Nessun problema sismico per Palazzo Vecchio.È uno dei risultati, ancora preliminari ma già significativi, della ricerca sul rischio sismico dei principali monumenti del centro effettuata congiuntamente dal servizio geologico del Comune e dal dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze. Queste anticipazioni sono state illustrate oggi a Palazzo Vecchio dagli assessori all'urbanistica Gianni Biagi e ai lavori pubblici Paolo Coggiola, da Pietro Rubellini responsabile del servizio geologico comunale, da Massimo Coli e Maurizio Ripepe docenti presso il Dipartimento di Scienze della Terra. Il monitoraggio su Palazzo Vecchio rientra in uno degli studi originati dalla ricerca sulla sismicità dell'area fiorentina che ha "prodotto" la carta sismica del territorio comunale, presentata a giugno nel corso del convegno "Firenze: geologia urbana". Questa ricerca, oltre a confermare che il territorio comunale non presenta un elevato rischio sismico, ha approfondito l'effetto dei terremoti sulla base della diversa caratteristiche del sottosuolo. Su questa base in territorio è stato suddiviso in microzone ed è stato elaborato un modello con cui, sulla base della tipologia del terreno, si può calcolare l'amplificazione sismica, ovvero quel fenomeno che determina una intensificazione del terremoto a causa della diversa composizione del sottosuolo creando una sorta di effetto risonanza. Ebbene, la ricerca ha individuato un'area che potrebbe essere interessata dall'effetto di amplificazione (ovvero quella compresa fra le Cascine, la stazione e viale Redi) ma anche che il centro storico appare abbastanza al sicuro da questo fenomeno. Al tempo stesso ha fornito lo spunto per un passo avanti ulteriore, ovvero un'indagine specifica dedicata alla risposta al sisma da parte degli edifici storici. Risposta causata sia dalle caratteristiche del sottosuolo sia dalle caratteristiche strutturali degli edifici stessi che possono dare luogo a loro volta a un effetto di risonanza che amplifica la forze del sisma. Lo studio è iniziato proprio da Palazzo Vecchio dove per due settimane sono stati collocati cinque sismometri sulla verticale della Torre di Arnolfo (dalle fondamenta alla torre), ovvero sulla porzione più critica. Si tratta di un tempo relativamente breve ma che ha fornito una serie di dati che, già prima di essere oggetto di analisi approfondita, sono abbastanza rassicuranti. "Palazzo Vecchio risulta insensibile all'effetto di amplificazione sismica – ha precisato Ripepe – e quindi da questo punto di vista esiste un largo margine di sicurezza sulla stabilità dell'edificio che, per le sue caratteristiche strutturali, riesce a contrastare in modo efficace il fenomeno. Ovviamente questo non vuol dire che Palazzo Vecchio è al sicuro da qualsiasi evento sismico: se si verificasse un terremoto di elevata potenza, anche Palazzo Vecchio potrebbe avere qualche conseguenza. Ma non sicuramente per l'effetto di amplificazione". Quindi nessun rischio di crollo, ma neanche di lesioni che potrebbero, come ha aggiunto l'assessore Biagi, "influire sulle caratteristiche formali dell'edificio. Come per esempio danneggiare gli affreschi o le altre opere d'arte del palazzo. La ricerca ovviamente non finisce qui. Dopo Palazzo Vecchio i sismometri arriveranno in Duomo. "Abbiamo elaborato un progetto specifico per il monitoraggio della cattedrale per il quale abbiamo chiesto fondi all'Ente Cassa – ha confermato Coli – . E abbiamo già preso contatti con l'Opera del Duomo e la Soprintendenza" . L'obiettivo, aggiunge Ripepe, è collocare 50-60 sismometri in punti chiave del territorio comunale creando una rete di monitoraggio per verificare l'effetto di amplificazione sismica. "Questa rete ci consentirà in caso di terremoto, anche se avvenuto a migliaia e migliaia di chilometri, di misurare un eventuale fenomeno di amplificazione. E con questi dati potremo valutare il reale rischio per le varie zone del territorio cittadino". Nell'occasione gli assessori Biagi e Coggiola hanno ricordato che i "frutti" della collaborazione tra il Comune e il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze sono protagonisti anche alla Festa della Geografia in corso nell'ambito della manifestazione "Dire e Fare" alla Fortezza da Basso. Si tratta della carta litotecnica, la carta sismica, lo studio sulla falda idrica di Firenze e il monitoraggio sulla frana di San Miniato. " "La collaborazione con l'università degli studi di Firenze, a parte gli importanti risultati scientifici e tecnici conseguiti, ha permesso il raggiungimento di un obiettivo politico di grande livello che potremmo definire di 'conoscenza democratica' – ha dichiarato l'assessore Coggiola -. Dal 2001 abbiamo infatti costruito un data base e un sistema informativo sul sottosuolo fiorentino, una conoscenza che è patrimonio di tutti, dei professionisti, dei semplici cittadini, degli amministratori o degli scienziati che conseguentemente possono conoscere, impostare e progettare i processi di sviluppo ognuno per il suo ruolo ma con il medesimo livello di correttezza e precisione". Anche l'assessore Biagi ha sottolineato l'importanza di questo lavoro. "Fino al 2000 ai dati sul sottosuolo a disposizione mancava la sistematicità. Adesso il sottosuolo è conosciuto e analizzato in modo puntuale rientrando a pieno titolo all'interno del quadro conoscitivo del Piano Strutturale. Questo prevede come obbligo per la pianificazione di dettaglio del regolamento urbanistico la redazione del Piano del sottosuolo considerato sempre più una risorsa rara. Inoltre il Sit (Sistema informativo territoriale) sta ultimando la carta dei sottoservizi della città in relazione con gli enti che li gestiscono. Questa, insieme alla carta litografica e a quella sismica, rappresenta uno strumento indispensabile per realizzare molte delle opere pubbliche in corso di attuazione o che si faranno". Concretamente sia gli studi sulla falda che la carta sismica sono già stati inseriti negli studi di supporto al Piano Strutturale tanto che, come ha confermato lo stesso Biagi "diventeranno uno strumento operativo per la pianificazione successiva. Per esempio saremo in grado di effettuare la microzonizzazione sismica dando indicazioni sulle modalità con cui costruire gli edifici sulla base dell'effettiva situazione dell'area interessata". Rubellini si è soffermato sulla valenza tecnica del lavoro congiunto con l'Università. "Gli studi portati avanti in questi anni hanno consentito la messa a punto di un pacchetto di dati che ci consente di affermare di essere una delle amministrazioni comunali con il maggior livello di conoscenza del sottosuolo per unità di superficie a livello nazionale. E' come se avessimo sottoposto il sottosuolo fiorentino a un minuzioso check up" ha concluso il responsabile del servizio geologico del Comune. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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