Riscaldamento sostenibile: le alternative ai fossili ci sono, ma vanno supportate

Pompe di calore, accumuli, teleriscaldamento e biomasse: le soluzioni presenti e future per ridurre i fossili, il peso degli incentivi e le prospettive di studio su idrogeno verde e reazioni nucleari LENR fanno comprendere che molte alternative di riscaldamento sostenibile esistono già e alcune sono allo studio. Se n’è parlato al recente convegno organizzato da Prospecta Formazione / Infoweb

Riscaldamento sostenibile: le alternative ai fossili ci sono, ma vanno supportate. La giornata tematica di Prospecta Formazione-Infoweb

Immagine generata dall’IA

Il patrimonio edilizio residenziale italiano ha urgente bisogno di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, ancora dominanti. Tra le fonti energetiche più utilizzate per il riscaldamento domestico c’è il gas naturale (74%), a cui si aggiunge il gasolio (3%). Le alternative per il riscaldamento sostenibile ci sono, a partire dalle pompe di calore. Il loro apporto è previsto in decisa crescita, grazie allo stimolo dell’Electrification Action Plan. L’obiettivo del piano è aumentare le installazioni di pompe di calore a 4 milioni all’anno entro il 2030, rispetto ai 2,4 milioni del 2025. 

Il teleriscaldamento rappresenta un’alternativa sostenibile, soprattutto per decarbonizzare le città, responsabili del 70% delle emissioni di CO2 legate all’uso di energia. Non si possono dimenticare le biomasse. Tutte queste soluzioni sono state al centro del convegno “Innovazione, sostenibilità e comfort per il riscaldamento a prova di benessere”, organizzato da Prospecta Formazione / Infoweb.

I relatori del convegno del 26/10 su riscaldamento sostenibile organizzato da Prospecta Formazione / Infoweb

I relatori del convegno

L’evento ha approfondito queste tecnologie, esplorando anche le applicazioni dell’idrogeno verde e le prospettive della ricerca sulle reazioni nucleari a bassa energia, il cosiddetto “nucleare leggero”, su cui è attiva una startup italiana.

Pompe di calore: la spinta europea all’elettrificazione

Le pompe di calore si candidano a essere la più valida alternativa per il riscaldamento sostenibile, non solo a livello ambientale, ma anche economico. La Commissione Europea, presentando il Piano d’azione per l’elettrificazione, segnala che:

“il passaggio dalle caldaie a gas alle pompe di calore riduce la bolletta media del riscaldamento per le famiglie dell’UE fino al 60%, offrendo al contempo importanti vantaggi collaterali per l’adattamento climatico”.

Come ha evidenziato Federico Musazzi, segretario ASSOCLIMA, Industrial Accelerator Act ed Electrification Action Plan si propongono di incrementare il tasso d’installazione di pompe di calore negli edifici residenziali e industriali nei prossimi anni.

Federico Musazzi, segretario ASSOCLIMA: il ruolo delle pompe di calore per i sistemi di riscaldamento del futuro

L’intento di entrambi è incrementare la capacità produttiva europea nelle tecnologie net-zero e aumentare la domanda di prodotti industriali europei e low-carbon, affrontando il divario di prezzo tra elettricità e gas.

Elettricità, gas e incentivi: le condizioni per crescere

Musazzi ha evidenziato come le pompe di calore siano il pilastro della transizione energetica e della decarbonizzazione, sottolineando la forza della filiera produttiva italiana ed europea. Ha ricordato che oltre il 59% delle pompe di calore idroniche è prodotto in Italia e l’87% in Europa. Il dato è particolarmente rilevante perché questo tipo di PdC è prevalentemente utilizzato per il riscaldamento come tecnologia primaria.

Ha segnalato inoltre la necessità di riequilibrare il rapporto di costo tra elettricità e gas. Nel caso di una pompa di calore, il risparmio economico per il consumatore dipende dal rapporto tra SCOP e Reeg. Il primo indica l’efficienza stagionale della pompa di calore, il secondo il rapporto tra prezzo dell’energia elettrica e prezzo del gas. Quando il valore di Reeg è inferiore allo SCOP, il riscaldamento tramite pompa di calore risulta più conveniente rispetto alla caldaia a gas. Secondo il segretario ASSOCLIMA, una leva centrale è contenere intorno a 2 il rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, così da rafforzare la convenienza delle pompe di calore.

