Milano e i grattacieli: la città cresce in altezza

Negli ultimi vent’anni Milano ha trasformato profondamente il proprio volto, diventando uno dei principali laboratori europei di architettura contemporanea. Il suo skyline, un tempo dominato quasi esclusivamente dal celebre grattacielo Pirelli, oggi racconta una città dinamica, internazionale e virtuosa perché, con l’approccio allo sviluppo verticale, limita il consumo di suolo (come fa notare il convegno “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana”)

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I grattacieli più belli di Milano: viaggio nello skyline che ha cambiato il profilo della città
Immagine generata con IA

C’è stato un tempo in cui Milano era riconoscibile soprattutto per la sagoma del Duomo e per il profilo discreto dei suoi tetti. Oggi, invece, basta arrivare in città in treno o percorrere la tangenziale per vedere emergere un panorama completamente diverso.

Lo skyline di Milano è diventato uno dei simboli dell’architettura contemporanea europea, un racconto fatto di vetro, acciaio, sostenibilità e innovazione, che emerge ancora di più in un Paese come l’Italia dove il peso della storia e della cultura ha reso più faticoso lo sviluppo di progetti contemporanei.

I grattacieli di Milano non rappresentano soltanto la crescita verticale della città, ma raccontano una storia di rigenerazione urbana, di quartieri che sono rinati e di grandi firme dell’architettura internazionale che hanno lasciato qui il proprio segno. Passeggiare tra Porta Nuova, CityLife e il centro direzionale significa attraversare oltre sessant’anni di evoluzione architettonica, in un itinerario che unisce capolavori del Novecento e icone del XXI secolo.

Il grattacielo Pirelli, il capolavoro che ha cambiato Milano

Ogni viaggio tra gli edifici iconici di Milano dovrebbe iniziare da quello che, ancora oggi, viene considerato uno dei grattacieli più eleganti del mondo. Il grattacielo Pirelli (127 metri), inaugurato nel 1960, rappresentò una vera rivoluzione per l’Italia del dopoguerra. Progettato da Gio Ponti insieme all’ingegnere Pier Luigi Nervi, il cosiddetto “Pirellone” riuscì a trasformare un edificio per uffici in un’opera d’arte.

La sua silhouette sottile, la leggerezza delle facciate e l’innovazione strutturale hanno influenzato generazioni di progettisti e continuano ancora oggi a renderlo uno dei simboli della città. Nonostante l’arrivo di edifici molto più alti, il grattacielo Pirelli mantiene un fascino senza tempo, capace di raccontare l’ottimismo economico e culturale della Milano degli anni Sessanta.

Porta Nuova e la nascita del nuovo skyline di Milano

Per comprendere davvero come sia cambiata Milano bisogna raggiungere Porta Nuova, uno dei più grandi interventi di rigenerazione urbana realizzati in Europa.

Fino a pochi decenni fa quest’area era occupata da spazi industriali e infrastrutture ferroviarie. Oggi è diventata il cuore dell’architettura contemporanea milanese, dove edifici residenziali, uffici, piazze pubbliche e aree verdi convivono in perfetto equilibrio. Il centro simbolico del quartiere è Piazza Gae Aulenti, uno spazio sopraelevato che ha restituito ai cittadini una nuova dimensione urbana, fatta di percorsi pedonali, installazioni artistiche e scorci spettacolari sullo skyline.

È proprio qui che si concentrano alcuni dei grattacieli di Porta Nuova più celebri.

Torre Diamante a Milano
Torre Diamante a Milano

C’è stato un momento, all’inizio degli anni 2010, in cui Milano ha deciso di smettere di guardarsi indietro e ha iniziato a sollevare lo sguardo. In quell’atmosfera di grande fermento, tra i cantieri di Porta Nuova che ridisegnavano l’orizzonte, è nata una struttura destinata a diventare uno dei simboli della Milano contemporanea: la Torre Diamante (140 metri) dell’architetto Lee Polisano. Il nome non è un caso, le sue facciate non salgono dritte verso il cielo, infatti, ma sono inclinate, sfaccettate, geometriche.

