Rapporti internazionali. Giovani architetti dalla Germania

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Il Comune di Padova presenta con la collaborazione del Gruppo fischer, dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Padova e dell’Istituto di Cultura Italo-Tedesco, un’esposizione di quattordici progetti di giovani architetti provenienti dalla Germania, realizzati all’estero prevalentemente dal 2004. I progetti in mostra vengono presentati con l’ausilio di modellini, foto, piante e sequenze filmate.

Gli esempi selezionati nell’ambito dell’edilizia, dell’interior design, della progettazione urbana e dell’architettura del paesaggio raccontano una generazione di “giovani architetti” under 45 anni. Da decenni ormai è sempre più difficile costruire in Germania prima dei quarant’anni e gli architetti qui presentati sono riusciti a eludere questa regola, lavorando all’estero.

Lo studio Graft Architekten si dedica alla ricostruzione di un quartiere di New Orleans gravemente danneggiato dall’uragano Katrina. Il complesso di 150 case unifamiliari ecosostenibili nasce nell’ambito di Make It Right, un’organizzazione non profit promossa nel 2006 dall’attore americano Brad Pitt in collaborazione con lo studio di architetti Graft.
A questi ultimi premeva mettere in evidenza, non tanto la loro casa low cost, quanto piuttosto il confronto con la cultura del luogo e la dignità degli abitanti che vivono con un reddito basso, che sono stati abbandonati dalla politica, e che, grazie al coinvolgimento in un lungo processo partecipativo, potranno tornare nella loro terra.

Gli architetti di Planwerk/Plan&Werk promuovono nella regione della Transilvania, in Romania, progetti urbanistici con lo scopo di attuare una vasta strategia di risanamento delle aree urbane in degrado per renderle nuovamente vivibili.

Nella Kunsthaus Zug mobil, in Svizzera, si va anche qui oltre il compito architettonico. Il container, trasformato dal Rheinfügel per portare l’arte al pubblico interessato, fa parte di un progetto a più stadi che prevede l’ampliamento della Kunsthaus Zug e che viene impiegato in diversi luoghi come spazio espositivo itinerante.

Lo studio di Meuser Architekten ha dovuto invece confrontarsi con un compito, che lasciava poco adito a libertà artistiche. In un edificio già esistente nella capitale kazaka Astana, dovevano trovare posto tre ambasciate europee. La scelta di questo progetto si spiega con l’abilità degli architetti, nell’essere riusciti a creare, nonostante i ridotti rapporti spaziali, le rispettive identità nazionali.

Gli architetti di Plasma Studio hanno affrontato nell’Hotel Puerta América a Madrid la situazione opposta. Senza limiti di budget e in assoluta libertà espressiva, hanno avuto la possibilità di trasformare un intero piano dell’hotel. Il gruppo ha messo radicalmente in discussione la tipologia del corridoio dando un contributo innovativo all’interior design. Il loro progetto si oppone alla monotonia delle tipiche strutture alberghiere, creando da un complesso involucro geometrico un continuum spaziale sinuoso, che consente confini fluidi e genera una nuova percezione dello spazio.
La progettazione spaziale può, tuttavia, dare anche risultati sorprendenti con mezzi semplici. È il caso della riconversione di un vecchio magazzino del cotone a Manchester eseguito dallo studio Mueller Kneer Associates. L’obiettivo proposto è stato quello di creare un centro di attrazione gastronomica nel Cotton House. Attraverso una struttura inserita dentro l’edificio, come una “casa nella casa”, gli architetti hanno creato diversi ambienti e spazi fluidi. La leggerezza dell’arredo fisso costituisce un interessante contrasto con l’architettura industriale, che rimane intatta nel suo monumentale carattere.

In un’estesa area industriale desolata, in parte abbandonata e in rovina, lo studio Ian Shaw Architekten ha voluto letteralmente imprimere un segno di efficienza industriale con la costruzione della sede centrale statunitense dell’azienda di macchine industriali Herkules, situata alla periferia di Pittsburgh. Il principio dello stabilimento di vetro con la sua struttura ben definita caratterizzata da travi d’acciaio a vista, traduce congenialmente in architettura la corporate identity dell’azienda.