Per lo sviluppo del mercato ci sarà bisogno di strumenti incentivanti: il Conto Termico 3.0 e il futuro Piano Sociale per il Clima (oltre 9 miliardi per il periodo 2027-2032, segnala il MASE) possono democratizzare l’accesso alla tecnologia e sostenere famiglie vulnerabili e microimprese. «La transizione energetica non deve lasciare indietro nessuno», ha detto, concludendo il suo intervento.

Accumuli e controllo intelligente per edifici flessibili

In un quadro di progressiva elettrificazione, la penetrazione delle fonti rinnovabili potrebbe permettere di ridurre a un quinto l’impronta di carbonio dell’elettricità da qui al 2050. Ciò permetterà agli edifici elettrificati «di migliorare la classe energetica nel tempo, a differenza degli impianti a gas con impronta pressoché costante», ha affermato Simone Buffa, EU project manager R2M Solution, nell’introdurre il suo intervento, dedicato al ruolo degli accumuli innovativi.

Simone Buffa, EU project manager R2M Solution, spiega il ruolo degli accumuli innovativi

Le pompe di calore possono rappresentare una soluzione ideale per decarbonizzare il riscaldamento, specie se combinate con una soluzione di accumulo. Buffa ha spiegato che la pompa di calore è molto efficiente, «ma funziona solo su richiesta. Con accumulo e controllo intelligente l’edificio diventa flessibile». Per questo la pompa di calore va progettata insieme agli accumuli e al sistema di controllo: produrre calore quando c’è disponibilità fotovoltaica o l’elettricità costa meno permette di utilizzarlo successivamente.

Nell’illustrare gli accumuli, ha spiegato che quelli ad acqua resteranno prevalenti nel breve periodo. Gli accumuli a cambiamento di fase offrono maggiore compattezza, ma il limite attuale è il costo. Anche le pareti dell’edificio possono funzionare da “batteria termica”.

Teleriscaldamento: recuperare calore per decarbonizzare le città

Tra le soluzioni da promuovere c’è il teleriscaldamento. Esso «ha un ruolo chiave per gli obiettivi di decarbonizzazione ed efficienza energetica», ha affermato Simone Rossi, vicepresidente AIRU – Associazione italiana Riscaldamento urbano.

Simone Rossi, vicepresidente AIRU spiega i vantaggi del teleriscaldamento

Nel suo intervento ha presentato i principali dati sul teleriscaldamento in Italia. Le oltre 430 reti italiane, con un’estensione complessiva superiore a 5.000 km, hanno fornito energia utile per 9,2 TWht e coperto circa il 2,7% della domanda residenziale, producendo 6 TWhe cogenerati.

Ha descritto le reti come piattaforme capaci di integrare geotermia, calore di scarto industriale, termovalorizzatori, data center e pompe di calore.

Rossi ha indicato un potenziale di sviluppo del teleriscaldamento pari a cinque volte i livelli attuali entro il 2030–2035. La crescita dovrà accompagnarsi a una progressiva trasformazione del mix produttivo: secondo il percorso illustrato dal relatore, entro il 2050 tutto il calore dovrà provenire da fonti rinnovabili o dal recupero di calore di scarto. Per un settore ad alta intensità di capitale, questo significa investire sia nell’espansione delle reti sia negli impianti di produzione e recupero. Servono quindi una domanda termica sufficientemente concentrata, un quadro regolatorio stabile e incentivi adeguati. In questo contesto, Rossi ha richiamato l’attesa del decreto FER T, destinato a sostenere gli investimenti nelle rinnovabili termiche: «Sono molto chiari gli obblighi. Quello che al momento è ancora in definizione è il quadro degli incentivi».

Biomasse: ricambio dei generatori e integrazione con il solare

Tra le soluzioni per il riscaldamento sostenibile vanno considerate anche le biomasse. Giulia Rudello, di AIEL, ha spiegato che la superficie forestale italiana ed europea è in crescita e che in Italia non vi è disboscamento. Ha indicato una superficie boschiva nazionale di circa 11 milioni di ettari, pari al 40% del territorio. Tuttavia, è poco sfruttata. Secondo i dati citati, la media europea di prelievo forestale è del 73%, mentre in Italia varia tra il 17% e il 37%.

