I nuovi CAM Edilizia rafforzano il principio della progettazione per il fine vita: componenti riutilizzabili, connessioni reversibili, demolizione selettiva e recupero dei materiali vanno considerati fin dalle prime fasi del progetto. Cosa cambia, in concreto, per progettisti, imprese e produttori?

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La disassemblabilità è un termine tecnico, ma dietro questa parola c’è un cambio di prospettiva concreto nel modo di progettare, costruire, mantenere e, infine, dismettere edifici e spazi esterni.
La logica tradizionale segue spesso un percorso lineare: si produce, si installa, si demolisce, si smaltisce. La disassemblabilità propone un’alternativa. Si progetta fin dall’inizio perché elementi e materiali possano essere rimossi, recuperati e, quando tecnicamente possibile, riutilizzati.
Dalla demolizione alla decostruzione
Per decenni la fine vita di un’opera è stata un capitolo trascurato. La demolizione era considerata una fase a sé, con poco o nessun legame con le scelte progettuali. Il risultato è noto: grandi quantità di materiali miscelati, difficili da separare e destinati nella migliore delle ipotesi a essere frantumati.
Parlare di decostruzione significa invertire l’ordine dei pensieri. Il progetto tiene conto fin da subito di ciò che accadrà quando l’opera dovrà essere modificata, manutenuta, sostituita o dismessa. La disassemblabilità è la possibilità di separare e rimuovere gli elementi di un sistema costruttivo limitando le operazioni distruttive e facilitandone il recupero.
Il punto sta nel come i materiali vengono uniti tra loro. Se un elemento può essere rimosso senza essere distrutto né contaminato da altri materiali, conserva molte più possibilità di essere riutilizzato. Se non è possibile salvarlo, può essere avviato in modo selettivo al riciclaggio o ad altre forme di recupero.
Cosa cambia con i CAM Edilizia 2025
Questo approccio trova oggi un riferimento preciso nella normativa italiana. I Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, aggiornati con il D.M. 24 novembre 2025, rafforzano l’attenzione a durabilità, riuso, decostruzione e recupero dei materiali a fine vita.
Il riferimento principale è il criterio 2.3.17 – Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita, evoluzione del precedente criterio 2.4.14 dedicato a disassemblaggio e fine vita. Nell’ambito dei contratti pubblici ai quali si applicano i CAM, il criterio richiede che il progetto favorisca il riuso di elementi e componenti oppure la loro demolizione selettiva. L’obiettivo è massimizzare il recupero delle diverse frazioni di prodotti e materiali.
Il criterio si applica alle diverse tipologie di intervento previste dai CAM, con esclusione della manutenzione ordinaria e straordinaria. Per la nuova costruzione e per la demolizione e ricostruzione è fissata anche una soglia precisa. Almeno il 70% in peso dei componenti edilizi e degli elementi utilizzati nel progetto, esclusi gli impianti, deve essere direttamente riutilizzabile oppure poter essere sottoposto, a fine vita, a disassemblaggio, smontaggio, decostruzione o demolizione selettiva.
Il dato va letto con attenzione: la soglia riguarda l’opera nel suo complesso, non il singolo prodotto. Nessun materiale, da solo, “soddisfa” il criterio. Ogni scelta progettuale contribuisce però a raggiungerlo, e alcuni sistemi costruttivi ci riescono meglio di altri.
Come si progetta un’opera disassemblabile: l’esempio della posa a secco
Il sistema costruttivo scelto fa gran parte della differenza. Una pavimentazione realizzata con un getto monolitico o in asfalto, oppure composta da elementi vincolati al supporto con adesivi o altri legami difficilmente reversibili, richiede di norma operazioni di demolizione per essere rimossa.
Le pavimentazioni in masselli autobloccanti posati a secco funzionano in modo diverso. Gli elementi possono essere rimossi uno per uno. Questo consente di intervenire sulla pavimentazione, accedere agli strati sottostanti, sostituire le parti danneggiate e recuperare gli elementi ancora idonei all’uso.
È il principio che trova applicazione nelle pavimentazioni di Ferrari BK, azienda veneta con oltre 50 anni di esperienza nella produzione di pavimentazioni autobloccanti. In concreto, la disassemblabilità si traduce in quattro caratteristiche.
La prima è la posa a secco. I masselli vengono normalmente posati su un letto di posa in materiale granulare, senza adesivi permanenti che vincolino irreversibilmente il singolo elemento al sottofondo. Si possono quindi rimuovere senza doverli necessariamente demolire.
