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Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La ciminiera, un simbolo per il Politecnico di Milano.

La ciminiera del Politecnico di Milano, simbolo e riferimento visivo, con i suoi 56 metri di altezza, della prestigiosa istituzione universitaria, è stata oggetto di un complesso e articolato intervento di messa in sicurezza (di cui si è già dato parzialmente conto in precedenti note), che ha creato altresì i presupposti per un successivo e costante monitoraggio della struttura.
Realizzata in mattoni, con serbatoio pensile anulare a membrature in calcestruzzo armato, e inaugurata col resto del complesso nel 1927, la ciminiera, oggi non più in uso, come recita una targa metallica ancora parzialmente leggibile, fu magistralmente realizzata dall’impresa Cadirola Geom. Ignazio – Costruzioni Edili Speciali di Milano, con sede in Via San Giovanni alla Paglia.
La sezione interna del camino prevede un primo tratto iniziale, alto circa 26 metri, a doppia canna, con camera ablativa interna di sacrificio separata da un’intercapedine dalla struttura laterizia portante vera e propria esterna. Poi, dopo un invito a raccordo curvo di quest’ultima, il condotto prosegue unitario sino alla sommità, ora chiusa da un “tappo” in putrelle e tavelloni, entro cui ricavati alcuni punti di ventilazione tramite spezzoni di tubo in pvc.
Con precedente intervento, curato direttamente dai servizi tecnici e dalle strutture dipartimentali del Politecnico, si era provveduto a dotare la porzione basamentale di una serie di piattaforme in acciaio, sino alla quota del serbatoio pensile, raggiungibili tramite una scala in alluminio da antennista, utili per il prosieguo delle indagini e delle operazioni da realizzarsi sul corpo dei manufatti.

Le diverse fasi dell’intervento

Le prime fasi di lavoro, integralmente coordinate dall’Arch. Pierangelo Sfardini, hanno riguardato il rilievo fotografico del manufatto, l’analisi della sua consistenza materica e lo studio delle modalità di intervento, di difficoltà non trascurabile – considerata la particolare condizione e conformazione dei luoghi di operatività – anche sotto il profilo della sicurezza degli addetti.
Con l’ausilio di alcune guide alpine, specializzate in lavori edili su fune, sotto il coordinamento della VSF (verifiche Strutturali Fabbricati) srl e in accordo con il servizio manutenzione del Politecnico, si è proceduto, quindi, oltre ad alcuni puntuali sondaggi e rilievi, alla formazione di una piattaforma in acciaio sommitale (messa a punto su ricostruzione al vero, in legno, del coronamento della ciminiera), indispensabile per future attività di verifica e ispezione del paramento esterno e della porzione superiore del condotto interno, da effettuarsi con medesima tecnica alpinistico-speleologica.
In un secondo momento si sono, invece, rinforzati gli ancoraggi delle piattaforme di servizio in acciaio, interne al tratto iniziale e di cui detto in precedenza, con la realizzazione di pezzi speciali di staffaggio pure essi in acciaio.

Da ultimo, si è avviata la fase di consolidamento vera e propria della camera ablativa, che, costituita da un muro anulare a due teste per circa la metà del suo sviluppo, e a una testa per la porzione rimanente, manifestava preoccupanti segni di esteso degrado e di profondo dissesto.
Due, in particolare, le evidenze di maggior momento di questo stato critico: profonde e lunghe lesioni passanti verticali e distacchi di frammenti anche consistenti di materiale laterizio. Il tutto aggravato da una perdita di coerenza dei corsi conclusivi più alti, con pregiudizio per la tenuta complessiva del sistema e forte preoccupazione per l’incolumità degli operatori chiamati ad operare all’interno della ciminiera.

Tecniche e materiali per il consolidamento

Al fine di determinare la migliore tecnica di intervento, il paramento della camera ablativa è stato oggetto di un accuratissimo rilievo fotografico ad alta risoluzione, che – con l’ausilio di un’asta metrica stesa lungo tutto il suo sviluppo – ha permesso di ricostruire il modello della struttura, con l’esatta collocazione delle principali lesioni e l’individuazione delle patologie ricorrenti aggredenti il laterizio.
Suddiviso ognuno degli otto livelli serviti dalle piattaforme, in sei quadranti, ciascuno di questi è stato poi ulteriormente ripartito in fasce di rilievo orizzontale, successivamente riassemblate in una sezione aperta, che dispiegasse l’intero sviluppo della specifica quota di ripresa.
Sulla scorta di tali analisi e dello studio del comportamento statico dell’insieme, si è dunque deciso di intervenire, dall’alto a scendere, con le seguenti modalità:

  • rimozione dei corsi di sommità della camera caratterizzati ormai da marcate instabilità e incoerenza tra i conci. La “merlatura” che ne è derivata, è stata resa franca e sicura per mezzo di rete in acciaio inox a maglia fine, dispiegata sulla sezione, con rinzaffo in malta di calce strutturale ad elevata compatibilità rispetto al supporto murario ;
  • cucitura delle lesioni più importanti con inserimento della medesima rete in acciaio inox a maglia fine e successivo riempimento con identica malta strutturale traspirante a base di calce compatibile con l’esistente;
  • formazione di fasce anulari con analoga tecnica: posa in continuo della rete in acciaio, in tre strati, sul perimetro del condotto, ancorata mediante apposite spine anch’esse in acciaio inox, e successiva stesura di malta strutturale a base di calce.

In particolare, tale operazione è risultata decisiva per riconferire stabilità al sistema al terzo livello, ovvero alla quota in cui interviene il cambio di tessitura della muratura, da due teste a una testa. Qui, infatti, probabili sollecitazioni di compressione avevano associato alle fessurazioni di maggior momento (dovute con ogni probabilità alle rilevanti dilatazioni termiche subite dal cavo nel corso del suo pregresso esercizio) un quadro esteso di cavillature sui singoli mattoni della sezione, destando la preoccupazione di un possibile innesco di fenomeni di collasso del manufatto.

In questo modo, rimossi i principali fattori di rischio per gli operatori, si è andati a ricostituire la continuità di sezione resistente del “tubo” laterizio e dotarlo di “anelli vertebrali” in grado di sostenerlo, senza introdurre vincoli di rigidità incompatibili con il modello statico di comportamento del sistema.
Da ultimo, si è provveduto alla pulizia delle superfici, con aspirazione meccanica delle polveri depositate, ancora presenti in abbondanza e frutto dell’erosione dei mattoni e dei depositi calcari e di altre sostanze in fase di attività della ciminiera, in modo da restituire all’osservazione e al controllo ispettivo (sono stati montati speciali traguardi di verifica del “piombo”, con speciale riguardo ai possibili effetti di eventi sismici) un paramento di piena evidenza futura.
Per quanto attiene il dettaglio della scelta dei materiali, le valutazioni e gli studi preliminari, in accordo con le strutture del Politecnico, e tenuto conto della natura di bene vincolato della ciminiera, hanno suggerito di impiegare, per la formazione dei rinzaffi e degli intonaci strutturali due materiali, accuratamente selezionati: una produzione speciale per il risanamento e il restauro della Rӧfix e l’intonaco strutturale Mape-Antique della Mapei, entrambi caratterizzati per essere ad altra traspirabilità, a base di calce e pozzolana, e di ottima compatibilità con il comportamento meccanico della muratura.
Le intere fasi di loro impiego e messa in opera sono state minuziosamente seguite da un’attenta supervisione tecnica, al fine di garantire il risultato di consolidamento prefissato.

Scheda intervento

Progettazione e Direzione lavori: Arch. Pierangelo Sfardini (VSF srl)
Coordinamento per la sicurezza: Arch. Claudio Sangiorgi (Archi-Survey srl)
Supervisione progetto per Politecnico di Milano: Arch. Stefano Potenza, ing. Cinzia Cordiè
Impresa esecutrice del consolidamento della camera ablativa: LI.BA. Costruzioni srl, Ghisalba (BG).

Immagini
Archivio VSF srl e Archi-Survey srl, www.archi-survey.com

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Arch. Claudio Sangiorgi: Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

L’interno della camera ablativa

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La rete in acciaio inox a maglia fine impiegata per l’armatura delle fasce in malta strutturale

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

Spine di ancoraggio della rete alla muratura

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La predisposizione della rete per una cucitura di una lesione profonda

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La stesura della malta ad elevata compatibilità con la muratura, con incorporamento della rete di armatura in acciaio inox

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano 17

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

Risarcimenti puntuali di lacune o lesioni di ridotto sviluppo

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

L’anello sommitale “ingessato” con la tecnica descritta

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La malta strutturale utilizzata della Rӧfix

Consolidamento della camera ablativa della ciminiera del Politecnico di Milano

La malta strutturale della Mapei

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