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Valvole antiodore dagli scarichi

Un fastidioso e sempre più ricorrente problema

La cultura dell’abitare contemporanea è profondamente modificata, in termini di sensibilità e di accettazione dei problemi, rispetto a quella solo di 30 anni fa.
Un tempo, l’apparire di cavillature nelle piastrelle e di crepe nei plafoni, piuttosto che la formazione di abbondante condensa sui ferrofinestra o di spifferi d’aria provenienti dai serramenti, erano tutti fenomeni presenti nelle case di civile abitazione e tollerati come inevitabili.
Anche l’odore proveniente dagli scarichi, soprattutto in condizioni meteorologiche particolari, era considerato dato spiacevole, ma risolvibile con la semplice abbondante aerazione del locale entro cui esso veniva a manifestarsi.
Al giorno d’oggi, materiali e prodotti prestazionalmente più efficaci, e norme e prassi del costruire più attente a queste e altre questioni (si pensi all’acustica), hanno radicalmente spostato verso l’alto la soglia di accettazione psicologica di siffatti disagi nell’utente medio.

E questo, se è comprensibile e, peraltro, ovviabile, in sede di progettazione ed esecuzione di una nuova costruzione, è, tuttavia, fattore molto spesso di contestazioni e di lagnanze anche negli interventi di manutenzione straordinaria, allorquando le opere eseguite coinvolgono magari il singolo alloggio, ma non possono certo intervenire su deficit prestazionali di sistema dell’intero fabbricato.
Quale è, per l’appunto, il caso dei ritorni di odore dagli scarichi fognari nei bagni e nelle cucine, in stabili condominiali di non recente edificazione, in presenza di colonne verticali prive di adeguata ventilazione primaria (un tempo la colonna veniva ventilata con tubazioni di minor diametro rispetto a quella del condotto principale, con sezioni poi facilmente soggette a ostruzione nel tempo) e con assente ventilazione secondaria.

Al contrario, invece, le colonne di ventilazione primaria dovrebbero essere di fatto il semplice prolungamento della stessa colonna di scarico.
In esse, perché risultino efficaci, il diametro va mantenuto costante dalla base sino all’estremità posta fuori dalla copertura dell’edificio. Esse, inoltre, devono fuoriuscire verticalmente, sporgere dal tetto di non meno di 30 cm e non presentare nessuna copertura o dispositivo che diminuisca la sezione di passaggio dell’aria. Se, poi, il tetto o la terrazza su cui sfociano sono praticabili da persone, devono sporgere almeno di 2 metri sopra il livello di calpestio. Esistono, infine, norme specifiche sulle distanze che i loro terminali devono avere dalle aperture più prossime, ma che qui non interessano rispetto al tema trattato.

Un fenomeno fisico

Il fenomeno del gorgoglio dei sifoni e del ritorno degli odori dagli scarichi fognari, che, per normali prassi esecutiva, con un collettore orizzontale di raccolta confluiscono, poi, nella colonna verticale, è di intuitiva comprensione.
L’acqua tipicamente del wc, al momento del risciacquo, agisce come un pistone che comprime energicamente l’aria presente davanti a sé nel condotto. In tal modo si genera una depressione retrostante che richiama aria dalle tubazioni collegate. In assenza di una ventilazione (primaria, parallela diretta o indiretta, o secondaria) della colonna fognaria, che consenta di compensare queste differenze di pressione senza interferenze con le ulteriori tubazioni idrauliche e i relativi apparecchi igienici da essi servite, l’aria viene pertanto richiamata dagli scarichi di questi ultimi, collegati per tramite del collettore orizzontale alla colonna verticale, facendone gorgogliare i relativi sifoni.

