Tra le parti di facciata maggiormente soggette a degrado, nelle atmosfere acide dei centri urbani, vi sono senz’altro i cielini e i davanzali, che definiscono superiormente e inferiormente il vano finestra e che più di altri dettagli costruttivi – proprio per la loro funzione di sacrificio, ovvero di protezione degli elementi che riparano – sono soggetti agli effetti negativi dell’acqua.
Sovente, nell’edilizia degli anni ’70, realizzati in “cemento” leggermente armato, tali componenti danno luogo, con il passare del tempo, a lesioni e distacchi, che, oltre che a pregiudicare l’estetica dei fronti, finiscono con costituire anche un rischio per la pubblica incolumità, a causa dei frammenti più o meno grandi che possono cadere su aree di pubblica percorrenza.
Un intervento risanatore, tuttavia, non necessariamente comporta la rimozione integrale dei vecchi manufatti, che – non di rado posizionati sotto finestra – rendono pressoché impossibile, se non con un impegno economico decisamente troppo oneroso, il ricorso a tale opzione.
Sono, infatti, disponibili oggi sul mercato validissime malte fibrorinforzate, che opportunamente armate, possono essere utilizzate per il ripristino in sagoma delle sezioni compromesse, con una modalità di approccio conservativa che rende più facile e più snello l’intero ciclo operativo di cantiere, assicurando nondimeno ottimi esiti, sia in termini di futura durata, sia di intima integrazione con le parti in opera.
Un ciclo protettivo superficiale, poi, garantisce l’idrorepellenza nel tempo dei piani così trattati.
Una facciata e il relativo stato di degrado
Le facciate oggetto dell’intervento qui preso a riferimento, per una migliore disamina della questione, costituiscono i fronti di un edificio realizzato nei primissimi anni ’70, in area metropolitana periferica.
Dopo circa 40 anni dalla costruzione dell’immobile, cielini e davanzali in cemento del fabbricato, pur con una casistica alquanto variegata nell’entità del degrado, in ragione anche del diverso orientamento e di fattori di esposizione agli agenti atmosferici diversificati da fronte a fronte, presentavano la necessità di un radicale intervento di ripristino.
Particolarmente ammalorati risultavano i cielini, anche per delle contropendenze nella loro sezione trasversale rilevabili e riconducibili – con ogni probabilità – alla loro fase di posa, rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il verso (rivolto verso l’esterno e non verso il muro di facciata dell’edificio) di più naturale scolo dell’acqua di precipitazione. Un “vizio” ab origine, da cui derivava anche l’imbibizione e il deterioramento delle porzioni di intonaco immediatamente poste sopra di essi.
Una prima fase di indagine conduceva a una mappatura di dettaglio del degrado di ogni “finestra”, permettendo così di distinguere tra:
– manufatti da conservare e assoggettare unicamente a un ciclo protettivo delle superfici pulite;
– elementi da integrare, con ricostruzioni parziali della sezione in sagoma, tramite l’uso di opportune malte bicomponenti ed eventuali armature suppletive;
– manufatti da rimuovere e sostituire con altri di nuova fornitura.
L’analisi dei dati in tal modo registrati, a fronte della netta prevalenza delle situazioni riconducibili a quest’ultimo caso relativamente ai cielini, suggeriva ai progettisti dell’intervento di metter, dunque, in computo la loro integrale sostituzione con lastre di serizzo di 3 cm di spessore, con piano in vista levigato. Una scelta legata all’eccellente compattezza di questo materiale, alla sua resistenza meccanica, al tono di grigio abbastanza simile (almeno nel colpo d’occhio dell’insieme e da lontano) con i manufatti esistenti, alla sua non eccessiva onerosità economica.
L’inevitabile scasso murario, generato per rimuovere i “cappelli” esistenti, tagliati a filo dei serramenti presenti, e per inserire i nuovi cielini, obbligava a un risarcimento puntuale dei margini di facciata, in corrispondenza dei nuovi manufatti, che veniva mascherato, nell’impossibilità di riprendere con esattezza il graffiato effetto dell’originario intonaco, mediante una geometrica “cornice” di rasatura, poi colorata in tinta come la facciata.
