Negli interventi di manutenzione di facciate in intonaco (di gran lunga le più diffuse nel nostro Paese), è ormai prassi diffusa evitare la “stonacatura” integrale dei paramenti murari dei fronti, ricorrendo piuttosto a soluzioni di rasatura con specifici prodotti fibrorinforzati e con successiva finitura a mezzo di cicli di pitturazione appositamente formulati in relazione alle specifiche condizioni di contesto dei manufatti da trattare e risanare.
La successione di fasi
La prima fase di intervento, laddove si proceda a una manutenzione straordinaria di una facciata in intonaco, deve prevedere la rimozione delle parti in distacco dei rivestimenti esistenti.
Montato il ponteggio (quando non sia stato possibile preventivamente valutare i paramenti, mediante piattaforma aerea o presenza di balconi e terrazzi), si esegue dunque un’accurata battitura dei prospetti, tesa a individuare, tramite la percezione stessa del suono del fronte oggetto di percussione, le superfici che non risultano più aderenti al supporto murario sottostante. Un rumore “fesso” è inequivocabile evidenza che l’intonaco “fa cartella”, ovvero è distaccato dallo strato sottostante. Analogamente, crepe e cavillature, sono segnali di tensioni (tipiche quelle in corrispondenza dell’incontro tra laterizi e membrature in calcestruzzo armato, negli edifici a telaio) che possono aver determinato il degrado degli strati di sacrificio delle facciate.
L’entità percentuale di intonaco da rimuovere è molto condizionata dalla qualità originaria delle lavorazioni (se eseguite in periodo invernale o estivo), dalla forma del fronte e dai suoi dettagli costruttivi (presenza o assenza di sporti di gronda, di davanzali con gocciolatoio, di fasce marcapiano e timpani sopra le finestre, favorenti o meno il ristagno dell’acqua piovana, di copertine e scossaline,…), dall’esposizione (nord, sud,…), dal livello di coibentazione dell’involucro edilizio, da ulteriori e plurimi concorrenti fattori puntuali e locali di accelerazione del degrado.
Solitamente, dopo una quarantina d’anni, ovvero a ciclo di vita utile degli strati di rivestimento superficiali concluso, tra il 20 e il 30%, con punte sino al 50%, dell’intonaco necessita di rimozione, quando non sia già parzialmente caduto in frammenti più o meno grandi e più o meno pericolosi per i passanti.
Al di sopra di tali percentuali, occorre valutare se non convenga dar luogo a un’operazione di scrostamento generale, fino al vivo della muratura, del paramento dei fronti ammalorati. Va detto, tuttavia, che tale soluzione, se di relativamente facile esecuzione su murature in mattoni pieni (ancorché estremamente rumorosa per l’uso di martelletti demolitori e comportante la movimentazione di ingenti masse di materiale, con cospicua produzione di polveri), si presenta invece molto più complessa sui tamponamenti in laterizio forato (a volte di spessore veramente esiguo) a doppio tavolato e intercapedine (muri “a cassetta”), tipici degli edifici degli anni dal ’50 in poi. Qui, infatti, la rimozione dell’intonaco, conduce inevitabilmente a una estesa rottura dei tamponamenti, sotto l’azione di punte e mazzette e martelletti, nella loro “cartella” esterna, con necessità di ingente “rabboccatura” a mezzo malta di cemento e conseguente modifica del quadro prestazionale dei rivestimenti (per esempio per l’aspetto di coibentazione termica, considerati i ponti termici introdotti dai riempimenti in malta così effettuati).
Rimosse, in ogni caso, le superfici in distacco, si procede a un rinzaffo frattazzato delle superfici messe a nudo, in malta di composizione adeguata, per tipologia di legante, rispetto a quanto si è deciso di mantenere in opera del vecchio rivestimento. Ciò al fine di evitare il formarsi di coazioni interne allo strato, a causa di caratteristiche elastiche diverse dei nuovi materiali rispetto ai vecchi. Un problema da non sottovalutarsi e fonte altrimenti di spiacevoli inconvenienti successivi, con formazione di cavillature e formazione conseguente di possibili punti di innesco del degrado.
