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Acqua meteorica e resilienza: il ruolo dei sistemi di drenaggio

Piogge intense, suolo sempre più impermeabile e reti fognarie sotto pressione. Perché invarianza idraulica, CAM Edilizia 2026 e soluzioni di drenaggio sostenibile diventano decisivi per ridurre alluvioni, inquinamento e sprechi idrici

Acqua meteorica e resilienza: il ruolo dei sistemi di drenaggio

Immagine generata con IA

L’aumento delle superfici impermeabili e la concentrazione delle piogge in eventi brevi e intensi stanno mettendo sotto pressione le reti di drenaggio tradizionali. Invarianza idraulica, nuovi CAM Edilizia e direttiva europea sulle acque reflue urbane spingono a considerare il drenaggio una componente di progetto capace di ridurre alluvioni, inquinamento e sprechi idrici.

Suolo impermeabile e piogge concentrate

Il problema non è solo la quantità di pioggia, ma la sua distribuzione, dato che eventi intensi e concentrati cadono su suoli sempre meno capaci di infiltrare l’acqua. Il Rapporto SNPA 2025 rileva che nel 2024 in Italia sono state artificializzate quasi 84 km² di superficie, con un consumo di suolo netto di oltre 78 km², il valore più alto dell’ultimo decennio; contro appena poco più di 5 km² restituiti alla natura.

Ogni ora il Paese perde quindi circa 10.000 m² di suolo naturale o seminaturale. Quando asfalto, tetti e cemento sostituiscono suolo e vegetazione, l’acqua piovana non viene più trattenuta né assorbita. Questa defluisce rapidamente verso strade, tombini e reti fognarie, aumentando il rischio di allagamenti urbani e di scarichi inquinanti nei corpi idrici.

Il quadro del dissesto rende la sfida ancora più urgente. Secondo ISPRA, nel 2024 il 94,5% dei comuni italiani è esposto ad almeno una forma di rischio tra frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe; le aree a pericolosità da frana censite nei Piani di Assetto Idrogeologico sono salite a 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale.

Che cos’è il drenaggio urbano sostenibile

Il drenaggio urbano sostenibile raccoglie un insieme di soluzioni che gestiscono l’acqua meteorica vicino al punto in cui cade, invece di convogliarla interamente e subito nella fognatura. L’obiettivo è combinare infiltrazione nel suolo, ritenzione temporanea, laminazione delle portate, trattamento dell’inquinamento e, dove possibile, riuso dell’acqua.

Invarianza idraulica

Per invarianza idraulica e idrologica si intende il principio per cui una nuova trasformazione del territorio non deve aumentare il deflusso e i picchi di piena a valle rispetto alla situazione preesistente. In pratica, se si impermeabilizza una superficie, occorre compensare con infiltrazione, ritenzione o laminazione l’acqua che prima veniva assorbita dal suolo.

La Regione Lombardia applica questo principio con il regolamento regionale 7/2017, aggiornato nel 2025 con il r.r. 3/2025. La disciplina riguarda acque meteoriche non contaminate, interventi edilizi e urbanistici e infrastrutture stradali; il territorio è distinto in aree ad alta, media e bassa criticità idraulica, con obblighi differenziati.

Normativa sulle acque meteoriche, cosa prevedono Europa, Italia e Regioni

Il quadro normativo si muove a livello europeo, nazionale e regionale. La direttiva 2024/3019, che rifonde la direttiva 91/271/CEE, affronta in modo diretto gli scolmi causati da piogge intense e il deflusso urbano, due fonti di inquinamento destinate ad aumentare con l’urbanizzazione e il cambiamento climatico.

Per gli agglomerati con almeno 100.000 abitanti equivalenti la direttiva richiede piani integrati di gestione delle acque reflue urbane; per quelli tra 10.000 e 100.000 abitanti equivalenti sono previsti quando scolmi o deflussi urbani mettono a rischio ambiente o salute pubblica. Tra le misure indicate figurano la riduzione dell’ingresso di acque piovane non inquinate nelle reti, lo stoccaggio temporaneo, la ritenzione naturale e il trattamento delle prime piogge più cariche di inquinanti.

In Italia, la gestione delle acque meteoriche resta fortemente condizionata dalle competenze regionali e dagli strumenti urbanistici comunali. L’articolo 113 del D.Lgs. 152/2006 rimanda infatti alle Regioni per la disciplina delle acque meteoriche di dilavamento, mentre la pianificazione di bacino e la difesa dal rischio idraulico definiscono vincoli e priorità territoriali.

I nuovi CAM edilizia 2026 e il riuso delle acque meteoriche

Un passaggio operativo importante arriva dai nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, introdotti con il DM 24 novembre 2025 e obbligatori nei contratti pubblici di progettazione e lavori dal 2 febbraio 2026.

Per il tema dell’acqua, il nuovo CAM prevede due criteri rilevanti. Per nuove costruzioni, demolizioni e ricostruzioni, restauri e risanamenti conservativi sono richieste reti separate per acque reflue meteoriche, grigie e nere, e reti differenziate per usi potabili e non potabili.

Il progetto deve prevedere raccolta e stoccaggio dell’acqua piovana per irrigazione o scarichi sanitari, con impianti conformi alle norme UNI/TS 11445 e UNI EN 805. Il criterio si applica anche ad altre opere e manufatti con superfici captanti.

I sistemi di drenaggio: le diverse soluzioni tecniche

Superfici permeabili e canali

La prima misura è ridurre l’impermeabilizzazione alla fonte. Pavimentazioni drenanti, calcestruzzi permeabili, grigliati con inerbimento e pavimentazioni filtranti consentono all’acqua di infiltrarsi nel sottosuolo invece di defluire interamente verso i pluviali.