Ricostruzione di davanzali ammalorati
I davanzali, al contrario, potevano essere suddivisi secondo percentuali di circa 50% e 50% rispettivamente, nelle ricordate due precedenti più lievi categorie di gradazione di intervento: ovvero semplice ciclo protettivo o parziale ricostruzione.
Le operazioni sono state gestite, dal punto di vista della logistica e dell’organizzazione dell’appalto, per cantieri progressivi, affrontando di volta in volta colonne di finestre successive, mediante la realizzazione di castelli di servizio in ponti a cavalletti, anche per la presenza al piede dello stabile di box d’autorimessa, con la necessità di garantire la libera circolazione dei veicoli per l’intera durata delle fasi di lavorazione.
Nel concreto queste sono consistite in:
– battitura e rimozione delle parti decoese, lesionate o comunque passibili di imminente distacco;
– pulizia e lavaggio delle superfici risultanti con spazzola di saggina, avendo cura di eliminare le polveri residue;
– integrazione dell’armatura esistente, mediante spinottattura, con tasselli o barre filettate, e filo di acciaio inossidabile;
– ricostruzione in sagoma con malta fibrata a presa rapida appositamente formulata per il ripristino di sezioni in calcestruzzo degradate;
– rasatura uniformante delle superfici con idoneo rasante cementizio in polvere a granulometria fine, tirato a frattazzino di spugna, specifico per superfici inassorbenti e leggermente irregolari e idoneo a ricevere finiture colorate, previo utilizzo di apposito primer;
– mano di primer di fondo;
– finitura con pittura a smalto di colore grigio, a protezione finale delle superfici come in precedenza ricostruite.
La scelta dei materiali
Interventi quali quelli ora descritti, si giocano, ovviamente, nella qualità degli esiti, sulla cura e la manualità della manodopera, indubbiamente, ma anche su una coerente individuazione di uno specifico ciclo di materiali, tra loro coerenti e compatibili e appropriati al caso specifico e alla peculiarità di questo.
Nel frangente oggetto della presente narrazione, la scelta – dopo una verifica al vero su una finestra assunta quale campione – si è rivolta ai prodotti della Weber (gruppo Saint-Gobain), e in particolare ai seguenti:
– Weber.tec MC202, ovvero malta cementizia a presa rapida, a ritiro compensato, tixotropica, fibrata, da impastare con sola acqua;
– Weber.cem RA30, cioè rasante a base di leganti idraulici e sintetici, ad elevata resistenza alla carbonatazione, avente granulometria inferiore a 0,6 mm, conforme alla norma Uni-En 1504-2, da impastare con sola acqua, applicato manualmente in una o due passate da non più di 2 o 3 mm ciascuna nella stessa giornata.
L’esito dell’intervento, giudicato conforme alle attese dalla committenza, mostra ancora, a due anni dalla sua realizzazione, una piena efficienza del sistema e l’efficacia, pertanto, delle scelte allora compiute.
Scheda intervento
Direzione lavori: Arch. Claudio Sangiorgi
Direzione tecnica: Geom. Carlo Sironi
Impresa: La Brianzola srl, Milano
Materiali: Weber.tec MC202 e Weber.cem RA30.
_____________________________________________________________
Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

Il dettaglio della cornice uniformante, di rappezzo dell’intonaco graffiato del fronte intorno allo scasso murario in corrispondenza del cielino

Un davanzale ripristinato e rasato, nel momento della campionatura del colore a smalto di finitura superficiale

Sacchi di malta fibrata Weber.tec MC202, nella baracca deposito di cantiere, utilizzata per il ripristino in sagoma delle sezioni dei davanzali

La situazione di degrado generalizzato dei manufatti di imbotte delle finestre del fabbricato oggetto di intervento

Il dettaglio di un cielino ormai mancante

Il fronte est a opere concluse
