Non è solo un intervento di rigenerazione urbana e territoriale; ma la creazione di un luogo nel quale economia, innovazione, cultura e apertura al sociale si incontrano per immaginare un futuro più equo e sostenibile per chi lo abita. Nasce con questo input il Polo Olivettiano a Roccavaldina, piccolo borgo dell’entroterra messinese ricco di storia, arte e forte vocazione turistica. E il nome scelto non è casuale: ispirato al pensiero di Adriano Olivetti, il Polo mostra che è possibile fare impresa, comunità e rigenerazione urbana insieme. A partire dall’economia circolare, grazie alla quale i rifiuti diventano risorsa e rivitalizzano aree interne in difficoltà. Come nel caso delle biomasse prodotte dalla lavorazione della birra che diventano materia prima per le nuove bioplastiche.

Scorcio del borgo di Roccavaldina (ME)
A promuovere il progetto del Polo Olivettiano sono stati Fondazione Messina, una fondazione di comunità attiva nel promuovere lo sviluppo umano sostenibile nei territori dove opera erogando politiche territoriali che integrano rigenerazione urbana, welfare, produzione, innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo in un’ottica di sostenibilità e contenimento delle conseguenze del cambiamento climatico, e la Cooperativa Sociale Ecosmed, che promuove modelli di sviluppo territoriale attraverso approcci multidisciplinari di responsabilità sociale, ambientale ed economica. La collaborazione con il Comune di Roccavaldina ha consentito di trasformare il recupero di un’area artigianale dismessa nell’occasione di riqualificare anche il centro storico, migliorando nel contempo vivibilità e servizi al turismo.

La fabbrica Ecobuddy a Roccavaldina (ME)
La vocazione alla sostenibilità è il traino della rivitalizzazione sociale ed economica del borgo. Oltre alla produzione su scala industriale di bioplastiche con l’insediamento della fabbrica Ecobuddy, all’interno del Polo trovano spazio anche un centro di ricerca avanzato sui mutamenti climatici, una comunità energetica alimentata da pannelli fotovoltaici che garantisce il fabbisogno energetico dello stesso e porta energia alla comunità con un approccio inclusivo, la sede di alcune imprese che arrivano da fuori borgo (un pastificio che produce pasta con antichi grani della zona, un’impresa che stampa oggetti e parti di barche in 3D, la formazione di start up e imprese locali per contenere lo spopolamento e ridurre a disoccupazione, così come l’apertura di un ristorante e di un Bed&Breakfast per rafforzare l’offerta turistico-culturale.
Sviluppo imprenditoriale e responsabilità sociale
Il progetto nasce dall’intreccio di due programmi di ricerca che Fondazione Messina e la cooperativa sociale Ecosmed stanno portando avanti. Nel segno della visione olivettiana di integrazione stretta fra sviluppo imprenditoriale e responsabilità sociale.
Lo spiega Marco Giunta, socio lavoratore di Ecosmed e responsabile della fabbrica Ecobuddy a Roccavaldina.
“L’obiettivo è stato sperimentare, da un lato, un modello di sviluppo locale in un’area collinare interna che riteniamo strategica, soggetta come tante altre aree simili in Italia da fenomeni di spopolamento e mutamento climatico. Dall’altro accompagnare, a partire dal 2020, la nascita di nuove imprese nel territorio. Fra queste una delle più famose è il birrificio Messina, nato da un’esperienza di workers buyout”.

Bioplastiche Ecobuddy
Da cosa nasce cosa. “Il birrificio aveva un problema da risolvere: cosa fare delle trebbie di scarto che risultavano dalla produzione della birra, una quantità importante dato che ogni 100 litri di birra prodotta generano 20 chili di biomassa di scarto”. E quindi l’idea. “Come Fondazione Messina ed Ecosmed abbiamo messo in campo un network di ricerca che comprende il dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina, il dipartimento di Chimica e nanosistemi dell’Università di Venezia e la sua società spin off Crossing, per capire se fosse possibile produrre bioplastiche a partire dalle trebbie. Visto che i risultati su scala di laboratorio sono stati incoraggianti, anche grazie al programma europeo LIFE RESTART abbiamo portato la ricerca a una scala industriale”.
