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Indice degli argomenti Toggle Edilizia a emissioni zero: un obiettivo sfidante, specie in ItaliaLavorare a scala di città: l’esempio di ParmaEPBD: il recepimento è possibile. L’esempio della Provincia autonoma di BolzanoL’opportunità offerta dalla digitalizzazioneBuilding Renovation Passport, strumento chiave per un’edilizia a emissioni zeroSuperare la frammentazione per attuare una riqualificazione rapida ed efficace La decarbonizzazione degli edifici è tanto urgente quanto complessa. Centrare l’obiettivo edilizia a emissioni zero richiede investimenti e strategie per cambiare l’inerzia attuale, in Italia e in Europa. Si tratta di mettere mano a 210 milioni di edifici in UE, costruiti per il 40% prima del 1960 e per l’83% prima del 1990. Oggi il tasso di ristrutturazione medio in UE è all’1% – in Italia è addirittura inferiore – e non è un indizio positivo, soprattutto se si tiene conto che gli edifici abitati oggi lo saranno anche nei prossimi 25 anni almeno. Lo ha messo in chiaro Cecilia Hugony, amministratrice delegata Teicos Group e vicepresidente Assimpredil ANCE: «Già nel 2020 si calcolava che tra il 75 e il 90% degli edifici esistenti nel 2020 sarebbero stati occupati nel 2050. Questo cosa significa? Che per quanto siano tanti, complessi, articolati, chi si occupa di edifici, nel futuro dovrà pensare di manutenerli, adeguandoli alle esigenze attuali della vita contemporanea, considerando l’efficienza energetica, ma anche le esigenze di accessibilità, di connettività e tanto altro ancora». I relatori del convegno L’occasione per rilevarlo è stato il convegno “Da energivori a zero energy building: efficienza e decarbonizzazione passano dal patrimonio esistente”, organizzato da Prospecta Formazione – Infoweb a KEY 2026. Edilizia a emissioni zero: un obiettivo sfidante, specie in Italia Raggiungere l’obiettivo di un’edilizia a emissioni zero in Italia è ancora più critico che nel resto d’Europa, se si considera il ricco patrimonio esistente. Secondo dati Cresme, riportate da Assimpredil ANCE, riguardanti il numero di abitazioni dello stock edilizio in Europa, nel nostro Paese si contano quasi 600 unità immobiliari ogni mille abitanti, il dato più alto a livello europeo in termini di abitazioni pro capite. «Negli ultimi 15 anni, a livello di investimenti in edilizia quasi l’80% degli è interventi sull’esistente – ricorda ancora Hugony –. Il mercato dell’edilizia genera 260 miliardi di euro all’anno. Di questi il 70% si investono in rinnovo. Le risorse esistenti vanno indirizzate, quindi, in modo tale che siano spese correttamente». La direttiva EPBD è un’opportunità per dare una visione futura e strumenti concreti basati su quattro pilastri: ristrutturazione, decarbonizzazione, quadro normativo di sostegno e strumenti finanziari. Occorre però attuarla. In tal senso, l’Italia è deficitaria. «Gli impegni economici in termini di misure incentivanti per il raggiungimento degli obiettivi dell’EPBD ci sono già: non è il recepimento della direttiva che provocherà la povertà delle famiglie – ha annotato l’ad Teicos nonché vicepresidente Assimpredil ANCE –. Il recepimento permetterà di spendere al meglio i soldi pubblici e privati: definirà le priorità, i tempi, i livelli preferibili di efficientamento, oltre a promuovere modifiche normative e amministrative per favorire la riqualificazione». In questi mesi il governo è impegnato in diverse iniziative di grande impatto sull’efficienza energetica degli edifici: ridisegno del codice tecnico dell’edilizia e delle costruzioni; recepimento della Direttiva sull’efficienza energetica (EED); l’approfondimento della legge sulla rigenerazione urbana. «L’assenza di un disegno unico orientato alla sostenibilità delle costruzioni (com’è il recepimento della Direttiva Case green) può rendere inefficaci questi interventi». Lavorare a scala di città: l’esempio di Parma C’è chi sta lavorando per rendere l’edilizia a emissioni zero a scala di città. Si tratta del Comune di Parma, che punta alla neutralità climatica entro il 2030 attraverso un nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) che integra prestazioni energetiche e di sostenibilità obbligatorie. Come ha ricordato Devis Sbarzaglia, ingegnere attivo nell’ente comunale nel settore Pianificazione e Sviluppo del territorio, Parma ha aderito alla missione “100 città intelligenti a impatto climatico zero”, anticipando così la sfida al 2050 in anticipo. «In Italia, nove città si sono poste l’obiettivo di raggiungere l’impatto climatico zero. Uno degli strumenti necessari alla città per raggiungere la neutralità climatica è stato individuato nel PUG. Gli obiettivi sono difficili da raggiungere, ma è possibile farlo intervenendo su due livelli: la rigenerazione strategica, quindi obiettivi più alti da qui al 2050, e una rigenerazione diffusa, partendo da uno studio del pacchetto edilizio costruito. Ragionare a scala di città può servire come sprone, come volano per diffondere una cultura dell’efficienza energetica e della neutralità climatica», ha rilevato Sbarzaglia. EPBD: il recepimento è possibile. L’esempio della Provincia autonoma di Bolzano Attualmente, il recepimento della Direttiva Case green, atteso a fine maggio, per l’Italia è critico. Eppure, c’è chi ha provato a renderlo possibile. Lo conferma la Provincia autonoma di Bolzano che, prima in Italia, a marzo 2025 ha approvato il nuovo regolamento di esecuzione in materia di prestazione energetica nell’edilizia, attraverso cui la stessa ha recepito la direttiva 1275/2024. «Quali sono le differenze che l’adozione di questo nuovo provvedimento e l’implementazione della direttiva dell’ultima versione della EPBD ha portato nel framework provinciale? Prima di tutto è cambiato il certificato energetico CasaClima», ha spiegato Anna Maria Atzeri, ingegnere dell’Agenzia per l’Energia Alto Adige. In provincia di Bolzano, la prestazione energetica degli edifici è classificata e certificata secondo il Protocollo CasaClima. «Con l’adozione del nuovo regolamento sono state inseriti due nuovi indicatori di prestazione, come richiesto dalle EPBD: il fabbisogno di energia primaria totale che tiene conto della quota parte di energia non rinnovabile e rinnovabile e la valutazione delle emissioni in loco di anidride carbonica equivalente da combustibili fossili», ha illustrato, aggiungendo che è stata poi inserita una nuova classe di prestazione: la classe zero che introduce il concetto di edificio a emissioni zero. La stessa Provincia non si è limitata a introdurre queste modifiche per adeguare gli obiettivi del miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici alle finalità dell’EPBD. Ha fatto in modo di fornire strumenti incentivanti affinché i cittadini siano sostenuti nel percorso di risanamento degli edifici esistenti, attraverso il bonus energia. L’opportunità offerta dalla digitalizzazione Oltre alla necessità di investire e di sostenere il passaggio verso un’edilizia a emissioni zero, uno strumento di supporto per pianificare interventi di riqualificazione e di miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici passa dall’impiego dei dati. La digitalizzazione è il presupposto più utile a questo proposito. Da questo punto di vista, l’impiego della digitalizzazione già oggi è una pratica possibile. Lo conferma quanto sta portando avanti l’Università di Torino nel lavoro di riqualificazione dei propri edifici esistenti: si tratta di un’opera considerevole se si pensa che con quasi 80mila studenti e 120 sedi dislocate in diverse zone di Torino e in luoghi chiave del Piemonte, l’Università di Torino è spesso descritta come una “città nella città”. Si tratta di un «lavoro articolato che deve essere modulato rispetto ai diversi obiettivi delle diverse realtà costruttive con cui ci confrontiamo», ha spiegato Lavinia Chiara Tagliabue, professoressa del Dipartimento di Informatica e Delegata per la digitalizzazione, lo sviluppo, la gestione e la valorizzazione sostenibile del costruito dell’Università di Torino. La stessa docente ha illustrato la complessità del lavoro: «esistono dei silos informativi, per cui ognuno dei direttorati ha informazioni. L’obiettivo