Torre Diamante a Milano

Proprio come un diamante grezzo incastonato nel cuore della città, la torre cambia colore a seconda delle ore del giorno e delle stagioni. Al mattino riflette l’azzurro limpido del cielo milanese, mentre al tramonto si tinge di sfumature calde e ramate, quasi brillasse di luce propria. Dalla fine del 2016 la torre è anche la sede del gruppo bancario BNP Paribas ed è gestita da COIMA SGR.

Di recente BNP Paribas e COIMA hanno consolidato la loro storica partnership in Porta Nuova attraverso un coinvestimento nel fondo “Porta Nuova Diamond”, con una prospettiva di lungo termine che prevede l’estensione del termine del fondo proprietario della Torre Diamante fino al 2048 e del contratto di affitto tra BNP Paribas e il veicolo proprietario al 2038.

Un primato non solo in altezza

Il quartiere Porta Nuova, sviluppato da COIMA, rappresenta un traguardo storico per l’urbanistica contemporanea, essendo la prima area urbana a livello globale ad aver ottenuto la doppia certificazione LEED® e WELL® for Community al livello Gold. Questo prestigioso riconoscimento attesta l’eccellenza del progetto nel coniugare sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Sul piano dell’efficienza ecologica, l’area si distingue per la presenza di trentasei edifici certificati ad altissime prestazioni che azzerano l’uso di combustibili fossili, sfruttano l’energia geotermica e riducono drasticamente i consumi idrici, garantendo al contempo una quota di ben 17,2 metri quadrati di verde pubblico per ciascun abitante. La vivibilità dello spazio pubblico è ulteriormente esaltata da una mobilità intelligente e a misura d’uomo, caratterizzata da una vasta zona interamente pedonale, oltre 3,6 chilometri di piste ciclabili, diffuse stazioni di ricarica per veicoli elettrici e una rete capillare di trasporti e servizi essenziali che facilita gli spostamenti quotidiani.

Torre Unicredit e Parco BAM a Milano
Torre Unicredit e Parco BAM – Credit img COIMA

Infine, Porta Nuova genera un profondo impatto sul tessuto socio-economico della città. Attraverso la gestione culturale e comunitaria del parco BAM (Biblioteca degli Alberi Milano), il quartiere promuove attivamente l’integrazione e la diffusione della cultura, mentre dal punto di vista finanziario si conferma un motore trainante capace di generare ogni anno oltre 870 milioni di euro in economia reale e di sostenere più di 4.500 posti di lavoro. Fonte Coima 

Palazzo Lombardia, il volto istituzionale dell’innovazione

Poco distante da Porta Nuova si sviluppa un altro complesso che ha contribuito a ridisegnare il panorama cittadino: Palazzo Lombardia (161 metri), sede della Regione Lombardia, firmato da Pei Cobb Freed & Partners di New York, in collaborazione con Caputo Partnership e SDPartners. L’edificio (costruito tra il 2007 e il 2010 e inaugurato nel 2011) colpisce per la sua facciata curva e trasparente, pensata per favorire l’ingresso della luce naturale e ridurre i consumi energetici. L’intero complesso è stato progettato come una piccola città aperta, con piazze, percorsi pubblici e spazi condivisi che invitano cittadini e visitatori a vivere il luogo anche oltre l’orario lavorativo.

La grande piazza coperta è diventata negli anni uno spazio di incontro che conferma come gli edifici pubblici possano contribuire alla qualità della vita urbana.

Torre UniCredit, il punto più alto della città

Porta Nuova Garibaldi è uno dei più significativi interventi di rigenerazione urbana realizzati in Europa negli ultimi decenni. Nato dalla sinergia tra investimenti pubblici e privati, il progetto ha riconvertito una vasta area industriale dismessa in un nuovo distretto urbano a vocazione internazionale, fondato sui principi della mobilità sostenibile, della mixité funzionale e della qualità dello spazio pubblico. Il masterplan comprende alcuni degli interventi più iconici del quartiere, tra cui la sede direzionale di UniCredit, dominata dal grattacielo più alto d’Italia, e Piazza Gae Aulenti, fulcro dello sviluppo e snodo urbano direttamente connesso alla Stazione di Milano Porta Garibaldi. Attraverso un sistema continuo di spazi pubblici e percorsi pedonali, Porta Nuova Garibaldi ricuce il tessuto urbano circostante, ristabilendo connessioni tra quartieri storicamente separati e reinterpretando, in chiave contemporanea, l’eleganza e l’identità architettonica di Milano.

