A cura di: Adele di Carlo Da anni si parla di una revisione del Codice dei beni culturali, passaggio cruciale per ridurre i tempi amministrativi e rafforzare il ruolo degli enti locali per dare maggiore certezza ai cittadini. In una recente memoria, datata al 27 marzo 2025, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) si esprime sull’argomento, sostenendo che la riforma del Codice dei beni culturali non possa limitarsi a un intervento isolato, ma debba inserirsi in un disegno organico. In altre parole, serve una revisione anche dei Piani paesaggistici. “La revisione del Codice dei Beni Culturali in tema di autorizzazione paesaggistica” – recitano le osservazioni alla proposta di legge n.1372 – “deve rientrare in una definizione organica aggiornata delle procedure amministrative e di strumenti quali i Piani Paesaggistici per una valutazione dell’impatto paesaggistico nel bilanciamento tra interesse pubblico e interesse privato, in riferimento alle prescrizioni di tutela dei beni paesaggistici, allo scopo di garantire la funzione sociale del paesaggio”. L’autorizzazione paesaggistica meriterebbe maggiore attenzione per garantire l’equilibrio tra l’interesse pubblico alla tutela del paesaggio e le esigenze dei privati. Ma come si può raggiungere questo obiettivo? Secondo il CNAPPC attraverso procedure amministrative chiare ed efficienti, capaci di valorizzare il ruolo dei Piani paesaggistici nella gestione del territorio. Riforma dei Beni culturali e dei Piani paesaggistici, serve un intervento omogeneo All’interno della memoria, il CNAPPC individua diverse problematicità per la riforma del Codice dei beni culturali, tra questi l’eterogeneità dei Piani paesaggistici adottati dalle Regioni. La mancanza di un quadro normativo uniforme rende difficoltoso l’esercizio dei poteri decisionali in capo agli enti locali; per questo motivo si richiede il parere preventivo delle Sovrintendenze. In questa eterogeneità, i Piani paesaggistici potrebbero avere un ruolo cruciale nella pianificazione del territorio: ovvero diventare un riferimento essenziale per le amministrazioni, così da ridurre le incertezze decisionali e snellire il processo autorizzativo. Secondo il CNAPPC, sarebbe importante introdurre meccanismi come il silenzio-assenso per velocizzare le procedure, ma è necessario che il sistema normativo sia sufficientemente solido da evitare abusi o distorsioni. Il difficile equilibrio tra transizione energetica e paesaggio In questo scenario, già complesso, si inserisce la Direttiva EPBD (Case Green) con cui gli enti locali dovranno fare i conti nei prossimi anni. Prima di portare a termine la riforma del Codice dei beni culturali, infatti, serve una seria riflessione sull’armonizzazione tra transizione energetica e tutela del paesaggio. Distinguere i due aspetti è fondamentale: da una parte “l’ambiente” ha una dimensione fisica legata agli ecosistemi, dall’altra parte il “paesaggio” che racchiude anche una componente etica. Sebbene la Convenzione europea del paesaggio introduca un concetto ampio di “paesaggio”, quale frutto dell’interazione tra uomo e ambiente, valorizzandone gli aspetti identitari e culturali, ciò non consente di espandere detta nozione al fine di comprendervi al suo interno anche quella di “ambiente”. La nozione di “ambiente”, infatti, implica un apprezzamento oggettivo degli impatti sull’ecosistema naturale, mentre quella di “paesaggio” racchiude un’interpretazione soggettiva del territorio, da cui deriva l’importanza attribuita alla percepibilità degli interventi dall’esterno, ai fini della rilevanza paesaggistica degli stessi.( Sentenza Consiglio di Stato, sez.IV n. 624/2022). Così recita la proposta di legge n. 1372. Secondo il CNAPPC, senza una netta distinzione tra questi due concetti, non si può procedere con alcuna riforma. L’integrazione tra le energie rinnovabili e il contesto paesaggistico, deve essere una priorità assoluta e sono da evitare gli interventi che possano compromettere l’identità dei luoghi. Necessaria la riforma delle Commissioni locali del paesaggio Altro aspetto affrontato è il funzionamento delle Commissioni locali del paesaggio, la cui attività spesso risulta priva di criteri chiari, lasciando spazio a scelte arbitrarie e soggettive. In tal senso il CNAPPC auspica l’introduzione di una regolamentazione più chiara sulle competenze e sul funzionamento delle Commissioni locali, con una composizione qualificata e un adeguato riconoscimento economico per i membri. Soltanto così sarà possibile evitare la disparità di trattamento e garantire decisioni coerenti con i principi della tutela del paesaggio. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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