Negli ultimi anni si sono ampiamente diffuse soluzioni di rivestimento per pavimenti in pvc, in doghe o a quadrotti, che associano alla facilità di posa, un altrettanto agevole manutenzione e un ottimo livello di finitura superficiale (non più debitrice solo all’imitazione di altri “materiali nobili”, ma anche capace di trovare una propria e autonoma identità espressiva).
In particolare, è la pedonabilità immediata delle superfici a risultare fondamentale, laddove il “tempo sia denaro” e sia necessario permettere l’entrata in scena in cantiere delle squadre addette alle successive lavorazioni.
In queste note si rende conto di alcuni interventi, recentemente realizzati nell’area milanese in un’unità a destinazione terziaria e in un cantiere di ristrutturazione con destinazione finale dell’unità a residenza.
Soluzione a doghe in PVC nel terziario
Un primo caso è relativo a uno studio legale di primaria importanza nel panorama professionale milanese, che associava all’esigenza di una rapidità assoluta di attivazione della propria nuova sede (40 giorni, dal momento di affidamento dei lavori di ristrutturazione, comprensivi di finiture e impianti, su una superficie utile di circa 350 mq) anche una giusta attenzione alla qualità estetica dei manufatti e alla loro economia.

Il sottofondo di posa presente nel futuro studio
L’unità immobiliare, presa in locazione allo scopo, presentava, come esistente, la struttura di un pavimento flottante in pannelli quadrati di legno multistrato (60×60 cm), su orditura di ripartizione sempre in legno. Le caratteristiche delle reti impiantistiche e dati al servizio del futuro studio, consentivano peraltro di concentrare in soli alcuni punti di ispezione i necessari momenti di verifica e manutenzione dell’intercapedine sottostante, permettendo, quindi, anche di abbandonare una diretta corrispondenza tra pannelli di struttura esistenti e geometria e dimensioni del rivestimento posto a finitura dei pavimenti (in precedenza quadrotti di tradizionale moquette).
Messe a confronto varie ipotesi, si sceglieva di optare per una soluzione a doghe in pvc Aqua-Step® della Parcolys NV, di colore antracite Oak, con speciale maschiatura d’incastro a secco Uniclic ® e giunto coestruso.
Si tratta di doghe in resine sintetiche, di dimensioni 1200×167 mm e spessore8 mm, con rivestimento in resine melaminiche ad alta densità, in grado di assicurare una perfetta tenuta all’acqua e totalmente resistenti alle muffe. La particolare conformazione dei punti di connessione impedisce poi l’annidarsi dello sporco nelle fughe (rendendo tale materiale ideale per evitare il manifestarsi di stati allergici, sempre più diffusi nella popolazione) e consente la realizzazione di estese superfici in assenza di antiestetici giunti.

Posa finita delle doghe Aqua-Step® in PVC
Decisamente agevole anche la manutenzione (caratteristica fondamentale in uno spazio lavorativo), che può essere affidata a semplice acqua e sapone.
La sezione estrusa del materiale, con camere longitudinali, e la posa su un materassino fonoassorbente sottostante (Aqua-Base®), permette inoltre un notevole abbattimento dei rumori da calpestio ed evita il classico e fastidioso suono “fesso” delle superfici di rivestimento in laminato, allorquando percorse dalle persone.
Compresa la posa dello zoccolino (anch’esso in pvc), l’intera fase di posa ha impegnato così solo tre giorni, di una squadra di 4 addetti specializzati, con possibilità immediata di ingresso per i cicli di pitturazione finale delle pareti e rispetto dei termini ultimi di consegna degli ambienti finiti per il trasloco.

Sala riunioni realizzata con pavimento Aqua-Step® in PVC
Particolarmente apprezzata è risultata la finitura antistatica del prodotto che, anche in sede di taglio delle doghe, determina l’alzarsi di polveri che tuttavia non si aggrappano alle pareti, ma sono rimovibili con una semplice scopa o un aspiratore e senza alcun danno per eventuali finiture già poste in opera. Una caratteristica che, in alcuni ambienti del cantiere del futuro studio, ha permesso il completamento dei cicli di pitturazione prima della posa delle pavimentazioni relative, con anche possibilità quindi di sovrapposizione di fasi di attività altrimenti di difficile gestione.
Unica avvertenza, nell’uso del prodotto, soprattutto nella sua finitura superficiale scura, quale quella in questo caso impiegata, è che si eviti l’irraggiamento solare diretto delle superfici (per esempio, in corrispondenza di porte-finestre), giacché le dilatazioni termiche indotte nel materiale possono comportarne il “movimento”, con parziali sollevamenti di porzioni di rivestimento.
PVC in campo residenziale
Pur di solito non trovando, almeno sinora in Italia, vasto campo di applicazione in ambito residenziale, vi possono essere situazioni particolari, legate a sottofondi esistenti o a ragioni di generale economia del cantiere (e, conseguentemente, di contenimento dei tempi), in cui i rivestimenti a pavimento vinilici possono rivelarsi di utile applicazione anche nelle civili abitazioni.
Nel caso qui presentato, la committenza intendeva dar corso al cambio di destinazione d’uso, di uno spazio di proprietà, da laboratorio-magazzino in residenza, intervenendo secondo un principio di grande attenzione ai costi di ristrutturazione e, pertanto, di massima conservazione dello stato di fatto.
I locali in questione si presentavano, in particolare, caratterizzati da una struttura a pavimento costituita da un tavolato di legno (di finitura alquanto grezza), appoggiato all’estradosso del solaio a voltini dei vani cantinati interrati, su una sottostruttura parimenti in legno.
Gli anni e i carichi, comportati dal deposito di materiali e dispositivi alla rinfusa all’interno del vecchio laboratorio, avevano finito con il creare numerosi avallamenti e flessioni nel suddetto tavolato, rendendo difficile avanzare ipotesi di mantenimento degli strati presenti, come pure richiesto dalla committenza per evitare eccessivi oneri di rimozione e smaltimento.
Permanendo tale richiesta, tuttavia, ci si è orientati, pertanto, sulla scelta di un materiale di rivestimento a pavimento che fosse caratterizzato da un’alta flessibilità, per adattarsi al profilo alquanto ondulato del sottofondo. Che fosse, in altri termini, dotato di caratteristiche tali da risultare, in qualche modo, autolivellante. Si è, quindi, optato per le plance (19×121,92 cm), spessore 5 mm, in vinilico della Contesse NV, serie Revelation, nella loro finitura Hickory Colorado, ovvero doghe ad alta flessibilità in grado di compensare irregolarità anche notevolmente marcate del piano di posa.
Pure tali manufatti, che a differenza dei precedenti non presentano la struttura a nido d’ape con camere interposte, sono dotati di profilo di maschiatura Uniclic ®, in grado di rendere la posa assolutamente facile e celere. Nel caso specifico, un solo addetto non specializzato (la tecnica di posa a secco rende impossibile errori in fase realizzativa, essendo sempre possibile rimuovere il pezzo sbagliato e ricollocarlo), ha posato circa 100 mq di pavimento in tre giorni, comprese rifilature e tagli fuorisquadra.
Scheda intervento
Direzione lavori: Arch. Claudio Sangiorgi
Impresa: Russo Service
Materiali: Aqua-Step® della Parcolys NV e plance Revelation della Contesse NV
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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
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