Come si è avuto modo di analizzare anche in un nostro recente contributo, sulla medesima sezione di questo portale, uno degli elementi su cui, in maggior grado, si evidenzia al giorno d’oggi la crisi del saper fare delle imprese di costruzione, in termini di qualità, è costituito dai massetti di sottofondo.
Complici termini sempre più stringenti per dare finiti i lavori e un uso, quanto meno disinvolto, nei dosaggi, di prodotti ad asciugamento rapido, fatto sta che sovente, al momento di procedere con la successiva fase di posa delle pavimentazioni, si riscontrano problemi e difetti, cui occorre porre preventivamente rimedio.
Vizi, particolarmente pericolosi, se la scelta di rivestimento di finitura compiuta è quella di un parquet in legno, per le necessarie cautele che si devono obbligatoriamente prestare verso l’eventuale residuo tenore di umidità che dovesse essere racchiuso nel massetto, sempre estremamente pericoloso nel determinare successivi rigonfiamenti e distacchi delle superfici finite.
In questi frangenti, al di là ovviamente dell’abilità e della competenza dell’operatore, conta molto anche l’appoggiarsi a cicli sistemici – disponibili ormai in abbondanza sul mercato – di prodotti specifici per il consolidamento, per la formazione di una barriera all’umidità, nonché per un incollaggio in grado di farsi carico della soluzione di piccole e meno piccole imperfezioni.
Umidità e consistenza spolverante: due problemi per un prodotto
In un recente intervento, in cui il sottofondo, pur realizzato ex novo, presentava tuttavia vistose fessurazioni e consistenza spolverante e magra, prima della posa del parquet si è intervenuti con un ciclo della Tover srl di Collegno (Torino), specializzata in tecnologie chimiche per l’edilizia.
Al di là dei difetti ora descritti, pur con l’utilizzo di un massetto cementizio ad asciugatura rapida, infatti, al momento di posare il parquet, il tenore di umidità residua riscontrato non era tale da consentire l’avvio della fase.
La Direzione Lavori, pertanto, ha giustamente richiesto un’attenta valutazione delle criticità sopraelencate e l’individuazione di una soluzione certa dei problemi, prima di acconsentire nel proseguimento delle lavorazioni.
Pulite accuratamente tutte le superfici, si è, quindi, proceduto a stendere una prima mano di Toverfix: un primer poliuretanico igroindurente, auto-polimerizzante e consolidante, con l’aggiunta di P24 (della stessa Tover), ovvero un diluente a base solvente, in grado di migliorare la penetrazione e la facilità di applicazione del primer.
In questo modo, si è proceduto a una efficace compattazione del fondo, permeato in profondità dal primer e reso coeso nei suoi strati superficiali, prima marcatamente incoerenti.
Successivamente, si è intervenuti con una seconda mano dello stesso Toverfix, di impermeabilizzazione contro gli effetti dell’umidità residua (controllata con un igrometro al carburo e risultata di valore superiore al 2%, ma inferiore al 5%), atta a generare un film, perfettamente continuo e sufficientemente ruvido, adatto all’aggrappaggio del successivo adesivo.
Verificata l’efficacia del trattamento, entro le 24 ore successive all’ultima mano, si è poi avviata la vera e propria posa del parquet con un ulteriore prodotto della stessa casa torinese: il Tovcol TA, steso con un usuale spatola dentata.
Si tratta di un adesivo epossi-poliuretanico, bicomponente, a bassissime emissione di sostanze organiche volatili ed esente da acqua, specificamente destinato all’incollaggio di pavimenti in legno tradizionali e prefiniti e di qualunque formato, con due possibili colorazioni (scuro o chiaro), a seconda dell’essenza da porre in opera.
Nella fattispecie, il capitolato dei lavori prevedeva sia la posa di doghe bilanciate a tre strati, sia di più tradizionali liste in massello a spina di pesce; le une e le altre in rovere da lamare in opera con l’utilizzo della monospazzola e da finire con impregnazione a olio a caldo.
Il predosaggio dei due componenti del collante, ovviamente, ne facilita l’impiego e rende certi circa l’esito del suo utilizzo.
Un risultato di qualità
Il risultato della somma di queste applicazioni, nel caso specifico del cantiere qui analizzato, è un rivestimento a pavimento in parquet di qualità, caratterizzato da un’ottima stabilità e un’ottima adesione al fondo.
Una strada, peraltro, quella dell’intervento risanatore a posteriori, pur su manufatti di nuova confezione, che sembra sempre più segnata come ricorrente, nel piccolo cantiere di ristrutturazione dell’alloggio o poco più, a fronte del progressivo venir meno del saper fare della piccolissima impresa.
Un ulteriore indicatore, semmai ce ne fosse bisogno, della necessità per il progettista di farsi capace di dialogo con la produzione edilizia e con le strutture tecniche di consulenza da queste messe a disposizione, vuoi per la formulazione di voci di capitolato puntuali e appropriate alle questioni che pone il progetto, vuoi per un’interazione in corso d’opera, finalizzata al conseguimento della massima qualità possibile e al rapido superamento di criticità che dovessero emergere.
Scheda intervento
Cantiere residenziale privato
Materiali: Toverfix; P24; Tovcol TA
Scheda Tecnica dell’adesivo Tovcol TA
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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

I prodotti della Tover, pronti all’uso in cantiere

Uno dei due componenti dell’adesivo Tovcol TA, bicomponente a basse emissioni epossi-poliuretanico

Il secondo componente da miscelare in dosaggio prestabilito con il primo

Toverfix, il primer della Tover impiegato per la compattazione e l’impermeabilizzazione del massetto

P24: diluente poliuretanico per facilitare la penetrazione in profondità del primer nel massetto
