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Stadio Maksimir di Zagabria, VG13 Architects vince il concorso internazionale

Lo studio italiano fondato da Tommaso Fantini e Alberto Rossi si aggiudica all’unanimità il primo premio del concorso internazionale per il nuovo Stadio Maksimir e il Centro sportivo e ricreativo di Svetice, a Zagabria. Il progetto prevede uno stadio da 35.000 posti di categoria UEFA 4 e una Sport City che prolunga il bosco del parco Maksimir. Lavori previsti dal 2029.

Stadio Maksimir di Zagabria, VG13 Architects vince il concorso internazionale

Courtesy VG13 Architects

VG13 Architects, lo studio italiano di Tommaso Fantini e Alberto Rossi, ha vinto il concorso internazionale aperto per il nuovo Stadio Maksimir e il Centro sportivo e ricreativo di Svetice, a Zagabria. La giuria lo ha scelto all’unanimità tra 88 proposte provenienti da oltre venti Paesi. Il progetto riguarda uno stadio da 35.000 posti di categoria UEFA 4 e un intero quartiere dedicato allo sport ai margini del parco Maksimir, destinato a sostituire lo storico impianto della Dinamo Zagabria. Indebolito dal terremoto del 2020, che ha reso inagibile la tribuna est, lo stadio attuale sarà demolito a partire dal 2027. L’avvio dei lavori è previsto nel 2029, con completamento entro il 2030.

Secondo la giuria, la proposta di VG13 rappresenta “un contributo significativo alla tipologia dell’arena commerciale contemporanea”. Dopo la proclamazione, in città si è aperto un dibattito pubblico acceso, segno del peso che il Maksimir ha per Zagabria e per l’intera Croazia.

Il concorso per lo Stadio Maksimir e lo studio vincitore

Il concorso è stato bandito dalla Città di Zagabria, che finanzia l’opera in parti uguali con lo Stato croato, ed è stato organizzato dalla DAZ, l’Associazione degli architetti di Zagabria. La procedura, aperta dal 20 marzo al 17 luglio 2026, ha raccolto 88 candidature.

Maksimir Stadium, Zagreb – aerial view of the stadium.

Courtesy VG13 Architects

La giuria era presieduta da Toma Plejić e composta da Vasa Perović (Bevk Perović arhitekti), François Chas (NP2F), Mia Roth-Čerina, Nenad Fabijanić e Vjera Bakić, insieme al sindaco di Zagabria Tomislav Tomašević, al ministro del Turismo e dello Sport Tonči Glavina e al presidente della Dinamo Zagabria Zvonimir Boban.

La classifica finale vede un giovane studio prevalere su alcuni dei nomi più riconosciuti della ricerca architettonica europea:

1° premio: VG13 Architects (Tommaso Fantini, Alberto Rossi)
2° premio: XDGA – Xaveer De Geyter Architects, Bruxelles
3° premio: Plan Común (Cile), con Studio Muoto e DATA architectes (Parigi)
4° premio: njiric+ arhitekti di Hrvoje Njirić, tra le figure di riferimento dell’architettura croata contemporanea
5° premio: LAN (Parigi), con P2PA

VG13 Architects è stato fondato nel 2017 da Tommaso Fantini (Rimini, 1992) e Alberto Rossi (Savona, 1992), entrambi laureati nello stesso anno all’USI – Accademia di architettura di Mendrisio, rispettivamente con Walter Angonese e Valerio Olgiati. Lo studio ha realizzato opere in Italia, Svizzera e Marocco e nel 2022 ha ricevuto il Premio Luigi Cosenza per il progetto Concrete Warehouse. I suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Architettura di Venezia (2018) e alla Triennale di Milano (2024). Accanto alla professione, i due partner svolgono attività didattica e di ricerca: hanno tenuto atelier di progettazione a Mendrisio, all’Università di Napoli Federico II, all’Università di Genova e alla Hochschule Biberach. Per il Maksimir, il concetto strutturale è firmato da Alessandro Garzanti di G-SDS Structural Design Studio; hanno collaborato al progetto Nicola Andjelic, Giovanni Campagna, Niccolò Pasti, Tommaso Sala e Massimiliano Selenati.

Il progetto di VG13 Architects, uno stadio dentro un pezzo di città

Il bando chiedeva più di uno stadio, e VG13 ha risposto con un progetto urbano. La giuria descrive la proposta come un sistema di “figure architettoniche autonome immerse in un paesaggio continuo”, insieme intensamente urbano e intensamente verde.

La Sport City e il parco Maksimir

La Sport City prolunga il bosco del parco Maksimir, aperto alla fine del Settecento e primo parco pubblico del Sud-est europeo. Una grande diagonale attraversa l’area dal nodo di trasporto del quartiere di Borongaj fino all’asse principale del parco, passando per lo stadio di atletica, disposto in obliquo.

Maksimir Stadium, Zagreb – the stadium seen from Maksimir Park

Lo stadio visto dal parco Maksimir – Courtesy VG13 Architects

Il nodo di trasporto assume il ruolo di piazza e di “ingresso cerimoniale” del complesso, il luogo in cui il pubblico si raduna prima degli eventi. Pallamano, basket e futsal sono riuniti in un unico edificio. Le auto restano ai margini, mentre rain garden, radure e superfici permeabili restituiscono il suolo all’uso pubblico e rendono l’area frequentata anche nei giorni senza partite.

Lo stadio, tra l’eredità di Turina e una nuova composizione

Il punto di partenza è l’impianto da sostituire. Lo Stadio Maksimir, casa della Dinamo Zagabria e teatro degli eventi del maggio 1990, nasce da un progetto dell’architetto Vladimir Turina del 1946 ed è stato costruito per fasi a partire dagli anni Cinquanta. La tribuna ovest, con le sue solette a sbalzo, resta tra le opere più alte dell’architettura croata del dopoguerra. Turina aveva concepito lo stadio come una “arena aperta nel paesaggio”, ma gli ampliamenti successivi ne hanno contraddetto l’impostazione originaria.

VG13 Architects, Maksimir Stadium, Zagreb – a corner of the bowl seen from the pitch.

Le tribune dello stadio – Courtesy VG13 Architects

Il nuovo stadio articola le tribune in quattro grandi corpi leggermente sfalsati, che negli angoli si aprono verso il parco e la città. Le compone un numero limitato di superfici astratte, solette orizzontali e piani inclinati che si sovrappongono e slittano l’uno sull’altro. Con un unico gesto, questi elementi formano le gradinate, ospitano i percorsi, sostengono la copertura e definiscono gli spazi pubblici intorno all’edificio.

VG13 Architects, Maksimir Stadium, Zagreb – Borongaj Transit hub.

Courtesy VG13 Architects

Per la giuria, il progetto reinterpreta la leggerezza delle solette sospese di Turina, l’autonomia delle tribune, la monumentalità della struttura e il ruolo dei vuoti in “una composizione plastica, quasi suprematista”. La frammentazione del volume esterno non riduce l’intensità dell’esperienza interna, che i giurati definiscono un “concentratore compatto del collettivo”. La tribuna nord, articolata in modo autonomo, conserva l’identità della Sjever, la curva storica dei tifosi della Dinamo. La netta gerarchia tra le tribune e la copertura leggera conferisce all’insieme un carattere grezzo, robusto e leggero, sostenuto da una struttura razionale ed economica.