Poi c’è la possibilità di riutilizzo. Un elemento rimosso integro può essere recuperato e, dopo la verifica delle sue condizioni e dell’idoneità rispetto alla nuova destinazione d’uso, reinstallato. La disassemblabilità mantiene aperta la strada del riutilizzo del prodotto prima del suo eventuale avvio a riciclaggio.
Elementi modulari e formati ripetibili permettono di intervenire su porzioni limitate della superficie. In caso di danneggiamento o quando serve accedere ai sottoservizi, si rimuovono soltanto gli elementi interessati, senza toccare il resto.
Infine, l’assenza di legami irreversibili. Poiché il massello non è incollato al sottofondo, smontaggio e separazione dei componenti risultano più semplici. Il sistema è così coerente con una progettazione orientata alla decostruzione e al recupero a fine vita.
Riciclabile e disassemblabile non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune i due concetti tendono a sovrapporsi, ma sono distinti. Un materiale riciclabile può essere demolito, frantumato e trasformato in materia prima seconda. Un elemento disassemblabile può essere rimosso senza essere necessariamente distrutto, e questo lascia aperta anche la possibilità del riutilizzo diretto.
Un prodotto può contenere un’elevata percentuale di materia riciclata ed essere incorporato nell’edificio in modo tale da risultare difficilmente recuperabile. Un altro può avere un contenuto riciclato più contenuto ed essere invece facilmente smontabile e riutilizzabile. Sono due leve diverse, e non sempre viaggiano insieme.
La distinzione conta anche per l’economia circolare. La gerarchia europea e nazionale di gestione dei rifiuti dà priorità alla prevenzione della produzione del rifiuto. Quando il materiale è ormai diventato rifiuto, viene la preparazione per il riutilizzo, prima del riciclaggio e delle altre forme di recupero.
Un elemento che può essere rimosso integro e reimpiegato direttamente, senza diventare rifiuto, conserva più a lungo il valore economico e ambientale incorporato nel prodotto. Si evita inoltre di sottoporlo a un nuovo processo di trasformazione. Per questo i sistemi reversibili e smontabili sono uno degli strumenti più diretti per ridurre i rifiuti da demolizione.
Dal rifiuto alla banca dei materiali
I componenti di un’opera progettata per essere smontata possono diventare vere e proprie “banche dei materiali“: riserve di materiali e prodotti utilizzabili in nuovi cicli edilizi.
In questo scenario la fine vita dell’opera non è più un costo da sostenere né un problema da smaltire. Diventa il momento in cui una parte del valore economico e ambientale investito nel cantiere torna disponibile. Perché ciò sia possibile, però, i materiali devono essere recuperabili: integri, separabili, non contaminati e accompagnati da informazioni chiare sulla loro natura e sulle modalità di posa.
FAQ Disassemblabilità in edilizia
Che cos’è la disassemblabilità in edilizia?
È la possibilità di separare e rimuovere gli elementi che compongono un sistema costruttivo limitando le operazioni distruttive, così da facilitarne il recupero a fine vita.
Quale criterio dei CAM Edilizia riguarda la disassemblabilità?
Il criterio 2.3.17 – Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita, introdotto dal D.M. 24 novembre 2025 come evoluzione del precedente criterio 2.4.14.
Quale soglia prevedono i CAM per le nuove costruzioni?
Per nuova costruzione e demolizione con ricostruzione, almeno il 70% in peso dei componenti edilizi e degli elementi utilizzati, esclusi gli impianti, deve essere direttamente riutilizzabile oppure disassemblabile, smontabile, decostruibile o demolibile selettivamente.
Il criterio vale per il singolo prodotto?
No. Si riferisce all’opera nel suo complesso. Un prodotto contribuisce al risultato in base a come viene installato e a quanto è recuperabile a fine vita.
Riciclabile e disassemblabile sono sinonimi?
No. Un materiale riciclabile può essere frantumato e trasformato in materia prima seconda. Un elemento disassemblabile può essere rimosso senza essere distrutto, e resta così possibile il suo riutilizzo diretto, preferibile al riciclo nella gerarchia dei rifiuti.
Un massello posato a secco può essere riutilizzato?
Sì, purché sia rimosso integro. Prima del reimpiego vanno verificati lo stato di conservazione e l’idoneità rispetto alla nuova destinazione d’uso.



