Crisi abitativa in Europa, Ance chiede un “Pnrr per la casa”

A Bruxelles, Parlamento europeo e Commissione hanno riunito istituzioni, città, banche di sviluppo, rappresentanti della società civile e filiera delle costruzioni per discutere l’attuazione del Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile. Nell’occasione Ance ha rilanciato la proposta di un “Pnrr per la casa”, fondato su investimenti pubblici e privati, semplificazione autorizzativa, partenariato pubblico-privato e una politica industriale capace di aumentare l’offerta abitativa senza indebolire sostenibilità, qualità urbana e filiere produttive.

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Crisi abitativa in Europa, Ance chiede un “Pnrr per la casa”

Per affrontare la crisi abitativa europea è necessario trovare strumenti capaci di aumentare l’offerta di alloggi accessibili, sostenere le città sotto pressione, ridurre i tempi di realizzazione degli interventi e mobilitare capitali pubblici e privati. A questo importante tema è stato dedicato l’incontro a Bruxelles “High Level Event on the Housing Crisis in the EU“, organizzato il 5 maggio dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea, con il coinvolgimento della Commissione speciale HOUS, rappresentanti istituzionali, sindaci, banche di sviluppo, associazioni del settore e organizzazioni giovanili.

L’evento si inserisce nel percorso avviato con il primo European Affordable Housing Plan, presentato dalla Commissione nel dicembre 2025, e con le raccomandazioni del Parlamento europeo sulla crisi abitativa adottate nel marzo 2026. Il Piano europeo si fonda su quattro assi: aumento dell’offerta abitativa, mobilitazione degli investimenti, sostegno immediato accompagnato da riforme strutturali e tutela delle fasce più colpite dalla difficoltà di accesso alla casa.

Per il settore delle costruzioni, il tema assume una valenza strategica: la casa rappresenta oggi una leva di competitività, attrattività dei territori, mobilità del lavoro e tenuta delle filiere produttive. A sintetizzare questa impostazione è stata la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, intervenuta a Bruxelles con una richiesta chiara: avviare un vero “Pnrr per la casa”, capace di sostenere un programma europeo per l’abitare attraverso risorse dedicate, semplificazioni, strumenti finanziari e partenariati pubblico-privati.

La casa come infrastruttura sociale

Il punto di partenza del dibattito è il riconoscimento della casa come elemento strutturale della coesione europea. Nel messaggio di apertura, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha ricordato che la casa non è soltanto “quattro mura”, ma il luogo in cui si costruiscono le vite. La Commissione europea, dal canto suo, ha inquadrato l’housing come un diritto fondamentale e come una componente della dignità umana, richiamando la necessità di un ruolo europeo a supporto di Stati membri, regioni e città.

Crisi abitativa in Europa, Ance chiede un “Pnrr per la casa”

Su questa linea si inserisce il messaggio dell’Ance. “La casa non deve più essere considerata come un bene di consumo o un semplice prodotto immobiliare, ma una vera e propria infrastruttura sociale”, ha sottolineato Brancaccio. L’emergenza abitativa non riguarda più solo le fasce più fragili, ma investe lavoratori, giovani, studenti, famiglie e imprese, soprattutto nei territori urbani dove si concentrano occupazione, servizi, università e investimenti.

L’aumento dei costi abitativi, sia per l’acquisto sia per la locazione, sta rendendo sempre più difficile vivere nelle città più dinamiche. Il rischio è una frattura crescente tra luoghi della crescita e possibilità effettiva di abitarli. Da qui il paradosso richiamato da Brancaccio: dove c’è lavoro spesso non c’è casa e dove c’è casa non c’è lavoro. Una condizione che incide sull’attrazione dei talenti, sulla permanenza delle competenze nei territori e sulla capacità delle imprese di svilupparsi in contesti urbani accessibili.

Tre gli ambiti di lavoro su cui intervenire emersi dal confronto: finanziamento della transizione abitativa, rapporto tra aree sotto stress abitativo e settore delle costruzioni, accesso alla casa per giovani e studenti.

