Non solo progettare un nuovo centro comunitario nel Senegal rurale; ma, soprattutto, costruire un’alternativa di qualità del vivere partecipata e condivisa fra mondo dell’architettura e comunità vulnerabili che abitano il territorio. Sfruttando la sinergia fra tecnologia, sostenibilità e modalità di costruzione tipiche della cultura locale. Da sempre è questo l’obiettivo del concorso internazionale Kaira Looro Architecture Competition. L’obiettivo è chiaro fin dal nome: in lingua mandinga Kaira Looro significa “costruire la pace”, attraverso un’architettura che genera migliori condizioni di vita, diritti e dignità.

Il progetto vincitore del concorso Kaira Looro 2026 firmato Afroditi Ioannidou e Vladimir Gligorovski
Lanciato dall’organizzazione internazionale senza scopo di lucro Balouo Salo, il concorso Kaira Looro si è affermato come una delle più importanti piattaforme mondiali dedicate all’architettura umanitaria, promuovendo il progetto architettonico come strumento di impatto sociale, sviluppo comunitario ed educazione nei contesti più vulnerabili.
Per l’ultima edizione i partecipanti – giovani architetti, studenti e designer provenienti da oltre 125 Paesi di tutto il mondo – sono stati invitati a ideare uno spazio civico multifunzionale nell’area rurale del Senegal meridionale, capace di ospitare attività educative, culturali e sociali, garantendone al contempo la concreta realizzabilità attraverso tecniche di autocostruzione, l’impiego di materiali locali e strategie costruttive sostenibili a basso impatto ambientale, adatte al contesto rurale dell’Africa subsahariana, nel solco della missione umanitaria del concorso. Ad assegnare i premi è stata la giuria presieduta da Kengo Kuma e composta da David Adjaye, Benedetta Tagliabue, Amanda Levete, Manuel Aires Mateus, Mario Cucinella, Giancarlo Mazzanti, Agostino Ghirardelli, Urko Sanchez, Raul Pantaleo, Saad El Kabbaj, Driss Kettani, Emmanuelle Moureaux e Mohamed Amine Siana. A supporto della giuria ha lavorato il Comitato Scientifico composto da specialisti del settore come Raoul Vecchio, Sebastiano D’Urso, Grazia Nicolosi, Moulaye Diebate e Dario Distefano.
Coerenza ai bisogni della comunità
Vincere il concorso vuol dire offrire la risposta più coerente alle esigenze espresse dalle comunità.
Il primo premio è stato assegnato a Afroditi Ioannidou e Vladimir Gligorovski (Grecia), seguito dal secondo premio a Marta Kuczynska e Jakub Czak (Polonia) e dal terzo premio a Karol Eliana Cuellar Narváez, Jhuliana Giraldo, Juan Sebastian Piedrahita, Juan Santiago Uribe, Oscar Valencia (Colombia).

Primo premio: progetto di Afroditi Ioannidou e Vladimir Gligorovski (Grecia)
Due le menzioni d’onore a Alexandre Fidèle (Mauritius) e Ariane Baillargeon (Canada); 10 le menzioni speciali e 35 i finalisti che si sono distinti per progetti di qualità architettonica, sensibilità verso il contesto, innovazione e valore umanitario.
Il concorso Kaira Looro si esprime attraverso un forte impatto umanitario che va oltre i progetti. Anche per l’edizione 2026 il 100% dei proventi viene destinato ai progetti umanitari di Balouo Salo. Alcuni dei progetti premiati negli anni scorsi oggi sono in fase di costruzione o prossimi al completamento.
Progetto è partecipazione
Ad avere messo in campo il concorso Kaira Looro è Raoul Vecchio, presidente e co-fondatore di Balouo Salo con Jali Diabate.