Proprio qui svetta, con i suoi 231 metri, Torre Unicredit (completata nel 2012 e inaugurata nel 2014), progettata dall’architetto argentino César Pelli che, con la sua guglia raggiunge circa 231 metri, aggiudicandosi il primato di grattacielo più alto di Milano, diventato rapidamente uno degli elementi più riconoscibili dello skyline cittadino. La torre riflette continuamente la luce grazie alla sua facciata in vetro, modificando il proprio aspetto durante la giornata. All’alba appare quasi trasparente, mentre al tramonto assume tonalità dorate che dialogano con il resto della città.

Torre Unicredit a Milano
Torre Unicredit – Credit img COIMA

La forma curva di Torre Unicredit contribuisce a rendere meno rigida la composizione del quartiere, dimostrando come anche edifici di grandi dimensioni possano dialogare armoniosamente con lo spazio pubblico.

Bosco Verticale, quando la natura sale in quota

Tra tutti gli edifici moderni da vedere a Milano, probabilmente nessuno ha avuto un impatto internazionale paragonabile al Bosco Verticale(119 metri, l’edificio più alto dei due), inaugurato nel 2014. Progettato da Stefano Boerie replicato anche in altre capitali internazionali (Eindhoven, Nanchino, Tirana), il complesso residenziale è diventato un riferimento mondiale per l’architettura sostenibile. Le due torri ospitano migliaia di alberi, arbusti e piante distribuiti lungo balconi che trasformano le facciate in un vero ecosistema verticale.

Il Bosco Verticale a Milano
credit Stefano Boeri Architetti – ph. Dimitar Harizanov

Osservandolo da vicino si comprende come il progetto vada ben oltre il semplice valore estetico. La vegetazione contribuisce a migliorare il microclima, ridurre l’inquinamento atmosferico e favorire la biodiversità urbana. La storia del Bosco Verticale dimostra come l’architettura contemporanea possa integrare natura e innovazione senza rinunciare alla qualità estetica.

CityLife, il laboratorio dell’architettura internazionale

Se Porta Nuova rappresenta la trasformazione del centro direzionale, CityLife racconta un’altra pagina fondamentale della rigenerazione urbana milanese. Sorto sull’area dell’ex Fiera Campionaria nel 2017 (anno dell’apertura degli edifici) il quartiere è oggi uno dei principali esempi europei di progettazione integrata, dove parchi, residenze, servizi e grattacieli convivono in un equilibrio attentamente studiato.

Qui alcuni studi di architettura di fama mondiale, Zaha Hadid, Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Bjarke Ingels, hanno dato vita a edifici profondamente diversi tra loro, capaci però di dialogare attraverso forme complementari.

Torre Generali, il grattacielo che si muove

Nel cuore pulsante di Milano, dove la terra sembra sollevarsi per toccare il cielo, si staglia un’architettura che sfida la gravità e le convenzioni: Torre Generali (177 metri). Questo grattacielo porta l’impronta inconfondibile di Zaha Hadid Architects, lo studio che custodisce l’eredità visionaria dell’archistar anglo-irachena scomparsa nel 2016.

Torre Generali a Milano
Torre Generali – Credit: Hufton+Crow e Luke Hayes

Chiamata anche “Lo Storto”, per la sua forma, la Torre Generali, è un edificio in cui l’archistar ha infuso la quintessenza della sua filosofia stilistica, sospesa tra decostruttivismo e parametricismo. Le rigide geometrie tradizionali e gli angoli retti si dissolvono, lasciando spazio a linee fluide e dinamiche. La struttura sembra avvitarsi su sé stessa con un movimento plastico e sinuoso, una scultura monumentale che cambia percezione a ogni sguardo e dialoga costantemente con la luce e lo spazio circostante, trasformando il cemento e il vetro in pura poesia in movimento.

Torre Generali a Milano
Credit: Hufton+Crow e Luke Hayes

La torre non è un elemento isolato, ma si inserisce in un dialogo ravvicinato e maestoso che domina Piazza Tre Torri, unendosi in un ideale trittico a due altri colossi del panorama internazionale. In questo palcoscenico verticale, la spigolosa verticalità del “Dritto” di Arata Isozaki e l’audace concavità del “Curvo” di Daniel Libeskind fanno da perfetto contrappunto alla creatività della Hadid.

Torre Allianz, la leggerezza della verticalità

La Torre Allianz (202 metri), progettata da Arata Isozaki, è uno degli edifici più alti d’Italia e rappresenta un perfetto esercizio di eleganza strutturale. La sua forma essenziale punta tutto sulla verticalità, con una facciata continua che accompagna lo sguardo fino alla sommità.

Allianz Tower, Milano
Allianz Tower, Milano, Italia, 2003-2015 (foto di Alessandra Chemollo)

Di notte l’illuminazione valorizza ulteriormente il profilo dell’edificio, rendendolo visibile da molti punti della città.

Torre Libeskind, l’edificio che sfida le leggi di gravità

Camminando tra i prati di CityLife, a un certo punto lo sguardo viene catturato da qualcosa che sembra sfidare le leggi della gravità e della rigidità urbana. Accanto ai suoi “fratelli” verticali, il Dritto (di Arata Isozaki) e lo Storto (di Zaha Hadid Architects), si erge la Torre Libeskind (175 metri), battezzata affettuosamente dai milanesi come “il Curvo”.

Torre Libeskind a Milano
Torre Libeskind

L’architetto Daniel Libeskind non voleva disegnare un semplice grattacielo per uffici, ma dare vita a una scultura monumentale che dialogasse con la storia dell’arte italiana. La struttura si flette in avanti con un arco morbido e potente, ispirandosi direttamente alle cupole rinascimentali e alla plasticità di una schiena che si piega in una danza protettiva verso la piazza sottostante. I suoi vetri scintillanti riflettono il cielo mutevole della città, mentre le linee geometriche creano un movimento continuo, quasi come se l’edificio fosse vivo e si muovesse a seconda del punto da cui lo si osserva. A coronare questa imponente silhouette alta ben 175 metri si trova la “corona”, un elemento geometrico complesso ispirato ai tiburi delle chiese storiche milanesi, che chiude la curvatura verso l’alto con un tocco di audacia contemporanea. Di giorno è un gigante di specchi che gioca con la luce del sole, di sera si trasforma in un faro moderno, simbolo di una Milano che accoglie il futuro senza mai dimenticare la grazia del proprio passato artistico.

CityWave, architettura liquida che lavora per il pianeta

L’ultimo capolavoro che ridefinisce l’orizzonte del quartiere CityLife è CityWave, la cui consegna è prevista per la fine di quest’anno. Non si tratta di un altro gigante che sale verso le nuvole, ma un’onda fluida, monumentale e leggerissima, che sembra fluttuare sospesa tra le torri.

CityWave a Milano
CityWave – credit img AlbertoFanelli

Avvicinandosi, si ha la sensazione che l’architettura abbia deciso di farsi liquida. Questa maestosa struttura a forma di onda non divide lo spazio, ma lo unisce, creando un immenso porticato urbano sotto il quale la vita scorre e si incontra. È un ponte ideale tra il passato e il futuro di Milano, un tetto sospeso che protegge e accoglie i cittadini, regalando una nuova piazza coperta alla comunità. Ma la vera magia di CityWave sta nel suo cuore tecnologico e invisibile, l’onda, infatti, lavora per il pianeta: la sua immensa superficie è interamente rivestita di pannelli fotovoltaici di ultima generazione. Non è solo un elemento di design, ma una vera e propria centrale di energia pulita, un organismo architettonico che non impatta sull’ambiente, ma lo valorizza, alimentando se stesso e i grattacieli circostanti.

CityWave a Milano
Img by BIG

Camminando sotto la sua grande volta, si avverte una strana armonia: l’imponenza dell’architettura contemporanea si fonde con la leggerezza dell’aria e della luce. CityWave non è semplicemente un edificio direzionale o un nuovo pezzo di città; è il racconto di una Milano che non smette mai di guardare avanti, dimostrando che anche il cemento può imparare a respirare e a rispettare il futuro.

City Wave a Milano
Credit Beauty & The Bit

 CityWave è firmato da BIG Bjarke Inglese Group e quest’anno si è aggiudicata il primo premio di “Tall Buildings – Rigenerazione urbana”, il convegno italiano e internazionale organizzato dalla società di ricerca Guamari, giunto alla sua 15ª edizione (l’evento analizza il ruolo e gli effetti degli edifici a sviluppo verticale nei processi di trasformazione e rinnovo delle città).