Il Ferry Porsche Congress Center, nato dalla stretta collaborazione degli studi di architetti GS-Architekten e Perler und Scheurer Architekten, si inserisce come edifico architettonico principale nella topografia urbana di Zell am See, in Austria. Il progetto si adegua perfettamente all’ambiente circostante e dialoga abilmente con i livelli delle due strade. Due cubi si intersecano reciprocamente e formano spazi ben proporzionati, che si collegano in modo ingegnoso alla città.

L’ampliamento delle scuole cantonali Rychenberg e Im Lee eseguito da Haberland Architekten a Winterthur, in Svizzera, è anch’esso la dimostrazione di come giovani architetti, provenienti dalla Germania, riescano a realizzare tramite un concorso, un progetto fuori dal loro paese. Il nuovo edificio scolastico è stato costruito su un terreno topograficamente difficile e stretto, in ottemperanza dei criteri standard minergie. Gli architetti sono stati abili ad integrare la complessa impiantistica senza ledere il purismo della costruzione architettonica.

Altrettanto seducente per il suo chiaro linguaggio formale è la Lauder Business School di Vienna, realizzata dallo studio Kuehn Malvezzi, in cui il vecchio e il nuovo si coniugano perfettamente. Il nuovo padiglione riunisce gli edifici esistenti creando un armonico campus. Un forte elemento di coesione è il legno utilizzato sia all’interno degli edifici d’epoca ristrutturati sia all’interno del nuovo edificio.

La luce gioca un ruolo determinante nella casa residenziale AvSJJF situata su una piccola striscia di terreno ad Amsterdam e edificata dallo studio di architetti MIR. La forma della costruzione ricorda sia la tradizionale architettura dei grachten (canali) sia l’orgoglioso prestigio esibito nelle torri gentilizie di San Gimignano. Allo stesso tempo gli architetti riescono a far dialogare in modo convincente l’aspetto introverso con l’aspetto estroverso, lo spazio pubblico con quello privato.

Diversamente, la Casa Peng a Taichung, in Taiwan, progettata dagli architetti dello studio Behet Bondzio Lin riesce a isolarsi dal vicinato su un piccolo lotto e in un contesto urbano estremamente compresso. La straordinaria percezione dello spazio nella casa è data dall’interessante susseguirsi di spazi alti e bassi, aperti e chiusi, da un concatenamento spaziale di diversi ambienti abitativi e dalla sofisticata illuminazione.

La Wall House a Santiago del Cile dello studio FAR Frohn&Rojas rappresenta la situazione opposta. Su una superficie di oltre 5000 metri quadrati è sorto un vero e proprio progetto a basso costo, che annulla la divisione classica tra spazio interno e spazio esterno. La casa si compone di quattro livelli differenti, nelle quali si sviluppano gli ambienti luminosi, e si caratterizza da un’estetica a forma di tenda. Una membrana di tessuto, utilizzata nelle serre, la ricopre come una pelle esterna e funge da filtro solare.

Nell’ambito dell’architettura del paesaggio, lo studio Levin Monsigny ha realizzato a Hangzhou, in Cina un parco e dei giardini per il Museo della Cultura Liangzhu, edificato da David Chipperfield. Da una parte gli architetti paesaggisti si rifanno alla cultura neolitica cinese, arricchendo il genius loci attraverso finti scavi e reperti archeologici, dall’altra lasciano interagire la forma ben definita dei giardini e l’eleganza riservata del parco in modo armonico con l’architettura severa del museo.

Rapporti internazionali.
Giovani architetti dalla Germania

29-11 31-12 2008
Mostra curata da Romana Schneider
orario di apertura:
10.00 – 18.00 (chiuso lunedì)
Centro Culturale San Gaetano
Via Altinate, 71 – Padova