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Architettura e città negli anni del fascismo in Italia e nelle colonie

Per condurre un’obiettiva ricognizione, pur se succinta, degli aspetti e dei risultati dell’architettura italiana negli anni del fascismo si deve, dapprima, sgombrare il campo dagli artificiosi tentativi compiuti, negli anni Cinquanta del Novecento, da critici illustri (alcuni compromessi col fascismo), per assegnare postumi diplomi di antifascismo a taluni architetti, fin troppo celebrati, apparentemente ‘rivoluzionari’ nello specifico progettuale, ma politicamente organici al regime, che si compiacevano di disegnare in camicia nera, tenendo il ritratto di Mussolini – come fosse un ‘santino’ – sul tavolo da lavoro, sperando di poter coniugare, in uno ‘stile’, il razionalismo architettonico con il fascismo.