Recupero dell’edilizia esistente: materiali, tecnologie, fasi operative

Il recupero dell’edilizia esistente richiede l’intervento di figure specialistiche, in quanto sono necessarie competenze di ingegneria strutturale, restauro architettonico, scienza dei materiali, fisica tecnica ed efficienza energetica. L’efficacia dell’intervento dipende dalla capacità di integrare un’approfondita fase diagnostica con tecnologie di recupero compatibili.

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Recupero dell’edilizia esistente: materiali, tecnologie, fasi operative

Il recupero dell’edilizia esistente è uno degli ambiti più attenzionato nel settore dell’edilizia, a seguito della crescente attenzione nei confronti dell’efficienza energetica, della sostenibilità e della qualità e sicurezza del patrimonio. La riduzione del consumo di suolo, gli obiettivi europei di decarbonizzazione, la necessità di migliorare le prestazioni energetiche del patrimonio immobiliare e l’elevata incidenza degli edifici costruiti prima dell’introduzione delle moderne normative antisismiche impongono di intervenire. A differenza delle nuove costruzioni, l’intervento sul costruito può risultare più complesso e delicato, pertanto richiede competenze multidisciplinari che spaziano dalla diagnostica strutturale alla scienza dei materiali, dalla fisica tecnica all’ingegneria sismica. Ogni edificio costituisce un caso specifico, caratterizzato da materiali, tecniche costruttive, livelli di degrado e vulnerabilità differenti.

La prima fase del recupero dell’edilizia esistente: analisi preliminare e diagnosi

La prima fase, quando si vuole avviare un qualsiasi intervento di recupero dell’edilizia esistente, deve necessariamente coincidere con un’analisi preliminare dell’edificio e una diagnosi completa sullo stato di fatto. La qualità del progetto di recupero e l’efficacia delle soluzioni tecniche adottate dipendono in gran parte dal livello di conoscenza acquisito in merito a materiali, caratteristiche costruttive, stato di conservazione, criticità strutturali.

La prima fase del recupero dell’edilizia esistente: analisi preliminare e diagnosi

Non si parla tanto della diagnosi energetica, quanto piuttosto di una verifica approfondita sull’esistente, che può essere condotta con diversi strumenti e strategie. Si possono effettuare dei rilievi geometrici, materici, indagini strutturali, analisi del quadro fessurativo e verifiche sulla vulnerabilità sismica. Per essere efficaci, queste attività devono essere affidate a tecnici competenti e formati, dotati di tutti gli strumenti necessari, sia per indagini non distruttive, che semi distruttive, soprattutto per verificare i materiali, da valutare attentamente in base agli obiettivi del progetto e dell’edificio oggetto di analisi. Si possono ricercare anche vuoti nelle murature, distacchi, fenomeni di umidità, problemi sulle armature, discontinuità strutturali e così via.

Individuare e conoscere i materiali del costruito, soprattutto se storico

Il recupero dell’edilizia esistente richiede una conoscenza approfondita delle tecnologie costruttive tradizionali e delle caratteristiche dei materiali originari, al fine di progettare interventi compatibili e duraturi. Nella fase di analisi e diagnosi, questi materiali possono essere individuati in modo puntuale, valutando anche eventuali sovrapposizioni dovute al susseguirsi di possibili interventi nel tempo.

La prima fase del recupero dell’edilizia esistente: analisi dei materiali

Tra gli elementi principali rientrano le murature, che negli edifici molto antichi e storici possono essere realizzate in pietrame, a sacco, in mattoni pieni, miste o in blocchi di tufo. Ogni tipologia presenta specifiche caratteristiche di resistenza, deformabilità, comportamento sismico e risposta igrometrica, aspetti fondamentali per definire le strategie di consolidamento. Negli edifici più recenti, si tratta quasi sempre di murature in laterizi.

Un ruolo altrettanto importante è svolto dalle malte, soprattutto quelle storiche, la cui compatibilità con i supporti esistenti rappresenta un aspetto critico negli interventi di restauro. Le principali tipologie comprendono malte di calce aerea, calce idraulica naturale, malte bastarde e pozzolaniche. L’utilizzo di malte cementizie non compatibili può generare fenomeni di eccessiva rigidezza, fessurazioni, distacchi e accumulo di umidità, compromettendo la durabilità dell’intervento. Per questo motivo è fondamentale adottare materiali coerenti con le caratteristiche fisico-meccaniche del manufatto originario. Infine, si possono individuare diverse tipologie di intonaci e di elementi in legno, utilizzato per gli infissi, ma anche per i pavimenti e diversi altri elementi strutturali dell’edificio, come la copertura.

Progettare l’intervento di recupero del costruito

Una volta raccolte tutte le informazioni utili a conoscere l’edificio in modo approfondito, è possibile procedere con la progettazione, architettonica e non solo. Gli obiettivi di questi interventi sono molteplici e spesso complessi e ambiziosi.

Progettare l’intervento di recupero del costruito

Si parla di consolidamento e messa in sicurezza, ma anche di riqualificazione energetica e adeguamento funzionale. Un buon progetto riesce a mantenere in equilibrio ogni dimensione, riuscendo a individuare le soluzioni adatte a restituire una seconda vita all’edificio, che diviene conforme alla normativa vigente, sicuro, efficiente e in linea con le esigenze dell’abitare contemporaneo. Soprattutto nel caso degli edifici storici, la scelta delle soluzioni e delle tecnologie adatte dipende molto dal contesto e dalla compatibilità con quanto in essere. Gli obiettivi, in questo caso, sono davvero molteplici e l’intervento può essere complesso.

