Advertisement Advertisement



EPBD in Italia: recepirla è un’occasione per attuare una politica solidale

Il ritardo nel recepimento della EPBD in Italia, e dell’EED, significa non saper cogliere opportunità conseguibili grazie al miglioramento del patrimonio edilizio esistente, producendo benefici anche in termini di riduzione della povertà energetica. L’esempio della Spagna dovrebbe insegnare

A cura di:

EPBD in Italia: recepirla è un’occasione per attuare una politica solidale

Il recepimento della direttiva EPBD in Italia, su cui l’Italia è in ritardo, va al di là del pur prioritario miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici. La direttiva “Case green”, se attuata, è in grado di creare le condizioni per una maggiore equità sociale.

L’Italia è in difetto anche sulla Direttiva sull’Efficienza Energetica, che avrebbe dovuto essere recepita lo scorso anno. Essa, tra l’altro, introduce una definizione a livello europeo di povertà energetica, tema che nel nostro Paese riguarda circa 5,3 milioni di italiani, pari a 2,4 milioni di famiglie, come emerge dalla elaborazione dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, su fonti Istat e OIPE.

La EED, inoltre, prevede misure di efficienza energetica da attuare in via prioritaria per ridurla.

Entrambe le direttive “sono strumenti potenti per promuovere misure di efficientamento energetico strutturali”, ricorda FIRE che proprio in questi giorni ha stilato delle proposte a breve termine per l’efficienza energetica.

Colmare i ritardi per migliorare l’efficienza energetica in edilizia

I ritardi sulle direttive EED ed EPBD in Italia rappresentano un vulnus importante, per diversi motivi. Innanzitutto, l’efficienza energetica è considerata priorità assoluta nelle politiche energetiche e nella pianificazione degli investimenti nell’UE.

Colmare i ritardi per migliorare l’efficienza energetica in edilizia

Energy Efficiency first è un principio che si fonda sull’uso efficiente dell’energia quale modo più economico e sostenibile per soddisfare la domanda energetica. IEA ricorda che uno dei modi per migliorare l’efficienza energetica è sfruttare l’enorme potenziale di miglioramento del settore edile. Accelerare la ristrutturazione degli edifici esistenti in modo che sia economicamente vantaggiosa sarebbe dovuta diventare una leva economica, oltre che per ridurre le emissioni, anche per generare occupazione e per migliorare le condizioni di vita delle persone.

Oggi la condizione degli edifici italiani è nota: il 30% degli immobili è ancora in classe G, pur con grandi differenze a livello regionale, con sensibili differenze tra Nord e Sud. Se si aggiungono gli edifici in classe F, si arriva ad allargare il problema dell’inefficienza a quasi la metà del patrimonio edilizio esistente.

Le famiglie scontano l’inefficienza

I problemi che si scontano nell’edilizia residenziale emergono in vari modi. Ci sono circa 1,5 milioni di famiglie che vivono in una condizione di “grave disagio abitativo”, schiacciate dall’aumento dei canoni d’affitto e, in misura minore, dalle rate dei mutui, come rileva una stima di Nomisma, nell’ultima edizione dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare.

A questo quadro fa da contrasto e paradosso, il dato del rapporto della Fondazione IFEL – ANCI sulle tante case vuote in Italia: il 27,3% delle abitazioni risultano non utilizzate o occupate in modo discontinuo. È un valore triplo rispetto alla Francia (7,8%) e sei volte superiore alla Germania (4,4%). In termini assoluti, su circa 35 milioni di abitazioni censite, più di 9,5 milioni risultano in queste condizioni.

Perché è necessario il recepimento dell’EPBD in Italia

Anche per ridurre questi problemi si rende necessario il recepimento dell’EPBD in Italia.

Esso «permetterà di spendere al meglio i soldi pubblici e privati: definirà le priorità, i tempi, i livelli preferibili di efficientamento, oltre a promuovere modifiche normative e amministrative per favorire la riqualificazione», aveva illustrato Cecilia Hugony, ad di Teicos Group, vicepresidente di Assimpredil Ance, al convegno di Prospecta Formazione organizzato a KEY 2026.

