II edizione del Forum Agrivoltaico di Legambiente: le rinnovabili che fanno bene al territorio italiano

Il nostro Paese è un “laboratorio naturale” per l’agrivoltaico, il sistema di produzione agricolo e fotovoltaico in grado di generare energia pulita. Legambiente, nel corso del II Forum Nazionale sull’Agrivoltaico, ne sottolinea il ruolo chiave per accelerare la decarbonizzazione del sistema energetico e aumentare la resilienza ambientale, produttiva ed economica del comparto agricolo. Analizziamo i punti chiave del dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” pubblicato da Legambiente.

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II edizione del Forum Agrivoltaico di Legambiente: le rinnovabili che fanno bene al territorio italiano
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L’agrivoltaico è una sfida possibile per il nostro Paese e un volano concreto per supportare la transizione ecologica in atto. È in questa prospettiva che si è inserito il II Forum Nazionale sull’agrivoltaico promosso da Legambiente, svoltosi il 5 maggio scorso, che ha rimarcato la profonda connessione tra rinnovabili e agricoltura.

Per le sue peculiarità territoriali e la forte vocazione agricola, l’Italia rappresenta un “laboratorio naturale” per l’agrivoltaico. L’elevato valore delle produzioni agricole, la ricchezza della biodiversità e l’importanza delle comunità rurali richiedono interventi fondati su una progettazione rigorosa e una pianificazione attenta, evitando approcci semplificati o soluzioni di breve respiro. Se realizzato secondo criteri adeguati, l’agrivoltaico può rafforzare la resilienza delle imprese agricole, diminuire i costi energetici, favorire un utilizzo più efficiente del suolo e contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi nazionali di decarbonizzazione.
Come sottolinea Angelo Gentili, Responsabile nazionale agricoltura di Legambiente nel dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026”, la crisi climatica sta trasformando il modo in cui guardiamo al territorio, all’energia e all’agricoltura. Gli eventi estremi mettono a dura prova il lavoro degli agricoltori rendendo la transizione energetica una condizione necessaria per difendere la stessa agricoltura. È per questo che l’agrivoltaico, secondo il responsabile Legambiente, diventa uno strumento per immaginare un nuovo equilibrio nato da un dialogo reale tra competenze agricole, energetiche e territoriali, con l’imprenditore rurale protagonista fin dalle prime fasi di progettazione.

Ma perché occorre parlare ancora oggi di agrivoltaico?

La crisi climatica ha colpito duramente molti settori, in primis l’agricoltura. l’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi e la crescente scarsità d’acqua stanno già riducendo la produttività agricola e mettendo a rischio la sicurezza alimentare globale. Il report Legambiente riporta dei dati elaborati dalla FAO in cui si fotografa una situazione disastrosa: tra il 1991 e il 2023, il climate change ha determinato perdite economiche e produttive ingenti per il comparto ittico e agricolo. Le conseguenze sono state altrettanto disastrose: si va dalla diminuzione delle produzioni, allo spopolamento e abbandono di aree rurali.

Anche in Italia il cambiamento climatico si fa sentire. I dati del 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente evidenziano 376 eventi climatici estremi registrati sul territorio nazionale, tra periodi di siccità prolungata, frane, alluvioni e ondate di calore. Questi fenomeni incidono sull’agricoltura aumentandone la vulnerabilità e compromettendo seriamente la regolarità dei cicli produttivi.
In questo contesto Legambiente identifica nell’agrivoltaico uno strumento altamente utile per mitigare gli effetti dannosi del cambiamento climatico. Ma non solo: l’impiego dell’agrivoltaico aiuta a rendere il settore più resiliente alle sfide ambientali della contemporaneità.
I casi positivi esistono già e sono documentati da Legambiente. In Europa il settore è in forte espansione, con oltre 200 progetti attivi e più di 15 GW di capacità installata, sostenuti da politiche pubbliche e investimenti. Paesi come Francia, Germania e Paesi Bassi hanno già inserito l’agrivoltaico nelle proprie strategie energetiche e agricole.

