Macchine per il legno: la produzione cresce del 23% nel 2010

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L’Ufficio studi di Acimall ha diffuso i dati a preconsuntivo per l’anno appena concluso. Secondo le rilevazioni la produzione sarebbe aumentata del 23 per cento, un buon risultato, anche se non consente certamente di ritornare ai livelli pre-crisi. A questo proposito possiamo aggiungere che fatto 100 il numero indice del settore nel 2000, oggi siamo a quota 65; a fine 2011 potremmo arrivare a 75. La crisi è stata pesante e non è ancora alle spalle; la ripresa c’è, si sente, ma è alquanto improbabile che tutto possa tornare come prima in un breve lasso di tempo.
Il settore, dunque, rimane in una condizione di sofferenza, con una offerta che continua a essere superiore alla richiesta.   
 
MACCHINE ITALIANE LAVORAZIONE LEGNO. PRECONSUNTIVI 2010
Utensili compresi, in milioni di euro.

       2010         ∆% 10/09  
       
Produzione* 1.510,7 +23,0%  
Esportazione** 1.032,8 +18,2%  
Importazione** 180,4 +46,6%  
Consumo apparente 658,3 +38,0%  
Bilancia commerciale 852,4 +13,5%  
 * Stima al 30 gennaio 2011.** Proiezione su dati Istat relativi al periodo gennaio-ottobre 2010.Fonte: Ufficio studi Acimall, febbraio 2011.

  
Il mercato interno (consumo apparente più 38 per cento rispetto al 2009) ha visto una anticipazione degli acquisti nella prima parte dell’anno, grazie ai benefici previsti dalla Tremonti Ter.
Le importazioni sono in aumento (più 46,6 per cento) a causa del crescente ingresso di macchine dalla Cina (più 35 per cento) e dalla Germania (più 61 per cento).
Se le macchine cinesi sono oggetto soprattutto di triangolazioni e possono rappresentare la componentistica di base per la produzione italiana di macchine tradizionali, le soluzioni tedesche si stanno dimostrando particolarmente competitive.
La forte produzione italiana ha sempre costituito un ostacolo all’import, ma è inevitabile che anche il nostro mercato domestico tenda a raggiungere livelli di penetrazione esistenti in altri Paesi.
Crescono anche le esportazioni (più 18,2 per cento), soprattutto verso – nell’ordine – Francia, Germania, Belgio, Russia, Polonia, Cina, Spagna, Stati Uniti (fino a qualche anno fa il nostro miglior cliente….), Brasile, India e via via tutti gli altri. 
Un velocissimo sguardo al futuro: per il 2011 l’Ufficio studi Acimall prevede una crescita ulteriore della produzione, stimabile fra il 10 e il 15 per cento.   
 
IL QUARTO TRIMESTRE 2010 
I dati fin qui elencati trovano una riprova nell’andamento degli ordinativi nell’ultimo trimestre 2010: la ripresa, come già sottolineato, prosegue a ritmo lento.
Gli ordini delle imprese italiane sono  cresciuti del 9,1 per cento rispetto all’analogo periodo 2009, mentre da oltreconfine sono cresciuti del 13,4 per cento.
Cina, India e Medio-Oriente sono i protagonisti, mentre i mercati europei “storici” rimangono lontani dai livelli pre-crisi.
Complessivamente gli ordini crescono del 12,3 per cento rispetto all’ottobre-dicembre 2009.  
Per quanto riguarda il fatturato si registra un incremento superiore al 30 per cento rispetto allo scorso trimestre, periodo – ricordiamolo – il cui risultato è condizionato dalla pausa estiva. 
L’indagine qualitativa mostra che il 44 per cento degli intervistati registra un trend di produzione positivo, il 48 per cento una sostanziale stabilità e l’8 per cento dichiara un livello produttivo in calo. 
L’occupazione viene considerata stazionaria dal 72 per cento del campione, in diminuzione dal 24 per cento e in crescita dal restante 4 per cento.
Le giacenze risultano stabili nel 60 per cento dei casi, in diminuzione nel 32 per cento, in crescita per l’8 per cento. 
L’indagine previsionale permette uno sguardo sulle dinamiche di breve periodo: dall’estero giungono segnali di un moderato ottimismo, determinato, come detto, dalle buone indicazioni provenienti dai Paesi emergenti.
Sul fronte interno, invece, prevale l’immobilismo che dovrebbe caratterizzare buona parte del 2011.
Secondo il 40 per cento degli intervistati gli ordini da oltreconfine aumenteranno, rimarranno stazionari per il 52 per cento e saranno in contrazione per l’8 per cento (il saldo è pari a 32).
Il 28 per cento vede un mercato interno in calo, mentre il 60 per cento pensa a una sostanziale stabilità e solo il 12 per cento è convinto che le cose andranno meglio (il saldo è pari a meno 16).