Realizzare un nuovo tetto o ristrutturare quello esistente: materiali, tecnologie e detrazioni fiscali 29/05/2026
La Cattedrale di Noto, fra i più importanti tesori del barocco siciliano, rinasce a undici anni dal crollo della cupola, del tetto e di due delle tre navate della chiesa. Il progetto di ricostruzione, gestito dalla Protezione civile, è stato elaborato dall’ingegnere Roberto De Benedictis, e dall’architetto Salvatore Tringali. La Cattedrale è stata restaurata utilizzando le stesse tecniche impiegate dai costruttori che avevano edificato il Duomo tra il 1693 e il 1703. Le parti superstiti del Duomo infatti sono state recuperate e hanno fatto da base per il rifacimento dell’edificio. Naturalmente la ristrutturazione ha rispettato tutti i criteri antisismici e di sicurezza. L’intervento di ricostruzione Sono stati ricostruiti complessivamente 25 mila metri cubi di muratura, utilizzando 150 mila blocchi di pietra, di cui 1.800 per la cupola e 81.000 per i pilastri e le fondazioni. Ma sono stati utilizzati anche materiali moderni, come la fibra di carbonio, della quale sono stati impiegati 800 metri quadrati. Pilastri e fondazioni I pilastri costituiscono uno dei punti focali dell’intervento di ricostruzione. Non è stato compito dei progettisti quello di stabilire la causa del rovinoso crollo del 13 marzo ’96, ma non sussistono dubbi circa il fatto che la loro modesta fattura ne sia stata elemento certamente determinante. Punti evidenti di debolezza della struttura: – una non uniforme distribuzione delle resistenze a compressione all’interno della sezione retta, dove il corpo interno è costituito da una muratura di pietrame irregolare (grosse pietre di fiume rotondeggianti e lisce) disposto senza ingranamenti interni e con una malta abbondante e di mediocre consistenza a saturarne gli spazi, mentre il paramento esterno è costituito da conci squadrati di tufo calcareo; – tale organizzazione ha dato luogo ad un nucleo murario interno meno resistente e più deformabile che ha certamente indotto una concentrazione dei carichi sul rivestimento esterno, più rigido perché formato da blocchi lapidei squadrati ma al contempo poco resistente, date le caratteristiche del tufo calcareo locale; – lo spessore medio dei conci di rivestimento è assai modesto rispetto alle dimensioni del pilastro e si mantiene pressoché costante lungo il suo sviluppo in altezza, mancando di ammorsamenti al corpo murario del pilastro e risultando pertanto del tutto scollegato ad esso: ciò diminuisce la resistenza complessiva a compressione del pilastro ed accresce la instabilità laterale del paramento soggetto ai carichi verticali. I pilastri non crollati, quelli della navata sinistra, presentavano le stesse caratteristiche costruttive e la loro vulnerabilità, la loro insufficiente qualità meccanica, non ne potevano consentire il mantenimento. I nuovi pilastri conservano la memoria di quelli precedenti, da un punto di vista culturale e costruttivo, senza i difetti che ne decretarono il crollo. Il pilastro ha ancora come suo modello quello della muratura “a cassa” dove si ha però cura di: – ottenere una distribuzione il più possibile uniforme delle resistenze a compressione all’interno della sua sezione retta; elevando la qualità meccanica della muratura irregolare (realizzata con pietrame grossolanamente squadrato di media e grande pezzatura e buona malta di calce idraulica), affinché essa sia prossima a quella della muratura regolare in pietra squadrata, e ripartendo equilibratamente le due componenti all’interno del pilastro, assicurandone una sostanziale omogeneità strutturale; – realizzare una efficace organizzazione della muratura al suo interno: le parti in pietra squadrata costituiscono la cerchiatura esterna ed i legamenti trasversali interni fra le facce opposte di essa, mentre tutti i conci