 Tecnologie di consolidamento strutturale

Quando si interviene su un edificio esistente, uno degli obiettivi principali è senza dubbio il raggiungimento di un buon livello di sicurezza e di resistenza sismica.

In funzione delle criticità riscontrate nella fase diagnostica, è possibile intervenire con opere di consolidamento, finalizzate ad aumentare la capacità portante e la sicurezza strutturale, spesso nell’ambito di interventi di miglioramento sismico. Quando si parla di consolidamento, si fa riferimento a una serie di tecnologie che comprendono interventi come iniezioni di miscele leganti, intonaci armati, sistemi compositi fibrorinforzati (FRCM e FRP), tecniche tradizionali di “cuci-scuci” e l’inserimento di tiranti e catene, con l’obiettivo di migliorare la resistenza della muratura garantendo, ove necessario, la compatibilità con gli edifici storici e vincolati.

Molto spesso, gli interventi di recupero strutturale riguardano anche le coperture, che dopo anni richiedono necessariamente una revisione importante, con criticità sia strutturali, che a livello del manto di copertura. La scelta può ricadere su diverse soluzioni e il grado di rifacimento dipende strettamente dallo stato di conservazione del tetto esistente.

 Riqualificazione energetica del costruito

La riqualificazione energetica rappresenta un elemento fondamentale negli interventi di recupero dell’edilizia esistente, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dell’edificio riducendo i consumi energetici senza comprometterne le caratteristiche costruttive e architettoniche. La progettazione deve garantire un equilibrio tra conservazione del manufatto, compatibilità dei materiali e incremento delle prestazioni energetiche. Questo approccio risulta particolarmente rilevante negli edifici storici e nei beni culturali tutelati, per i quali il Ministero della Cultura ha elaborato specifiche Linee di indirizzo per il miglioramento dell’efficienza energetica nel patrimonio culturale, finalizzate a orientare gli interventi di riqualificazione energetica nel rispetto delle caratteristiche architettoniche e materiche degli edifici esistenti.

Interventi di riqualificazione energetica del costruito

Tra gli interventi più diffusi rientrano l’isolamento dell’involucro mediante sistemi a cappotto esterno (solo nel caso di assenza di vincoli), oppure a cappotto interno, soluzione spesso adottata negli immobili le cui facciate non possono essere modificate. In ogni caso, mettere mano all’equilibrio di questi involucri richiede sempre di prestare particolare attenzione ai fenomeni di condensa interstiziale, ai ponti termici e alla migrazione del vapore. Possono essere necessarie specifiche azioni per risolvere i problemi connessi all’umidità, con barriere chimiche, intonaci porosi e traspiranti, sistemi di drenaggio o VMC. Un ulteriore contributo al miglioramento delle prestazioni energetiche deriva dalla sostituzione dei serramenti con infissi ad alta efficienza, dotati di vetri basso emissivi, telai a taglio termico e sistemi avanzati che consentono di ridurre sensibilmente le dispersioni termiche e migliorare il comfort abitativo. Non meno importante, poi, tutta la componente impiantistica, per la climatizzazione, la produzione di ACS, la ventilazione e l’illuminazione dell’edificio.

FAQ recupero edilizia esistente

Quali sono le prime fasi di un intervento di recupero dell’edilizia esistente?

Il recupero di un edificio esistente inizia sempre con una fase di analisi preliminare e diagnosi. Attraverso rilievi, tecniche di indagine e analisi dello stato di fatto è possibile valutare la conservazione dell’immobile e raccogliere le informazioni necessarie per progettare interventi efficaci e compatibili.

Perché è importante conoscere i materiali originari dell’edificio?

L’identificazione dei materiali esistenti è importante per scegliere tecniche e prodotti compatibili con il manufatto. Murature, malte, intonaci e strutture lignee presentano caratteristiche meccaniche e fisiche differenti che influenzano il comportamento dell’edificio. L’utilizzo di materiali non compatibili può compromettere la durabilità degli interventi e favorire l’insorgenza di nuovi fenomeni di degrado.

Quali sono le principali tecniche di consolidamento strutturale delle murature?

Le tecniche di consolidamento più utilizzate comprendono iniezioni di miscele leganti, interventi di “cuci-scuci”, intonaci armati, sistemi compositi fibrorinforzati e l’inserimento di tiranti e catene. La scelta della soluzione dipende dalla tipologia costruttiva, dal livello di degrado e dagli obiettivi di miglioramento strutturale e sismico.

In cosa consiste la riqualificazione energetica di un edificio esistente?

La riqualificazione energetica ha l’obiettivo di ridurre i consumi e migliorare le prestazioni dell’involucro edilizio e degli impianti. Gli interventi possono comprendere l’isolamento termico, la sostituzione dei serramenti, la correzione dei ponti termici, la gestione dell’umidità, l’installazione della ventilazione meccanica controllata e l’adozione di impianti ad alta efficienza, sempre nel rispetto delle caratteristiche architettoniche dell’edificio.

Quando è necessario intervenire con il recupero dell’edilizia esistente?

Quando un edificio esistente smette di essere allineato alle esigenze contemporanee e si discosta anche dai target fissati per le performance dell’edilizia (ad esempio in termini di efficienza energetica o di sicurezza sismica), richiede un intervento di recupero. In sostanza, l’intervento è consigliabile quando l’edificio presenta problemi di degrado, vulnerabilità strutturale, scarse prestazioni energetiche o necessita di un adeguamento funzionale e normativo.

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