Immagine di contesto dell’area rurale del Senegal meridionale e delle fasi di partecipazione delle comunità. Credito da citare: © COPYRIGHT BY BALOUOSALO
Fondata nel 2014 dall’amicizia e comunanza di obiettivi umanitari fra Raoul e Jali, Balouo Salo, sede legale in Italia ad Acicastello, in provincia di Catania, e una centrale operativa in Senegal, è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che opera nell’Africa subsahariana nei settori dell’istruzione, della salute, dell’accesso all’acqua e dello sviluppo comunitario, realizza progetti infrastrutturali e iniziative umanitarie per il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rurali più vulnerabili, promuovendo modelli di sviluppo partecipativi, sostenibili e inclusivi.

Immagine di contesto dell’area rurale del Senegal meridionale e delle fasi di partecipazione delle comunità. Credito da citare: © COPYRIGHT BY BALOUOSALO
Oggi è riconosciuta a livello internazionale per il suo approccio fondato sul coinvolgimento diretto delle comunità locali e per interventi che hanno contribuito a migliorare la vita delle comunità abitanti in aree caratterizzate da estrema vulnerabilità. Tutte le attività di Balouo Salo sono sostenute attraverso campagne internazionali di raccolta fondi e sensibilizzazione.
È Raoul Vecchio a spiegare nascita, sviluppo e finalità di un concorso dove il premio più prestigioso è la restituzione di dignità e qualità del vivere alle popolazioni che vivono in contesti di grande fragilità.
Quando nasce il concorso Kaira Looro e quali sono gli obiettivi?
Kaira Looro nasce nel 2016, con un workshop organizzato da Balouo Salo. Fin dall’inizio l’idea è stata quella di creare un ponte tra il mondo dell’architettura internazionale e l’attività umanitaria, coinvolgendo architetti, progettisti e grandi personalità della cultura architettonica in un percorso finalizzato a migliorare concretamente la vita delle comunità più vulnerabili.
Kaira Looro nasce dalla convinzione che la qualità e l’eccellenza dell’architettura non devono essere considerate come privilegi riservati a chi nasce in determinati luoghi o dispone di determinate risorse. Piuttosto, devono essere parte del diritto di ogni individuo a vivere in condizioni dignitose. Questo principio è particolarmente importante quando si lavora nei contesti più fragili, dove troppo spesso l’architettura umanitaria viene interpretata come una ricerca del minimo indispensabile.

Secondo premio: progetto di Marta Kuczynska e Jakub Czak (Polonia)
Noi abbiamo cercato di mettere in discussione proprio questo paradigma. Se parliamo di persone, di salute, di educazione, di dignità, non possiamo accontentarci del minimo possibile: dobbiamo cercare il meglio possibile, compatibilmente con le risorse e con il contesto.
Per questo Kaira Looro non vuole essere semplicemente un concorso di progettazione. Vuole essere una testimonianza concreta di come l’architettura possa diventare uno strumento di cambiamento, di equità, di riscatto sociale e di dialogo tra mondi diversi. L’architettura non può ridursi soltanto a una pratica tecnica, ma può e deve affrontare problemi complessi, generare consapevolezza, creare relazioni e contribuire a costruire una società più giusta. L’architettura diventa riscatto sociale.
Anche il nome esprime questa ambizione. Kaira Looro significa “costruire la pace” in lingua mandinga, una delle principali lingue parlate nell’area in cui operiamo con Balouo Salo. Costruire la pace, per noi, significa anche costruire condizioni migliori di vita, creare opportunità, restituire dignità e dimostrare che la solidarietà può trasformarsi in qualcosa di concreto.
Nel corso degli anni questo messaggio è stato condiviso da alcune delle più importanti personalità dell’architettura internazionale, da Kengo Kuma, oggi presidente della giuria e nostro membro onorario, fino ai numerosi architetti che hanno scelto di sostenerlo attraverso Kaira Looro, Benedetta Tagliabue, David Adjaye, Agostino Ghirardelli, Mario Cucinella, Manuel Aires Mateus e molti altri ancora.
