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Interventi con tecnica di lavoro su fune: il caso della Ciminiera del Politecnico di Milano

Il Politecnico di Milano ha avviato da tempo un progetto di verifica e risanamento conservativo dell’alta ciminiera (55,80 metri in sommità) che, collocata in una delle sue corti e in passato al servizio delle centrali tecnologiche dell’Ateneo, sin dalle origini costituisce privilegiato riferimento visivo urbano del prestigioso complesso universitario.
L’obiettivo finale che ci si propone, oltre a quello di installare sul corpo della ciminiera opportuni riferimenti per verifiche strumentali nel tempo (in relazione soprattutto agli effetti indotti da eventuali futuri terremoti), consiste nel dotare la struttura di idonee vie di accesso e percorrenza verticale (sino a circa 25 m già realizzate in un precedente intervento), in modo da consentire una più agevole e costante manutenzione delle superfici e un più efficace monitoraggio dello stato di salute della costruzione.
Le peculiarità morfologiche del manufatto, caratterizzato dalla presenza di un grande serbatoio d’acqua a metà circa del suo sviluppo, hanno, di necessità, richiesto la messa a punto di procedure eccezionali di intervento già in fase diagnostica, con il concorso della VSF srl (Verifiche Strutture Fabbricati) di Como e di Archi-Survey srl di Milano (specializzata in coordinamenti tecnici per la sicurezza).
Analizzati, di concerto con i competenti uffici di Asl e Area Tecnico Edilizia del Politecnico, il sito ove insiste il manufatto e le attività richieste dal gruppo scientifico universitario di studio, sono state parimenti scartate sia l’opzione di montaggio di un ponteggio di grandi dimensioni, sia la possibilità di avere in ausilio per le operazioni una piattaforma aerea di sbraccio eccezionale (del tipo utilizzato sugli impianti eolici, sino a 85 m di altezza).
Interessanti, al proposito, ed esemplari di una corretta metodologia di valutazione dei rischi, le analisi compiute dal team di coordinamento, al fine di optare per la scelta di massima sicurezza per l’intorno e per gli operatori; analisi che si ritiene qui utile riportare per esteso proprio per la loro padigmaticità:
“Circa il possibile utilizzo, per la prima fase esplorativa dell’esterno della ciminiera, di piattaforma autocarrata, si è proceduto a contattare la ditta che dispone della piattaforma di massima elevazione in Italia – 85 m – (per interventi su impianti eolici).
Tale mezzo consente di raggiungere i 55 m (ovvero la cima della ciminiera) con uno sbraccio massimo (in proiezione al piede) di 25 m. Dal punto di possibile stazione del mezzo, al piede della ciminiera (asse baricentrico), si sono rilevati 26,60 m, ovvero 25,30 m al punto esterno di tangenza del cerchio sommitale. In altri termini, la macchina opererebbe in condizioni assolutamente limite, con le seguenti aggravanti: presenza di edificio interposto, tra punto di stazione e corte della ciminiera; movimentazione di mezzo di circa 15/16 m di lunghezza in ambiti carrabili interni ristretti; presenza di cavidotti e cavedi tecnici sotterranei con necessità di verifica preventiva della relativa portanza statica.
Relativamente, invece, alla possibilità di montare un ponteggio, questa alternativa, pur praticabile, richiederebbe: l’individuazione di un’area di sosta esterna alla corte per i mezzi addetti al trasporto della struttura tubolare del ponteggio; il trasferimento manuale dei suddetti elementi dal punto di scarico alla linea di tiro, con individuazione di percorrenza protetta non interferente con l’attività del Politecnico; la verifica della stabilità della struttura sotto gli effetti dei carichi dinamici (vento) e statici (neve); la necessità di operare con struttura a tubo e giunto, in relazione alla particolare geometria del manufatto e alla presenza, in particolare, del serbatoio mediano; la necessità di allargare ulteriormente il piede del ponteggio per generare castello di tiro gradonato atto a “spezzare” la tratta di sollevamento dei materiali (56 m ca. in sommità); lo studio delle modalità di esecuzione di mantovane parasassi; la definizione di una procedura di evacuazione di emergenza resa complessa dall’altezza del manufatto; la necessità di verificare la portanza statica del terreno al piede, interessato da presenza di cunicoli;…
Sotto il profilo logico, poi, si darebbe luogo a una durata dell’esposizione al rischio degli addetti al montaggio (in numero di almeno 7: un conducente; due addetti al trasporto al piede; due addetti all’imbragatura e al sollevamento; due addetti al montaggio in quota) nettamente superiore al lavoro in fune (cui comunque si dovrebbe ricorrere per le attività interne alla ciminiera, ove l’angustia degli spazi rende impossibile formulare altre realistiche ipotesi).
