmissione dei dati all’ENEA entro novanta giorni dalla fine dei lavori. Il DM 6 agosto 2020 stabilisce inoltre che, limitatamente alla sola sostituzione di finestre comprensive di infissi in singole unità immobiliari, l’asseverazione del tecnico può essere sostituita da una dichiarazione dei fornitori, assemblatori o installatori attestante il rispetto dei requisiti tecnici. Due elementi ulteriori incidono sulla convenienza effettiva. L’IVA agevolata al 10 per cento si applica agli interventi di manutenzione su immobili a prevalente destinazione abitativa, ma i serramenti rientrano fra i beni di valore significativo: l’aliquota ridotta opera sul bene solo fino a concorrenza del valore della prestazione, mentre l’eccedenza sconta l’aliquota ordinaria. Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro si applica infine il limite alla fruizione degli oneri detraibili introdotto nel TUIR dalla Legge di bilancio 2025. Quando l’intervento comprende anche schermature solari esterne, queste accedono autonomamente all’Ecobonus a condizione che presentino un fattore solare combinato non superiore a 0,35 e siano installate su esposizioni comprese da est a ovest passando per sud, con massimali di spesa unitari specifici. FAQ Finestre da tetto Quali permessi servono per aprire una nuova finestra da tetto? Dipende dalla qualificazione dell’intervento. Se la modifica del prospetto è necessaria per mantenere o acquisire l’agibilità, non pregiudica il decoro architettonico ed è conforme alla disciplina urbanistica, rientra nella manutenzione straordinaria e si procede con SCIA. Fuori da questi presupposti può configurarsi come ristrutturazione edilizia. Su immobili tutelati serve l’autorizzazione della Soprintendenza, in area vincolata paesaggisticamente l’autorizzazione paesaggistica, ordinaria o semplificata. In zona sismica, se si interviene su elementi strutturali della copertura, valgono gli artt. 93-94 del DPR 380/2001. Qual è la differenza tra apertura a bilico e a vasistas? Il bilico ruota su un asse centrale fino a 180° e consente di pulire il vetro esterno dall’interno: è indicato per installazioni a quota elevata. Il vasistas si apre verso l’esterno su cerniera superiore, non ingombra lo spazio interno e agevola l’accesso al tetto, ma ha un angolo di apertura più contenuto e richiede una quota di installazione raggiungibile. Come si calcola la dimensione corretta della finestra? L’art. 5 del DM 5 luglio 1975 richiede un fattore medio di luce diurna non inferiore al 2% e, comunque, una superficie finestrata apribile non inferiore a 1/8 della superficie di pavimento. Il rapporto 1/8 è una clausola di chiusura, non il parametro principale. Regolamenti edilizi comunali e leggi regionali possono imporre requisiti più stringenti. Meglio PVC, legno o alluminio? Il PVC non assorbe acqua e richiede manutenzione minima, quindi è indicato dove l’umidità è elevata. Il legno, se trattato e sottoposto a controlli periodici, offre buone prestazioni termiche e resa estetica. L’alluminio è impiegato soprattutto come rivestimento esterno del profilo in legno o in PVC. Il criterio dirimente resta la trasmittanza Uw dichiarata in Dichiarazione di Prestazione, non il materiale in sé. Quanto costa installare una finestra da tetto? Il costo dipende da dimensioni, prestazioni del vetro, tipo di raccordo, stratigrafia della copertura e accessibilità del cantiere. Più che a un prezzo indicativo conviene guardare alla composizione del preventivo: serramento, raccordo specifico per il manto, elementi di tenuta, opere di ripristino, smaltimento. La posa incide in modo rilevante sul risultato prestazionale finale. Come si prevengono condensa e infiltrazioni? Le infiltrazioni derivano quasi sempre dal raccordo tra serramento e manto di copertura, non dal serramento. Serve il raccordo specifico per il tipo di manto, con continuità della barriera al vapore interna e dello strato di tenuta all’acqua esterno. La condensa superficiale si contiene con un adeguato isolamento del giunto di posa e con un ricambio d’aria efficace: la verifica di riferimento è la UNI EN ISO 13788. Quali caratteristiche deve avere il vetro? Vetrocamera doppia o tripla con intercapedine a gas inerte e trattamento basso emissivo per l’isolamento invernale; fattore solare g controllato per limitare il surriscaldamento estivo, condizione ricorrente in mansarda. Per l’isolamento acustico contano lo spessore differenziato delle lastre e l’eventuale stratificazione con intercalare acustico. I valori da verificare sono Uw, g e Rw dichiarati dal produttore. Come si illumina un tetto piano? Esistono lucernari specifici per pendenze minime o nulle: cupole in versione trasparente o opalina, elementi con vetro piano temprato e trattamento autopulente, versioni con vetro curvo che favorisce il deflusso dell’acqua. Possono essere fissi o motorizzati e, in alcune configurazioni, consentire l’accesso in copertura. Il nodo progettuale è la tenuta all’acqua in assenza di pendenza. Le finestre da tetto rientrano nelle detrazioni 2026? Sì. Per le spese sostenute nel 2026 la detrazione per il recupero del patrimonio edilizio è del 50% per l’unità adibita ad abitazione principale dal titolare del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, e del 36% negli altri casi, con limite di 96.000 euro per unità immobiliare e ripartizione in dieci quote annuali. Dal 2027 le aliquote scendono rispettivamente al 36% e al 30%. Per l’Ecobonus il serramento deve rispettare i limiti di trasmittanza previsti per la zona climatica. Prima pubblicazione 2018 – Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento