Nel 2023 cala la propensione delle famiglie a investire nella casa

I bonus fiscali hanno guidato le performance del mercato delle ristrutturazioni, ma nel 2023 si prevede un calo: solo l’11% degli italiani ha in programma di investire nella propria abitazione

Nel 2023 cala la propensione delle famiglie a investire nella casa

Nell’ultimo anno il 37% delle famiglie italiane ha scelto di investire nella casa e di ristrutturare o migliorare la propria abitazione, sia essa prima casa o secondaria. Il 27% di queste erano affittuarie. Lavori di riqualificazione sono stati avviati in tutto lo Stivale: 37% nel Nord Ovest, 36% nel Nord Est, 40% al Centro e 33% al Sud. E hanno coinvolto sia i condomini (54%) sia le case singole (39%, mentre una percentuale più ridotta (8%) ha riguardato parti comuni condominiali.

La spinta a riqualificare è stata data prevalentemente dalla volontà di migliorare l’efficienza energetica: 6 italiani su 10 erano insoddisfatti rispetto ai propri consumi. Guardando alle altre esigenze che hanno portato a effettuare interventi, ci sono la necessità di verde e l’irrigazione (49%), la conservazione e la manutenzione generale dell’edificio (48%), la necessità a rinnovare i rivestimenti (44%).

Sono i dati resi pubblici da Nomisma con la ricerca “Bonus fiscali e riqualificazione edilizia- La propensione delle famiglie italiane al rinnovamento e alla ristrutturazione della casa”, presentati all’ultima assemblea nazionale di Angaisa- Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione, Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno.

I bonus fiscali hanno trainato il mercato

La metà delle famiglie hanno beneficiato delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione. In particolare, il 40% ha beneficiato dei bonus per la riqualificazione energetica, il 37% di quelli per ristrutturazioni edilizie, il 21% ha chiesto il Superbonus 110% mentre il 12% il bonus facciate.

Gli interventi compiuti sono stati per il 64% dei casi di natura strutturale (di questi, il 49% per il miglioramento termico dell’edificio e il 30% per le strutture opache di facciata o balconi). Il 62% ha riguardato interventi relativi a sanitari e rubinetteria; il 61% ha migliorato l’efficientamento energetico, sostituendo impianti di climatizzazione invernale (40%), estiva (32%) e installando pannelli solari (22%).

Gli incentivi hanno spinto molte famiglie a investire nella casa: il 51% del campione ha dichiarato che senza di essi non avrebbe iniziato i lavori.

Chi non si è attivato per migliorare la propria abitazione, invece, è stato frenato dalla non necessità di intervento nel periodo considerato (34%) e dall’eccessivo costo degli interventi (24%).

Le prospettive 2023

Alla luce dei nuovi decreti che ridurranno significativamente gli incentivi, per il 2023 ci si aspetta un calo di mercato. Solo l’11% degli italiani, secondo la ricerca Nomisma, effettuerà interventi sulla propria abitazione, mentre il 38% è indeciso.

Se non dovessero più esserci incentivi, il 57% di coloro che pensano di investire nella casa con ricorso ai bonus non si attiverebbe.

Per quanto riguarda il Superbonus, che con il Decreto-legge 18 novembre 2022 n. 176 si ridurrà dal 110 al 90%, calerà il numero di famiglie che, con la nuova aliquota, ne faranno ricorso: secondo Nomisma nel 2023 saranno 2,4 milioni, i dati mostrano un calo del 12% rispetto all’anno in corso e non per mancanza di interesse. Si segnala dunque una riduzione di circa un terzo delle famiglie interessate rispetto alle previsioni di 3.613.000 fatte considerando l’aliquota al 110%.

Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo di Nomisma sottolinea che l’interesse delle famiglie continuerà ad esserci: “Per recuperare parte delle famiglie rinunciatarie occorre garantire una copertura economica della quota di incentivo mancante, attraverso ad esempio prodotti finanziari dedicati o attraverso sistemi di remunerazione dell’investimento in modalità ESCO, vale a dire attingendo ai benefici economici garantiti dai risparmi in bolletta. Ritengo che i tempi siano maturi per questo tipo di prodotto che potrà fornire una maggiore stabilità e incentivare una domanda reale. E’ però necessario rendere pienamente operativo il meccanismo dello sconto in fattura”.

Anche l’inflazione e l’aumento del costo del denaro giocano un ruolo importante in queste rinunce. Una parziale inversione di tendenza è quindi attesa dagli operatori del settore.