Realizzare un nuovo tetto o ristrutturare quello esistente: materiali, tecnologie e detrazioni fiscali 29/05/2026
Uno documento della Fondazione studi del Consiglio nazionale degli ingegneri evidenzia l’importante impatto che il Superbonus continua ad avere sul sistema economico del nostro paese e segnala che si tratta di una spesa sostenibile per le casse dello Stato, almeno fino al termine degli interventi previsti dal PNRR. Per gli Ingegneri la proroga, almeno fino al 2026, è necessaria Il Superbonus 110% ha attivato, e continua a farlo, importanti investimenti: secondo il documento “L’impatto sociale ed economico dei superbonus 110% per la ristrutturazione degli immobili: stime e scenari” del Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri , entro la fine del 2021 la maxi detrazione, introdotta con il Decreto Rilancio, “contribuirà alla formazione di oltre 12 miliardi di Pil e del 5,8% degli investimenti fissi lordi”. Inoltre gli impegni di spesa per interventi con Superbonus (comprese le spese per ecobonus e sismabonus) saranno di circa 9,3 miliardi di euro, generando un livello di produzione aggiuntiva totale, per tutto il comparto delle costruzioni, pari a 19,6 miliardi di euro e attivando 153.000 posti di lavoro, tra occupazione diretta e indiretta. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che a fine settembre 2021 erano stati ammessi a detrazione circa 7,5 miliardi di euro e oltre 46.000 le asservazioni presentate. Il che significa a livello economico una “produzione aggiuntiva di 15,7 miliardi di euro, 120.000 posti di lavoro e un contributo alla formazione di quasi 10 miliardi di Pil”. Si tratta dunque di una misura che impatta positivamente sull’intero sistema economico senza gravare, si legge nel documento, sulle Casse dello Stato. Ricordiamo infatti che nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha parlato di uno strumento molto costoso e non sostenibile alla lunga. Secondo lo studio del CNI nel 2021 il disavanzo per lo Stato attivato dai Superbonus 110% sarà di circa 6 miliardi di euro, cifra “più che compensata dalla formazione di valore aggiunto per 8,5 miliardi”. Al di là dei numeri e del valore che il Superbonus è in grado di generare per l’economia, secondo il presidente del CNI, Armando Zambrano, è necessario considerare l’importante impatto socio-ambientale, grazie agli interventi attivati di riqualificazione del patrimonio edilizio, con le importanti conseguenze a livello di salubrità dell’aria, sicurezza risparmio energetico, diminuzione dei consumi. Il Superbonus, commenta Zambrano è “in grado di attivare valore aggiunto e generare un contributo alla formazione del Pil tali da compensare le minori entrate dello Stato”. Si tratta dunque di una spesa sostenibile e il CNI chiede al Governo di posticiparne la scadenza almeno fino al 2026, con la conclusione del PNRR, un lasso di tempo sufficiente ad attivare un reale piano di riqualificazione efficiente del patrimonio edilizia “verificando alla scadenza la possibilità di ridefinire le condizioni dell’incentivo in modo da renderlo strutturale, con particolare attenzione alla parte sulla sicurezza sismica”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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