A seguire, si procede a un lavaggio generale del fronte, mediante acqua o vapore a pressione, per pulirla da residui di lavorazione e polveri. Val la pena solo qui di ricordare che, questa operazione, laddove non correttamente gestita in termini di sigillatura di serramenti, griglie di ventilazione e – soprattutto – di portefinestre, può condurre a danni anche significativi dei rivestimenti a pavimento degli alloggi interni.
A questo punto la facciata è pronta per ricevere una rasatura in doppia mano a base di rasanti fibrorinforzati, con rete porta intonaco in fibra di vetro interposta, atta a ricostruire una planarità e omogeneità di superfici adeguate a ricevere la pitturazione finale.
Per quest’ultima, alla tradizionale pittura al quarzo (comunque, in molti casi, ancora proficuamente impiegata), si preferiscono al giorno d’oggi pitture ai silicati o ai silossani, comunque colorate in pasta che, se ben applicate, garantiscono una maggiore tenuta agli agenti atmosferici nel tempo, sia sotto il profilo meccanico sia dal punto di vista della resa cromatica.
Solitamente si tratta di veri e propri cicli, comprendenti un primer iniziale, di preparazione dei supporti, e una mano a finire, in granulometria da definire in funzione dell’effetto che si desidera ottenere, di maggiore o minor ruvidità. Una campionatura al vero è, ovviamente, il miglior ausilio alla scelta, tenendo conto delle differenze che sempre si riscontrano tra le mazzette colori (anche le più fedeli) e la pittura in opera, una volta applicata sui manufatti reali, nelle concrete condizioni di illuminazione naturale delle superfici.
Le voci di capitolato
L’obiettivo del miglior risultato possibile dell’intervento di manutenzione passa, ormai, attraverso un rapporto e un dialogo stretto del professionista incaricato della sua progettazione e direzione lavori e la struttura tecnica delle principali ditte produttrici, con cui si instaurano vere e proprie collaudate prassi di collaborazione e di ricerca congiunte sul tema.
Il rapporto con la produzione edilizia nell’attuale complessità di formulazione chimica dei prodotti, è una concreta necessità anche per il più esperto dei progettisti e non va mai trascurato, potendo dare un contributo essenziale alla qualità finale delle opere.
Tra i diversi cicli proposti, infatti, l’optimum per la specifica applicazione deve essere analizzato e definito sulla scorta di una giusta sintesi tra la visione organica d’insieme dell’intervento, propria del tecnico incaricato della progettazione e della direzione lavori, e la competenza puntuale, di materiali e condizioni di applicazione, impersonata dai tecnici della produzione.
Solo da questa sinergica collaborazione possono nascere voci di capitolato e di computo (essenziali per una direzione lavori che non voglia limitarsi a una presa d’atto di scelte altrui, solitamente dettate da pure ragioni di economia e di contenimento dei costi) appropriate e centrate rispetto al singolo manufatto architettonico.
Anche per tali importanti elementi contrattuali, di comparazione iniziale dei preventivi raccolti e di successiva guida del cantiere, le ditte produttrici offrono al giorno d’oggi estremamente utili voci di capitolato, redatte in conformità alle specifiche delle norme tecniche che regolano il settore e gli interventi quali quelli delle immagini qui proposte, relative a tre facciate milanesi, tutte risalenti agli anni ’50 circa nella loro originaria edificazione.
Scheda intervento
Progettazione e Direzione Lavori: Archi-Survey srl
Materiali: Cicli di pitturazione Sigma, Sikkens, Cori
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Arch. Claudio Sangiorgi
Progettazione, Direzione Lavori, Coordinamenti per la sicurezza, per committenze pubbliche, private e amministrazioni condominiali
www.studiosangiorgi.it
www.archi-survey.com
Via Monte Suello 9, 20133, Milano, tel/fax 02.712532

Ammaloramento di rivestimenti plastici

Intonaco in avanzato stato di degrado

Prove di colore a parete in corso d’opera

Una facciata finita

Una facciata finita
