Capitolati e specifiche tecniche: come scriverli bene per evitare errori, contestazioni e costi imprevisti 16/09/2026
Indice degli argomenti Toggle Oltre l’efficienza energetica: la salubrità degli edificiHuman Centric Lighting: la luce al servizio del benessereNeuroscienze e architettura: progettare spazi a misura d’uomoDesign biofilico: riportare la natura negli ambienti costruitiComfort acustico e “silenzio attivo”L’importanza di controllare gli impianti aeraulici per la Indoor Air QualityDalla prestazione dell’edificio al benessere delle persone Per ragionare di edilizia salubre, oltre all’efficienza energetica serve di più. Occorre ripensare gli edifici per garantire il benessere delle persone che li abitano. Il benessere negli ambienti costruiti richiede di superare standard generici e approcci settoriali, integrando neuroscienze, biofilia, qualità della luce, acustica e aria, oltre a materiali autentici e morfologie spaziali dinamiche. La luce deve supportare i ritmi circadiani e le emozioni; gli spazi attivano simulazioni motorie ed empatiche; l’aria interna va depurata e monitorata; l’acustica deve garantire un “silenzio attivo”; i materiali naturali e le proporzioni armoniche riducono lo stress e migliorano la salute. I relatori del convegno “Edifici umano-centrici” Tutto questo è già possibile: lo hanno spiegato i relatori del convegno “Edifici umano-centrici”, organizzato da Prospecta Formazione a Milano, nella sede di Zumtobel. Oltre l’efficienza energetica: la salubrità degli edifici L’efficienza energetica in edilizia resta prioritaria, in un contesto in cui una buona metà del patrimonio edilizio italiano stagna nelle classi F e G. Non è un problema solo nazionale: nell’UE il 75% degli edifici presenta scarse prestazioni energetiche. Nel Regno Unito, 3,7 milioni di famiglie vivono in abitazioni non conformi agli standard minimi, segnala la Royal Society for Public Health, evidenziando inoltre che una persona su quattro si ammala a causa di problemi come umidità, freddo e muffa. L’edilizia insalubre non solo danneggia le persone, ma pesa anche sull’economia: nel Regno Unito si stima che il costo annuale per il Servizio Sanitario Nazionale derivante da abitazioni non dignitose raggiunga 1,4 miliardi di sterline. Il problema è globale e la sua gravità emerge considerando che, nel 2021, ben 2,67 miliardi di persone sono state esposte a diverse fonti di inquinamento indoor. Non c’è solo il problema della povertà energetica, che affligge – nella sola UE – oltre 40 milioni di europei (fonte: European Economic and Social Commitee). C’è una questione ben più ampia, che riguarda i parametri della qualità dell’aria, ma anche le cattive condizioni di illuminazione e un’esposizione troppo elevata all’inquinamento sonoro. Luce, aria e acustica devono essere parametri fondamentali da considerare nella progettazione, costruzione e ristrutturazione degli edifici, residenziali e non solo. Human Centric Lighting: la luce al servizio del benessere Partiamo dalla illuminazione. Secondo Serena Tellini e Francesco Iannone architetti, lighting designer e pionieri dello Human Centric Lighting, hanno spiegato che la luce, orchestrata con ombre e dinamiche naturali, modula il ciclo circadiano e le risposte ormonali (serotonina e cortisolo). Per questo occorre prestare attenzione al progetto di lighting design, che dev’essere un’azione corale e coinvolgere non solo i professionisti della luce, ma anche i progettisti e chi si occuperà dell’installazione: “un progetto di luce non lo fa solo una persona, ma lo fa un team”, hanno ribadito in occasione del convegno. Inoltre, ogni progetto dev’essere pensato su misura per chi abita gli spazi e deve tenere conto delle conoscenze scientifiche. «Le neuroscienze devono essere una componente fondamentale nel nostro progetto della luce», hanno sottolineato, ampliando il discorso alla neuroestetica e alla biofilia. Neuroscienze e architettura: progettare spazi a misura d’uomo Sull’opportunità di coniugare neuroscienze e architettura è intervenuto Davide Ruzzon, direttore del NAAD – Neuroscience Applied to Architectural Design presso l’Università IUAV di Venezia. Ha spiegato innanzitutto la relazione tra gli esseri umani e gli spazi che li circondano. «L’ambiente che avvolge i nostri movimenti e l’interazione tra gli esseri umani sviluppa e costruisce una saldatura profonda tra la forma dello spazio che avvolge il movimento del corpo umano e tutte le risposte motorie e fisiologiche che il cervello registra. Proprio il nostro cervello da sempre registra e costruisce dei modelli dell’interazione che andiamo a svolgere nello spazio successivamente alla nostra decisione e questi modelli sono basati sulle trasformazioni del nostro corpo nel corso del tempo». Dallo studio e dalla scoperta dei neuroni specchio si è giunti a comprendere perché lo spazio, anche vuoto, attivi nel cervello simulazioni motorie ed emozioni: una scatola neutra produce noia e cortisolo, mentre una stanza disegnata sull’esperienza attesa libera energia. Da qui è importante partire per comprendere e progettare ambienti sempre più a misura d’uomo. Design biofilico: riportare la natura negli ambienti costruiti Su queste necessità si innesta anche il design biofilico. Come ha spiegato Beatrice Spirandelli, architetto ed esperta della materia, con tale termine si definiscono la teoria, la scienza e la pratica di rendere “vivi” gli edifici, riconoscendo e migliorando i legami con la