In contesti urbani caratterizzati da forte densità edilizia e in presenza di attività di cantiere, o di manutenzione ordinaria e straordinaria, coinvolgenti edifici alti, può essere necessario ricorrere alle autogrù per l’esecuzione di tiri in quota di materiali e manufatti.
Si tratta di una modalità operativa particolarmente delicata, in termini di coordinamento per la sicurezza, dacché introduce un elemento di eccezionalità in contesti entro cui possono continuare a svolgersi le usuali azioni quotidiane da parte di utenze e veicoli non implicati direttamente nello svolgimento delle operazioni e non specificamente formati rispetto ai rischi della fase. Occorre, dunque, che il ricorso a tale peculiare tipologia di mezzi e di procedure esecutive sia attentamente valutato in fase di redazione del piano di sicurezza e coordinamento, con particolare riguardo al tema delle perimetrazioni al piede, atte a evitare indebite presenze lungo le linee di sollevamento e tiro dei carichi sospesi.
Essenziale, pertanto, è che il coordinatore per la sicurezza analizzi i seguenti nodi problematici, con riferimento al possibile uso di autogrù:
– scelta del mezzo più idoneo. Esistono tabelle parametriche e programmi a computer (atti a definire le caratteristiche dell’autogrù, in funzione di carichi da sollevare, braccio tra punto di stazionamento e punto di scarico, altezza da raggiungere, ecc.), che di solito vengono autonomamente esaminati dall’operatore incaricato della fase, ma che è buona norma che il coordinatore verifichi, negli esiti, al fine soprattutto di accertarsi della congruità dei dati di input rispetto alle voci sopraelencate.
– Situazione logistica al piede dell’area di intervento. Le dimensioni ingombranti dell’autogrù e dei mezzi di supporto che la assistono (autoarticolato per trasporto zavorre, automezzo caricato con materiali e manufatti da sollevare), impongono un’attenta definizione del layout del perimetro interessato dalle operazioni.
Occorre, infatti, verificare il mantenersi di accettabili condizioni di transito per i veicoli sulle carreggiate (laddove lo stazionamento avvenga direttamente su strada); di idonee percorrenze per i pedoni (anche con passaggio su marciapiede opposto rispetto a quello in adiacenza al quale avviene lo stazionamento del mezzo); di assenza di ostacoli quali piante o cavi elettrici; ecc.
Pur se non necessariamente obbligatoria (ma per noi lo è), è sempre opportuno ricorrere all’assistenza a terra di ufficiali della Polizia Locale con compiti di regolazione del traffico veicolare e pedonale e con possibile inibizione provvisoria – parziale o totale – dei rispettivi flussi, in caso di fasi di sollevamento coinvolgenti la carreggiata stradale.
Attenzione va anche prestata alla presenza di cunicoli o vani tecnici interrati, che possano compromettere, con il cedimento di un punto di appoggio, la generale stabilità del mezzo.
– Caratteristiche dei manufatti e dei materiali da sollevare, con l’obiettivo di prevedere i migliori ancoraggi (per prefabbricati o ingombri di maggiori dimensioni) o i più idonei contenitori (in caso di minuterie), a renderne sicuro il sollevamento.
Uno sganciamento improvviso del carico, infatti, oltre che generare un concreto rischio per gli operatori a terra, può comportare uno sbilanciamento complessivo dell’autogrù, con conseguenze drammatiche per l’intorno. I principali incidenti degli ultimi anni, coinvolgenti questa tipologia di mezzi, hanno avuto proprio una simile dinamica.
Parimenti importante, al fine di definire un quadro operativo di svolgimento dell’attività dell’autogrù scevro di pericoli, è valutare i tempi necessari all’esecuzione della fase e il periodo migliore per il suo concreto attuarsi. Come ricordato, se la relativa celerità dei tiri nel loro ordinato succedersi rende questa modalità di intervento particolarmente interessante in determinati contesti, proprio sotto il profilo della sicurezza, non ne va assolutamente sottovalutato l’”impatto” su un intorno difficilmente contenibile alle sole aree individuabili come di cantiere. Una corretta programmazione dello sviluppo temporale dell’attività è, dunque, primo presidio contro il protrarsi di una sempre latente potenziale situazione di rischio.