Accanto alle superfici, canalette, cordoli drenanti, fossi vegetati e chiusini idonei guidano l’acqua verso punti di infiltrazione o accumulo. La scelta dipende però dall’uso: carico veicolare, pendenza, manutenzione, clima e natura del sottosuolo determinano la soluzione più adatta.

pavimentazioni drenanti e filtranti in calcestruzzo di Ferrari BK,

Le pavimentazioni drenanti e filtranti in calcestruzzo di Ferrari BK, come masselli autobloccanti drenanti e grigliati erbosi, lasciano infiltrare l’acqua piovana nel suolo e limitano ristagni e deflusso superficiale. Gli elevati valori di riflessione solare (SRI) aiutano anche a ridurre l’effetto isola di calore in parcheggi, piazzali e spazi urbani.

Accumulo, laminazione, infiltrazione e trattamento della prima pioggia

Dove l’infiltrazione è limitata si può ricorrere a serbatoi di accumulo e sistemi di laminazione. L’acqua viene trattenuta temporaneamente e rilasciata gradualmente, riducendo il picco di portata che arriva alla rete e ai corsi d’acqua.

La cosiddetta “prima pioggia” merita un trattamento specifico: dopo un periodo secco, il primo deflusso lava via polveri, idrocarburi, metalli e altri inquinanti accumulati su strade e parcheggi. La direttiva europea invita a prevedere misure per trattare questi deflussi o limitarne l’ingresso nelle reti, privilegiando soluzioni naturali quando possibile.

Soluzioni basate sulla natura e riuso dell’acqua piovana

Giardini pluviali, bioswale, bacini di ritenzione vegetati, tetti verdi e aree umide urbane  rallentano l’acqua, favoriscono l’infiltrazione, trattengono parte degli inquinanti, mitigano il calore urbano e migliorano la qualità degli spazi pubblici.

Il riuso dell’acqua piovana completa il quadro. Raccolta da tetti e superfici captanti, può essere immagazzinata per irrigazione, lavaggio e usi non potabili, riducendo la domanda di acqua potabile e l’impatto sulle reti fognarie.

Proteggere i locali interrati: sollevamento e antiriflusso

Quando gli eventi intensi mandano in pressione la rete, il rischio si sposta anche dentro gli edifici. Cantine, seminterrati, garage e parcheggi interrati che scaricano sotto la quota della fognatura sono esposti al rigurgito delle acque dalla rete e all’ingresso dell’acqua piovana da rampe, bocche di lupo e cavedi. In questi casi il drenaggio va completato a scala di edificio con dispositivi antiriflusso e sistemi di sollevamento. Questi raccolgono le acque in un pozzetto o in una vasca e le pompano fino alla quota di scarico. Nel dimensionamento contano la natura delle acque (meteoriche, chiare o nere), le portate di picco, il luogo di installazione (interno, interrato, esterno) e la presenza o meno di una pendenza naturale verso la fognatura. Contano anche la manutenzione e il controllo periodico dell’impianto, come per gli altri componenti del sistema di drenaggio. 

Ecolift di Kessel la soluzione intelligente per il drenaggio delle cantine

Sistemi di pompaggio Kessel per locali interrati, garage e parcheggi multipiano. La gamma comprende piccole stazioni e impianti di sollevamento, stazioni di pompaggio e pompe ad immersione, da scegliere in base al tipo di acque e al luogo di installazione. Nell’immagine Ecolift per il drenaggio delle cantine

Come si progetta un sistema di drenaggio: criteri, errori, manutenzione

Il progetto deve considerare diversi elementi. Innanzitutto, l’analisi delle superfici, quindi quantificare aree impermeabili, tetti, strade, parcheggi e superfici verdi, distinguendo le acque pulite da quelle potenzialmente inquinate. Poi la verifica del suolo, valutando permeabilità, falda, pendenze e possibili criticità geologiche o idrauliche.

Importante anche la scelta delle soluzioni e combinare infiltrazione, ritenzione, laminazione e riuso in base agli obiettivi e ai vincoli locali. Poi è utile anche calcolare portate, volumi di accumulo e tempi di svuotamento secondo le piogge di riferimento e le regole regionali.

Infine, la manutenzione; prevedere pulizia di griglie e canalette, controllo dei filtri, gestione della vegetazione e verifica periodica dei serbatoi.

Gli errori più frequenti riguardano il sottodimensionamento, l’assenza di manutenzione, l’uso di soluzioni standard senza verifica del suolo e la separazione incompleta delle acque.

FAQ sistemi di drenaggio

Il drenaggio urbano sostenibile serve solo nelle grandi città?

No. È utile ovunque l’impermeabilizzazione aumenti il deflusso, quindi in centri storici, nuovi quartieri, aree produttive, parcheggi, strade e piccoli comuni. La differenza sta nelle soluzioni e nelle soglie normative applicabili.

L’acqua piovana può essere usata in casa?

Può essere raccolta e riutilizzata per usi non potabili, come irrigazione e scarichi sanitari. I nuovi CAM Edilizia richiamano esplicitamente raccolta, stoccaggio e riuso secondo le norme UNI/TS 11445 e UNI EN 805.

Cos’è l’invarianza idraulica in pratica?

È la garanzia che un nuovo intervento non aumenti il deflusso verso la rete e i corsi d’acqua. Si ottiene con infiltrazione, ritenzione, laminazione o altre misure compensative.

I sistemi di drenaggio sostituiscono le fognature?

No. Anzi, le integrano, in quanto riducono le portate e l’inquinamento che arrivano in rete, ma non eliminano la necessità di fognature, depuratori e piani di gestione delle acque reflue.


Categoria: Tecnologia

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