natura. «È una risposta al bisogno umano di ristabilire un contatto con la natura nell’ambito dell’ambiente costruito». Un momento dell’intervento di Beatrice Spirandelli Un bisogno che trova conferme medico-scientifiche, come ha segnalato la relatrice, citando una ricerca olandese condotta su 350mila persone, che ha dimostrato i benefici psicofisici del vivere a meno di un chilometro da un’area verde. La presenza di piante non basta certo a connotare un progetto biofilico: è una disciplina integrata che richiede diversi accorgimenti, dall’uso di materiali naturali in edilizia fino all’attenzione al genius loci e agli elementi peculiari del territorio in cui è situato l’edificio. Così è possibile realizzare edifici umano-centrici, nei quali l’edificio va considerato un habitat biologico attivo: «progettare per i sensi dell’essere umano significa fare prevenzione primaria, trasformando gli spazi di vita in strumenti di salute», ha rilevato. Comfort acustico e “silenzio attivo” Nella progettazione e realizzazione di edifici umano-centrici, un ruolo rilevante deve averlo anche la protezione dai rumori esterni. Marco Cesana, architetto ed esperto di ingegneria acustica, ha evidenziato l’importanza del “silenzio attivo”, che «è una scelta intenzionale e consapevole di sospendere il rumore esterno e interno. Esso trasforma la percezione dello spazio circostante e delle relazioni, generando un senso di benessere, e creando un comfort relazionale, in grado di permetterci di ascoltare gli altri, ma anche ascoltare noi stessi». Scegliere attivamente il silenzio «rimette l’individuo al centro della propria esperienza ed esistenza – ha ricordato –. Aiuta a trasformare un ambiente caotico in un rifugio mentale protetto per la rigenerazione interiore», fungendo da strumento di ripristino biologico e cognitivo. Da questi elementi, ha proseguito Cesana, occorre partire per considerare il ruolo e l’importanza dell’isolamento acustico, integrandolo sin dall’inizio del progetto in modo da proteggere il sonno, ridurre lo stress e creare “rifugi mentali” adeguati. Dal principio all’attuazione, però, il divario è ampio. «Regione Lombardia, con la Legge Regionale 13/2001, ha fatto una precisazione importante, ma spesso disattesa: in tutti i progetti riguardanti il patrimonio edilizio esistente, qualsiasi intervento che modifica le caratteristiche acustiche, deve richiedere una dichiarazione del progettista sul rispetto dei requisiti acustici passivi». Tale dichiarazione deve attestare il rispetto del DPCM 5 dicembre 1997 e dei regolamenti comunali. A proposito di conformità, «il tecnico edile non specializzato in acustica ha strumenti e conoscenze per attestare (senza errori) il rispetto dei limiti imposti dal DPCM 5 dicembre 1997?». L’importanza di controllare gli impianti aeraulici per la Indoor Air Quality La qualità dell’aria indoor è un parametro fondamentale per il benessere e il comfort: una reale concezione di edifici umano-centrici deve tenerne debito conto. A tale riguardo, Gregorio Mangano, presidente di A.I.I.S.A. (Associazione Italiana Igienisti Sistemi Aeraulici), ha spiegato come l’Indoor Air Quality sia un tema di rilevanza medica, ricordando che la concentrazione indoor di alcuni inquinanti è in media da 2 a 5 volte superiore a quella esterna. Da qui deriva l’importanza della cura degli impianti aeraulici. Un momento dell’intervento di Gregorio Mangano «L’impianto aeraulico è il polmone dell’edificio», ha affermato l’ingegnere ed esperto. Con tale termine si definiscono gli impianti HVAC che, oltre a essere preposti al riscaldamento, alla ventilazione e al condizionamento dell’aria, devono garantire negli ambienti indoor una determinata qualità dell’aria, definita da temperatura, umidità, purezza, quantità (portata d’aria) e movimento (diffusione uniforme dell’aria). Ventilazione e filtrazione «sono le due leve fisiche della qualità dell’aria: la prima diluisce CO₂ e VOC, la seconda trattiene il particolato. Ma un polmone sporco non risana, contamina», ha sottolineato. AIISA ha messo a punto un Protocollo operativo, nel quale ha identificato e descritto le modalità per l’ispezione e la sanificazione degli impianti aeraulici. «Gli impianti devono essere ispezionabili e puliti come i pavimenti», ha specificato Mangano, sottolineando l’importanza del sopralluogo, dei campionamenti, nonché della bonifica e del monitoraggio. Dalla prestazione dell’edificio al benessere delle persone Gli edifici umano-centrici nascono dunque da un cambio di prospettiva: non basta progettare spazi efficienti, occorre progettare ambienti capaci di contribuire al benessere di chi li vive. Luce, qualità dell’aria, comfort acustico, rapporto con la natura e configurazione degli spazi non sono elementi accessori, ma parti di un sistema che interagisce continuamente con il corpo e con la percezione umana. La sfida, per progettisti e operatori dell’edilizia, è trasformare queste conoscenze in scelte concrete fin dalle prime fasi del progetto, superando approcci frammentati e integrando competenze diverse. In questa prospettiva, la salubrità non rappresenta una prestazione aggiuntiva dell’edificio: diventa uno dei criteri con cui misurarne la qualità. Perché un edificio può consumare meno energia ed essere tecnologicamente evoluto, ma la sua qualità si misura anche — e soprattutto — da come ci fa vivere. Guarda tutto il convegno “Edifici umano-centrici” Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento