Efficienza energetica, finita la spinta dei bonus: il mercato delle ESCo torna a 11 miliardi

Il mercato italiano dell’efficienza energetica archivia la fase espansiva sostenuta dai bonus edilizi e torna su valori pre Superbonus. Lo studio AGICI presentato a Milano il 15 aprile 2026, segnala che il comparto delle ESCo si attesta a 11,4 miliardi di euro nel 2024, con una forte compressione della marginalità, maggiore selettività tra operatori, crescita del consolidamento e una domanda che continua a muoversi soprattutto per contenere i costi energetici. Emerge la necessità di strumenti più mirati, capaci di sostenere interventi integrati tra efficienza energetica e fonti rinnovabili.

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Efficienza energetica, finita la spinta dei bonus: il mercato delle ESCo torna a 11 miliardi

Il mercato italiano dell’efficienza energetica sta uscendo dalla lunga stagione della crescita trainata dagli incentivi edilizi e, in particolare, dall’effetto straordinario generato dal Superbonus. Lo segnala lo studio “Mercato dell’efficienza energetica in Italia: dinamiche e prospettive strategiche per le ESCo”, presentato ieri da AGICI a Milano. Il quadro che emerge racconta più che un arretramento del settore una sua trasformazione: dopo aver superato i 16 miliardi di euro nel 2023, il comparto delle ESCo si è attestato intorno agli 11 miliardi a fine 2024, evidenziando una fase di normalizzazione dei ricavi, una domanda meno espansiva e una maggiore selezione tra modelli di business.

Il mercato dunque non scompare con il ridimensionamento degli incentivi: cambia struttura e premia operatori capaci di presentarsi con un’offerta meno dipendente dai bonus e più fondata su valore industriale, performance e continuità operativa. 

Dopo la stagione dei bonus, il settore entra in una fase più selettiva

Secondo l’analisi AGICI, il comparto delle Energy Service Company resta ampio ma oggi mostra con maggiore evidenza le differenze tra player. Le prime 50 ESCo per fatturato concentrano oltre l’80% del mercato, pari a circa 9 miliardi di euro, segnale di un’elevata polarizzazione attorno a un nucleo di operatori strutturati e di una crescente distanza tra chi dispone di dimensione, competenze, portafoglio servizi e capacità finanziaria rispetto a chi, invece, ha beneficiato soprattutto di una domanda sostenuta dagli incentivi.

In questo scenario le ESCo integrate, cioè quelle con maggiore scala operativa e presenza più estesa lungo la catena del valore, mostrano una maggiore continuità dei risultati. Le realtà più esposte a meccanismi incentivanti o a segmenti di domanda particolarmente sensibili al supporto pubblico evidenziano invece una maggiore volatilità. 

In questo contesto, per le ESCo contano sempre di più solidità industriale, capacità di esecuzione e sostenibilità economico-finanziaria dei progetti. La selezione del mercato premia gli operatori in grado di servire industria, PA e residenziale con interventi credibili sotto il profilo tecnico e bancabili sotto il profilo contrattuale. Anche utility, investitori e filiera tecnologica sono chiamati a confrontarsi con un mercato meno espansivo, ma più strutturato.

Incentivi, M&A e integrazione con le rinnovabili

AGICI osserva che le misure più efficaci non coincidono necessariamente con quelle più onerose, ma con quelle meglio mirate, misurabili e coerenti con l’obiettivo perseguito. I Titoli di Efficienza Energetica vengono indicati, sulla base dei dati ENEA e GSE elaborati da AGICI, come riferimento per l’efficienza energetica industriale: 3,4 Mtep generati a fronte di circa 0,9 miliardi di euro di spesa. Le misure riconducibili alla Transizione 4.0, invece, pur essendo rilevanti come leva per investimenti e innovazione, vengono associate a un impatto energetico inferiore in rapporto all’onere, con 1,4 Mtep a fronte di circa 24,7 miliardi di euro.

Al di là delle differenze tra le singole misure, il nodo vero è che l’attuale quadro di supporto fatica ancora a sostenere investimenti strutturali. Per il settore servono strumenti più efficaci nel tempo e più aderenti agli obiettivi di decarbonizzazione.

Consolidamento, utility e capitali finanziari ridisegnano il settore

Nel periodo 2021-2025 AGICI censisce 10 operazioni di M&A, con un’accelerazione nel 2025, quando i deal salgono a 4 contro i 2 registrati in ciascuno degli anni precedenti. Il movimento segue tre direttrici: consolidamento tra operatori, rafforzamento delle utility e ingresso di capitali finanziari, spesso in ottica di piattaforma. È il segnale di un mercato che sta uscendo da una logica puramente tecnico-operativa per assumere un profilo sempre più industriale. In questo quadro, secondo AGICI, cresce anche il peso dell’integrazione tra efficienza energetica e fonti rinnovabili, considerata una leva sempre più rilevante per migliorare la sostenibilità economica dei progetti, aumentarne la scalabilità e dare maggiore continuità ai percorsi di decarbonizzazione.

È necessario evolvere verso strumenti in grado di valorizzare non solo i risparmi energetici, ma anche la riduzione delle emissioni, premiando interventi più complessi e integrati. Guardando avanti, la direzione è chiara: l’integrazione tra efficienza energetica e fonti rinnovabili rappresenta una leva sempre più centrale, non solo per la decarbonizzazione ma anche per la sostenibilità economica dei progetti. Gli interventi progettati in modo integrato generano valore superiore rispetto a soluzioni frammentate e rendendo gli investimenti più scalabili e attrattivi per il mercato”. – Stefano Clerici, Amministratore Delegato di AGICI

La fotografia finale, quindi, è quella di un comparto che non perde rilevanza, ma è chiamato a dimostrare una nuova maturità. Meno dipendenza dall’incentivo, più capacità di costruire soluzioni integrate; meno corsa ai volumi, più attenzione a marginalità, execution e solidità industriale; meno rendita da policy, più competizione su competenze, tecnologie e qualità dei modelli operativi. In questa cornice si inserisce anche il riconoscimento assegnato da AGICI a Giorgio Golinelli, amministratore delegato di Hera Servizi Energia, premiato per il contributo dato alla crescita e all’integrazione delle ESCo del gruppo in un’ottica di efficienza e decarbonizzazione. Un segnale che conferma come la nuova fase del mercato premi soprattutto chi riesce a coniugare radicamento territoriale, scala industriale e visione strategica. 

“Con la progressiva conclusione del PNRR si apre una fase nuova: meno incentivi straordinari e più bisogno di strumenti stabili e strutturali. La sfida è rendere efficaci e duraturi i meccanismi esistenti, integrando finanza pubblica e capitale privato. In questo senso, il modello ESCo e l’EPC rappresentano leve fondamentali per accompagnare investimenti in efficienza energetica e decarbonizzazione nel medio-lungo periodo, e per contribuire alla sicurezza e alla competitività del Paese. Stiamo intensificando il confronto con le istituzioni su alcuni dossier chiave: dalla gestione della coda di Transizione 5.0 e il tema dell’iperammortamento 2026, fino alle necessarie modifiche al Conto Termico 3.0, in particolare l’incremento del plafond complessivo e una revisione delle regole di accesso per i piccoli Comuni.”, ha dichiarato Giacomo Cantarella, Presidente di AssoESCo.

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