Capitolati e specifiche tecniche: come scriverli bene per evitare errori, contestazioni e costi imprevisti 16/09/2026
A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Cosa è stato fatto e cosa resta da fareInvestimenti, lavoro e risparmio: un’opportunità per il sistema Paese L’Italia ha compiuto un primo passo importante verso gli obiettivi della Direttiva EPBD (Energy Performance of Buildings Directive): tra il 2020 e il 2024, il patrimonio abitativo ha registrato una riduzione del 7,4% nei consumi energetici. Un dato che vale metà del target del 16% fissato per il 2030 e che testimonia la validità degli interventi sostenuti da Superbonus e incentivi fiscali. Ma adesso si apre la partita decisiva: per colmare il gap mancante dell’8,6% servono 115 miliardi di euro e una strategia nazionale strutturata, capace di trasformare un’urgenza climatica in un’opportunità economica e sociale. “Abbiamo già visto che investire nell’efficienza energetica genera ritorni consistenti in termini di risparmio, occupazione e valore immobiliare. Ora occorre agire su scala nazionale e con continuità,” ha dichiarato ROCKWOOL, promotrice dello studio indipendente “Efficienza energetica del patrimonio abitativo – Scenari e strumenti alla luce della Direttiva UE” realizzato da Nomisma, che ha analizzato scenari, benefici e strumenti per completare con successo la transizione energetica del parco edilizio italiano. Cosa è stato fatto e cosa resta da fare La fotografia scattata dallo studio è chiara: grazie ai lavori effettuati su 12,5 milioni di edifici residenziali, l’Italia ha ridotto i consumi annuali di 31.530 GWh. Questo però non basta: entro il 2030 bisognerà riqualificare circa 1,7 milioni di edifici obsoleti (oltre 4,7 milioni di unità abitative), pari al 14% del patrimonio abitativo nazionale. Interventi mirati, soprattutto nelle zone climaticamente più fredde e sulle classi energetiche più basse, permetteranno di ottenere il massimo rapporto costo-beneficio. Il focus dovrà essere su interventi “hard”, ovvero quelli che agiscono sia sull’involucro che sugli impianti: sono i più onerosi, ma anche quelli con i maggiori vantaggi. Ogni unità abitativa riqualificata richiederà in media 24.000 euro di investimento, con un ritorno economico per ogni euro investito superiore al 23% grazie a un effetto moltiplicatore di 1,23. Il valore degli immobili potrà crescere mediamente di 14.500 euro, con picchi fino al 31% in caso di salti di classe da G ad A nelle zone climatiche E. Lo studio stima che, completando il piano entro il 2030, si potrà generare un aumento complessivo del valore del patrimonio immobiliare pari a 68,9 miliardi di euro. Un incentivo rilevante anche per i proprietari di casa, oltre che per l’economia nazionale. Investimenti, lavoro e risparmio: un’opportunità per il sistema Paese Portare a termine il piano EPBD richiederà investimenti per 28,8 miliardi l’anno dal 2027 al 2030. Di questi, circa 17,3 miliardi dovrebbero essere sostenuti da risorse pubbliche, mentre 11,5 miliardi potrebbero arrivare da capitali privati. È una cifra coerente con gli investimenti già attivati tra il 2014 e il 2020, che dimostra come l’Italia abbia già la capacità di sostenere un simile sforzo finanziario. I benefici economici sono evidenti: si prevede un incremento annuo di valore aggiunto di 21,3 miliardi, suddiviso tra effetti diretti, indiretti e indotti. Il settore delle costruzioni ne riceverà il maggior impatto, ma anche consulenza, logistica, commercio e servizi immobiliari ne trarranno vantaggio. Inoltre, l’efficienza energetica genererà circa 370.000 nuovi posti di lavoro ogni anno, di cui quasi la metà direttamente nel comparto edile. Per le famiglie, il beneficio è altrettanto tangibile. Gli interventi permetteranno un risparmio medio del 36% sulle bollette energetiche, con una riduzione che può arrivare fino a 1.300 euro annui nelle aree più fredde. Non meno importante è la riduzione delle emissioni: si stima una decarbonizzazione pari a 4,6 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, cioè il 10% delle emissioni del comparto residenziale. A garantire la sostenibilità economica del piano, lo studio presenta tre scenari possibili, a partire dal caso studio di un condominio di medie dimensioni, realizzato prima del 1970 e composto da 28 unità abitative considerando un intervento hard e il passaggio dalla classe energetica G alla A1. Gli scenari integrano crediti d’imposta, incentivi diretti, prestiti agevolati, meccanismi pay-as-you-save e l’intervento delle ESCO. In tutti i modelli, il contributo pubblico previsto varia tra il 50% e il 65%, con un impegno netto compreso tra 4,9 e 8,6 miliardi annui. Il messaggio è chiaro: “Proseguire verso il target europeo richiede ora uno sforzo condiviso, orientato a massimizzare le risorse disponibili, supportare le famiglie che più ne hanno bisogno e promuovere un’edilizia sicura, moderna e sostenibile”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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