In questo senso, anche una congruamente anticipata esposizione dei segnali e delle tabelle di occupazione del suolo pubblico, può evitare quei contrattempi – per esempio per necessaria rimozione di veicoli in divieto di sosta -, che generano concrete situazioni di pericolo per la normale circolazione, in virtù della sosta fuori dai previsti spazi dei mezzi al servizio dell’attività di sollevamento.
Né si deve omettere di formulare un adeguato giudizio sul momento di miglior convenienza per l’esecuzione dei tiri, che – in caso di presenza del passaggio, per esempio, di mezzi di trasporto a percorrenza obbligata (tipico il caso dei tram o delle filovie) – potrebbe condurre alla scelta di più opportunamente operare in regime notturno.
Compiutamente redatto il piano di sicurezza e coordinamento, alla luce degli elementi principali qui succintamente elencati, e di tutti gli ulteriori fattori che la specifica situazione di volta in volta suggerirà, al momento concreto di esecuzione della fase, prima del suo avvio, è indispensabile che il coordinatore proceda a quanto segue:
– verificare la piena corrispondenza della configurazione in essere rispetto a quanto previsto e concordato in sede di sopralluoghi preliminari (con i diversi operatori coinvolti) e di redazione del Psc. In particolare dovrà essere registrata ogni eventuale anomalia o differenza rispetto alla cornice ideale programmata, attentamente valutando se gli elementi difformi possano costituire fonte di rischio o meno;
– controllare la conformità delle caratteristiche del mezzo e l’aggiornamento dei libretti di manutenzione e di controllo delle sue parti, nonché l’adeguata formazione degli operatori incaricati della sua guida e della sua manovra;
– accertarsi che la segnaletica a terra sia stata opportunamente collocata e prendere gli indispensabili accordi con gli ufficiali di Polizia Locale, circa le procedure di gestione della fase;
– valutare le condizioni climatiche e la possibile insorgenza di eventi atmosferici imprevisti e repentini; in caso di pioggia, vento, nebbia, neve, la fase deve essere interrotta e, se i fenomeni proseguono, rinviata;
– analizzare con cura gli eventuali punti di sostegno e appoggio, predisposti in quota, dei manufatti di cui è previsto il sollevamento, per essere certi della loro piena corrispondenza geometrica e in termini di portanza rispetto ai carichi previsti. L’interruzione delle operazioni e il ripiego di fortuna, per porre rimedio a eventuali imprecisioni relative a tali elementi, determinano una potenziale situazione di rischio imprevista, con il carico sollevato in attesa di poter essere calato;
– verificare che tutti gli addetti a terra e in quota siano dotati degli indispensabili dpi, per evitare traumi per urti al capo o al corpo o per schiacciamento. A tale scopo non va sottovalutata anche la corretta programmazione delle operazioni al livello ove avviene il deposito del carico, in termini di posizione degli addetti durante i tiri e di modalità di approccio ai volumi imbragati per il loro sganciamento;
– controllare la piena efficienza dei dispositivi di comunicazione via radio, tipo walkie-talkie, tra operatore in cabina e preposto al tiro stazionante in quota.
Solo terminata questa sorta di check-list di controllo preventivo, si potrà dare avvio alle fasi effettive di sollevamento, che dovranno avvenire in modo ordinato, evitando indebite accelerazioni o inopportuni ritardi, in piena coerenza di svolgimento con quanto programmato in sede di pianificazione dell’evento.
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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
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Sollevamento di centrale prefabbricata per caldaia in regime notturno (Milano)

Sollevamento di gruppi frigoriferi su terrazze di copertura (Milano)

Sollevamento di gruppi frigoriferi su terrazze di copertura (Milano)

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