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A cura di: Andrea Ballocchi Per fornire una “educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”, come si richiede nel goal 4, occorrono anche scuole adeguate a offrire agli studenti la possibilità di imparare in modo corretto. Scuole sicure, confortevoli, rispettose dei requisiti richiesti da leggi, norme e principi. Peccato che in Italia questo accade meno di quanto si pensi. Il PNRR permetterà di migliorare in parte la situazione: verranno, infatti, costruite 216 nuove scuole per un importo totale stanziato di quasi 1,2 miliardi di euro, segnala il Ministero dell’Istruzione. Ma la situazione italiana ha bisogno di ben oltre: più di quattro scuole su dieci sono state costruite prima del 1976 e oltre la metà di esse è priva delle certificazioni di agibilità statica e di prevenzione incendi. Scuole datate e fatiscenti costituiscono un fattore di alto rischio: non è un caso che fra settembre 2021 e agosto 2022 si sono verificati 45 casi di crollo in istituti di vario ordine e grado. Indice degli argomenti Toggle Goal 4: obiettivo o sogno? La situazione della scuola italianaIl livello di istruzione in Italia: i dati OCSE Goal 4: obiettivo o sogno? La situazione della scuola italiana Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile. Lo si legge nel goal 4, uno dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, dove si richiede anche di “costruire e potenziare le strutture dell’istruzione che siano sensibili ai bisogni dell’infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all’apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti”. La situazione che si vive in Italia è ben diversa. Innanzitutto, buona parte degli edifici scolastici è datato: su un totale di 16.794 scuole, il 42% è stato costruito prima del 1976, mentre in un quarto circa dei casi non si conosce la data di costruzione. Ben più della metà delle scuole non è in possesso del certificato di agibilità statica (assente per quasi il 58% degli istituti), né quello di prevenzione incendi (circa il 55%). Più del 40% è privo del collaudo statico. Sono tutti dati riportati dal XX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” di Cittadinanzattiva. Se pensiamo che sul totale delle regioni italiane, ben 11 contano Comuni in zona a elevato rischio sismico, ma tutte, eccetto la Sardegna, hanno Comuni e scuole in zona 2 (rischio medio-elevato), la situazione è seria, considerando che vivono in queste due zone 4 milioni e 300mila bambini e ragazzi. Logica imporrebbe di pensare che, data la situazione, si provveda a porre in sicurezza le scuole. Anche in questo caso, malgrado i lavori partiti negli ultimi anni, solo il 2% degli edifici scolastici risultano migliorati e adeguati sismicamente, mentre quelli progettati secondo la normativa antisismica sono 2.740. A tutto questo si aggiunge anche il problema delle classi affollate. Secondo i numeri più recenti, risulterebbero 9.974 classi della secondaria di II grado nel 2020-21 con più di 26 studenti, pari all’8% del totale. Il livello di istruzione in Italia: i dati OCSE Arriviamo ora al discorso educativo, tema sempre del goal 4. Secondo il report dell’OCSE Education at a Glance 2022, che analizza i sistemi educativi dei 38 paesi membri, più Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Arabia Saudita e Sud Africa, l’Italia evidenzia varie lacune. Fra il 2000 e il 2021 i livelli di istruzione in Italia sono cresciuti più lentamente della media dei Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La quota di giovani fra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione universitaria è cresciuta del 18%: è un dato sotto la media (21%). Il nostro resta uno dei 12 paesi OCSE in cui la laurea non è ancora il titolo di studio più diffuso in questa fascia di età. È difficile stupirsi, se si considera che in Italia la spesa pubblica in istruzione è tra le più basse d’Europa: nel 2018 si attestava al 4% del Pil e nel 2019 al 3,6%, contro una media OCSE del 5%. Le conseguenze di questa situazione si misura in tasso di dispersione scolastica e nella “generazione NEET”. Nel primo caso, si registra nel Belpaese un tasso di abbandono del 13,5%, registrato nel 2019, che pone il nostro tra i peggiori Paesi d’Europa. Sempre per quanto riguarda i NEET (coloro, cioè, che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo) secondo il report di Save the Children, la crescita del numero già elevato dei giovani adulti che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo, ovvero i NEET, rischiando di avere risultati economici e sociali negativi a breve come a lungo termine. Dopo essere salita al 31,7% durante la pandemia nel 2020, la quota di NEET tra i 25 e 29 anni in Italia ha continuato ad aumentare fino al 34,6% nel 2021. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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