Effettuare la cattura della CO₂ in città attraverso gli impianti degli edifici e valorizzare le biomasse grazie alla pirolisi: il progetto Eco2Air esplora un nuovo modello di decarbonizzazione urbana
Per abbattere le emissioni climalteranti occorre intervenire anche nel contesto urbano. Le città generano circa il 70% delle emissioni globali di CO2, ricorda IEA. Inoltre, il 40% delle emissioni proviene dal real estate di cui circa il 70% è prodotto dalle attività di gestione degli edifici, segnala UNEP.
Occorre quindi lavorare alla cattura della CO2 in città. Oltre ad aumentare il verde urbano, è bene individuare e applicare soluzioni dedicate. Una realtà italiana sta sviluppando una tecnologia modulare che combina la cattura diretta dell’anidride carbonica mediante letti di sali di origine naturale con un processo di pirolisi delle biomasse legnose. Questo approccio circolare permette di utilizzare il calore e l’energia generati dalla pirolisi per il desorbimento del biossido di carbonio dai sali saturi, producendo parallelamente biochar, crediti di carbonio e anidride carbonica riutilizzabile o sequestrabile.
La forza della cattura della CO2 distribuita
Sulla cattura della CO2 in città sta lavorando il Gruppo Fervo, che ha messo a punto e brevettato Eco2Air®. Il progetto combina la cattura della CO₂ atmosferica con la valorizzazione e la stabilizzazione del carbonio contenuto nelle biomasse legnose. La finalità è trasformare edifici, infrastrutture e spazi verdi in strumenti attivi contro il cambiamento climatico. L’idea è nata dalla consapevolezza maturata svolgendo servizi di riqualificazione del real estate, a partire dalla gestione manutentiva ed energetica.
«Ci siamo resi conto che tutta questa parte della vita dell’edificio viene spesso trascurata. Se però si considera che l’impatto medio annuo è del 2% rispetto al costo iniziale e lo si moltiplica per 50 anni, diventa un costo rilevante», afferma Daniele Agosto, strategy, sustainability & communication manager di Fervo. Specifica che non è solo una questione di costi, ma anche di sostenibilità: «la maggior parte dell’impronta carbonica di un edificio è legata alla sua vita».
Da questa riflessione nasce l’idea di affiancare ai servizi di risparmio energetico un sistema di cattura della CO₂ attraverso sali assorbenti, sfruttando le centrali di trattamento aria già presenti negli edifici.
Cattura della CO2 in città: i sali al cuore del brevetto
Il cuore della tecnologia DAC (Direct Air Capture) messa a punto da Fervo è una formulazione di sali di origine naturale, sviluppata con il contributo dell’università degli Studi di Milano-Bicocca. Il brevetto riguarda la composizione e il meccanismo di cattura. Secondo quanto dichiarato, i sali catturano attualmente circa 180 grammi di CO₂ per chilogrammo. La ricerca prosegue per migliorarne le prestazioni, nel rispetto dei limiti fisico-chimici. A tale riguardo, l’attività di ricerca è tuttora in corso per incrementarne la resa entro i limiti chimico-fisici. I sali raggiungono la saturazione in meno di un mese. Svolta la loro funzione, possono poi essere rigenerati e riutilizzati. La raccolta e la sostituzione potrebbero essere integrate nelle normali attività di facility management, evitando spostamenti dedicati e garantendo la sostenibilità economica del progetto.
Sinergia energetica: il ruolo della pirolisi nel processo circolare
C’è poi un ulteriore processo collegato alla DAC: il desorbimento termico della CO2 è reso possibile dal calore generato dall’impianto alimentato da biomasse locali, quali ramaglie e residui della manutenzione di boschi e parchi.
«Abbiamo un patrimonio boschivo importante, a livello urbano ed extraurbano, che va gestito – rileva Agosto –. Molto spesso le amministrazioni comunali devono affrontare anche le problematiche economiche legate alla gestione di questo patrimonio boschivo». I residui vengono carbonizzati in assenza di ossigeno, producendo biochar. Il carbonio presente nella biomassa viene così stabilizzato in un materiale potenzialmente utilizzabile in agricoltura, edilizia e altre filiere. Secondo Fervo, l’integrazione potrebbe consentire un bilancio energetico neutro o positivo, un obiettivo che si potrà verificare nelle condizioni operative dell’impianto.