Il futuro ha un nuovo baricentro: la verticalità poetica di A2A Life Tower

Mentre lo skyline di Milano continua a ridefinire i propri confini, c’è un’architettura che ha scelto di non limitarsi a guardare il domani, ma di ricucire il passato industriale della città con le sue aspirazioni più sostenibili. Nel cuore pulsante dello Scalo Romana, a pochi passi dal cantiere del Villaggio Olimpico, si staglia A2A Life Tower (144 metri), il nuovo headquarter di A2A firmato da ACPV ARCHITECTS Antonio Citterio Patricia Viel. Non è semplicemente un grattacielo che si aggiunge alla collezione milanese, ma un Landmark che reinterpreta, con una silhouette ovoidale e slanciata, le storiche ciminiere della vicina centrale elettrica di inizio Novecento.

La Torre Faro a Milano e, sulla destra, la Fondazione Prada
La Torre Faro e, sulla destra, la Fondazione Prada (credits, ACPV)

La torre asimmetrica rivestita in vetro evoca la sagoma di un faro inclinato verso la città ed emerge come una reinterpretazione dei tipi di industria che un tempo caratterizzavano questa parte di Milano. La sua forma scultorea si articola attorno a una sequenza verticale tripartita: una hall a doppia altezza che si apre sulla strada, un Giardino Sospeso (Sky Garden) che offre una pausa sociale e biofilica a metà altezza, e un Belvedere in cima. I layout interni flessibili possono accogliere fino a 1.500 persone e riflettono nuovi modi di lavorare: informali, adattivi e interconnessi. Luce naturale, verde integrato e un flusso spaziale continuo plasmano un paesaggio d’interni che privilegia il benessere e incoraggia l’interazione sociale. Una corte verde condivisa tra edifici vecchi e nuovi rafforza questo dialogo, fungendo sia da tessuto connettivo sia da servizio per il luogo di lavoro.

Il cantiere, avviato all’inizio del 2024, ha vissuto tappe serratissime fino a raggiungere la sua massima altezza nella primavera di quest’anno. Il progetto non si chiude in sé stesso: le vetrate riflettono la luce milanese e dialogano con il restauro filologico delle preesistenze di Piazza Trento, restituendo alla città uno spazio pubblico rigenerato, verde e in gran parte pedonalizzato. Con la conclusione dei lavori ormai imminente e l’inaugurazione prevista per la seconda metà del 2026, A2A Life Tower si prepara ad accogliere cittadini e lavoratori con una nuova, inedita prospettiva su una Milano.

“Tall Buildings e Rigenerazione Urbana”: la verticalità che limita il consumo di suolo

Lo sviluppo verticale è nel DNA di Milano e nonostante il blocco dovuto alle inchieste sull’urbanistica, la progettazione di nuovi grattacieli è destinata a ripartire. È queto in sintesi il messaggio emerso dalla 15ª edizione del convegno internazionale organizzato da Guamari “Tall Buildings e Rigenerazione Urbana” che si è svolto a Milano il 30 giugno, con il supporto scientifico del Politecnico di Milano e dell’Università IUAV di Venezia.

“Al di là dell’attuale impasse giuridica la cultura del grattacielo è fin dall’inizio del ‘900 nel DNA milanese e non vi è motivo che non abbia un bel futuro dopo che ne ha costruiti ben 19 di cento o più metri dal 1954 a oggi”, spiega l’architetto Cino Zucchi di CZA. “Li evocavano già artisti del calibro di Umberto Boccioni e Alberto Savinio e sono poi diventati realtà nella ricostruzione postbellica (guidata, anche per l’aspetto urbanistico, da Piero Bottoni) a opera di architetti sia più legati al Novecento come Luigi Mattioni (coautore del grattacielo antesignano dei più alti citati, la Torre Breda) che evolutisi ad abbracciare il Movimento Moderno come Gio Ponti con il Pirelli, che interpreti delle “preesistenze ambientali” come i BBPR con la Torre Velasca. La domanda che vogliamo porci, soprattutto dopo che è iniziato in questi ultimi vent’anni l’afflusso di archistar da mezzo mondo ignari della tradizione milanese, è quanto i grattacieli sono diventati “iconici” e potenzialmente avulsi dal contesto. Secondo me la vera questione da recuperare è l’urbanità del grattacielo: la sua capacità di creare spazi aperti vivibili (che è stata la specialità dell’architettura italiana nei secoli) in opposizione all’essere intrusivi. Oggi segnali promettenti si hanno anche fuori dalle aree più centrali del capoluogo lombardo: per tutti cito l’esempio (residenziale) del nuovo quartiere di Cascina Merlata che sorge a margine, e a completamento, del distretto Mind, “legacy” dell’Expo 2015. Esso conta ben sette edifici high-rise, il più alto dei quali però si limita a 92 metri”.

