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In questi tempi di accesa, e a volte disonesta, competizione globale si ricorre molto spesso ad invocare Norme e Regole rivolgendosi anche alla Commissione Europea per invocarne l’aiuto a difesa del Mercato Europeo (European Economic Area E.E.A.). Cogliamo dunque l’occasione per esporre ai lettori il lavoro svolto dal Comitato Tecnico 163 (CEN TC 163) del Comitato Europeo di Normazione e ciò che è più importante il suo significato in termini di regolamentazione del mercato. Il TC 163 ha cominciato a lavorare nei primi anni ’80 sotto la spinta dell’allargamento dei mercati nel settore idrosanitario. Sono affiorate subito, come era inevitabile, le spinte a difendere interessi nazionali consolidati interpretate sopra tutto dai produttori di materie plastiche perché allora il problema era l’irrompere sul mercato del bagno “in acrilico”. Gli innovatori puntavano sulle prestazioni dei materiali, i conservatori sulla prescrizione di certi materiali. L’Italia per merito dell’UNI e di alcuni imprenditori avveduti, tra cui ricordiamo il compianto Virgilio Guzzini, capì l’importanza della disputa e si assicurò e sostenne la Segreteria e la Presidenza del CEN/TC 163. La disputa si trascinò fino al termine degli anni ’80 quando il Bureau Tecnique l’organo tecnico-politico che regola l’attività del CEN stabilì, saggiamente e con lungimiranza, che le norme dovevano basarsi sulle “perfomances”. Nel frattempo l’Unione Europea andava elaborando le sue “Direttive” ed in particolare la 89/106 sui “Materiali da Costruzione”. Contemporaneamente la Commissione realizzava che lo Spazio Economico Europeo per essere aperto allo scambio delle merci, per essere realmente un “mercato unico”, doveva munire le merci di un passaporto che garantisse, da un lato, la libera circolazione e dall’altro, la sicurezza del consumatore. Sono nate così le “Norme Armonizzate” (hEN) ed i “mandati”, cioè le commesse che la Commissione tramite le sue Direzioni Generali ha affidato ai Comitati Tecnici del CEN perché realizzassero le norme armonizzate. Così sulla base del Mandato 110 ha lavorato il nostro TC 163. Non è stato facile far assimilare ai tecnici che costituiscono i comitati, abituati a redigere norme tese alla qualità del prodotto, il modo di vedere necessario per redigere norme “passaporto ” per la sicurezza del consumatore ma alla fine con l’aiuto anche di “divulgatori delle Direttive ” i consulenti delle Direzioni Generali il lavoro è andato avanti. Per il TC 163 siamo quasi alla fine del lavoro: la norma sui lavelli da cucina è stata pubblicata sul “Giornale Ufficiale” dell’Unione europea ed è entrata in vigore; una lunga serie di altre norme sono al voto formale (leggi finale nel linguaggio comune) cioè stanno per essere definitivamente approvate, così le norme per le cassette degli orinatoi, le chiusure delle docce, i piatti doccia, i bagni, i bagni idromassaggio, altre vi sono molto vicine, si stanno infatti rivedendo i testi delle norme dopo aver considerato le osservazioni emerse nell’inchiesta che si fa prima del voto definitivo, è il caso della norma sui bidè. Ci si può domandare ora se il lavoro fatto risponde alle necessità cioè a fornire gli strumenti per conseguire gli scopi delle norme armonizzate, che ripetiamo per memoria, sono la libera circolazione delle merci nell’ambito dello spazio economico europeo e la tutela della sicurezza dei consumatori. Vorrei premettere una considerazione necessaria: :le norme non sono i dieci comandamenti sono molto, ma molto più modestamente dei criteri per selezionare le merci scambiate in un certo ambito economico tanto è vero che ogni 5 anni sussiste l’obbligo di rivederle! Detto questo ritengo che il lavoro fatto sia soddisfacente alla luce di quello che è stato il criterio dettato dalla U.E. nel nostro caso specifico: la pulibilità degli apparecchi e la durabilità per un tempo ragionevole di questa caratteristica. Certo caratteristiche altrettanto importanti per la sicurezza nei bagni, come la scivolosità o il rumore negli idromassaggi, hanno dovuto essere omesse per mancanza di validi criteri tecnici atti a tradurle in una norma: ci sarà dunque da fare anche per chi verrà dopo! Piuttosto vale la pena di ricordare che i criteri di sicurezza utilizzati per i Mandati sono stati adottati soltanto se almeno in uno degli Stati della U.E. esisteva una legge, norma o regolamento pubblico che lo prescrivesse. E’ curioso rilevare come per gli apparecchi idrosanitari questi supporti fossero pochi. Cosa fare ora! Cercare dei criteri (delle norme) che consentano di indirizzare la competizione globale verso il miglioramento degli apparecchi idrosanitari nelle prestazioni e nella durata. Nelle prestazioni spostare (dopo averla soddisfatta) l’attenzione dalla sicurezza al benessere andare nella direzione della tanto abusata parola inglese “wellness” aumentare le funzioni di un bagno, di una doccia dalla semplice pulizia al massaggio, alla sauna ecc.. Nel caso della durata costruire degli apparecchi che abbiamo non solo la bellezza del primo giorno. Se riflettiamo un buon apparecchio soddisfa anche requisiti ecologici, utilizza bene e per un tempo significativo i materiali che lo compongono, non si traduce quindi in una produzione di materiali di rifiuto da interrare. Bisogna quindi ricostruire le norme volontarie sulla base delle “performances” degli apparecchi. Il TC 163 ha anticipato questo cammino preparando, nei ritagli di tempo, la norma volontaria sulle cabine multifunzione; ora pronta per l’inchiesta e per l’approvazione. Concludo raccomandando a tutti gli operatori del settore Costruzioni l’attenzione verso le norme e se possibile la partecipazione; anche in questo campo gli assenti hanno sempre torto e non hanno il diritto a lamentarsi. L’attenzione alle norme, se non altro, consente di essere informati sullo stato della tecnica e sui vincoli che possono limitare il nostro lavoro. di Carlo Sempio, presidente CEN/TC 163 Per informazioni: www.uni.com Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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