Nelle giornate di brutto tempo, allorquando la pressione atmosferica è bassa, gli odori di ritorno dalle tubazioni fognarie hanno poi maggior possibilità di diffondersi, determinando la conseguente fastidiosa (e in alcuni frangenti fortemente intensa) percezione nei locali di servizio e nelle cucine.
Il fenomeno, peraltro, è accentuato anche, a volte, dagli stessi interventi di manutenzione straordinaria realizzati sugli alloggi, con spostamenti dalla posizione originaria di prossimità degli scarichi dalle braghe dei locali bagni e cucine, anche di numerosi metri, in accordo a una progettazione che deve, ovviamente, tenere conto di più aggiornate logiche distributive delle residenze rispetto a quelle espresse negli impianti planimetrici del passato. In queste situazioni si possono, infatti, anche generare fenomeni di autosifonaggio, con la stessa acqua di scarico del singolo apparecchio che provoca in fase di scarico dietro di sé una depressione. Il risucchio che ne consegue, aspira l’acqua del sifone, rendendolo inoperante.

Una possibile soluzione

Nell’impossibilità di risolvere il problema a monte, ripristinando per esempio una corretta ventilazione primaria della colonna verticale di scarico (a volte, per esempio in molti casi di recupero di sottotetti a fini abitativi, improvvidamente tagliata) è giocoforza tentare di ovviare alla questione entro il più angusto e limitato perimetro degli ambienti oggetto di ristrutturazione.
In tal senso, una possibilità, verificata personalmente come estremamente efficace,  ancorché a volte non risolutiva al cento per cento di un problema che, come detto, ha la sua genesi, molto spesso, in un difetto originario di concezione degli impianti condominiali (o nelle modifiche di questi intervenute nel tempo), è quello di montare delle valvole antigorgoglio e antiodore sulle tubazioni dei singoli scarichi, del tipo di quelle prodotte dalla Lira spa di Vercelli (www.lira.com), specializzata in sifoni e componentistica idraulica sin dal lontano 1925.

Vuoi realizzando una vera e propria ventilazione supplementare entro appositi cassonetti (là ove presenti) nelle partizioni dei locali, al servizio e presidio della rete di tubazioni di pertinenza privata, vuoi ponendo tali valvole, a valle dei sifoni dei singoli apparecchi ed esternamente ai tavolati, in modo da gestire il richiamo d’aria degli scarichi in azione innanzi che questo agisca sul tappo idraulico rappresentato dai medesimi sifoni.

Nel primo caso, dunque, il collettore orizzontale che convoglia le acque dei sempre più numerosi apparecchi ed elettrodomestici presenti in un alloggio (wc, bidet, lavandino/i, doccia, bagnoturco, lavatrice, lavelli, lavastoviglie, pilozzo da lavanderia,…) ha un suo terminale di ventilazione, immediatamente a monte della braga di innesto nella colonna, conclusa con una valvola antiodore. Nel secondo, invece, i singoli apparecchi, o quello più vicino all’imbrago, hanno montato sullo scarico a valle dei rispettivi sifoni, su uno speciale innesto a “t” , il medesimo dispositivo.

In fase di depressione, con richiamo d’aria lungo la tubazione dello scarico, la valvola si apre, facendo penetrare aria dall’ambiente (o dal cassonetto) ed evitando così il richiamo dai sifoni degli apparecchi sanitari. Cessata l’azione del “pistone” d’acqua lungo il montante della colonna, il dispositivo invece si risigilla, di fatto impedendo il ritorno di odori entro i locali.

Si tratta di un’accortezza di poco conto e di minor impegno economico, che, tuttavia, risulta estremamente utile e pratica nell’evitare l’insorgenza di un problema, fra le principali fonti di contenzioso, per difettosa realizzazione, al giorno d’oggi in edilizia.

Scheda intervento
Progettazione e Direzione lavori: Arch. Claudio Sangiorgi
Imprese: varie

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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
Docente a Contratto di Tecnologia del Politecnico di Milano e Membro del Royal Institution of Chartered Surveyors di Londra
www.studiosangiorgi.it
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

 

 

Valvole antiodore dagli scarichi

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Valvole antiodore dagli scarichi

Dispositivi antirigurgito e antidore montati su tubazioni di scarico al servizio di locali bagno privati in alloggio sito entro fabbricato degli anni ‘50

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