Fondi, permitting e filiera: le condizioni per costruire più housing accessibile

Il primo nodo è finanziario. Durante il panel dedicato agli investimenti, i relatori hanno discusso il ruolo del prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, della futura piattaforma europea per gli investimenti nell’housing, di InvestEU, del Fondo sociale europeo e degli strumenti di garanzia a sostegno dell’edilizia pubblica, sociale e accessibile. Il Parlamento europeo ha chiesto fondi dedicati per la casa, in particolare per l’edilizia pubblica e sociale, mentre la Commissione, la BEI e le banche promozionali nazionali e regionali stanno lavorando allo sviluppo di una piattaforma europea per gli investimenti abitativi.

In questo scenario si colloca la proposta dell’Ance di un “Pnrr per la casa”, che sottolinea la necessità di un programma straordinario in grado di mobilitare risorse pubbliche e private su scala europea. Per Brancaccio, infatti, un piano ambizioso richiede strumenti finanziari, fiscali e normativi capaci di sostenere gli investimenti privati, senza i quali l’aumento dell’offerta abitativa rischia di restare insufficiente.

Accanto alle risorse, un altro tema centrale è quello delle procedure. Il permitting incide direttamente sulla bancabilità degli interventi, sulla programmazione dei cantieri e sul costo finale dell’opera. Federica Brancaccio ha evidenziato che, in alcuni casi i ritardi autorizzativi possono aumentare i costi di costruzione fino al 16%, mentre i tempi per ottenere i permessi variano negli Stati membri da pochi mesi fino a due anni. Nel caso italiano, il problema si innesta su un impianto normativo ancora legato alla legge urbanistica del 1942, con effetti evidenti sulla capacità di trasformare rapidamente aree, immobili dismessi e patrimonio esistente in nuova offerta abitativa.

Partnership pubblico-privata e credito

La risposta alla crisi abitativa non può essere affidata soltanto alla spesa pubblica. Per Ance è necessario rafforzare la partnership pubblico-privata, sostenendola con strumenti finanziari e fiscali adeguati e con una ripartizione equilibrata tra rischi e rendimenti. In un contesto segnato da costo del denaro elevato, tensioni geopolitiche, inflazione e rincari energetici, l’accesso al credito diventa una variabile determinante per la fattibilità degli interventi.

La proposta dell’associazione guarda anche alle regole prudenziali europee, con l’obiettivo di ridurre il costo del credito per famiglie e imprese e facilitare gli investimenti nell’housing accessibile. In parallelo, Brancaccio ha richiamato la necessità di rendere più strutturata l’analisi di sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti. La sostenibilità è una condizione per orientare capitali verso interventi capaci di generare valore urbano, inclusione e qualità del costruito.

Offsite, prefabbricazione e costi di costruzione

Il secondo panel europeo ha affrontato anche il ruolo della filiera delle costruzioni. Il Parlamento richiama la necessità di semplificare le procedure, rendere più armonico il quadro regolatorio e aumentare l’offerta abitativa senza ridurre gli standard ambientali ed energetici. Tra le soluzioni discusse rientrano l’edilizia off-site, la prefabbricazione, la modularità, la digitalizzazione dei processi e l’incremento della produttività del cantiere.

Ance invita però a una lettura realistica del modello industriale. In Italia offsite e prefabbricazione sono ancora poco diffusi e richiedono una filiera organizzata, domanda stabile, standardizzazione progettuale e adeguate economie di scala. In contesti favorevoli, secondo Brancaccio, l’applicazione su vasta scala di processi industrializzati può ridurre la durata dei lavori fino al 60% e i costi fino al 20% rispetto alla costruzione tradizionale. Si tratta però di vantaggi non automatici, che dipendono dalla continuità dei programmi, dalla capacità di aggregare domanda e dalla presenza di un mercato sufficientemente maturo.

La transizione verso modelli più industrializzati dovrà quindi essere graduale e selettiva, evitando di indebolire filiere produttive che operano con logiche diverse ma che rappresentano una componente rilevante del sistema edilizio italiano. La sfida è costruire una politica industriale dell’abitare capace di integrare innovazione, recupero del patrimonio esistente, rigenerazione urbana, efficienza energetica e qualità architettonica.

Guarda il video dell’evento “High Level Event on the Housing Crisis in the EU”

 

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