è mettere a sistema questi database di informazioni per estrarre della conoscenza e creare una base di conoscenza che permetta di gestire tutto in modo ottimizzato». Come sia possibile questo lo ha spiegato Tagliabue, mettendo in rilievo l’opportunità di un un’automazione dei processi per la strutturazione dei dati, utilizzando codici e proponendo interfacce conversazionali, cercando quindi di utilizzare anche tecnologie innovative. L’esempio è il sistema GIS (Geographical Information System), impiegato per la mappatura degli edifici, supportato dall’intelligenza artificiale che aiuta a implementare alcune funzioni supportandoci nella realizzazione dei codici. Inoltre, si lavora alla realizzazione di un digital twin, gemello digitale messo a punto anche nel caso del data center HPC4AI dello stesso ateneo, ottenendo anche risultati tangibili in termini di efficienza energetica. Building Renovation Passport, strumento chiave per un’edilizia a emissioni zero La digitalizzazione è un elemento cruciale e ben presente nella nuova EPBD. Essa richiede una forte accelerazione della riqualificazione del patrimonio edilizio, per provare a garantire il raggiungimento di un’edilizia a emissioni zero entro il 2050. In questo quadro, è necessario incrementare in modo significativo il tasso di ristrutturazione profonda, oggi ben lontano dal ritmo richiesto per sostenere la traiettoria di transizione. A ciò si aggiungono le specifiche criticità del patrimonio edilizio pubblico, significative carenze manutentive pregresse e una limitata digitalizzazione dei dati energetici e strutturali, elementi che ne complicano e rallentano ulteriormente la transizione verso i requisiti ZEB. In questo scenario, il Building Renovation Passport è da considerare un supporto strategico essenziale per superare la frammentazione e l’aleatorietà degli interventi di riqualificazione, il cui ruolo è trasformare la complessità in roadmap operative. Quale importanza abbiano i BRP e come si debba operare per tracciare un percorso possibile per soddisfare gli obiettivi attesi e decarbonizzare il patrimonio edilizio esistente lo ha spiegato Giulia De Aloysio, ingegnere, ricercatrice senior e PM presso Certimac. Lo stesso Ente tecnico di certificazione e ricerca industriale ha un ruolo di partner attivo in One Click Reno. Si tratta di un progetto europeo il cui scopo è contribuire alla transizione verso un patrimonio edilizio a emissioni zero e ad accelerare il tasso e la profondità delle riqualificazioni edilizie nell’UE, rendendo visibili e tangibili i benefici delle riqualificazioni profonde proprio attraverso i Passaporti di Riqualificazione Edilizia. Superare la frammentazione per attuare una riqualificazione rapida ed efficace Principale fine del progetto è contribuire a superare la frammentazione, che si declina in tutti gli ambiti: dati, soluzioni, proprietà. «Questa frammentazione causa effetti di blocco perché soluzioni non coordinate rendono costoso lo standard ZEB in futuro. Quindi la sfida critica qual è? Avere una pianificazione integrata per evitare il rischio di investimenti inefficienti che vanno ad aumentare esponenzialmente – ha rilevato De Aloysio –. Con One Click Reno proviamo a trasformare questa complessità attraverso una roadmap chiara e implementabile». Il progetto va a integrare gli strumenti esistenti in un ecosistema digitale unico, per massimizzare l’efficacia delle politiche di riqualificazione, e riesce in questo applicando una metodologia in quattro fasi: caratterizzazione, automazione, implementazione e dimostrazione. Grazie al lavoro condotto attraverso One Click Reno sarà possibile evidenziare come il Passaporto di Riqualificazione Edilizia non sia un puro obbligo normativo ma un’opportunità concreta per modernizzare il patrimonio edilizio. «BRP è una bussola strategica che si basa su tre pilastri fondamentali: l’automazione; la personalizzazione, ovvero percorsi personalizzati; l’impatto, uno strumento concreto per accelerare la transizione energetica dell’UE», ha concluso De Aloysio. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento