Manti di copertura in pannelli di alluminio coibentati

Nella nostra tradizione costruttiva, i manti di copertura dei fabbricati di civile abitazione sono realizzati in tegole (ovvero elementi discontinui di laterizio), con sottostruttura in legno o in appoggio diretto su falde in latero-cemento mediante cordonature di malta.

Tipologia manti di copertura

La copertura in amianto dello stabile di civile abitazione alla periferia di Milano, oggetto del primo intervento.

Soprattutto nel primo caso, al di là delle sempre possibili rotture di singoli elementi, resi fragili col tempo dall’incrudimento derivato dall’esposizione agli agenti atmosferici, la tenuta all’acqua del manto viene a essere compromessa negli anni dallo scivolamento delle tegole, per la fatale flessione cui vanno incontro i listelli in legno che ne consentono l’aggancio.

Una volta che questi si sono imbarcati, infatti, inevitabilmente il dente di ancoraggio posto sul terminale superiore nel retro della tegola non trova più il suo punto di presa e il manufatto in cotto scivola per gravità, aprendo varchi di facile ingresso per l’acqua meteorica. Si rende, pertanto, necessario un ciclo di manutenzione (ricorsa) pressoché annuale, soprattutto dopo la stagione invernale e le sue eventuali precipitazioni nevose, teso a ripristinare la continuità di tenuta del manto, con interventi – maggiormente cadenzati, ogni 5/10 anni – di più radicale sostituzione dei listelli ormai irrimediabilmente compromessi.

Senza, inoltre, considerare che, una copertura in tegole con sottostruttura in legno comporta problemi di gestione anche in termini di accessibilità da parte di addetti alla più generale manutenzione degli stabili, in ragione della sua non garantita portanza, se non in corrispondenza degli elementi di struttura primaria (capriate e puntoni).
Non si può, infine, non ricordare che il campo di applicazione di manti di copertura a elementi discontinui in cotto è ricompreso entro certi margini di valori di pendenza della geometria delle falde, sopra i quali si deve ricorrere all’ancoraggio meccanico delle tegole e sotto il quale il rischio di “ritorni” d’acqua, per difficoltoso o rallentato deflusso, diventa certezza.

A fronte di questi problemi, è innegabile che l’immagine di una copertura in cotto è parte integrante, per colore e texture materica, dei nostri paesaggi urbani, tanto che pressoché tutti i Comuni hanno nei loro “abachi materiali”, per interventi nel centro storico,  apposite prescrizioni di mantenimento della suddetta tipologia di manto.
Laddove, tuttavia, ragioni di impatto ambientale non abbiano pari urgenza, si sta ampiamente diffondendo, quale soluzione prestazionalmente eccellente, l’utilizzo dei pannelli coibentati e grecati in alluminio, qui descritti e documentati in alcuni recenti interventi di sostituzione dei manti di copertura di fabbricati di varia destinazione. Una tipologia di manufatto, il cui impiego, poi, è diventato di norma nelle operazioni di bonifica e rimozione di tetti in eternit, ovvero in cemento-amianto, sovente caratterizzati da valori di pendenza, per le ragioni sopra esposte, non idonei per soluzioni in cotto.

La grecatura rende tali pannelli particolarmente resistenti sotto il profilo della tenuta dei carichi da neve, mentre la coibentazione, oltre a migliorare l’isolamento dell’involucro in cui ricorrono, garantisce anche un’attenuazione del rumore tipico delle precipitazioni di acqua piovana, fastidioso inconveniente dei tetti in lamiera.
Importante anche la loro leggerezza, sotto il profilo della maneggevolezza e della sicurezza nello svolgimento delle diverse attività in cantiere, soprattutto considerata l’inevitabile natura di lavori in quota quali quelli di manutenzione straordinaria sulle coperture, con necessità di tiri a livello del tetto dei materiali da successivamente impiegarsi.

Interventi di bonifica di coperture in eternit e di sostituzione di manti in tegole

Un primo intervento, qui sinteticamente descritto, ha coinvolto il rifacimento complessivo di un manto di copertura in eternit di uno stabile di civile abitazione, sito in area periferica di Milano

Manto di copertura riqualificato

La copertura a intervento terminato

L’edificio, risalente agli anni ’30, si presentava con una conformazione di copertura alquanto articolata, per il differente profilo e uso dei vani sottotetto esistenti, e con percentuali di pendenza alquanto limitate. La sottostruttura in legno richiedeva, inoltre, la sostituzione di una buona parte delle listellature, con anche qualche puntuale necessità di rimpiazzo di manufatti dell’orditura principale.