Nel DNA del Polo Olivettiano oltre ai biomateriali c’è anche un approccio socioeconomico per il rilancio di un’area interna del Mezzogiorno. “Abbiamo riqualificato un’intera area artigianale in stato di abbandono dove trovano sede la prima fabbrica Ecobuddy di bioplastiche biodegradabili da scarti agroalimentari, che gestiamo direttamente come Ecosmed, start up innovative e un centro di ricerca sulla transizione ecologica”, secondo un processo che vede il contrasto al cambiamento climatico e quello a disuguaglianze e spopolamento muoversi insieme in un progetto condiviso di rigenerazione del borgo di Roccavaldina.
L’idea a monte era insediare un polo che lavorasse sull’innovazione tecnologica e socioeconomica e potesse diventare attrattivo di nuove risorse, talenti, creativi e know how. E così è stato. “Oggi il Polo Olivettiano è al centro dello sviluppo locale dell’intera area. Sono già due le start up presenti, un pastificio artigianale legato al mondo di Slow Food e una realtà innovativa che realizza robot prototipali per la stampa 3D. L’ispirazione olivettiana nasce proprio da questo: una fabbrica non può vivere distante dal territorio ma deve crescere insieme con esso, anzi accompagnarlo a crescere”.
Partecipazione al primo posto
Il Polo Olivettiano ha preso forma attraverso pratiche partecipative che hanno coinvolto oltre il 20% della comunità dei residenti di Roccavaldina su un totale di circa mille persone. Lo strumento utilizzato è la metodologia TSR (Territori socialmente responsabili), basata su un approccio partecipativo e co-certificabile messo a punto da Reves – Rete Europea delle Città e delle Regioni per l’Economia Sociale. Fondazione di Comunità di Messina ha scelto questa strada per valutare e programmare le diverse attività progettuali sul territorio.
Basata su una visione integrata, non competitiva e olistica degli interventi, la metodologia TSR integra nella pianificazione a livello locale la dimensione sociale, economica, culturale e ambientale, secondo una governance partecipativa che punta a migliorare la qualità della vita di una comunità nel suo insieme su un dato territorio. “Ci ha permesso di rilevare prima i desideri della comunità e poi i bisogni. Siamo arrivati all’elaborazione del Polo Olivettiano con l’idea di legare la trasformazione del territorio alle filiere agroalimentari. Una strada che valorizza il fatto di ricadere in un’area collinare in origine prettamente agricola”.
Dall’area ex artigianale al centro storico
L’intervento di creazione del Polo Olivettiano si concentra sull’area ex artigianale da circa 1.000 metri quadrati su cui sorgono i capannoni. Il piano strategico, redatto dall’amministrazione comunale di Roccavaldina, ha compreso anche un processo di ripiantumazione della vicina ex discarica con la creazione di un parco fruibile, per raggiungere l’obiettivo di un bilancio negativo della CO2; arrivando a superare i 10mila metri quadrati di superficie totale interessata dal progetto. Sulle coperture dei capannoni sono installati pannelli fotovoltaici per ridurre il fabbisogno energetico dei nuovi insediamenti produttivi.
La rigenerazione urbana del centro storico porta cambiamenti sensibili nel modo di vivere e percepire lo spazio urbano di un piccolo borgo dell’entroterra messinese.
“Nel momento in cui si riqualifica una zona prima totalmente abbandonata ed è resa perfettamente percorribile e raggiungibile, nella quale trovano spazio attività produttive e di ricerca, è già stata attuata una modifica urbanistica importante. Attirando flussi di persone, risorse e mezzi che prima non percorrevano quelle strade, pensiamo per esempio a studenti e lavoratori”. La rivitalizzazione ha spinto sul ridisegno del cuore del borgo. “Nell’ambito dei progetti PNRR il Comune di Roccavaldina ha effettuato il rifacimento delle strade che attraversano il quadrilatero del centro storico, con una nuova pavimentazione, e la ristrutturazione di un edificio affacciato sulla piazza centrale dove troverà spazio un ristorante”.
La co-progettazione ha segnato anche il dialogo costante con l’amministrazione comunale. “Fin dall’inizio l’operazione è un partenariato pubblico-privato perché l’area artigianale abbandonata è di proprietà del Comune, che l’ha assegnata in comodato d’uso alla Fondazione Messina per realizzare il Polo Olivettiano. Sempre in co-progettazione la Fondazione ha supportato il Comune nell’elaborazione del piano strategico finanziato attraverso i fondi PNRR per la riqualificazione dei borghi, ottenendo risorse per il rifacimento del centro storico e per attrarre risorse e start up”.
Si parte dalle bioplastiche
Il cuore pulsante del Polo Olivettiano è la creazione della prima fabbrica Ecobuddy di bioplastiche. Come spiega Giunta, si tratta di “un impianto prototipale unico in Europa e nel mondo, non tanto per il prodotto ma per il processo di attuazione che ne ha fatto l’attrattore principale dell’intervento”.
