Università e industria delle costruzioni si alleano per migliorare la formazione

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Mondo universitario e associazioni di costruttori si alleano per migliorare la formazione. Nel corso della 44ª edizione di Marmomacc, Mostra internazionale di marmi, pietre, design e tecnologie, che si è svolta a Veronafiere, la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Architettura, nella persona del professor Claudio D’Amato Guerrieri, la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Ingegneria Italiane, rappresentata dal professor Vito Cardone, Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e AFM Edilizia (Associazione per la Formazione Manageriale), entrambe rappresentate dal vicepresidente nazionale di Ance Andrea Marani, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede di attivare percorsi formativi specifici per la creazione di tecnici altamente specializzati nel campo del «building construction».
A questo scopo potranno essere attuati corsi si laurea triennali o magistrali, master di primo e secondo livello o altri corsi di formazione.
«Da anni pensavamo di formare una nuova figura nel mondo delle costruzioni», ha spiegato Marani, «e quest’accordo quadro dà la possibilità alle nostre associazioni territoriali di trovare accordi più specifici con le varie università, per poter ampliare e creare la figura del costruttore del futuro. Vogliamo essere partner delle università per sfornare laureati con posti di lavoro già assicurati».
«Questo protocollo deve migliorare e intensificare il rapporto che già abbiamo col mondo dei costruttori», ha commentato il professor Cardone, «esistono varie iniziative in corso ma sono espressione di accordi locali. E’ bene che l’attività, nell’autonomia delle organizzazioni locali, sia inquadrata ed abbia una riflessione nazionale più ampia. E poi vogliamo che le imprese ci aiutino a definire le caratteristiche degli ingegneri del futuro».
«L’accordo quadro rappresenta una piccola inversione di una situazione pericolosa che negli ultimi 15 anni è diventata frequente per l’architetto, cioè l’allontanamento dal mestiere per assumere più il ruolo di visagista o imbellettatore», ha sottolineato il professor D’Amato Guerrieri, «perché la sostanza di un edificio è fatta anche di altro, capacità di stare in piedi e funzionalità. E se nella formazione di un architetto, oltre alla capacità di rendere belli gli edifici mancano le altre, è un disastro. Manca nella formazione quella lingua comune che consente all’architetto, all’ingegnere strutturista ed a quello impiantista di lavorare insieme. Con questo protocollo vogliamo provare a risolvere questo problema».