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Ri-formare Milano è una mostra voluta e realizzata dalla Scuola di Architettura e Società del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Assessorato all’Urbanistica, Edilizia Privata, Agricoltura del Comune di Milano e con il supporto della Fondazione Politecnico di Milano. Circa 40 tra laboratori e corsi di progettazione hanno lavorato per esplorare la possibilità di rimettere in circolo aree ed edifici in stato di degrado e abbandono, di proprietà pubblica e privata. La mostra espone oltre cento progetti sviluppati dagli studenti della Scuola, avendo come base l’indagine comunale sui fenomeni di dismissione e abbandono di immobili, spazi e servizi nel territorio milanese. I progetti propongono diverse scale di intervento e diverse connotazioni disciplinari – progettazione architettonica e urbana, urbanistica, tecnologia, restauro e conservazione – e sono finalizzati a delineare scenari, spesso alternativi, di riutilizzo funzionale, di riconversione – anche per usi temporanei – e di adeguamento tecnologico di un patrimonio rilevante per dimensione e per diffusione nella città. Alcuni specifici approfondimenti, per aree o a tema, sono stati realizzati attraverso l’indagine fotografica, sviluppata in corsi dedicati. Per la sua valenza didattica, scientifica e operativa, Ri-formare Milano si colloca nel solco dell’impegno della Scuola di Architettura e Società nel proporsi come luogo di elaborazione e sperimentazione progettuale per il territorio milanese e di confronto con gli attori pubblici e con la società civile. Le aree su cui sono stati sviluppati i progetti sono dodici e su alcune di esse si è concentrato un maggior numero di progetti. Considerando le aree di maggiori dimensioni, collocate nel settore est della città, vari gruppi hanno lavorato sull’ex-macello in viale Molise e sulla caserma Rubattino. Si tratta di aree con caratteristiche, stato di degrado e ipotesi di riutilizzo funzionale molto diversi: abbandono e completa dismissione – tranne che nelle Palazzine Liberty sul viale Molise – per l’ex-macello per il quale gli esercizi progettuali hanno ipotizzato in genere la realizzazione di nuova residenza e servizi innovativi e l’ampliamento della dotazione di verde urbano; condizione di separatezza dal contesto, legata alla specifica attuale destinazione, per la caserma Rubattino per la quale gli scenari ipotizzati hanno in genere puntato su una futura maggiore integrazione nel tessuto urbano circostante attraverso l’apertura del recinto. Per l’insieme di aree ad est della cintura ferroviaria e della tangenziale – via Bonfadini-Pestagalli, via Mecenate, via Monneret de Villard – i progetti hanno affrontato le problematiche legate all’impatto morfologico e sociale che accompagna tali presenze infrastrutturali, che determinano la creazione di spazi marginali, che danno spesso luogo a usi informali di difficile integrazione. Ad essi sono stati contrapposti gli scenari di nuovi paesaggi urbani, dove il vuoto è parte integrante dei progetti di riqualificazione. Il tema dei grandi vuoti in rapporto da un lato alla città compatta e, dall’altro, al territorio agricolo è stato affrontato nei progetti per l’area di Porto di mare, nell’estremo sud in continuità con il Parco Agricolo Sud Milano. Gli scenari hanno posto in evidenza le molte soluzioni alternative che possono essere formulate per gli stessi ambiti, sottolineando il ruolo non solo ideativo ma anche analitico e pedagogico del progetto architettonico e urbano. Altri esercizi hanno riguardato complessi residenziali consolidati come il quartiere Case bianche, che necessitano di adeguamento tecnologico e distributivo per recuperare buoni standard abitativi. Di scala diversa sono i progetti che affrontano singoli lotti da riqualificare, talvolta collegati a sistema come nel caso di corso XXII Marzo e piazza Santa Maria del Suffragio, scelti da molti gruppi come palestra per progetti residenziali e di spazio pubblico nel tessuto consolidato, a dimostrazione di come sia possibile avviare processi di valenza urbana a partire da singoli interventi di qualità. In questo gruppo rientra il caso dell’ex cinema Maestoso, lotto d’angolo in posizione strategica ove le esplorazioni progettuali hanno contemplato sia l’opportunità di aggiornare e integrare la funzione originaria, che possibilità trasformative radicali, comunque attraverso una progettualità attenta ai valori architettonici e urbani dell’intorno. Nella parte centrale della città sono stati proposti alcuni casi di valore emblematico per la relazione tra progetto contemporaneo e tessuto storico, come nel caso d’abbandono di un interno urbano in Via Lamarmora-Via Orti e come nel caso del Garage San Remo nei pressi di via Torino, uno dei tasselli mai risolti del progetto incompiuto della “racchetta”, per il quale è stato proposto un ostello di nuova generazione con uno spazio multiuso a piano terra. Per quello che abbiamo definito “dismesso d’autore” – la Torre Galfa – gli studenti hanno lavorato tenendo conto dell’importanza di mediare tra la riqualificazione funzionale e il rispetto per le testimonianze dell’architettura contemporanea, in particolare in una città come Milano dove il contemporaneo costituisce ormai ampia parte dell’identità urbana. La mostra è aperta presso la Triennale di Milano – Viale Alemagna, 6 – Milano, fino al 31 agosto www.comune.milano.it Ri-formare Milano 2 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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