Ma Balouo Salo rimane la ragione per cui Kaira Looro esiste. La solidarietà non è un elemento collaterale del concorso: ne è la finalità. Il ricavato viene interamente destinato alle attività umanitarie di Balouo Salo e, negli anni, ha contribuito alla realizzazione di numerosi pozzi e sistemi di trattamento dell’acqua, all’acquisto di ecografi per la salute materna, alla ristrutturazione di scuole e alla costruzione di nuove infrastrutture. Più di 50mila persone hanno beneficiato direttamente dagli interventi di Balouo Salo e quindi indirettamente dal concorso. In questo senso Kaira Looro è un modo per trasformare l’architettura in solidarietà e la solidarietà in architettura.
Il tema di quest’anno è stato la progettazione di un centro comunitario nell’area rurale del Senegal meridionale: quali sono state le indicazioni prioritarie dettate dal bando di concorso?
Ciò che appare nel bando è soltanto la parte visibile di un processo molto più lungo e articolato.
Alle spalle di ogni edizione c’è infatti il lavoro sul campo di Balouo Salo, che opera da oltre un decennio nelle comunità rurali del Senegal meridionale. L’organizzazione interviene in contesti caratterizzati da fragilità economiche, sociali e infrastrutturali, ma lo fa attraverso un approccio che considero profondamente diverso da quello di molti modelli tradizionali del settore degli aiuti: le comunità non sono destinatarie passive degli interventi, ma protagoniste dei processi.

Terzo premio: progetto di Karol Eliana Cuellar Narváez, Jhuliana Giraldo, Juan Sebastian Piedrahita, Juan Santiago Uribe, Oscar Valencia (Colombia)
Le tematiche dei concorsi nascono dall’ascolto. Balouo Salo individua, attraverso la presenza quotidiana sul territorio e il confronto con le comunità, alcune delle necessità più urgenti. Questi bisogni vengono poi studiati e approfonditi e Kaira Looro interviene con una parte della componente progettuale e della ricerca architettonica.
Considero il concorso soltanto la punta di un iceberg. Dietro una traccia di poche pagine c’è un lavoro molto complesso: osservazione, ascolto, ricerca, diplomazia, mediazione, confronto con le comunità e conoscenza profonda e concreta del territorio.
Il tema 2026 del centro comunitario nasceva esattamente da questa necessità: immaginare un’architettura capace di rispondere a bisogni reali, ma senza imporre una soluzione precostituita.
Sul totale quanti sono stati gli architetti africani partecipanti?
Dopo dieci edizioni possiamo dire con grande soddisfazione che Kaira Looro è diventato un concorso caratterizzato da una partecipazione geografica globale equilibrata. La distribuzione dei partecipanti riflette in buona parte anche la presenza delle scuole e delle università di architettura nei diversi Paesi.
Negli ultimi anni abbiamo osservato una crescita particolarmente significativa dell’attenzione proveniente dal continente africano e da quello asiatico, con numerosi partecipanti, tra gli altri, da Marocco, Algeria, Nigeria e Sudafrica. Nelle ultime edizioni la partecipazione africana si è attestata intorno al 12% del totale. È una percentuale che vogliamo continuare a far crescere, anche considerando che in molti Paesi africani il numero di scuole di architettura e la diffusione internazionale dei concorsi sono ancora inferiori rispetto ad altre aree del mondo. C’è però un dato che considero ancora più significativo. Negli ultimi anni abbiamo visto più volte squadre provenienti da Paesi africani entrare tra i migliori progetti e ottenere riconoscimenti. Ovviamente la valutazione è anonima e non tiene conto della provenienza geografica dei partecipanti. La giuria conosce i nomi e la provenienza dei progettisti soltanto al momento dell’annuncio dei vincitori. Questo per noi è importante perché vogliamo che sia l’architettura a parlare. Non il Paese, non l’università di provenienza, non il curriculum del progettista. Prima di tutto la qualità del progetto.
Quali sono le caratteristiche peculiari che accomunano i progetti vincitori?
Non credo esista un vero e proprio denominatore comune tra i progetti vincitori, e in fondo è proprio questo uno degli aspetti che cerchiamo. Ogni progetto deve avere un’identità, un percorso, una propria storia. Anche nell’attività di Balouo Salo cerchiamo di evitare modelli replicati: le nostre infrastrutture per l’acqua, per esempio, sono diverse da villaggio a villaggio, sono molteplici i fattori determinanti.
