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Lastrico solare, tecniche di intervento

Il lastrico solare, in quanto copertura piana e fruibile di un fabbricato, caratterizzato da un peculiare regime di ripartizione delle spese condominiali relative, necessita, in caso di interventi di rifacimento, di un’accurata programmazione delle fasi esecutive, in modo da evitare possibili infiltrazioni e conseguenti danni agli alloggi sottostanti in ragione di precipitazioni atmosferiche che intervenissero a “tetto scoperto”.
Costituendo, poi, frontiera di involucro dell’edificio, e partecipando quindi direttamente al regime di coibentazione termica dello stesso, necessita di un accurato studio della stratigrafia con cui provvedere a una sua manutenzione straordinaria, anche per ricadere nei termini dei possibili sgravi fiscali previsti per tali generi di interventi dalle vigenti normative in materia.
Né va trascurato l’aspetto estetico, valutata la sua fruizione in uso esclusivo o collettivo datane l’accessibilità.
Si riporta qui, con valore paradigmatico, le soluzioni adottate al proposito in un recentissimo intervento su un lastrico solare di medie dimensioni (circa 300 mq in pianta), situato in sommità di un condominio di civile abitazione in zona centrale di Milano, di cui costituisce tetto piano liberamente fruibile da tutte le utenze del condominio.

Lo stato di fatto e la definizione della nuova stratigrafia
Il lastrico oggetto di intervento, nel suo stato di fatto, era caratterizzato dal tipico e prestazionalmente povero “pacchetto” di copertura piana degli edifici anni ‘50/’60, ovvero: solaio in laterocemento, massetto di pendenza in sabbia e cemento, strato impermeabilizzante in bitume liquido e rivestimento superficiale in quadrotti di calcestruzzo gettati in opera e ripartiti con giunti in pvc o similari.
Il pavimento dell’elemento risultava in più punti sbrecciato e interessato da un generale fenomeno di polverizzazione e perdita di coesione, mentre muschi e piante superiori avevano trovato idoneo habitat lungo i giunti di ripartizione dei quadrotti di calcestruzzo, concorrendo al suo avanzato stato di degrado.
Un’indagine visiva dell’intradosso del solaio, per come questo si presentava negli alloggi immediatamente inferiori, permetteva di rilevare, oltre a estese infiltrazioni e macchie di umidità, anche marcati fenomeni di termoforesi (depositi differenziati delle polveri per pressoché nulla coibentazione), con evidenza precisa della giacitura e del passo dei travetti del solaio.
Valutatene le caratteristiche di portanza, si decideva dunque di provvedere a un suo integrale rifacimento, con un occhio particolare al miglioramento delle prestazioni di coibentazione termica della copertura.
Ne discendeva la meglio sotto precisata sequenza di attività e di strati di nuova formazione:
1. rimozione del rivestimento in calcestruzzo, a piccone e martelletto demolitore elettrico nei punti di residua consistenza dei manufatti, avendo cura, per quanto possibile, di non danneggiare il sottostante strato impermeabile;
2. stesura, quale ulteriore presidio “a perdere” in caso di precipitazioni temporalesche, di polietilene pesante in rotoli, con sovrapposizione di circa 10 cm dei lembi, a “scaricare” secondo la linea di pendenza delle acque meteoriche, e loro nastratura;
3. posa e nastratura di pannelli sandwich di Stiferite GTE, spessore 8 cm, costituiti da un componente isolante in schiuma polysio espansa, ricoperto su entrambe le facce con un rivestimento gas impermeabile in alluminio (conducibilità termica dichiarata 0,024 W/mK);
4. stesura di rotoli di tessuto non tessuto, con funzioni di strato separatore e di trattenuta del successivo getto in cemento cellulare (particolarmente fluido), onde evitare lo scivolamento dello stesso sul rivestimento in alluminio dei pannelli di Stiferite, con formazione di sezioni e profili di pendenza sbagliati o comunque non in accordo alle previsioni di progetto;
5. posa di rete zincata a maglia fine da inglobare nel getto, con compiti di contrasto dei fenomeni di ritiro conseguenti alla presa e al seguente indurimento;
6. getto di cemento cellulare (realizzato con l’ausilio di un’autopompa), densità circa 300 Kg/mc, per uno spessore medio di 5 cm;
7. posa di guaina impermeabilizzante elastomerica Index, in doppio strato (4 + 4 mm) e con ampio risvolto (circa 20 cm) sui muri perimetrali del lastrico e sui colli di raccordo con gli altri manufatti emergenti dalla copertura;
8. posa di un rivestimento flottante, su appositi piedini in materiale plastico, in quadrotti di calcestruzzo, con finitura in ghiaietto di fiume lavato (spessore 3,5 cm) e intercapedine sottostante di scorrimento acque di circa 1 cm.

