Amianto sostenibile: la ricerca sui materiali dell’Università Milano Bicocca trasforma un rifiuto pericoloso in una risorsa 27/07/2026
A KEY – The Energy Transition Expo di Rimini è stato presentato lo studio “Il ruolo dell’efficienza energetica all’interno del percorso di decarbonizzazione italiana”, realizzato da AGICI, che spiega che continuare a intervenire per singoli step, con una logica incrementale, produce risultati ma rischia di diventare sempre meno efficiente nel tempo; progettare invece interventi integrati, combinando efficienza energetica e fonti rinnovabili, consente di abbattere maggiormente le emissioni e di migliorare anche la redditività economica delle operazioni. Lo Studio analizza prima come si comporta la domanda nei principali comparti – residenziale, terziario/pubblica amministrazione e industria – poi l’offerta, cioè il sistema delle ESCo, e infine quantifica il vantaggio degli interventi integrati rispetto a quelli realizzati separatamente. Un percorso di decarbonizzazione ancora troppo incrementale Secondo AGICI, oggi in Italia prevale ancora un approccio incrementale, il che significa che si tende a ridurre progressivamente le emissioni senza modificare in profondità i modelli produttivi e di consumo. È una logica che risponde a vincoli economico-finanziari immediati e a orizzonti di investimento di breve periodo. Il limite, però, è che nel tempo i costi marginali della riduzione delle emissioni tendono a crescere, rendendo più difficile mantenere un buon equilibrio tra sostenibilità ambientale e convenienza economica. Lo studio contrappone a questa traiettoria un approccio trasformativo, nel quale efficienza energetica e rinnovabili vengono progettate insieme. Il punto non è soltanto installare più tecnologie, ma farle dialogare meglio: ridurre prima i fabbisogni, elettrificare in modo coerente i consumi, dimensionare correttamente gli impianti, evitare sovra o sottoutilizzi e costruire business case più robusti. Residenziale, terziario e industria: tre mercati, una stessa inerzia Nel comparto residenziale il principale vincolo è strutturale. Il patrimonio edilizio italiano è in larga parte precedente al 1980 e, sulla base dei dati APE richiamati dallo studio, il 50% delle abitazioni ricade ancora nelle classi energetiche peggiori, F e G. A questo si aggiunge che il 73% delle abitazioni è posseduto dall’occupante; ciò significa che la riqualificazione dipende soprattutto dalle scelte delle famiglie, spesso guidate da un payback breve e da capacità di investimento limitate. In prospettiva, AGICI osserva inoltre che i cambiamenti demografici e climatici, compreso l’aumento dei gradi giorno di raffrescamento al 2050, tenderanno a modificare i carichi e a spingere verso una maggiore elettrificazione dei consumi domestici. Anche nel terziario e nella pubblica amministrazione la massa critica è molto rilevante, ma la velocità di trasformazione resta contenuta. Il patrimonio terziario italiano conta circa 1,3 milioni di edifici, pari a circa il 10% del totale nazionale; nel segmento privato prevalgono commercio, uffici e ricettivo. La PA, dal canto suo, possiede oltre 770 mila unità immobiliari, di cui circa 130 mila destinate a servizi non residenziali. Nonostante l’obbligo di riqualificazione del 3% annuo, il processo procede lentamente, segnalando un gap che non è solo tecnologico ma anche organizzativo, amministrativo e finanziario. Nel settore industriale, infine, la survey richiamata da AGICI presso gli energy manager delle imprese manifatturiere energivore mostra una domanda ancora difensiva. Gli investimenti si concentrano su fotovoltaico e su soluzioni standard di efficienza, mentre i driver principali restano la riduzione del costo energetico e la compliance ETS. In questo quadro, il tempo di ritorno dell’investimento continua a rappresentare il criterio dominante di scelta. Il ruolo delle ESCo e il vantaggio economico dell’integrazione Sul lato dell’offerta, lo studio fotografa un comparto ESCo ancora dinamico ma condizionato dall’assetto degli incentivi. Il campione analizzato, pari a 449 ESCo, ha generato nel 2024 un fatturato complessivo di 11 miliardi di euro, in calo rispetto all’anno precedente anche per effetto della fine del Superbonus. Il dato più interessante, però, è forse un altro: il 75% dei ricavi si concentra nelle imprese di maggiore dimensione. Ne deriva un mercato non ancora pienamente omogeneo, in cui la capacità di strutturare proposte integrate e anticipare la domanda resta distribuita in modo diseguale. AGICI sottolinea inoltre come il settore tenda ancora a seguire la domanda più che a orientarla: senza una domanda più evoluta e senza un framework di policy stabile, anche gli operatori più attrezzati rischiano di concentrarsi su interventi parziali, più semplici da collocare ma meno performanti dal punto di vista sistemico. Quanto rende un intervento integrato Lo studio fa una modellazione comparativa tra interventi realizzati separatamente e interventi progettati in modo integrato. Il risultato è che l’integrazione tra efficienza energetica e rinnovabili consente una riduzione più elevata della CO₂ a un costo unitario inferiore. La ragione sta nelle sinergie di progetto: una diagnosi energetica ben costruita, un corretto dimensionamento degli impianti e una lettura combinata dei fabbisogni evitano dispersioni di capitale e massimizzano la prestazione complessiva. Da un punto di vista economico-finanziario, lo studio evidenzia che il Valore Attuale Netto (VAN) degli interventi integrati supera la somma dei VAN dei singoli interventi considerati separatamente. L’incremento arriva fino al +29% negli edifici pubblici, al +11% nei condomini, al +9% nelle abitazioni unifamiliari e al +10% nell’industria energivora. L’approccio incrementale ha consentito progressi significativi, ma i dati mostrano che per raggiungere gli obiettivi al 2050 e costruire nuova competitività industriale è necessario integrare efficienza e rinnovabili in una logica di creazione di valore. Questo passaggio riguarda domanda, offerta e istituzioni. Solo un’evoluzione condivisa del sistema permetterà di intercettare pienamente i benefici economici e ambientali dell’approccio trasformativo». – Stefano Clerici, Amministratore Delegato di AGICI Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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