L’evento ha riunito 410 professionisti, 37 relatori e 62 sponsor. In un contesto di incertezza normativa che rallenta la realizzazione di nuovi grattacieli, il convegno ha evidenziato il ruolo degli edifici alti come strumenti di rigenerazione urbana, capaci di limitare il consumo di suolo, arricchire i quartieri di funzioni sociali e favorire lo sviluppo di infrastrutture che migliorano la qualità della vita e l’accessibilità urbana.

Sviluppo verticale e riqualificazione sostenibile

Lo sviluppo di edifici con molti piani è un approccio oggi definito sostenibile, non solo perché è cambiata la natura del calcestruzzo, con prodotti evoluti e sostenibili, ma anche perché la “verticalità” limita il consumo di suolo e conferisce “aria” alla città.

“Per prima cosa ricordo che le torri in cemento armato le abbiamo inventate noi italiani sin dal secolo scorso: è una tecnologia nella quale ancora oggi eccelliamo nel mondo”, spiega Mauro Eugenio Giuliani, ingegnere italiano specializzato in ingegneria strutturale (ha curato gli studi strutturali di opere come la Torre Hadid e la Torre Libeskind a Milano, nonché la nuova sede di BNP Paribas a Roma). “Mi piace che in questo 15° convegno si ragioni sul rapporto tra tall buildings e rigenerazione urbana perché è evidente che più le città sono dense più il costruire in altezza (il “guardare in alto”) libera spazi al suolo tutti da ripensare. Ma se nel trattare di rigenerazione urbana ci limitiamo agli investimenti finanziari non cogliamo il problema, che è prima di tutto sociale. A questo dovremo dare una risposta di sistema, con i professionisti in prima linea. Vi sono inoltre serie carenze culturali su temi strettamente tecnologici: si lavora troppo poco sull’embodied carbon (la quantità totale di gas serra emessi durante tutto il ciclo di vita di un prodotto o di un edificio prima del suo utilizzo operativo N.d.r.); non solo, ma nessuno si è mai chiesto cosa si può fare per ridurre l’impatto delle strutture, per esempio studiando seriamente il calcestruzzo sostenibile”.

FAQ Grattacieli Milano

Come si è trasformato lo skyline di Milano negli ultimi vent’anni?

Negli ultimi vent’anni Milano ha vissuto una profonda rigenerazione urbana, passando da un panorama dominato principalmente dal Duomo e dal Grattacielo Pirelli a un vero e proprio laboratorio d’architettura contemporanea europea, caratterizzato da strutture in vetro, acciaio e progetti focalizzati sulla sostenibilità.

Quali sono i grattacieli più famosi di Milano?

I più noti sono il Grattacielo Pirelli di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi (127 metri, 1960), primo simbolo della verticalità milanese, e la Torre UniCredit di César Pelli, che con 231 metri alla guglia è l’edificio più alto d’Italia. A CityLife si concentrano le Tre Torri: la Torre Allianz o Isozaki, “il Dritto”, 209,2 metri, la Torre Hadid o Generali, “lo Storto”, 177 metri su 44 piani, che salgono a 192 considerando l’insegna e la Torre Libeskind, “il Curvo”, 175 metri. A Porta Nuova si aggiungono il Bosco Verticale, la Torre Diamante (140 metri) e la Torre Solaria, mentre Palazzo Lombardia (161 metri) rappresenta il fronte istituzionale. 

Qual è il grattacielo più alto di Milano?