Alcuni dettagli decisivi per la qualità dell’intervento
Ai fini di un’ottimale riuscita dell’intervento, particolare attenzione è stata prestata ad alcuni dettagli che, sempre, risultano essere cruciali per la durata nel tempo di manufatti così sollecitati dagli agenti atmosferici, quali quelli oggetto delle precedente descrizione.
In primo luogo, i risvolti e i colli di raccordo delle guaine, che provvedono altresì a rivestire la cunetta di raccolta acque dei canali di gronda sui lati lunghi del lastrico, sono stati integralmente trattati con una specifica pittura protettiva rinfrangente a base di alluminio, a contrasto dell’invecchiamento indotto dai raggi ultravioletti della radiazione solare incidente.
Secondariamente, è stata posta grande cura nella maturazione del getto di cemento cellulare, per sua naturale composizione particolarmente sensibile a evaporazioni eccessivamente rapide (il cantiere si è sviluppato in regime estivo), che ne pregiudicano la compattezza, con possibile fatturazione superficiale e perdita di coesione. L’impresa, quindi, ha provveduto ad abbondanti bagnature del massetto realizzato, con cicli di almeno duo o tre irrorazioni quotidiane, nella prima settimana a far data dalla sua esecuzione.
Né sono state trascurate le lattonerie di protezione dei punti di raccordo a parete delle guaine, con la posa di appositi profili a Z, di sviluppo 15 cm e con lembi terminali ripiegati per conferire la necessaria rigidità e contrastare altrimenti inevitabili svergolamenti. Un cordone di siliconatura è stato, poi, ulteriormente posto a sigillatura superiore dei punti di raccordo delle scossaline, così posate, con i muri verticali.
Per quanto, invece, attiene il rivestimento a pavimento, la posa di quest’ultimo è stata proceduta da un attento studio del tracciamento più opportuno per minimizzare i tagli dei piastrelloni, garantendo a un tempo la migliore resa estetica del lastrico finito ed evitando pezzi di ritaglio di più difficile gestione, soprattutto in corrispondenza del colmo di displuvio della copertura (collocato in posizione mediana e longitudinalmente rispetto allo sviluppo in pianta del tetto piano) e del canale di raccolta perimetrale.
Ma un ruolo decisivo, sia sotto il profilo dei tempi di esecuzione (l’intero intervento si è sviluppato nell’arco di soli 45 giorni, compresa formazione di cantiere, posa castello di tiro e suo smontaggio, con il concorso di 3 addetti più una squadre specializzata di 2 uomini per il getto di cemento cellulare), sia dal punto di vista del mantenimento dell’integrità dei piastrelloni in fase di posa e successiva registrazione, è stato determinato dall’uso di una speciale pinza (fornita dal distributore dei quadrotti di calcestruzzo) per il sollevamento e la movimentazione dei pezzi una volta posati.
Si tratta di un dispositivo banalissimo che, tuttavia, evita l’uso di incongrui sistemi alternativi (il classico cacciavite o la punta e mazzetta, tanto per intenderci), pericolosi per l’incolumità degli addetti (e infatti il suo uso era stato espressamente indicato nelle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento relativo all’intervento, al fine di evitare schiacciamenti delle estremità) e forieri di sbrecciature e rotture, sempre giustamente mal desiderate dalla committenza e, prima ancora, dalla direzione lavori.

Scheda intervento
Direzione lavori: Arch. Claudio Sangiorgi
Direzione tecnica: Geom. Carlo Sironi
Impresa: Edilbenzoni di Benzoni Romeo e C. snc
Materiali: Pannelli di coibentazione Stiferite GTE, guaine impermeabilizzanti elestomeriche Index

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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com

Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

Lastrico solare, tecniche di intervento

lastrico solare nel suo iniziale stato di fatto

Lastrico solare, tecniche di intervento

La stesura di rotoli di polietilene pesante ad avvenuta rimozione del rivestimento originario

Lastrico solare, tecniche di intervento

La posa dei pannelli di coibentazione Stiferite GTE, spessore 8 cm

Lastrico solare, tecniche di intervento

Gli stessi pannelli rivestiti con tessuto non tessuto, pronti ad accogliere il sovrastante getto in cemento cellulare con interposta rete zincata a maglia fine

Lastrico solare, tecniche di intervento

Il getto in cemento cellulare, densita 300 kg/mc

Lastrico solare, tecniche di intervento

La guaina elastomerica Index posata in doppio strato

Lastrico solare, tecniche di intervento

Il pavimento flottante in piastrelloni di cemento e ghiaietto di fiume

Lastrico solare, tecniche di intervento

La pinza di sollevamento dei piastrelloni, che ha consentito una notevole accelerazione delle fasi di posa del rivestimento a pavimento

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