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I materiali lapidei

L’uso di marmi, pietre, graniti è campo che richiede sempre una particolare attenzione e cura da parte del professionista, per la naturale variabilità dei prodotti lapidei, sia in termini cromatici e di texture, sia prestazionali.
Sovente, al contrario, si riscontra una certa qual superficialità, nei progetti, nella scelta di adottare questo o quel materiale, prevalendo il fattore estetico sulla necessaria valutazione di aspetti quali la durabilità, la manutenibilità, la scivolosità, ecc. questioni tutte, ovviamente, che chiamano in causa anche il tipo di finitura dei manufatti oggetto di analisi e che sono parimenti decisive nel soddisfacimento delle esigenze espresse dalla committenza.
Prima di specificare quale voce di capitolato in un progetto un determinato materiale, e la relativa finitura, occorre, dunque, compiere (insieme con un tecnico specialista del settore) le seguenti indispensabili “ricognizioni”.

1. Verificare le caratteristiche meccaniche del materiale: esistono prodotti, di buona compattezza, adatti all’uso in esterno e in aree, anche interne, ad alta frequenza di calpestio, e materiali porosi e “fratturati” che, ancorché stuccati e resinati sul retro, è bene vengano proposti solo in ambienti relativamente protetti e non aggressivi. Ma attenzione anche all’uso per top di bagni e cucine di marmi e pietre che potrebbero essere con facilità aggrediti da prodotti d’uso o di pulizia.
Soprattutto per usi esterni (piazze, percorrenze carrabili, ecc.) è quanto mai necessario far compiere opportune analisi da laboratori specializzati atte a certificare la tenuta rispetto al regime di sollecitazioni nel tempo cui i materiali andranno incontro, in particolare laddove essi siano di non tradizionale provata applicazione.
Da valutare anche attentamente l’alterazione cromatica cui tutti i prodotti lapidei – più o meno marcatamente – vanno incontro, allorquando esposti agli agenti atmosferici e alla radiazione solare.

2. Verificare le caratteristiche “produttive” del materiale. Nello specifico è indispensabile essere certi che, pietra, marmo, o granito che sia, siano estratti con continuità in cava (esistono cave attive solo stagionalmente), diano origine a lastre (e conseguenti piani di segagione) idonee rispetto ai manufatti che si intendono ottenere, presentino una relativa costanza di caratteristiche nei blocchi cavati.
Tale valutazione, ovviamente, andrà condotta rispetto alle quantità in gioco. Un rivestimento di un bagno in piccola pezzatura presenta meno problemi di una grande hall di albergo con lastre di rilevanti dimensioni. E questo sia sotto il profilo dell’uniformità di texture dei rivestimenti, sia sotto quello economico, di scarto conseguente alla scelta progettuale di dimensione dei manufatti e di loro resa percettiva.

3. Controllare che le proprie scelte di disegno e di progetto (spessori, lavorazioni, finiture) siano effettivamente realizzabili con lo specifico materiale selezionato e non ne inficino la resistenza o la durata, oltre a non essere foriere di difficile manutenzione o di scivolosità eccessiva. Da non sottovalutare anche la sporcabilità delle superfici, prima e più evidente problematica di gestione per la committenza.
In generale, oltre alle questioni suelencate, che possono anche condurre a contenziosi legali per difetto di prestazione rispetto alle attese legittime in quella specifica applicazione, o economici (per necessità di sostituzione di materiali magari originariamente indicati e per i quali si renda necessaria una variazione con extracosti), la fase cui occorre dedicare la maggiore attenzione possibile, sotto il profilo della resa estetica (fonte principale di potenziali contrasti con la propria committenza) è quella della campionatura e delle verifica al vero dei prodotti lapidei.
L’adozione in un progetto di un determinato materiale non dovrebbe mai avvenire su campioni di ridotte dimensioni, non veritieri circa le sue reali caratteristiche di texture; presenze di inclusioni, vene, macchie, fratture,… possono non essere evidenziate da un banale formato quadrato di 15×15 o poco più, richiedendosi sempre due o tre campioni tra loro differenti, rappresentativi in modo significativo dei tratti distintivi di aspetto del marmo o della pietra (il granito generalmente è più uniforme nelle sue peculiarità).
Operata una prima scrematura, è poi comunque utile un sopralluogo presso i centri di lavorazione e le segherie, per verificare su elementi di maggiori dimensioni e maggiori quantità l’effettivo presentarsi ricorrente dei motivi superficiali desiderati, anche per valutare – in tale sede e con tecnici specializzati – le altre questioni relative a pezzature e lavorazioni di finitura.
Prima poi della consegna in cantiere, almeno per i lavori di maggior impegno, sarebbe necessario verificare al vero preventivamente la fornitura, stesa a casellario secondo il reale disegno di posa nei laboratori di lavorazione, sì da operare eventuali spostamenti dei pezzi, piuttosto che concrete sostituzioni, laddove si ravvisassero giaciture indesiderate o elementi non conformi alla campionatura selezionata.
In termini di voce di capitolato, invece, occorre non accontentarsi di generiche definizioni commerciali (esistono materiali “poveri” tecnicamente che, per assomigliare come texture ad altri più nobili, vengono commercializzati con lo stesso nome o nome simile, in assenza di un identificativo doc), ma sempre specificare il fornitore e la cava di provenienza o – come nel caso degli appalti pubblici, in cui questo potrebbe essere visto come violazione della normativa vigente in materia – elencare minuziosamente le caratteristiche fisico-tecniche-meccaniche del materiale da utilizzarsi.
Alla Direzione Lavori, poi, il compito di controllare l’effettiva rispondenza dei materiali forniti alle voce specificate in capitolato, richiedendo gli opportuni certificati di analisi e di provenienza e sollecitando, in caso di dubbio, supplementari indagini sui manufatti forniti.
Decisiva, infine, per la determinazione della qualità finale di un rivestimento lapideo, è la fase di posa (affrontata in uno specifico contributo di questa sezione), che va sempre affidata a personale specializzato e controllando accuratamente il rispetto dei necessari tempi di esecuzione (accelerazioni per compressione dei tempi di cantiere sono sempre foriere di problemi di gestione successivi), nonché l’utilizzo di prodotti di allettamento e incollaggio di idonea formulazione e correttamente miscelati e lavorati in sito.