Il grattacielo più alto di Milano è la Torre UniCredit, progettata da César Pelli nel quartiere Porta Nuova: con 231 metri alla guglia è l’edificio più alto d’Italia per altezza strutturale, mentre l’altezza fino al tetto è di 152 metri, sormontata dalla guglia in acciaio inossidabile di circa 80 metri. Il primato dipende però dal criterio adottato: la Torre Isozaki, 209,2 metri al tetto e 249 con l’antenna, detiene il record secondo i parametri “highest occupied floor” e “height to tip”. La guglia della Torre UniCredit è considerata elemento strutturale e non antenna, e questo spiega la doppia classifica. 

Quali edifici caratterizzano lo skyline di Milano?

Lo skyline milanese si legge oggi su tre poli. Il primo è Porta Nuova, con la Torre UniCredit, il Bosco Verticale, la Torre Diamante e le torri residenziali Solaria, Aria e Solea. Il secondo è CityLife, dove le tre torri Allianz, Generali e Libeskind sorgono nell’ex area della Fiera Campionaria e a cui si aggiunge CityWave. Il terzo è il fronte storico, dal Duomo alla Torre Velasca dei BBPR fino al Grattacielo Pirelli, con Palazzo Lombardia a fare da cerniera. A questi si affianca ora il quadrante sud: la Torre Faro di A2A, 145 metri per 28 piani, primo grattacielo del sud di Milano e sesto edificio più alto della città.

Qual è la storia e l’importanza del Grattacielo Pirelli?

Inaugurato nel 1960 e alto 127 metri, il “Pirellone” è considerato uno dei grattacieli più eleganti al mondo. Rappresenta il simbolo dell’ottimismo economico e culturale della Milano degli anni Sessanta e ha segnato una svolta fondamentale per l’architettura italiana del dopoguerra.

Chi ha progettato il Grattacielo Pirelli?

Il Grattacielo Pirelli è stato progettato dal celebre architetto Gio Ponti insieme all’ingegnere Pier Luigi Nervi.

Che cosa c’era nell’area di Porta Nuova prima del progetto di riqualificazione?

Prima del grande intervento di rigenerazione urbana (uno dei più importanti in Europa), l’area di Porta Nuova era occupata da vecchi spazi industriali e infrastrutture ferroviarie.

Quali grattacieli si trovano nel quartiere Porta Nuova?

A Porta Nuova si concentrano alcuni degli edifici più riconoscibili della città. Il complesso firmato da César Pelli è formato da tre torri disposte a cerchio, alte rispettivamente 231, 100 e 50 metri, affacciate su piazza Gae Aulenti. Nello stesso ambito si trovano la Torre Solaria (143 metri), la Torre Aria (100 metri), la Torre Solea o Torre K (69 metri) e la Torre Diamante di Kohn Pedersen Fox Associates (140 metri), oltre al Bosco Verticale. La Torre Solaria, con 143 metri, è l’edificio residenziale più alto d’Italia. 

Qual è il punto centrale del quartiere Porta Nuova oggi?

Il cuore simbolico del quartiere è Piazza Gae Aulenti, uno spazio sopraelevato interamente pedonale che offre percorsi con installazioni artistiche, scorci panoramici sullo skyline milanese e unisce edifici residenziali, uffici e aree verdi.

Dove si trova il Bosco Verticale?

Il Bosco Verticale si trova a Milano in via Gaetano de Castillia 11, ai margini del quartiere Isola, all’interno del progetto di rigenerazione urbana di Porta Nuova, tra via Gaetano de Castillia e via Federico Confalonieri, in prossimità della stazione di Milano Porta Garibaldi. È raggiungibile con la M2 (fermata Garibaldi FS) e con la M5 (fermata Isola). Il complesso, progettato da Boeri Studio e inaugurato nel 2014, è composto da due torri: 111,15 metri per 26 piani e 78 metri per 18 piani.

Qual è il grattacielo simbolo di Milano?

Non esiste un edificio unico: la risposta cambia a seconda del criterio. Sul piano storico il simbolo resta il Grattacielo Pirelli, che nel 1960 ha segnato la nascita della verticalità milanese e conserva il primato per qualità architettonica riconosciuta a livello internazionale. Sul piano dei record il riferimento è la Torre UniCredit, l’edificio più alto d’Italia, la cui guglia supera di due volte l’altezza del Duomo. Sul piano della notorietà globale e della sostenibilità il ruolo è del Bosco Verticale, modello di forestazione urbana replicato in diverse città del mondo. 


Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 13 marzo 2018

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