Considerando, infatti, montaggio e smontaggio, è lecito ritenere in almeno 6/8 settimane il periodo necessario per l’esecuzione del manufatto provvisionale e per la sua successiva rimozione. Con pari lasso temporale di presenza di rischi gravanti sull’intorno”.
La scelta si è, dunque, orientata, sulla meno comune tecnica di lavorazione su fune, con prima ascesa esplorativa “a doppio moschettone” lungo la scala alla marinara esterna della ciminiera (non revisionata da una decina d’anni). Una modalità operativa che deve essere oculatamente valutata, circa a effettiva convenienza di impiego, dacché – di necessità:
–       fa affidamento su soli dispositivi di protezione individuale;
–       è centrata sull’abilità fisica e tecnica e sull’equilibrio psicologico del singolo operatore;
–       comporta elevati rischi, in caso di infortunio, anche laddove fune e sistemi di tensionamento e dispersione delle sollecitazioni risultino efficaci (la stessa sospensione dell’operatore per incidente non può protrarsi a lungo, per l’azione costrittrice delle imbragature);
–       implica la necessità di organizzare un efficace servizio di soccorso da parte di personale di specifica ed eguale preparazione a quella degli addetti impegnati nell’intervento.
Ocorre, dunque, prima di tutto, quando una corretta valutazione del quadro all’intorno orienti verso questa speciale tecnica di lavorazione, selezionare addetti in possesso di un adeguato profilo di competenze e di capacità rispetto alla conformazione dei manufatti in gioco e alla natura dei lavori da effettuarsi.
Protagoniste della prima fase dell’intervento, per quanto attiene l’operazione oggetto delle presenti note, sono state le due guide alpine Massimo Tamborini e Pascal Frans Van Duin, coordinate da terra dall’Architetto Pierangelo Sfardini di VSF srl.
E’ bene rilevare che, proprio per le ignote condizioni di manutenzione della ricordata scala esterna alla marinara, era stato preventivamente stabilito un protocollo procedurale relativo alle modalità di accertamento visivo e strumentale con cui, i due operatori impegnati nell’ascesa, avrebbero dovuto effettuare, per così dire in progress, il collaudo del manufatto durante lo stesso svolgimento della salita, mantenendosi in contatto audio per mezzo di walkie-talkie con il preposto alla fase.
L’operazione si è svolta senza inconvenienti o imprevisti e ha dato luogo a un’estesa rassegna fotografica e a un filmato, messo a disposizione dei referenti scientifici del progetto, mediante riprese effettuate da web-cam montata su casco di protezione di uno dei due addetti.
Il proseguimento dell’intervento, che comporterà la necessità di operare all’interno della ciminiera (e da realizzarsi in stagione primaverile), ha già visto la predisposizione delle linee guida per la sua gestione. In particolare, si è ritenuto indispensabile prevedere l’osservanza dei seguenti criteri:
–       compartimentazione al piede di vecchio cunicolo, per evitare possibili effetti camino (enfatizzati dallo sviluppo verticale del corpo della ciminiera);
–       necessità di verifica video-ispettiva preliminare a qualsivoglia operazione interna e tesa ad accertare l’assenza di ostacoli, di punti di potenziale crollo o distacco di mattoni, piuttosto che la presenza di alveari o simili all’interno del condotto della ciminiera;
–       definizione di procedure di operatività e di soccorso reciproco tra gli addetti impegnati nell’esplorazione interna;
–       individuazione dei presidi sanitari e antincendio da opportunamente collocare in posizione intermedia rispetto allo sviluppo del camino;
–       definizione delle modalità di collaudo dei punti di sospensione degli addetti, da realizzarsi ex novo mediante apposita creazione di piattaforma in quota, alla sommità della ciminiera;
–       programmazione preventiva di eventuali interventi di emergenza, con simulazione tempi di risposta da parte dei soggetti preposti (dotati di formazione e competenza specifica rispetto al tema).

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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com

Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

 

 

Interventi con tecnica di lavoro su fune: il caso della Ciminiera del Politecnico di Milano

Fasi di preparazione dell’ascesa

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Fase di preparazione dell’ascesa

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Ascesa su scala esterna alla marinara con tecnica a doppio moschettone

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Ascesa su scala esterna alla marinara con tecnica a doppio moschettone

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