Un ecosistema integrato o indipendente
L’idea si compone quindi di due elementi: la cattura della CO2 e la produzione di biochar. L’anidride carbonica, purificata e compressa, può essere destinata a mercati industriali (food & beverage, serre agricole) o a sequestro permanente in matrici solide. Il materiale ottenuto per pirolisi può essere impiegato come ammendante agricolo per ritenzione idrica, additivo per materiali edili sostenibili o precursore di carboni attivi.

Impianto biochar nell’innovation Hub Eco2AIR
Il progetto contempla inoltre la possibilità di generare crediti di carbonio, in maniera subordinata al rispetto dei requisiti di misurazione, tracciabilità e certificazione applicabili.
La pirolisi produce energia termica che, opportunamente convertita, potrebbe alimentare sia l’impianto stesso sia il processo elettrico necessario a estrarre la CO₂ dai sali. È la sinergia progettuale fondamentale di Eco2Air.
Il sistema è progettato per essere modulare e potenzialmente scalabile. La pirolisi e la DAC potrebbero operare in sinergia, ma anche separatamente, a seconda delle risorse disponibili sul territorio, per esempio pirolisi in aree forestali e DAC in presenza di abbondanza di energia rinnovabile. Sulla DAC l’obiettivo è «fare in modo che ci siano tanti punti di cattura: questo fattore, in una vasta scala, diventa un valore aggiunto per una raccolta significativa di CO2», specifica Agosto.
I prossimi passi: la roadmap al 2030 e al 2050
Quali sono i tempi di sviluppo dei due sistemi? Per quanto riguarda i sali, si è già arrivati a elaborare un prodotto già oggi efficace nella cattura della CO₂ presente nell’aria mediante il materiale assorbente. Per quanto riguarda la pirolisi, il progetto pilota è localizzato a Mozzate, in provincia di Como. Con una capacità prevista tra 1000 e 2000 tonnellate annue di biochar, l’impianto sarebbe, secondo Fervo, tra i maggiori in Italia per questa tipologia di produzione. L’avvio dell’impianto è ipotizzato verso la metà del 2027, anche in relazione ai procedimenti autorizzativi. Entro il 2030 Fervo punta a integrare nel pilota pirolisi, cattura diretta, rigenerazione dei sali, produzione di carboni attivi e recupero energetico.
La finalità è passare da un singolo impianto a un modello industriale replicabile in modo da espandere la cattura della CO2 alla città e fornire così un contributo agli obiettivi di neutralità carbonica al 2050.
FAQ Cattura CO2 in città
Cos’è la cattura diretta della CO2?
La tecnologia di cattura diretta dell’aria (Direct Air Capture – DAC) è una forma di rimozione dell’anidride carbonica (CO2) che preleva la CO2 dall’aria ambiente, ovvero dall’aria ferma. La CO2 separata può quindi essere stoccata in modo permanente in profondità nel sottosuolo oppure può essere convertita in prodotti.
La cattura diretta della CO₂ dall’aria utilizza due approcci principali: solventi liquidi, che assorbono la CO₂ tramite sostanze chimiche, e adsorbenti solidi, che la trattengono su filtri. Calore e/o vuoto permettono di liberare la CO₂ e rigenerare i materiali di cattura. La CO₂ concentrata può essere stoccata in formazioni geologiche o utilizzata per produrre materiali da costruzione, sostanze chimiche e combustibili.
Come funziona la cattura della CO₂ negli edifici con Eco2Air? E qual è il ruolo della pirolisi?
Eco2Air utilizza sali di origine naturale per catturare la CO₂ dall’aria, sfruttando le centrali di trattamento aria degli edifici. Una volta saturi, i sali possono essere rigenerati mediante calore e riutilizzati, mentre la CO₂ recuperata può essere destinata a usi industriali o al sequestro permanente.
La pirolisi trasforma residui legnosi, come ramaglie e scarti della manutenzione del verde, in biochar, un materiale che stabilizza il carbonio della biomassa. Il processo genera inoltre calore utilizzabile per rigenerare i sali impiegati nella cattura della CO₂, integrando recupero energetico e valorizzazione degli scarti.
A quanto assomma il quantitativo di biomassa ottenuto dai rifiuti biodegradabili ottenuti da parchi e giardini in Italia?
I quantitativi di rifiuti biodegradabili ottenuti dalla manutenzione di giardini e parchi assomma a quasi 2,1 milioni di tonnellate, corrispondente al 27,3% circa della frazione organica che, a sua volta, corrisponde a quasi il 35% dei rifiuti annualmente prodotti a livello nazionale (dati ricavati dal rapporto Rifiuti Urbani 2025 di Ispra.