Ogni comunità contribuisce a definire la propria architettura, che diventa nel tempo anche un punto di riferimento. Lo stesso principio vale per Kaira Looro. I progetti vengono valutati sulla base della qualità architettonica, dell’integrazione nel contesto, dell’uso dei materiali e della capacità di rispondere alla tematica proposta. Ma il processo di selezione è arricchito dalla presenza di un comitato scientifico e di giurie composte da personalità di grande prestigio, con sensibilità e visioni differenti ma complementari.
Se dovessi individuare un elemento trasversale, parlerei della ricerca di una soluzione che superi il paradigma del “minimo necessario”, che per decenni ha devastato il continente di soluzioni approssimate e insoddisfacenti. Operare in un contesto vulnerabile non significa progettare un’architettura povera. Significa progettare con intelligenza, consapevolezza e responsabilità. Quando si parla di persone, salute, educazione e futuro, non si deve fare l’errore di ridurre il concetto di dignità alla semplice funzionalità. Per questo ogni edizione è, per noi, un viaggio di ricerca: cerchiamo proposte capaci di dimostrare che anche in condizioni complesse è possibile aspirare alla qualità.
È prevista la realizzazione?
Il progetto vincitore viene sottoposto, in base all’edizione e alla tematica, a un processo di studio e verifica da parte di un comitato dedicato, per valutarne la possibilità di essere concretamente realizzato attraverso Balouo Salo o altri soggetti a cui viene proposto o donato.
Il progetto vincitore è tuttavia una proposta architettonica, che non può automaticamente diventare un progetto esecutivo. Quando si entra nella realtà di un contesto vulnerabili, sono necessari ulteriori studi, adattamenti e miglioramenti.
Non bisogna pensare di costruire semplicemente “per” le comunità, ma “con” le comunità. Quindi anche l’accettazione, il gradimento e la partecipazione degli abitanti sono elementi essenziali.
Un esempio particolarmente significativo è il Centro di contrasto alla malnutrizione infantile, vincitore dell’edizione 2022. Il progetto è stato sviluppato insieme alla squadra vincitrice e successivamente approfondita e adattata, insieme alla comunità, per renderlo concretamente realizzabile e riconoscibile. Il cantiere ha coinvolto circa 900 donne volontarie nella realizzazione delle fondazioni e ha introdotto, per la prima volta in Senegal, la tecnica della terra battuta strutturale, formando un gruppo di ex agricoltori alle nuove competenze necessarie. Prima dell’avvio dei lavori sono stati necessari due anni di confronto con la comunità e i suoi leader. Sarà inaugurato per la fine del 2026.
Quali sono i campi di ricerca progettuale più innovativi e interessanti che emergono dai progetti in concorso, per capacità di adattamento al clima, sostenibilità, utilizzo dei materiali tradizionali e innovativi, aderenza ai bisogni e alle modalità di abitare lo spazio da parte delle comunità?
Quando parliamo di architettura tendiamo spesso a concentrarci sui suoi aspetti tecnici: prestazioni energetiche, ventilazione, materiali, sistemi costruttivi. Sono tutti elementi fondamentali, ma credo che vengano dopo una domanda ancora più importante: per chi stiamo costruendo? L’architettura umanitaria che Kaira Looro vuole promuovere mette la persona al centro. È un’architettura che cerca di ristabilire un equilibrio tra individuo, comunità, natura e ambiente.
Pensiamo, per esempio, a un centro sanitario. Non è soltanto una questione di ventilazione naturale o controllo della temperatura, ma un luogo di cura deve trasmettere anche una sensazione di protezione, accoglienza e attenzione. Allo stesso modo, una scuola non è soltanto una combinazione di luce, materia e funzioni: deve essere il luogo che ispira e accoglie, nel quale un bambino comincia a sognare. È questo il livello di ricerca che ci interessa.
Nei progetti presentati a Kaira Looro troviamo molte risposte differenti: strategie passive per il controllo climatico, materiali locali reinterpretati, tecniche costruttive contemporanee, sistemi innovativi e soluzioni che cercano di mettere in relazione tradizione e innovazione. Il livello qualitativo dei progetti partecipanti è alto e riflette l’attenzione della comunità internazionale a certe tematiche e la sensibilità dei progettisti, sempre diverse e interessanti. Cerchiamo questa pluralità, non una formula universale per l’architettura umanitaria. Cerchiamo progetti capaci di interpretare ogni volta un luogo, una comunità e un bisogno specifico. Gli spazi, i materiali, il modo in cui vengono assemblati e utilizzati, sono strumenti fondamentali per creare riscatto sociale e dignità.
Quali sono le tecniche costruttive che caratterizzano i progetti in gara, e come si confrontano attivamente con il contesto culturale architettonico locale?
Lasciamo ai progettisti la libertà di interpretare il tema e il contesto nel modo che ritengono più appropriato. Questo ci permette di confrontare una grande varietà di soluzioni. Naturalmente, quando valutiamo i progetti, la fattibilità nel contesto reale diventa un elemento importante, ed è infatti un criterio di valutazione. Ma è forse questa una delle maggiori sfide per un giovane progettista che partecipa a Kaira Looro. Per quanto si possano studiare dati climatici, fotografie, mappe, materiali e informazioni socioeconomiche, una parte della conoscenza del contesto deriva necessariamente dall’esperienza diretta. Per questo siamo consapevoli che nessun progetto elaborato a distanza può possedere una conoscenza totale del luogo. Così utilizziamo parametri oggettivi che permettono di comprendere se una proposta sia più o meno compatibile con quel contesto: la reperibilità dei materiali, la possibilità di lavorarli localmente, la necessità o meno di macchinari pesanti, i costi di trasporto, la disponibilità di competenze specialistiche, la manutenzione futura e soprattutto la possibilità di costruire l’edificio attraverso le risorse effettivamente presenti. Sono aspetti fondamentali per superare il modello tradizionale dell’impresa che arriva, costruisce e consegna l’edificio. Qui costruiamo con le comunità.
Questo significa formare persone comuni, spesso prive di una precedente esperienza nel settore delle costruzioni, affinché possano acquisire nuove competenze e riutilizzarle nel futuro. Significa utilizzare il cantiere anche come strumento di formazione, partecipazione e riscatto sociale.
È un approccio che cambia completamente il modo di guardare alla tecnica costruttiva. Una soluzione può essere tecnologicamente straordinaria, ma se per mantenerla è necessario un tecnico che deve arrivare dall’altra parte del mondo, oppure se un componente non è reperibile localmente, quella tecnologia rischia di diventare fragile. La vera innovazione, in questi contesti, può essere anche la capacità di rendere possibile ciò che apparentemente sembra impossibile.
Quale sarà il tema della prossima edizione del concorso?
Il tema di Kaira Looro 2027 sarà particolarmente importante: un centro sanitario. In molte aree rurali l’accesso alle cure rappresenta ancora una barriera quotidiana; le grandi distanze, le difficoltà di trasporto e la scarsità di strutture sanitarie rendono difficile raggiungere un’assistenza adeguata, soprattutto per le popolazioni che vivono nelle aree più remote. Eppure poter ricevere cure è un diritto fondamentale. Per la prossima edizione porteremo questa necessità al centro della ricerca architettonica internazionale, chiedendo ai progettisti di immaginare non semplicemente una struttura sanitaria efficiente, ma un luogo nel quale l’architettura stessa possa diventare parte del processo di cura. Immaginiamo un centro nel quale chi arriva in cerca di assistenza possa trovare non soltanto cure mediche, ma anche protezione, accoglienza e speranza. Un luogo nel quale materia, luce, spazio, natura e proporzioni contribuiscano a creare una sensazione di umanità. Perché un centro sanitario non dovrebbe essere soltanto un contenitore di apparecchiature e funzioni. È un luogo nel quale una persona arriva spesso nel momento più fragile della propria vita. Così torna centrale l’aspetto umano e non tecnico-funzionale dell’architettura. Sarà un nuovo incredibile viaggio.