Perché è necessario il recepimento dell’EPBD in Italia

Rete Irene ricorda che la Energy Performance Buildings Directive prevede strumenti di supporto per attuare la transizione energetica con la creazione di fondi di supporto come il Fondo Sociale per il Clima (65 miliardi di euro tra il 2026 e il 2032, di cui 7 miliardi destinati all’Italia) e l’incentivazione di finanziamenti agevolati.

Il rilievo posto dalla Direttiva “Case green” per creare condizioni di equità sociale in termini di edilizia abitativa lo chiarisce lo stesso testo della Direttiva (UE) 2024/1275, affermando che:

“incentivi finanziari e altre misure politiche dovrebbero essere destinati in via prioritaria alle famiglie vulnerabili, alle persone in condizioni di povertà energetica e alle persone che vivono in alloggi di edilizia popolare”.

L’efficienza energetica riduce i costi e la dipendenza dai fossili

Spesso si rileva che gli edifici sono responsabili del 40% del consumo finale di energia nell’UE e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia.

EPBD pone un ulteriore elemento, riportando che gli edifici inefficienti “sono spesso legati alla povertà energetica e a problemi sociali”. Le famiglie vulnerabili, ricorda la stessa direttiva, sono particolarmente esposte all’aumento dei prezzi dell’energia, in quanto spendono una quota maggiore del loro bilancio in prodotti energetici.

Ecco, allora, che la riqualificazione non è un lusso, come bene chiarisce Rete Irene, nel documento “10+2 false credenze sulla direttiva EPBD”. Contare su case efficienti, significa contare su bollette più basse: una casa efficiente consuma meno energia e riduce i costi mensili per elettricità e riscaldamento.

Migliorare le prestazioni energetiche taglia i costi in bolletta

Una maggiore efficienza energetica riduce la necessità e la conseguente dipendenza dalle fonti fossili. Come stiamo sperimentando ancora una volta in queste settimane, gas e petrolio sono soggetti a forti oscillazioni di prezzo e alle crisi geopolitiche.

Attualmente le famiglie italiane devono affrontare in media un costo extra di circa 388 euro l’anno rispetto al periodo pre-conflitto in Ucraina, anche a causa delle tensioni in Medio Oriente, rileva un’analisi di Humans&Data. In questo scenario, se si fosse già allineati agli obiettivi della Direttiva EPBD, in Italia ogni famiglia vedrebbe un alleggerimento immediato tra i 120 e i 142 euro annui. Vale a dire un abbattimento di oltre un terzo. “A livello di sistema-Paese, significherebbe un risparmio fino a 7,1 miliardi di euro l’anno”.

Riducendo gli importi eccessivi delle bollette energetiche, “la ristrutturazione edilizia può sollevare le persone dalla povertà energetica e può anche prevenirla”, rileva EPBD. Nondimeno, “la ristrutturazione degli edifici non è gratuita ed è essenziale garantire che l’impatto sociale dei costi di ristrutturazione sia tenuto sotto controllo, con particolare riguardo alle famiglie vulnerabili”.

L’esempio del Piano della Spagna

Ecco, allora, che il recepimento della EPBD in Italia si tradurrebbe in molteplici vantaggi, specie per chi è maggiormente esposto ai rincari economici ed energetici. Lo ha compreso bene la Spagna, che nel proprio Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici ha posto forte attenzione alla riduzione della povertà energetica, sulla cui riduzione il governo iberico ha approvato lo scorso febbraio la Strategia nazionale contro la povertà energetica 2026-2030.

Nel PNRE il termine povertà energetica ricorre 137 volte nelle oltre 530 pagine del documento.

Renovate Italy ha studiato il Piano spagnolo e ha svolto un’analisi sintetica dei pregi di questo documento, perché l’esempio iberico è utile come stimolo per l’Italia. Molti dei Paesi che hanno inviato il Piano non sono paragonabili al nostro Paese né per dimensioni, né per caratteristiche del parco edilizio, eccetto quello spagnolo.

PNRE prevede la trasformazione in edifici ad alta efficienza di 7,16 milioni di abitazioni e 3,8 milioni di edifici entro il 2050. Lasciando a parte le valutazioni mirate per traguardare gli obiettivi, che nel Piano spagnolo sono accurate, illustra una politica mirata alla lotta alla povertà energetica, prevedendo incentivi per i gruppi vulnerabili, assistenza tecnica nel campo della povertà energetica ed i programmi di formazione e sensibilizzazione per i consumatori vulnerabili. Nella ripartizione degli investimenti pubblici, circa un quarto (27%) verranno dedicati per la messa in pratica di azioni che, pur inquadrandosi nell’ambito della riabilitazione energetica, hanno come obiettivo ultimo la mitigazione della povertà energetica.