(Pubblicato in forma di articolo, e qui integrato, su “AL”, mensile di informazione degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori Lombardi, n.7/8, luglio-agosto 2010, pagg.46-47).

La Normativa Uni di riferimento
Proprio l’uso abituale e tradizionale nel progetto di Architettura, che si fa da sempre di marmo, pietra e granito, conduce sovente il progettista – paradossalmente – a non conoscere la pure estesa normativa di riferimento esistente in materia.
In Italia la marcatura CE è obbligo di legge per le pavimentazioni esterne dal 1 ottobre 2003, per le pavimentazioni interne dal 1 settembre 2006 (lastre) e 1 Agosto 2006 (marmette modulari) e per le scale (lastre) dal 1 Agosto 2006. Le forniture per queste tipologie di prodotto devono riportare la marcatura CE, ovvero le specifiche caratteristiche fisiche e tecniche del materiale fornito, ad esempio per le pavimentazione esterne la resistenza allo scivolamento con superficie bagnata.
Solo a titolo di regesto di prima informazione, si riportano le principali norme Uni sull’argomento:

PIETRE NATURALI
UNI EN 1341
Lastre di pietra naturale per pavimentazione esterna;
UNI EN 1342
Cubetti di pietra naturale per pavimentazione esterna;
UNI EN 1342
Cordoli di pietra naturale per pavimentazione esterna;
UNI EN 1469
Prodotti in pietra naturale – lastre per rivestimenti;
UNI EN 1926
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza a compressione;
UNI EN 1936
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione delle masse volumiche reale e apparente e della porosità totale e aperta;
UNI EN 12057
Prodotti in pietra naturale – marmette modulari;
UNI EN 12057
Prodotti in pietra naturale – Lastre per pavimentazioni e per scale;
UNI EN 12370
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza alla cristallizzazione dei sali;
UNI EN 12371
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza al gelo;
UNI EN 12372
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza a flessione sotto carico concentrato;
UNI EN 12407
Metodi di prova per pietre naturali – Esame petrografico;
UNI EN 12440
Pietre naturali – Elenco tipologie commerciali suddivise per nazioni europee;
UNI EN 12670
Pietre naturali – Terminologia;
UNI EN 13161Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza a flessione sotto momento costante;
UNI EN 13364
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione del carico di rottura in corrispondenza dei fori di fissaggio;
UNI EN 13373
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione delle caratteristiche geometriche degli elementi;
UNI EN 13755
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione dell’assorbimento d’acqua a pressione atmosferica;
UNI EN 13919
Metodi di prova per pietre naturali – Determinazione della resistenza all’invecchiamento dovuto a SO2 in presenza di umidità.

Di particolare interesse, risultano anche le pubblicazioni del “Marble Institute of America” (www.marble-institute.com), che costituisce un vero e proprio riferimento internazionale, in termini di definizione di standard, circa l’applicazione di materiali lapidei nei progetti di architettura.

Immagini
Per gentile concessione (foto1 e 2) Italmarble Pocai srl, www.pocai.com

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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

 

 

 

 

 

I materiali lapidei

Dixon Jones Limited: The National Gallery, East Wing, London, UK Marmo: Noir St.Laurent, Chateaux Jaune

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