Nuovo manto di copertura in un edificio a Milano

Un’immagine ravvicinata del nuovo manto di copertura, con in primo piano il profilo sagomato fermaneve a mascheratura della sezione di taglio del pannello

A prescindere dalla tematica amianto, che ovviamente ha comportato l’adozione di tutte le cautele e l’osservanza di tutte le prescrizioni di legge previste dalle norme che regolano siffatti interventi, il progetto ha previsto la sostituzione del manto in eternit con pannelli coibentati in alluminio grecati (produzione Lattonedil spa, modello Eurocopre 4 greche, spessore 8 cm in corrispondenza della greca e 4 cm nel solo punto di pannello, con cartonfeltro semitraspirante alla faccia inferiore), color testa di moro, di sviluppo, in lunghezza, pari a quello della luce massima di falda.

Lo stato di degrado delle lastre in eternit

Lo stato di degrado delle lastre in eternit nello stabile oggetto dell’intervento

In questo modo, ed è questo che rende assolutamente interessante questa tipologia di prodotto, si realizza una continuità perfetta del manto che, privo com’è di punti di giunzione (i bordi laterali dei pannelli hanno profili a sormonto, con guarnizione di tenuta a richiesta), è altresì totalmente garantito sotto il profilo delle infiltrazioni d’acqua.

Unici punti “critici”, cui prestare tutta la necessaria attenzione, restano, infatti, i colmi (facilmente risolvibili con appositi profili sagomati) e le frontiere di raccordo con muri di spiccato in elevazione o terminali tecnici (canne fumarie, comignoli, antenne) emergenti dalla copertura, risolti con usuali scossaline in alluminio o grembialine in piombo a seconda dei casi.

Particolarmente agevole risulta anche l’apertura di lucernari o vani passo-uomo per accesso in sommità, considerata la possibilità di operare con normali e semplici utensili per taglio e piegatura.

Analoga tipologia di intervento (e identico pannello) anche per il secondo caso qui presentato, relativo a coperture in eternit di uno stabile residenziale unifamiliare, di una sua pertinenza uso magazzino/laboratorio e di un annesso box. 

Manto di copertura degradato

Lo stato di fatto della copertura dell’unità residenziale del secondo intervento

Un cantiere che ha previsto una durata complessiva di 4+4 giorni (prima fase corpo di fabbrica principale, seconda fase pertinenze), con estrema rapidità delle attività di rimozione e copertura, negli elementi essenziali di quest’ultima; celerità fondamentale per minimizzare il rischio sempre connesso a operazioni in copertura con vani abitati sottostanti rispetto a possibili avverse condizioni atmosferiche, soprattutto in regime primaverile o estivo.

Riqualificazione manto di copertura degradato

La nuova copertura di uno degli immobili pertinenziali

In entrambi i casi, a mascheratura della testa del pannello in corrispondenza della linea di gronda, che mostrando il profilo tagliato avrebbe evidenziato la sezione di isolamento in poliuretano, è stato posto un profilo d’alluminio a L, rivettato sulla testa della greca, con funzione anche di fermaneve.

Un ultimo intervento (immagini 7.8.9.10) ha riguardato l’integrale sostituzione di una copertura in tegole e sottostruttura in legno di uno stabile direzionale della periferia milanese.

Manto di copertura in tegole

Il manto di copertura in tegole della struttura direzionale

Anche in questo caso, lo stato di ammaloramento della listellatura e dell’orditura a “capriatelle” presenti ha imposto un riordino delle stesse, con ricreazione di profili di allineamento per una corretta geometria delle falde, tramite la sostituzione o l’integrazione della carpenteria in legno.

Manto di copertura in tegole

Il manto di copertura in tegole della struttura direzionale

Il lavoro, sotto l’aspetto del cronoprogramma di cantiere, ha previsto un giorno per il montaggio del ponteggio e delle parapetterie di protezione in sommità, un giorno per la rimozione della copertura in tegole con l’ausilio di un autogru con funzioni di appoggio al lavoro in quota, e tre giorni per la posa del nuovo manto e per l’esecuzione delle lattonerie di raccordo e di raccolta acque.

Manto di copertura in pannelli grecati e coibentati di alluminio

Il manto in pannelli grecati e coibentati di alluminio in fase di posa, con protezioni provvisorie del punto di colmo

Nel caso di coperture con intradosso in vista, occorrenza frequente nelle strutture industriali e nei depositi o magazzini, la finitura inferiore dei pannelli può anche prevedere il ricorso a lamine di alluminio centesimale bianco o alutex naturale o bianco.

Manto di copertura in pannelli grecati e coibentati di alluminio

Il nuovo manto in fase di completamento

Scheda intervento

  • Direzione lavori: Arch. Claudio Sangiorgi
  • Direzione tecnica: Geom. Carlo Sironi
  • Impresa: NonSoloAmianto srl
  • Materiali: Pannelli Eurocopre, grecati coibentati in alluminio, Lattonedil spa

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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

 

 

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