I benefici dell’agrivoltaico

Secondo il report Legambiente, l’agrivoltaico offre benefici ambientali, climatici ed economici, tanto da rappresentare uno strumento capace di integrare la transizione energetica con la tutela del suolo agricolo.
I benefici ambientali sono i seguenti: l’agrivoltaico riduce le emissioni di gas serra attraverso la produzione di energia rinnovabile. Allo stesso tempo favorisce l’autoconsumo energetico nelle imprese agricole che lo hanno adottato: in questo modo si diminuiscono i costi energetici e l’impronta climatica dell’agricoltura sul territorio.
Ma l’agrivoltaico ha un impatto positivo anche in materia di adattamento climatico. L’ombreggiamento parziale legato alla presenza dei moduli fotovoltaici aiuta a migliorare il microclima delle colture riducendo l’evapotraspirazione e il fabbisogno idrico. Il suolo conserva maggiormente l’umidità e aiuta le colture ad essere più resilienti.
I moduli fotovoltaici offrono inoltre una protezione parziale da eventi estremi come grandinate, piogge intense e gelate tardive, oltre a consentire l’impiego di sistemi avanzati di monitoraggio e gestione delle coltivazioni.
L’agrivoltaico incide anche sul piano economico, rappresentando un’opportunità di diversificazione del reddito per le aziende agricole che possono integrare i ricavi derivanti dalla produzione agricola con quelli legati alla produzione e all’autoconsumo di energia.
Una progettazione attenta e integrata può generare un doppio beneficio climatico: da un lato la riduzione diretta delle emissioni attraverso la produzione di energia rinnovabile, dall’altro il rafforzamento della resilienza dei sistemi agricoli e la diminuzione delle emissioni indirette legate ai processi produttivi. In questa prospettiva, la diffusione di modelli agrivoltaici sostenibili rappresenta una delle opportunità più interessanti per coniugare transizione energetica e la tutela del suolo contribuendo in modo concreto agli obiettivi di neutralità climatica e di sviluppo sostenibile promossi a livello europeo e nazionale.

Campania, regione “modello” per l’agrivoltaico

La Campania è un esempio virtuoso da analizzare. Come riportato dall’analisi di Simona Brancaccio, dirigente Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali, Regione Campania sono state adottate linee guida tecnico-agronomiche particolarmente dettagliate in modo tale da garantire la produttività delle aree agricole. L’agrivoltaico è stato adottato in modo oculato per minimizzare gli impatti ambientali e paesaggistici ed è stata data particolare attenzione alla compatibilità agronomica, un approccio differente rispetto al passato in cui l’elemento agricolo appariva marginale.
Legambiente non manca di segnalare anche le criticità come ad esempio la pressione sulle aree agricole di pregio e i conflitti con la tutela paesaggistica. Per questo le Valutazioni Ambientali (VIA e VIncA) hanno un ruolo chiave nel garantire un modello equilibrato tra produzione di energia e agricoltura. Citando gli esempi positivi di Valutazioni di Impatto Ambientale avvenute sul suolo campano troviamo l’impianto agrivoltaico sito nel comune di Castelnuovo Cilento, della potenza di 9,3 Mw integrato con la coltivazione di graminacee e leguminose anche sotto i tracker, oppure Legambiente porta l’esempio dell’impianto di Eboli-Battipaglia, con potenza pari a 9,5 Mw, dove è prevista l’attività agricola di prato-pascolo di ovini.

Quali sono le criticità burocratiche e autorizzative allo sviluppo dell’agrivoltaico in Italia?

Il vicepresidente di Italia Solare, Rolando Roberto, offre il suo punto di vista sul tema dello sviluppo dell’agrivoltaico in Italia. Come dichiarato da Roberto, la principale sfida per lo sviluppo di questa tecnologica non riguarda tanto il potenziale della tecnologia quanto le difficoltà burocratiche, progettuali e operative che emergono nella fase di realizzazione degli impianti.
Non è possibile considerare l’agrivoltaico semplicemente come un’estensione del fotovoltaico a terra, ma va visto come un sistema integrato in cui l’agricoltura e la produzione energetica devono convivere in equilibrio.
Nell’intervento riportato nel dossier Legambiente, Roberto mette in evidenza anche le complessità nel coinvolgimento degli agricoltori locali, soprattutto nei progetti di grandi dimensioni, che richiedono competenze, organizzazione e capacità finanziarie spesso superiori a quelle delle singole aziende agricole. A tutto ciò si aggiunge la necessità di nuove competenze e procedure operative per gestire in sicurezza le interazioni tra infrastrutture energetiche e attività agricole.
L’agrivoltaico ha un potenziale estremamente rilevante, ma come fa notare Roberto per favorirne una diffusione su ampia è necessaria una maggiore standardizzazione dei progetti, unita alla chiarezza normativa e allo sviluppo di competenze specifiche.

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