Giulia Rudello, di AIEL spiega il ruolo delle biomasse per il riscaldamento efficiente

Ha spiegato la differenza tra biomasse e fossili. La combustione di fonti fossili rilascia carbonio che è stoccato nel sottosuolo da milioni di anni, determinando quindi un’immissione netta di carbonio in atmosfera. Al contrario, la combustione di biomassa legnosa comporta l’emissione di carbonio “biogenico”, riconducibile a un ciclo del carbonio già attivo. «In Italia in 10 anni la quantità di anidride carbonica assorbita dai boschi italiani è aumentata di ben 290 milioni di tonnellate».

A parità di produzione energetica, la filiera legno-energia genera maggiori ricadute economiche e occupazionali sul territorio rispetto ai combustibili fossili.

L’esperta AIEL ha sostenuto il ruolo del legno-energia soprattutto nei territori rurali e montani, dove è possibile utilizzare una filiera corta. Il punto centrale è stato il ricambio dei vecchi generatori, responsabili di gran parte delle emissioni attribuite al riscaldamento a legna: apparecchi moderni, combustibile adeguato e corretta conduzione sono essenziali.

Rudello ha illustrato l’integrazione tra biomassa, solare e accumulo, che permette di limitare l’accensione della caldaia per l’acqua calda nei mesi soleggiati. A tale proposito ha presentato un caso di abitazione con caldaia a biomassa, fotovoltaico e batteria domestica.

Idrogeno verde: il progetto pilota italiano primo in Europa

L’evento ha esplorato anche applicazioni sperimentali già operative, come il riscaldamento con idrogeno verde in miscela con metano. La Provincia di Modena ha realizzato un impianto di riscaldamento alimentato con idrogeno verde. Si tratta del primo edificio in Europa riscaldato con idrogeno: la palestra dell’istituto superiore Meucci di Carpi. L’idrogeno è prodotto in loco.

«La prima fase prevede una miscela con la massima percentuale di idrogeno ad oggi consentita: 20% idrogeno e 80% gas metano», ha raccontato Annalisa Vita, direttrice Area Tecnica della Provincia di Modena. Ha aggiunto che l’impianto realizzato e la caldaia installata hanno già tutte le predisposizioni per il funzionamento al 100% a idrogeno, possibile quando lo consentiranno normative e certificazioni. «I nostri obiettivi per il futuro? Innanzitutto ci piacerebbe ampliare l’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico».

La Provincia di Modena ha realizzato un impianto di riscaldamento alimentato con idrogeno verde. Ne parla Annalisa Vita

La direttrice ha sottolineato che quello modenese è un modello replicabile. L’impianto è stato realizzato nel cortile di una scuola, in spazi limitati. La principale difficoltà iniziale è stata l’assenza di una normativa specifica. Secondo Vita, la disponibilità di un riferimento normativo chiaro, il DM 7 luglio 2023, facilita oggi la replicabilità del progetto.

Reazioni nucleari a bassa energia: la ricerca di Prometheus sul calore per gli edifici

Oltre alle soluzioni note, c’è anche la prospettiva offerta dalla ricerca per il riscaldamento sostenibile. Uno dei filoni più interessanti è quello portato avanti dalla startup italiana Prometheus, che lavora a una tecnologia basata su reazioni nucleari a bassa energia, con l’obiettivo dichiarato di ottenere generatori compatti, alte temperature di mandata e prestazioni poco dipendenti dal clima esterno. Come ha spiegato Luigi Tischer, senior advisor and industry expert di Prometheus, il mercato immaginato è soprattutto quello degli edifici esistenti.

Luigi Tischer parla delle Reazioni nucleari a bassa energia nella ricerca di Prometheus

La tecnologia è basata su fenomeni LENR (Low Energy Nuclear Reactions) per produrre calore con alta efficienza, senza scarichi e senza unità esterne. Ha sottolineato il potenziale applicativo e la necessità di un percorso rigoroso di caratterizzazione con ENEA prima della fase industriale. La roadmap commerciale resta prudente e dipende da ricerca e investimenti.