La mostra, curata da Luigi Alini, ha l’obiettivo di promuovere e diffondere una cultura progettuale in cui la tradizione costituisce un supporto e uno stimolo alla ricerca di modalità realizzative innovative.
In ragione di tale obiettivo, l’architettura giapponese, ed in particolare il lavoro di Kengo Kuma, viene assunto come modello esemplare di un’azione progettuale che recupera dalla tradizione ciò che permane integrandolo con una consapevole ricerca nel campo delle nuove tecnologie.
Il paziente lavorio che Kuma compie sulla materia, fino a farla divenire costruzione, materia formata, è indagato attraverso una selezione delle opere realizzate nel decennio 1994-2004.
Le opere presentate sono illustrate attraverso grafici di progetto, plastici di studio e filmati.
La tappa milanese della mostra è stata organizzata con il sostegno della Facoltà di Architettura e Società e nell’ambito delle attività del Dottorato di Ricerca in Tecnologia e progetto per la qualità ambientale del Dipartimento BEST
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