Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle La finalità di ETS2Ragionare sull’edificio come sistema integratoIl rischio di costi aggiuntivi per i consumatori finaliLa necessità di contare su incentivi e su una pianificazione pluriennale Il nuovo sistema di scambio di quote di emissioni ETS2 entrerà in vigore nel 2028. È stato concepito con lo scopo di fornire un incentivo di mercato per gli investimenti nella ristrutturazione degli edifici oltre che nella mobilità a basse emissioni, mediante il prezzo del carbonio stabilito dal sistema di scambio di quote di emissioni. Tuttavia, oggi sta provocando dubbi sulla portata e gli effetti che potrà assicurare. Nato dal pacchetto “Fit for 55” per decarbonizzare l’UE, il sistema rischia di diventare una tassa aggiuntiva slegata dal suo scopo se non affiancato da un percorso nazionale strutturato di riqualificazione edilizia. A sottolinearlo è Cecilia Hugony, amministratore delegato di Teicos Group, vicepresidente – Tecnologia e Innovazione – di Assimpredil ANCE. Cecilia Hugony La domanda, quindi è: ETS2 per l’edilizia rappresenterà un’opportunità o tassa aggiuntiva? La finalità di ETS2 L’intento per cui nasce ETS2 è virtuoso: il sistema completerà le altre politiche del Green Deal europeo, afferma la Commissione Europea, che si prefigge di raggiungere la neutralità climatica al 2050. Per riuscirci, occorre attuare una serie di interventi che riguardano anche l’edilizia. «Dalla Direttiva sull’efficienza energetica alla tassonomia Europea fino alla EPBD, sono state concepite una serie di misure armoniche per raggiungere l’obiettivo. Questa visione deve essere tradotta a livello nazionale», rileva Hugony. Ed è qui che cominciano i problemi: se la visione non trova applicazione, come nel caso della Direttiva “Case green”, «misure come ETS2 rischiano di diventare una tassa in più, perché nel momento stesso in cui non si avvia il percorso di riqualificazione del patrimonio edilizio, rischia di essere un’ulteriore voce di spesa». Idealmente, i proventi dell’ETS2 dovrebbero confluire in un Fondo sociale per il clima a supporto della sicurezza energetica e delle famiglie vulnerabili. Tale Fondo è stato progettato per essere utilizzato dagli Stati membri UE “per sostenere misure e investimenti atte a ridurre le emissioni nei settori del trasporto stradale e dell’edilizia”, fa sapere l’UE. Peccato, però, che il Piano Sociale per il Clima, per cui sono stati stanziati 9,3 miliardi di euro, abbia escluso gli interventi di isolamento termico, come il cappotto termico, una delle soluzioni più efficienti per l’efficienza energetica in edilizia. «Dovrebbe essere chiaro a tutti che solo con gli impianti non si arriva a una decarbonizzazione con le condizioni di comfort richieste», sostiene Hugony. «Che senso ha erogare fondi per attività quali sportelli informativi sulla mobilità sostenibile, non integrandoli con altre necessità normative, come gli One Stop Shop previsti dall’EPBD?». Nella direttiva Case green – come pure nell’EED – si richiede, infatti, agli Stati membri di garantire strutture di assistenza tecnica diffuse sul territorio, in grado di accompagnare cittadini e proprietari lungo l’intero percorso di riqualificazione. Ragionare sull’edificio come sistema integrato Questa mancanza di visione integrata «depotenzia lo strumento», aggiunge Hugony. Secondo l’imprenditrice, uno dei punti forti, perché l’ETS2 in edilizia produca benefici, «è ragionare sull’edificio come sistema integrato, evitando di considerare separatamente cappotto, serramenti, impianti». Sostituire i sistemi a gas con pompe di calore, senza prima ridurre il fabbisogno energetico tramite isolamento dell’involucro, è inefficiente. «Quanto si deve investire sulla rete elettrica e sulla generazione di energia elettrica per alimentare questo spreco? Sarebbe più ragionevole andare prima a ridurre il fabbisogno, cosa possibile con un