La produzione è stata avviata a fine 2025, è gestita da una cooperativa sociale di tipo B che favorisce inserimenti sociolavorativi di persone con fragilità, e prevede un percorso virtuoso di redistribuzione “per continuare a finanziare sul territorio operazioni di ricerca e sviluppo e attività educative, perché il Polo Olivettiano nasce anche come un hub di formazione oltre che di ricerca e produzione”.

Pellet di bioplastiche Ecobuddy
Il processo di lavorazione delle biomasse per la produzione di plastiche ecologiche parte da una ricerca alla scala di laboratorio realizzata in collaborazione con l’Università di Messina e Crossing, cui è seguita la fase di industrializzazione e di messa a punto del processo produttivo da parte di Ecosmed.
I macchinari sono stati realizzati su misura per le esigenze produttive specifiche. Ultima tappa del percorso è la validazione e messa a punto definitiva del processo, che permette di recuperare non solo le trebbie della birra ma diverse tipologie di scarti dell’industria agroalimentare, e che può essere applicato ad altre biomasse come la sansa dell’olio di oliva, la silverskin del caffè (la pellicola argentea che riveste il chicco di caffè verde e che si separa naturalmente durante la tostatura), gli scarti degli agrumi, gli sfalci di potatura dei vivaisti.
“La mission di Ecobuddy è partire dall’analisi dei flussi di stock di materia disponibile sul proprio territorio, allo scopo di utilizzare gli scarti sottoprodotti delle filiere agroalimentari locali e scarti postindustriali per generare nuova materia prima biodegradabile e compostabile per la produzione di bioplastiche, a loro volta biodegradabili e compostabili”.
Le bioplastiche prodotte da Ecobuddy possono essere lavorate per estrusione, stampaggio a iniezione e per le lavorazioni a stampa 3D, per un’ampia gamma di utilizzi: dagli articoli monouso per il settore Food ai vasi per l’agricoltura, fino al design di giocattoli, moda, articoli sanitari, cosmetica e packaging.
L’energia diventa arte
A portare energia al progetto del Polo Olivettiano è una Cer, Comunità energetica rinnovabile. “Abbiamo costituito una Cer solidale con i residenti di Roccavaldina realizzando un prototipo sviluppato dalla Fondazione Messina con il CNR-Itae (Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia “Nicola Giordano”). La Cer permette di redistribuire l’energia secondo precisi algoritmi socio-economico-ambientali, fornendola a un costo più basso agli utenti maggiormente a rischio di povertà energetica”.
Durante la settimana lavorativa l’intero impianto fotovoltaico disponibile alimenta il polo industriale; nei fine settimana e durante le festività tutta l’energia prodotta viene utilizzata dal borgo per l’autoconsumo. La vocazione allo sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili è diventata anche il manifesto dell’intero insediamento attraverso il linguaggio dell’arte. La parete principale di ingresso è stata trasformata in un’opera artistica energeticamente attiva con l’impiego di pannelli fotovoltaici serigrafati dall’artista Agostino Ferrari.
Sostenibilità fa rima con attrattività
Un primo impatto importante della creazione del Polo Olivettiano è lo choc attrattivo che il borgo sta vivendo. “Il fatto che aziende e start up, anche provenienti dall’esterno, stanno investendo a Roccavaldina è un primo esito importante del progetto, perché quanto più si riesce ad aprire verso l’esterno questi territori spesso chiusi al proprio interno, tanto più possono avere maggiore possibilità di sviluppo. Un altro aspetto importante sicuramente riguarda la generazione di alternative sul lavoro, le nuove opportunità lavorative. Solo nella fabbrica Ecobuddy sono 7-8 i nuovi posti di lavoro creati fra produzione e management, 4-5 direttamente nel borgo di Roccavaldina e 2-3 del management della cooperativa, oltre ai posti di lavoro creati in fabbrica per oltre 15 persone”.
Come continuerà il percorso intrapreso? “Lavoriamo molto nella logica dei processi e non dei progetti. In questa iniziativa vediamo l’avvio di un processo strategico dove continueremo a incardinare diversi progetti. Non vediamo una fine ma l’inizio di un processo permanente più ampio che avrà un’evoluzione sempre con l’obiettivo di promuovere sviluppo locale, mitigare i processi di mutamento climatico e contrastare le diseguaglianze sociali ed economiche”.
Credit img Fondazione Messina

