Biennale dello Stretto 2026, l’architettura si confronta con le Mutazioni del clima e della società

Saint-Gobain Italia

E’ iniziata il 18 settembre e proseguirà fino al 13 dicembre la terza edizione della Biennale dello Stretto che riunisce architetti, paesaggisti, artisti, università e imprese tra Calabria e Sicilia attorno al tema “Mutazioni”. Al centro ci sono i cambiamenti climatici, sociali e territoriali e il loro impatto su città e paesaggi. Il Forte Batteria Siacci di Campo Calabro è la sede principale. Saint-Gobain Italia partecipa per la prima volta come Main Partner.

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Biennale dello Stretto 2026 - Forte Batteria Siacci di Campo Calabro
Forte Batteria Siacci di Campo Calabro – Img Ph. ©fotoarchitetto/RiGymnasium, ©S. Anzini

La Biennale dello Stretto è arrivata alla terza edizione e quest’anno lavora sul tema “Mutazioni”. Il progetto, ideato dall’architetto Alfonso Femia, è promosso dalla Fondazione Le Città del Futuro e realizzato da 500×100. È aperto dal 18 settembre al 13 dicembre 2026 tra Calabria e Sicilia. La sede principale è il Forte Batteria Siacci di Campo Calabro, affiancato da altri luoghi a Reggio Calabria e Messina. Architetti, paesaggisti, artisti, designer, università, istituzioni e imprese riflettono sui cambiamenti ambientali, climatici e sociali che investono territori e città, e sulla capacità del progetto di rispondere. 

La scelta del luogo ha un significato preciso. Lo Stretto guarda verso il Mediterraneo meridionale e verso l’area MENA (Middle East and North Africa), dove si concentreranno i principali cambiamenti demografici dei prossimi decenni. Secondo i dati di Save the Children entro il 2030 oltre il 40% della popolazione giovanile mondiale sarà africana, ed entro il 2050 l’Africa rappresenterà più del 25% della popolazione globale, con un’età media inferiore ai 25 anni. Per gli organizzatori, geografia, territorio e paesaggio diventano quindi il campo in cui l’architettura può intervenire su queste trasformazioni.

Mutazioni, il tema della terza edizione

Il termine viene dalla biologia, dove indica un’alterazione genetica. I curatori lo usano per descrivere un cambiamento irreversibile e profondo, che non segue più una progressione lineare. Come spiega Annalisa Metta – che segue la direzione scientifica insieme a Alfonso Femia eSalima Naji – le trasformazioni avvengono ormai “senza la durata del passaggio”. La successione evolutiva lascia il posto a espansioni e contrazioni anche molto rapide, e i processi diventano discontinui e frammentati. Le grandi transizioni del passato, dall’agricoltura all’industria fino al capitalismo urbano, hanno lasciato tracce leggibili. Le mutazioni attuali sono istantanee e fanno fatica a sedimentarsi nella memoria.

Da qui nasce il concetto di disallineamento evolutivo, che attraversa tutta la manifestazione. «MUTAZIONI è un invito a riflettere su cosa realmente stia accadendo in questo tempo, non solo sui possibili scenari evolutivi nel breve e nel medio periodo, ma sul complesso tema del disallineamento evolutivo e sulle conseguenze che stanno già investendo territori e città», spiegano i tre direttori.

Direzione scientifica e curatele

Nel 2026 la direzione scientifica è affidata a tre figure. Accanto ad Alfonso Femia lavorano Annalisa Metta, paesaggista e professoressa ordinaria all’Università Roma Tre, e Salima Naji, antropologa e architetta di Agadir. Il percorso curatoriale è aperto e costruito insieme alle comunità di Reggio Calabria e Messina.

Otto curatele scientifiche affrontano le mutazioni da angolazioni diverse. Clément Blanchet indaga il confine tra naturale e artificiale. Gaetano di Gesu (Palatina Cultural Group) prosegue la ricerca “Mediterranei, similitudini e paralleli” con un focus sulla nuova architettura cinese fuori dai contesti urbani. Daniele Durante (BV36) si occupa dei modelli di aggregazione spontanea. Alessandra Ferrari (CNAPPC) cura “Underground”, dedicata a spazi di risulta, sottopassaggi, basamenti e soglie. Ico Migliore (Migliore+Servetto) lavora sulla mutazione come sovrascrittura. Il gruppo Park (Filippo Pagliani, Michele Rossi, Michele Versaci) propone “Water Resilience”, sul passaggio dalla gestione emergenziale dell’acqua a una progettualità continua. Federico Parolotto e Delia Valastro (MIC-HUB) analizzano come cambiano le logiche della mobilità. Paolo Verri (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) riflette su quali saranno i luoghi della cultura.

Le quattro curatele artistiche comprendono la fotografia di Marco Introini sul “Post paesaggio”, il progetto “L’imperfezione dell’assoluto” di Angela Pellicanò, i lavori live “Tra terra e forma” di Pasquale Piroso e “Nuovi Codici”, l’approfondimento sul design di ADI curato da Francesco Alati. È prevista inoltre una “mostra nella mostra” sull’architettura dell’area MENA e dell’America Latina, con particolare attenzione ai progetti firmati da donne.

Rigenerazione urbana e università

La rigenerazione urbana è uno dei focus dell’edizione, sviluppato con ANCE Reggio Calabria e l’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Calabria, con TEHA Group (The European House – Ambrosetti) come knowledge partner. Per Michele Laganà, presidente di ANCE Reggio Calabria, il tema mette Reggio e molte città del Sud davanti a un bivio: «da una parte dispersione insediativa, consumo di suolo, quartieri senza servizi; dall’altra la potenzialità di integrare natura e infrastrutture, casa e lavoro, cultura e tecnologia». L’Ordine, presieduto da Santina Dattola, ha lanciato una call for project rivolta agli iscritti per immaginare il futuro della Città Metropolitana. Coinvolge inoltre le scuole superiori sul tema della mutazione ambientale e degli eventi meteorologici estremi.

Ampia la partecipazione accademica. Oltre all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e alle Accademie di Belle Arti di Reggio Calabria e Catania, portano in mostra ricerche sul tema il Politecnico di Bari, il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano, lo IUAV di Venezia e le Università di Ferrara, Cagliari, Basilicata, Roma Tre, Napoli Federico II e Palermo. Partecipano anche il Royal College of Art di Londra e la School of Architecture della Chinese University of Hong Kong.

Saint-Gobain Main Partner della Biennale dello Stretto

Saint-Gobain Italia partecipa per la prima volta alla Biennale dello Stretto come Main Partner. Il Gruppo è tra le imprese private che sostengono direttamente il progetto, accanto ai partner istituzionali e accademici.

Il contributo di Saint-Gobain parte dalla materia, uno degli elementi di base del costruire. Il Gruppo ha partecipato alla tavola rotonda “Reinventare la materia in chiave di coerenza ambientale“, dove progettisti, industria ed economia hanno discusso il ruolo dei materiali nell’evoluzione dell’architettura in chiave ambientale.

Il tema riguarda da vicino l’attività dell’azienda. Saint-Gobain progetta e produce soluzioni per l’edilizia e le infrastrutture da oltre 360 anni e in Italia realizza il 90% dei materiali venduti nel Paese. La presenza industriale si accompagna a un percorso di innovazione orientato alla costruzione sostenibile, che punta a conciliare prestazioni, efficienza e riduzione dell’impatto ambientale. Il Gruppo si è impegnato a raggiungere la carbon neutrality entro il 2050.

Forte Batteria Siacci e le altre sedi della Biennale

Come nelle edizioni precedenti, la mostra principale è ospitata nel Forte Batteria Siacci di Campo Calabro. È un’architettura militare costruita tra il 1894 e il 1898 insieme alla corona dei forti calabresi e siciliani, scavata nel fianco di una collina per restare invisibile dal mare. Ha più di 10.000 metri quadrati di superficie coperta, oltre cento ambienti e centinaia di metri di gallerie sotterranee. Dai suoi spalti si vedono lo Stretto, l’incontro delle correnti tra Tirreno e Ionio e Capo Peloro. Secondo il sindaco di Campo Calabro Rocco Alessandro Repaci, il forte è «cresciuto e svelato assieme alla Biennale».

Talk, lecture e iniziative si distribuiscono sulle due sponde:

  • Calabria: Forte Batteria Siacci (Campo Calabro), Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Villa Genoese Zerbi (Reggio Calabria)
  • Sicilia: Università degli Studi di Messina, Fondazione Messina al Forte Petrazza

Alfonso Femia riassume così il senso di questa edizione: l’obiettivo è «recuperare, con strumenti diversi, in situazioni poco sperimentate e con consapevolezza e coscienza nuove, l’equilibrio minimo che consentirà al futuro di essere tale, provando a non adattarci, semplicemente e in modo rassegnato, a un mondo alterato».

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