Realizzare un nuovo tetto o ristrutturare quello esistente: materiali, tecnologie e detrazioni fiscali 29/05/2026
A cura di: Fabiana Valentini Indice degli argomenti Toggle La tipologia di progetti presentati per il PINQuAI progetti selezionati Gli eventi degli ultimi anni hanno acceso il dibattito sui nuovi modelli dell’abitare e del vivere gli spazi urbani: la città è cambiata, così come sono mutate le necessità dei cittadini e del sistema sociale nel suo complesso. La questione abitativa è uno dei temi caldi del momento: secondo l’Istat sono circa 2 milioni le famiglie italiane in stato di povertà con un’incidenza che è passata dal 2,5% del 2005 al 7,7% del 2020. Allo stesso tempo la questione abitativa è condizionata anche da altri fattori come il “discomfort” legato al vivere in strutture danneggiate: ad abitare in questa situazione sono generalmente le famiglie che vivono nel centro di aree metropolitane. Infine, ai problemi di natura strutturale si associa una diffusa condizione di sovraffollamento: sempre citando l’Istat, in Italia il 28% delle popolazione vive in case sovraffollate, una percentuale nettamente superiore a quella media europea (17,2%). Per rispondere a queste difficoltà, favorendo l’inclusione sociale e la riqualificazione dei centri urbani con la Legge di Bilancio 2020 è stato avviato il “Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare”. Al centro del PINQuA c’è una nuova visione della città: il programma si propone l’ambizioso obiettivo di investire in progetti di edilizia sociale, rigenerazione urbana e ridurre il disagio abitativo attuale. Il modello proposto dal MIMS è quello della smart city, una realtà in cui si incontrano gli elementi di sostenibilità, funzionalità e vivibilità. Come ha dichiarato l’ex Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini. “Dietro ogni progetto del PINQuA ci sono iniziative per la rigenerazione urbana, che non è soltanto ‘riqualificazione’ degli edifici e degli spazi. Per la rigenerazione servono progetti che coinvolgano i territori e le comunità locali”. Le sfide che affronta il PINQuA e gli strumenti che mette in campo vanno nella direzione di rispondere in modo organico al disagio e alle mutate esigenze abitative. Gli obiettivi del Programma coinvolgono anche l’aspetto della sostenibilità: a seguito degli interventi previsti dal PINQuA e considerando un salto energetico verso classi più alte si otterrebbe una riduzione del 31% di emissioni kg CO2/mq anno. Ed è per questo che il Ministero ha deciso di accelerare sul progetto PINQuA: lo scorso 13 giugno il Mef ha assegnato 179,6 milioni di euro aggiuntivi del Fondo opere indifferibili 2023 per gli interventi che rientrano nel Programma in modo da poter fronteggiare l’aumento dei costi dei materiali edili registrato negli ultimi anni. I 179,6 milioni del Mef si vanno così ad aggiungere al budget già stanziato di 2,8 miliardi di cui beneficeranno 159 opere pubbliche valutate positivamente dall’Alta Commissione e ammesse al finanziamento. La tipologia di progetti presentati per il PINQuA Quali sono le tipologie di progetti che rispecchiano i valori del Programma? Come indicato dal documento del Ministero, tutti gli interventi e le misure devono proporsi come obiettivo quello di mirare a soluzioni durevoli per rigenerare il tessuto socioeconomico, o, il miglioramento della coesione sociale, l’arricchimento culturale, la qualità dei manufatti, dei luoghi e della vita dei cittadini, in un’ottica di innovazione e sostenibilità, con particolare attenzione a quella economica e ambientale. I soggetti che hanno preso parte al Programma sono le Regioni; Città Metropolitane; Comuni sede di Città Metropolitana; Comuni Capoluoghi di Provincia; Città di Aosta e i Comuni con più di 60.000 abitanti. I criteri indicati per essere eligibili dal PINQuA devono far riferimento ai seguenti sette ambiti: interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e urbanistica, auto-recupero; interventi di rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici non utilizzati, dismessi e degradati; interventi e misure per incrementare l’accessibilità, la sicurezza, le dotazioni territoriali e i servizi di prossimità; interventi di riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica, nonché interventi mirati all’incremento di alloggi di edilizia residenziale sociale; interventi a consumo di suolo zero (nel rispetto del principio di “non arrecare danno significativo” all’ambiente, ovvero Do Not Significant Harm – DNSH); interventi di incremento della dotazione infrastrutturale dei quartieri degradati, integrando funzioni extra-residenziali a quelle residenziali; interventi di efficientamento energetico degli edifici e adeguamento agli standard antisismici. Le tipologie di progetti previsti sono state suddivise in due casistiche: progetti ordinari e pilota ad alto impatto strategico. Nel primo caso, i soggetti individuano l’ambito di intervento con riferimento particolare alle zone periferiche e a quelle aree che, pur non essendo propriamente periferiche, sono espressione di disagio socioeconomico e abitativo. I progetti pilota devono avere un alto impatto strategico e hanno come fine quello di risolvere urgenti problematiche sociali sul territorio nazionale. I progetti selezionati Secondo quanto evidenziato nell’ultimo report rilasciato dal Ministero, attualmente delle 159 iniziative finanziate sia il Nord che il Sud Italia presentano rispettivamente 60 progetti, mentre 39 solo localizzati nel Centro. Tra le realtà che hanno beneficiato del Programma troviamo al primo posto i Comuni (72%), mentre il restante budget è stato distribuito alle Regioni (18%) e alle Città Metropolitane (11%). Secondo la suddivisione tipologica dei progetti, le 114 iniziative dei Comuni comprendono 98 progetti ordinari e sei progetti pilota. La Regione con il maggior numero di progetti finanziati è la Puglia che presenta 3 progetti ordinari della Città Metropolitana di Bari, 2 progetti della Regione e 16 progetti proposti dagli Enti Comunali. Come indicato dal MIMS, la principale destinazione di intervento riguarda per l’84% dei casi la “superficie di area esterna pubblica con funzione di socializzazione”, mentre il 16% è destinato all’edificato pubblico. Sono circa 1,3 milioni di metri quadri di superficie residenziale ad essere coinvolti nei progetti di riqualificazione o nuova edificazione interessando ben 16,5 mila unità abitative sul territorio nazionale. Il 40% di queste è previsto nelle regioni del Nord (circa 6,6 mila), dove incidono particolarmente gli interventi nella regione Lombardia. Negli interventi sono valorizzate le progettualità per la realizzazione di spazi educativi preposti per l’arricchimento sociale e culturale: circa 756mila mq sono destinati ad attività educative che riguardano sia l’infanzia sia l’istruzione secondaria o universitaria, mentre circa 788mila mq di superficie sono destinati ad attività culturali e ad attività di intrattenimento. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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