sono opportunamente disposti ad evitare la sovrapposizione verticale di giunti ed a conseguire la massima superficie di reciproco contatto; – realizzare ad intervalli regolari una “listatura” in pietra squadrata per l’intera sezione; – aumentare lo spessore medio dei conci esterni rispetto alle dimensioni del pilastro e disporvi frequenti ammorsamenti al retrostante corpo murario del pilastro; anche le fasce di legamento interno in pietra squadrata avranno spessori differenti in modo da connettersi meglio alla restante muratura. Tali accorgimenti assicurano la realizzazione di un pilastro pienamente coerente, sul piano linguistico e strutturale, con la fabbrica muraria della Cattedrale, e nel contempo del tutto idoneo ad assolvere alle funzioni cui è chiamato l’intero organismo strutturale. L’intervento Mapei Mapei ha contribuito ai lavori di recupero della Cattedrale di Noto intervenendo nella posa della nuova pavimentazione in materiali lapidei. È stata ripresa la pavimentazione, in lastre di pietra calcarea di Modica, in uso all’epoca della costruzione ed è stata posata con un ciclo specifico di prodotti, selezionato in collaborazione con i Laboratori di Ricerca & Sviluppo e l’Assistenza. Tecnica Mapei: per preparare il massetto si è utilizzata la malta premiscelata Topcem Pronto, particolarmente indicata nel caso di sistemi di riscaldamento a pavimento; come adesivo per le lastre si è scelto Granirapid, nella colorazione bianca, per evitare il rischio di efflorescenze sui rivestimenti lapidei; la stuccatura delle fughe è stata eseguita con la malta ad alte prestazioni Ultracolor Plus mentre i giunti di dilatazione sono stati sigillati con Mapeflex PU 21, in una tonalità appositamente scelta per conferire totale uniformità di colore alla pavimentazione. Progettisti Dati Generali Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile Ministero per i Beni e le Attività Culturali Presidenza della Regione Siciliana Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali Commissario Delegato per la Ricostruzione della Cattedrale di Noto I Prefetti di Siracusa – Dott. Elio Priore – Dott. Alberto Di Pace – Dott. Francesco Alecci – Dott. Benedetto Basile Il Capo Dipartimento della Protezione Civile: Dott. Franco Barberi Dott. Guido Bertolaso Progettisti e Direttori dei Lavori: Arch. Salvatore Tringali Ing. Roberto De Benedictis Soprintendente ai BB.CC.AA. di Siracusa: Dott. Giuseppe Voza Dott.ssa Mariella Muti I Sindaci della Città di Noto: Avv. Raffaele Leone Avv. Michele Accardo Avv. Corrado Valvo Vescovo della Diocesi di Noto: Mos. Giuseppe Malandrino Vescovo Emerito della Diocesi di Noto: Mons. Salvatore Nicolosi Il Cantiere Inizio Lavori:09/10/1999 Fine Lavori: 30/05/2007 Direzione dei Lavori: Arch. Salvatore Tringali Ing. Roberto De Benedictis Coordinamento Mapei Fiorella Rodio Responsabile Unico del Procedimento: Ing. Antonio Castiglione Collaudatori: Ing. Mauro Marchini Ing. Luciano Marchetti Ing. Franz Bruno (Collaudatore Statico) Coordinatore per la sicurezza nella fase di esecuzione in cantiere Ing. Gaetano Nunzio Miceli L’Impresa Appaltatrice: La Cattedrale S.C.a r.l. – Roma Didascalie Foto 1-2 La Cattedrale Fto 3-4 La situazione dopo il crollo Foto 5 Scavo per la realizzazione delle fondazioni dei nuovi pilastri Foto 6 Base del plinto di fondazione del nuovo pilastro Foto 7 Raccordo tra arco rovescio di fondazione e plinto del nuovo pilastro Foto 8 I tiranti di collegamento tra le fondazioni dei nuovi pilastri Foto 9 Sequenza dei plinti alla quota di imposta dei nuovi pilastri Foto 10 Le centine degli architimpano Foto 11-12 I nuovi pilastri da costruire Foto 13-14 Posa della nuova pavimentazione Per ulteriori informazioni www.cattedraledinoto.it www.mapei.it Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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