isolamento termico che permette di ridurli anche del 65-70% per poi ottimizzare gli impianti». I benefici di isolare termicamente gli edifici valgono d’inverno, ma anche d’estate. Il crescente surriscaldamento estivo impone una pianificazione che vada oltre l’installazione massiva di condizionatori, che aumentano i costi energetici. «Investire in isolamento e ventilazione meccanica riduce i consumi e migliora il comfort abitativo», con benefici soggettivi e di salute collettiva sempre più rilevanti. L’edificio è un sistema integrato in cui isolamento, produzione e distribuzione di energia devono essere in equilibrio. Va superata, quindi, la contrapposizione tra involucro e impianti. Le imprese di costruzione, gestendo l’edificio nel suo complesso, possono raggiungere questi equilibri, ma vanno messe nella condizione di farlo. Il rischio di costi aggiuntivi per i consumatori finali Una delle finalità della ETS2 è di essere applicata ai fornitori di energia e non direttamente ai cittadini. Tuttavia, è essenziale che il relativo costo sia chiaro e visibile in bolletta: la consapevolezza dei costi economici e ambientali dei consumi spinge a ridurre sprechi e ad adottare soluzioni efficienti, come dimostra l’obbligo di contabilizzazione del calore. Senza trasparenza, si perde l’effetto educativo e incentivante della misura, segnala l’ad Teicos Group. Ma c’è di più: ETS2 potrebbe avere effetti controproducenti non solo sull’edilizia, ma anche sui consumatori finali. Lo evidenzia un report di Kyoto Club e Legambiente “La normativa EU ETS 2 e le sue conseguenze attese in Italia”. Nel documento si stimano aumenti delle bollette elettriche tra i 25-43 euro all’anno, mentre quelle del gas tra i 90-153 euro. In totale, ogni famiglia potrebbe pagare tra 115 e 196 euro in più all’anno, a seconda del prezzo della CO₂. C’è poi un ulteriore rischio: un ulteriore aggravio del prezzo dell’energia. Già oggi l’Italia è tra i Paesi UE a scontare i prezzi più alti. Occorre, quindi, trovare una soluzione che permetta di guardare all’ETS2 per l’edilizia in modo positivo. Le ipotesi sono al vaglio, anche a livello associativo. «Si potrebbe pensare di collegare l’imposta al passaporto energetico dell’edificio, modulandola in base allo stato di avanzamento della riqualificazione, per incentivare la progettualità», ipotizza Hugony. La necessità di contare su incentivi e su una pianificazione pluriennale Di certo, c’è bisogno di un supporto sotto forma di incentivi alla riqualificazione. Nonostante le criticità emerse col Superbonus, restano indispensabili. Perché si possa operare con criterio, occorre avere una conoscenza approfondita del patrimonio edilizio, contando su una banca dati adeguata. Su questo l’Italia parte in vantaggio, come sottolinea la vicepresidente Assimpredil ANCE: «conosciamo molto bene il patrimonio edilizio italiano. Il primo step del recepimento dell’EPBD, che era questo elaborato sull’analisi dei fabbisogni e la consistenza del parco immobiliare italiano, è stato anche giudicato tra le migliori in Europa». Questo patrimonio di conoscenza è utile per un sistema di incentivi stabile, «meno generoso rispetto al Superbonus, ma duraturo», da accompagnare a una riforma del mercato del credito con strumenti dedicati a lungo termine (es. finanziamenti a 10 anni), poiché l’attuale credito al consumo è inadeguato. Le misure, quindi, devono avere un orizzonte pluriennale: interventi di 6-12 mesi sono inefficaci, generano confusione e frodi. L’edilizia richiede tempi lunghi per avviarsi. ANCE sta preparando una proposta per la legge di bilancio che integri incentivi stabili e strumenti finanziari adeguati, auspicando che il governo sfrutti la flessibilità dei vincoli di bilancio europei per finanziare la transizione energetica. in tale contesto, misure come l’ETS2 in edilizia potrebbe produrre benefici. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento