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Parco Lineare Marazzi: a Sassuolo il confine del sito industriale diventa paesaggio

Marazzi completa a Sassuolo il Parco Lineare che ridisegna circa un chilometro del perimetro del suo storico stabilimento, combinando vegetazione, architettura e grandi lastre ceramiche.

Con l’ultimazione del tratto su Via Henry Dunant, l’intervento ha raggiunto la sua configurazione definitiva. Il progetto architettonico è di Studio MC2AA – Dario Costi e Simona Melli Architetti, mentre la parte paesaggistica è stata sviluppata da B Scape. 

Parco Lineare Marazzi: a Sassuolo il confine del sito industriale diventa paesaggio

Il vecchio muro di cinta ha lasciato il posto a una fascia verde articolata, pensata come componente dell’architettura del sito e non come semplice barriera visiva. Il confine conserva la sua funzione, ma assume spessore grazie all’intreccio di verde, costruito e ceramica, e cambia il modo in cui lo stabilimento viene percepito dalla città.

“Per molti anni questo confine è stato semplicemente un muro. Oggi è parte di un progetto più ampio sul modo in cui la presenza di Marazzi si inserisce nel paesaggio urbano di Sassuolo. Siamo qui dagli anni Trenta: ripensare questo margine significa continuare a investire nella qualità dei luoghi in cui operiamo e nel rapporto con il territorio di cui facciamo parte”, spiega Mauro Vandini, Amministratore Delegato di Marazzi Group.

Un margine verde stratificato e permeabile

L’impianto vegetale è stato studiato per non restituire l’immagine di una cortina compatta. Il passaggio tra l’area produttiva e il contesto urbano avviene in modo graduale, attraverso densità diverse e più livelli di vegetazione. Nei tratti in cui serviva, i sistemi per la mitigazione acustica delle lavorazioni sono stati integrati nel verde, trasformando un dispositivo tecnico in parte della composizione paesaggistica.

Come spiega Vera Busutti di B Scape, proprio la struttura e la stratificazione delle masse vegetali sono state calibrate per evitare qualsiasi effetto di uniformità lungo il margine. Anche la selezione delle essenze va in questa direzione: densità, fioriture e colori cambiano con l’alternarsi delle stagioni.

Sul piano ambientale, l’intervento ha previsto una consistente desigillazione del suolo e nuove superfici permeabili, che migliorano l’assorbimento delle acque piovane. In totale sono state messe a dimora oltre 5.300 piante di circa 50 specie e varietà, a vantaggio della biodiversità dell’area.

Parco Lineare Marazzi: a Sassuolo il confine del sito industriale diventa paesaggio.

Meno inquinanti nei tratti schermati dal verde

Il parco si sviluppa lungo un fronte urbano delicato: lo stabilimento affaccia direttamente su Via Ancora e Via Henry Dunant, due strade percorse da un traffico intenso, oltre le quali si trova un quartiere residenziale.

Le misurazioni condotte da Studio Eikos nel maggio 2026, nell’ambito del monitoraggio svolto durante i lavori, indicano che nei punti protetti dalla fascia vegetale alcuni inquinanti legati al traffico presentano concentrazioni più basse rispetto alle zone non schermate. Le riduzioni massime registrate arrivano al 33% per polveri sottili e ossidi di zolfo (SOx) e al 67% per il monossido di carbonio (CO). Valori che indicano un contributo positivo del verde alla mitigazione locale degli inquinanti monitorati.

Parco Lineare Marazzi: il confine del sito industriale diventa paesaggio

Quattro episodi architettonici in grandi lastre ceramiche

Lungo il margine si inseriscono quattro episodi architettonici realizzati con lastre ceramiche Marazzi di grande formato, 160 × 320 cm e 6 mm di spessore. Si tratta di strutture leggere, immerse nella vegetazione, che indagano le possibilità della grande lastra come elemento costruttivo e come dispositivo per definire lo spazio.

Ognuno dei quattro interventi scandisce la continuità del perimetro con una configurazione propria: quinte, portali e superfici ceramiche danno forma a spazi e punti di osservazione in dialogo con il verde. Il primo episodio delimita un ambito raccolto tra ceramica e vegetazione, mentre gli altri declinano con geometrie e proporzioni differenti il rapporto tra materia, architettura e paesaggio, fino all’ultimo elemento su Via Henry Dunant.

Per Dario Costi di Studio MC2AA, l’obiettivo non era ricorrere al verde per mitigare la presenza della fabbrica, ma fare del margine un paesaggio in grado di modificarsi negli anni. Gli episodi in ceramica rispondono alla stessa logica: non vanno letti come oggetti isolati, ma come parti di un’unica composizione che evolverà insieme alla vegetazione. Il primo, in particolare, è anche un omaggio a Luigi Ghirri e al modo in cui il fotografo ha saputo raccontare questo territorio nella sua dimensione più quotidiana e autentica.

Il Parco Lineare Marazzi si confronta così con un tema emergente nella progettazione contemporanea, quello del margine produttivo, e lo interpreta come uno spazio di transizione tra fabbrica e città, in cui vegetazione, architettura e ceramica lavorano insieme.



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