Nella consultazione pubblica, volta a facilitare il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, uno dei cinque tavoli di esperti è stato dedicato alla vulnerabilità e povertà energetica, attraverso l’integrazione dei contributi della Strategia nazionale contro la povertà energetica e del Piano sociale per il clima.

Infine, negli incontri bilaterali che si sono tenuti, oltre ai rappresentanti del settore finanziario, agli sviluppatori, ai produttori, alle associazioni professionali, sono stati coinvolti ONG ed esperti in povertà energetica.

Le opportunità offerte dal recepimento della EPBD per l’Italia

Adeguarsi alla normativa, recependo la direttiva EPBD, per l’Italia costituirebbe un’opportunità, non un mero obbligo. Lo rileva la stessa Rete Irene, segnalando che la riqualificazione energetica non è una spesa a fondo perduto, ma un investimento che si ripaga attraverso il risparmio sulle bollette e l’aumento del valore dell’immobile.

Oltre al risparmio immediato sulle bollette, è possibile contare su un aumento di valore degli immobili e su un mantenimento del valore nel tempo.

“Gli studi indicano che un immobile riqualificato può aumentare il proprio valore di mercato in media del 25% in più rispetto ad una in classe G con le stesse caratteristiche”.

La Direttiva Case green non è “roba per ambientalisti”, perché non riguarda solo l’ambiente, ma anche il benessere economico e sociale delle famiglie, specialmente quelle che vivono in edifici energivori e pagano bollette elevate.

Punta, inoltre, a garantire soluzioni concrete e finanziamenti accessibili per tutte le fasce di popolazione.

Inoltre, puntare convinti sulla transizione energetica in edilizia ha un effetto importante in termini economici e occupazionali. Secondo un’analisi del Centro Studi della Fondazione Geometri Italiani, per completare gli obiettivi entro il 2030 servono 84,8 miliardi di euro di investimenti (circa 14 miliardi l’anno) destinati a tre milioni di abitazioni, con un effetto moltiplicatore di 280 miliardi sull’economia complessiva e 219mila posti di lavoro all’anno.

L’analisi sui bonus edilizi, basata su metodologie complementari (Fondazione Commercialisti e modello ANCE), ha evidenziato come una spesa di 14 miliardi annui in incentivi generi ritorni fiscali e contributivi tali da ridurre il costo netto per lo Stato a meno di 2 miliardi l’anno. Ogni euro investito produce una ricaduta economica di circa 3,3 euro, grazie agli impatti diretti, indiretti e indotti.

Efficientare per garantire benessere e migliore qualità di vita

Come indicato nella raccomandazione (UE) 2021/1749 della Commissione (18), il miglioramento della salute e del benessere è uno dei benefici accessori più importanti dell’applicazione del principio «l’efficienza energetica al primo posto» per migliorare la prestazione energetica degli edifici.

La stessa EPBD, che in Italia è ancora in sospeso, auspica che gli Stati membri sostengano i miglioramenti della prestazione energetica degli edifici esistenti in grado di contribuire a garantire un livello adeguato di “qualità degli ambienti interni”. Quest’ultima è il risultato di una valutazione delle condizioni all’interno di un edificio che influiscono sulla salute e sul benessere dei suoi occupanti.

La ristrutturazione profonda, che dovrebbe essere definita come una ristrutturazione che trasforma gli edifici a emissioni zero (o quasi zero), può anche rappresentare un’opportunità ulteriore da cogliere per riuscire a far fronte ad altri aspetti, tra cui la qualità degli ambienti interni e le condizioni di vita delle famiglie vulnerabili, riprende ancora la Direttiva.

Considerando che trascorriamo l’80% del nostro tempo in casa e in altri ambienti confinati, contare su ambienti qualitativamente migliorati contribuirebbe a elevare gli standard di vita e di salute. Anche questo elemento andrebbe attentamente ponderato in una strategia politica nazionale che abbia a cuore le sorti dei propri cittadini.

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento